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  1. #121
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    Predefinito Re: Commenti ai pezzi di opinione di Termometro Politico

    Citazione Originariamente Scritto da Guy Fawkes Visualizza Messaggio
    Forse il fatto che il fascismo sia morto da ormai quasi ottant'anni ha il suo peso.
    È morto il regime storico mussoliniano. Il fascismo non è morto - le idee non muoiono.

  2. #122
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    Predefinito Re: Commenti ai pezzi di opinione di Termometro Politico

    Citazione Originariamente Scritto da Forrest Gump Visualizza Messaggio
    Se vanno al governo significa che hai libere elezioni. E se tu sostieni che sono fascisti lo devi argomentare con prove di violazione dei diritti costituzionali. O, se, vuoi, di attentato alla Costituzione. Se sono semplicemente tuoi avversari politici, non fare il furbo. Mio nonno partigiano diceva "le pallottole sono contate, ragazzi. Non le dovete sprecare per sparare in aria quando siete ubriachi".

    (Su youtube trovi pure la canzone di marcia, "figli di nessuno", anche se ora il testo l'hanno edulcorato).
    Tipo Premierato o Autonomia Differenziata. Eppure te li avevo già indicati.
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  3. #123
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    Predefinito Re: Commenti ai pezzi di opinione di Termometro Politico

    Citazione Originariamente Scritto da Vladimir Ilyich Visualizza Messaggio
    È morto il regime storico mussoliniano. Il fascismo non è morto - le idee non muoiono.
    Oppressione e autocrazia esistevano millenni prima del fascismo, ed esisteranno tra millenni (se l'umanità sarà ancora in giro) quando nessuno più saprà cosa sia mai stato il fascismo.
    Combattere contro il malvagio non fa di te per forza il buono; combattere per una causa che ritieni giusta non rende giusto tutto quello che fai

    Non basta negare le idee degli altri per avere il diritto di dire "Io ho un'idea". (G. Guareschi)

  4. #124
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    Arrow Europee, in Italia non vota più nessuno. Ci meritiamo Vannacci


    Disclaimer: questo è un articolo di opinione che riflette l’idea personale dell’autore e che non ha subito alcuna revisione o modifica da parte di Termometro Politico.
    Cala il sipario sulle elezioni europee, con l’esito che conosciamo. Mentre scrivo, i dati ci consegnano un quadro che sorride alle due principali sfidanti di questo voto: da una parte Giorgia Meloni, che rafforza il consenso di Fratelli d’Italia e blinda il governo; dall’altra Elly Schlein, che con il Pd riduce le distanze da Fdi e stacca il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, il quale vede finalmente svanire l’effetto del bonus Covid maturato durante la pandemia e crolla sotto il 10% (una delle migliori notizie uscite dalle urne). Antonio Tajani si conferma lo Steven Bradbury della politica italiana e senza nessun apparente motivo riesce a far diventare Forza Italia il secondo partito della coalizione di centrodestra con quasi il 10% di voti, superando anche se di poco Matteo Salvini, che tiene botta e salva ancora una volta la pelle come segretario della Lega nonostante il clamoroso strappo di Umberto Bossi e della fronda del Nord.
    Ci sarà tempo per analizzare l’impatto che questa tornata elettorale avrà sulla leadership di Giorgia Meloni, sullo stato di salute del governo e sui rapporti di forza all’interno della maggioranza. Il dato da evidenziare è un altro: per la prima volta nella storia repubblicana, con un’affluenza che si ferma sotto la soglia psicologica del 50%, il famoso popolo degli astenuti rappresenta la maggioranza assoluta del ‘corpo elettorale’ nell’ambito di un voto nazionale. Le elezioni europee non hanno mai esercitato un grande appeal sugli italiani, d’accordo. Ma siamo di fronte a un trend in costante e drammatico calo. Nel 2019 il dato definitivo dell’affluenza fu pari al 54,50%; nella precedente tornata del 2014 andò a votare il 57,22% degli elettori; alle europee del 2009 si recò alle urne il 65,05% degli aventi diritto e nel 2004 addirittura il 71,72%. Numeri che fanno impressione, se comparati ai quattro gatti che sabato 8 e domenica 9 giugno si sono presi la briga di uscire di casa per andare al seggio. E che devono farci riflettere tutti, al netto di tutte le pallosissime filippiche sull’astensionismo che inevitabilmente inonderanno tv, siti e giornali. Sì, è vero, abbiamo assistito a una delle più indecenti campagne elettorali della storia di questo Paese: finte candidature di leader che chiedono il voto pur sapendo che non metteranno mai piede a Strasburgo; generali criptofascisti che esternano pensieri turpi e invitano i simpatizzanti a mettere una ‘Decima’ sul simbolo del loro partito, ammiccando ai nostalgici della X Mas; post sui social dove compaiono hamburger farciti con vermi e scarafaggi o bottigliette di plastica col tappo che non si svita, simbolo di un’Europa cattiva da sconfiggere; presidenti di Regione che danno della “stronza” alla presidente del Consiglio, che poi serve la sua vendetta fredda grazie a una messa in scena apparecchiata dallo staff, nel bel mezzo di un evento istituzionale. La lista degli orrori potrebbe proseguire ma per carità di Patria mi fermo qui.
    In parte c’è da comprenderli, i milioni di elettori rimasti sul divano. L’offerta politica è stata piuttosto desolante: tra voraci e arroganti comitive di nostalgici, centristi opportunisti dall’ego ipertrofico e maestre estremiste amanti delle scorribande in terra magiara (che grazie alle tante preferenze ottenute potranno risolvere i loro problemi con la giustizia beneficiando di un seggio all’Eurocamera), la tentazione del non voto era fortissima. Ma il punto è proprio questo: è giusto lasciare alla minoranza del Paese la possibilità di decidere per tutti noi? Quanto tempo passerà prima che le elezioni diventino un affare tra pochi intimi, un hobby appannaggio dei fan delle maratone-Mentana? Non andare a votare fa decadere, automaticamente, qualsiasi diritto alla lamentela. Ciò andrebbe ricordato a chiunque, la prossima volta, alzerà il ditino per biasimare questo o quel provvedimento, questa o quella dichiarazione controversa. A questa gente andrebbe chiesto, senza ulteriori giri di parole: “Ma tu, quando si doveva votare, dove cazzo eri?”. E parafrasando Nanni Moretti: “Ce lo meritiamo, il generale Vannacci”.
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    Scritto da: Carlo Terzo
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  5. #125
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    Arrow Europee, Faggiano (caporedattore TP): “AvS è la grande sorpresa. Margine per andare a


    Europee, Faggiano (caporedattore TP): “AvS è la grande sorpresa. Margine per andare a sinistra”
    Nelle recenti elezioni europee, i risultati hanno offerto numerosi spunti di riflessione e sorprese. Tra i principali protagonisti dell’analisi post-voto c’è Alessandro Faggiano, politologo, spin doctor e caporedattore di Termometro Politico, che ha fornito un’analisi dettagliata delle dinamiche elettorali e delle implicazioni future per i principali partiti italiani. Se n’è parlato a Base Luna chiama Terra su Radio Cusano Campus, in compagnia del duo Lorenzo Capezzuoli Ranchi e Aurora Vena.
    Un risultato inaspettato: l’Alleanza Verdi-Sinistra sfonda tra i giovani e marca un nuovo cammino

    Secondo Faggiano, il risultato più sorprendente delle elezioni europee è stato quello dell’Alleanza Verdi-Sinistra (AvS). “È un risultato che probabilmente si discosta di più da quello previsto dai sondaggi,” ha osservato. “È una nota molto interessante considerando il tipo di elettorato a cui l’alleanza è riuscita ad arrivare. Tra i giovani sotto i 30 anni e tra i fuori sede, AvS ha avuto un successo davvero notevole.”
    Faggiano sottolinea come il voto dei giovani e dei fuori sede sia indicativo di una popolazione che al momento non si sente rappresentata dai rapporti di forza espressi a livello nazionale. Questo suggerisce che c’è un margine di manovra significativo per la sinistra per riconnettersi con quello che dovrebbe essere il suo elettorato naturale.
    La strategia di Schlein e il ritorno a una sinistra sociale

    Faggiano evidenzia anche la strategia di Elly Schlein, leader del Partito Democratico (PD), che sembra voler riportare il partito verso una visione più sociale. “I primi temi di cui ha parlato sono stati il salario, la sanità e il welfare,” ha detto Faggiano. “Questo significa che Schlein sta cercando di spostarsi più verso una visione sociale, e questo è positivo per il Partito Democratico, soprattutto visto l’ottimo risultato ottenuto in queste elezioni.”
    Europee 2024, la sfida (vinta) della personalizzazione

    Un altro punto di discussione è la personalizzazione della campagna elettorale da parte di Giorgia Meloni. Faggiano ha notato come Meloni abbia vinto la sfida della personalizzazione di questa tornata elettorale, con il suo nome scritto più volte sulle schede. “Questo indica che lei, come stratega, ha capito che sarebbe andata bene comunque,” ha spiegato. “Probabilmente vedremo sempre più attacchi reciproci tra i leader, creando un conflitto che paradossalmente fa bene a entrambe ma svantaggia i tentativi di recupero di Forza Italia, Lega e Movimento 5 Stelle.”
    Le difficoltà del Movimento 5 Stelle e il successo di Decaro: una questione di nomi

    Faggiano ha anche discusso le difficoltà del Movimento 5 Stelle nelle elezioni, attribuendole alla mancanza di candidati all’altezza in termini di capacità mediatica o esperienza politica. In contrasto, ha elogiato il successo di Antonio Decaro, sindaco di Bari, che è stato un elemento chiave per il successo del PD al Sud. “Il caso di De Caro è emblematico: da sindaco di Bari si è fatto conoscere in tutta Italia, ed è stato un elemento chiave per il successo del PD al Sud.”
    Carroccio spaccato

    Infine, Faggiano ha affrontato le tensioni interne alla Lega, soprattutto in seguito allo sfogo di Matteo Salvini per quanto accaduto praticamente ad urne aperte. “Questo dimostra quanto il partito sia frammentato,” ha detto Faggiano. “C’è da capire come sono le dinamiche interne al partito, con una spaccatura tra chi vuole una destra più classica e liberale e chi come Salvini vuole portare il partito fortemente verso destra.”
    QUI, L’OPINIONE DI CARLO TERZO SU QUESTA TORNATA ELETTORALE
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    Scritto da: Fabrizio Scandaloni
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  6. #126
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    Arrow Risultati Europee 2024: lo spiegone partito per partito


    Risultati Europee 2024: lo spiegone partito per partito
    Disclaimer: questo è un articolo di opinione che riflette l’idea personale dell’autore e che non ha subito alcuna revisione o modifica da parte di Termometro Politico.
    Chiusa la partita delle Europee è giunto il momento di tirare le somme e vedere cosa è realmente successo in Italia l’8 e 9 giugno. Facciamo un’analisi partito per partito e vediamo chi è che può realmente sorridere e chi invece dovrà fare l’analisi della sconfitta. Partiamo da Fratelli d’Italia, che si conferma il primo partito d’Italia senza nessuna particolare sorpresa.
    Fratelli d’Italia: la scommessa, vinta, di Giorgia

    Giorgia Meloni ha vinto nella sua scommessa di personalizzare la competizione, chiedendo di scrivere il suo nome sulla scheda elettorale, e questo le ha portato degli importanti dividendi. Una scommessa vinta che le garantisce di mantenere il controllo delle situazioni, specialmente all’interno della sua stessa coalizione, dove Forza Italia e Lega si sono ritrovate praticamente appaiate e senza la possibilità né per l’una né per l’altra di considerarsi realmente vincitori o vinti. Giorgia Meloni quindi continua ad essere il punto di riferimento per i conservatori europei e in particolar modo assume maggiore peso grazie ai risultati che vengono dal resto d’Europa, che sono tendenzialmente negativi per gli schieramenti di governo, come il caso appunto di Emmanuel Macron in Francia o di Scholz in Germania.
    Al primo appuntamento elettorale probante dopo quello delle politiche nazionali del 2022, Giorgia Meloni fa centro, ed è un grande risultato o un grande dato, considerando che stare al governo porta ad una progressiva erosione del consenso. Fratelli d’Italia quindi sorride, e in particolare la sua leadership. C’è da segnalare che nessun candidato tra le liste di Fratelli d’Italia ha ottenuto un risultato particolarmente importante e la gran parte delle preferenze espresse dagli elettori sono andate proprio a Giorgia Meloni.
    C’è una particolare difficoltà in questo momento nel trovare altre figure che possono accompagnare l’attuale Presidente del Governo in prima linea, al di là di Guido Crosetto, attuale ministro della Difesa. La vittoria di Giorgia Meloni è quindi frutto di una serie di elementi sia interni a Fratelli d’Italia stesso e al lavoro svolto da Giorgia Meloni in ambito di comunicazione, sia dal contesto esterno in cui si è ritrovata facilitata grazie anche al momento particolarmente complicato vissuto dalla Lega, che è il principale antagonista nell’area conservatrice in cui entrambi i partiti cercano di prendere il massimo del consenso. Tra i partiti maggiori, Fratelli d’Italia è anche l’unica forza politica che fa registrare un segno positivo rispetto alle passate elezioni europee. Qui, però, c’è da fare un altro tipo di analisi che è relativo alla crescente massa del partito dell’astensione.
    Forza Italia effettua un sorpasso non decisivo

    Rimanendo nell’alveo del centrodestra, la competizione più interessante, che era tra Forza Italia e Lega, ha visto una vittoria por la mínima del partito di Antonio Tajani, una vittoria, un sorpasso che però è stato così risicato che non permette né facilita in alcun modo un possibile rimpasto di governo. Forza Italia si è presentata a queste elezioni europee facendo leva sull’eredità lasciata dal Patriarca del centrodestra e ha cercato di sfondare tra i moderati, andando a prendere il più possibile quell’elettorato di centrodestra prevalentemente liberale ed europeista. Un risultato che fino a qualche mese fa sarebbe stato decisamente impossibile da pronosticare, considerata la natura propriamente personalista del partito fondato sulla figura del suo leader Silvio Berlusconi. In questo momento il paradosso è che Antonio Tajani è il leader più anonimo di tutta la scena politica. La specificità in questo momento di Forza Italia è proprio quindi la mancata centralità del leader politico, e non è un caso che i forzisti abbiano adottato una campagna elettorale molto prima repubblicana, cercando di spingere fortemente nelle sedi territoriali e facendo una campagna molto meno social e molto più territoriale.
    Il Carroccio su strade dissestate: il generale e il capitano

    Se Forza Italia può quindi vantare una vittoria minima (ma pur sempre una vittoria), per la Lega in realtà non si tratta né di una vittoria né di una sconfitta. Paradossalmente: l’incertezza legata al dato elettorale complica ulteriormente le cose al Carroccio. Il risultato ottenuto è così nel mezzo che non si può né dire che Salvini abbia realmente perso il polso della situazione, né tantomeno riaffermare la sua leadership sul partito. Quello che è successo a porte aperte con la dichiarazione delle intenzioni di voto di Bossi a favore di un candidato di Forza Italia dimostra quanto la Lega sia in questo momento il partito più spaccato e apertamente dilaniato tra quella corrente storica regionalista e settentrionalista rispetto a quella portata avanti da Matteo Salvini, in questo momento fortemente legata all’identità nazionale e al progetto delle nuove destre europee. Considerata la situazione complicata in cui Salvini ha dovuto operare, il risultato non è necessariamente una bocciatura.
    Rimane chiaramente aperto lo scenario per il futuro e si aprirà, anzi si spalancherà, una fase di lotta intestina in cui solo uno potrà avere la meglio tra Matteo Salvini e una certa parte dell’apparato leghista favorevole ad andare in un’altra direzione (Zaia? Fedriga?). Dalla sua parte, la Lega può contare sull’appoggio di alcuni dei principali leader di destra dell’Unione Europea, in primis Marie Le Pen, che è riuscita a sfondare le resistenze di Emmanuel Macron e a forzare le elezioni anticipate per il rinnovo del parlamento francese. Inoltre, Fratelli d’Italia sembra avere abbandonato la parte più estrema dello scacchiere politico e Salvini cerca di tuffarsi in una sfida complicata, considerando che lo stesso segretario del Carroccio viene da una traiettoria e una parabola discendente dopo l’apice raggiunto nel 2019. Salvini si affida così al generale Vannacci, sperando che finalmente si possa invertire la rotta. Un generale e un capitano insieme dovrebbero fare una bella accoppiata.
    Promosso il governo, ma il campo largo a guida PD vede una soluzione

    Nel complesso, la coalizione di centrodestra mantiene e anzi rinsalda leggermente la sua posizione. Si tratta di uno dei pochi casi visti in Europa in cui la coalizione di governo riesce a migliorare i propri risultati rispetto alle politiche nazionali, e questo fa ben sperare Giorgia Meloni e accoliti. Dall’altra parte, però, si apre uno scenario decisamente interessante per un’opposizione, quella del Campo Largo, che potrebbe realmente tenere testa all’attuale coalizione di governo. Se Giorgia Meloni può fregiarsi della vittoria in termini percentuali ottenuta quest’anno alle politiche europee, anche Elly Schlein può mettere a referto quello che è stato il suo primo successo elettorale su scala nazionale, staccando in maniera notevole il MoVimento 5 Stelle, il grande competitor come primo partito di opposizione, e avvicinandosi in termini percentuali a Fratelli d’Italia.
    Schlein assesta il primo colpo e ringrazia gli amministratori: Decaro fattore decisivo

    Una vittoria importante per potersi affermare come attore chiave principale attorno a cui costruire l’alternativa al governo di centrodestra. Un gran peso in questa vittoria è stato legato ai candidati espressi dalle liste territoriali. Il caso più emblematico è quello di Antonio Decaro, sindaco di Bari, che è riuscito ad ottenere addirittura mezzo milione di preferenze, risultando di gran lunga il candidato non leader più votato in assoluto in una singola circoscrizione. La scelta di Elly Schlein di portare tante figure di riferimento dei territori come candidati principali nelle varie circoscrizioni elettorali ha garantito un boost elettorale notevole, andando ad intaccare in maniera preponderante quel voto che era destinato al MoVimento 5 Stelle, che sotto la guida di Giuseppe Conte è diventato un punto di riferimento per una buona parte dell’elettorato progressista d’Italia.
    Il buon risultato ottenuto da Elly Schlein le potrà permettere anche di tenere maggiormente a bada i possibili avversari interni e coloro che auspicavano, fino a queste ultime elezioni, un riavvicinamento al centro e un recupero dell’intesa con Calenda e addirittura con Matteo Renzi. Considerata la situazione attuale, il Partito Democratico sembra poter essere l’attore di riferimento per poter mettere a sistema e guidare la coalizione progressista, comprendente MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra. Il modo per condurre questa coalizione può essere solo unicamente attraverso il focus sui diritti sociali, sul lavoro, sull’economia e sull’ambiente.
    M5S: mancano i nomi, manca radicamento

    Tra gli sconfitti di questa tornata elettorale c’è senza dubbio il MoVimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, una sconfitta che però non è legata propriamente a una diaspora dell’elettorato, quanto più alla mancanza di figure autorevoli sui territori e nelle liste presentate, con candidati decisamente deboli che hanno portato tanti elettori a scegliere delle alternative progressiste come per l’appunto Partito Democratico o Alleanza Verdi-Sinistra. Molti, invece, sono finiti nel grandissimo calderone dell’astensione. La posizione del MoVimento 5 Stelle tra l’altro non è così ben definita, così come quella degli altri partiti progressisti in campo in questa tornata elettorale, considerata la mancanza di un gruppo preciso a cui affiliarsi una volta eletti per andare a Bruxelles. Il MoVimento 5 Stelle rimane il terzo partito in Italia, pur vedendo Forza Italia e Lega avvicinarsi pericolosamente. All’interno del campo progressista, i pentastellati rimangono senza particolari problemi la seconda forza politica. Difficile inoltre che possano esserci ribaltoni, considerata la forte leadership di Giuseppe Conte e il rafforzamento e radicamento nel campo del centrosinistra che sta portando avanti da ormai qualche anno. Da partito catch all, il MoVimento 5 Stelle è diventato un partito a forte trazione progressista mancante però di radicamento territoriale. Queste elezioni europee non hanno fatto eccezione, vi è ancora una volta la formazione politica di Giuseppe Conte ha pagato dazio.
    Il risultato a sorpresa è quello che segnala la via per la sinistra: AvS completa la triade progressista

    Il vincitore a sorpresa di queste elezioni europee invece non può che essere l’Alleanza Verdi-Sinistra guidata da Bonelli e Fratoianni, un risultato importante considerata la storica difficoltà della sinistra più a sinistra del Partito Democratico ad affermarsi con percentuali che siano anche leggermente superiori rispetto alla soglia di sbarramento. L’Alleanza Verdi-Sinistra è riuscita a capitalizzare e ad ottenere quasi il 7% dei voti e nel complesso aumenta il suo bottino rispetto alle politiche del 2022 di mezzo milione di voti. Insieme a MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico, è il terzo partito più votato tra gli under 30 ed è per distacco il partito più forte tra i votanti fuori sede, superando addirittura il 40%. Uno dei problemi atavici della sinistra italiana riguarda la poca fiducia nel risultato finale, e spesso la sinistra italiana ha pagato per il voto utile. Questo risultato invece può permettere a un elettorato fortemente progressista e ambientalista di ritrovare un minimo di fiducia nel futuro in una proposta politica che non sia fortemente minoritaria e poco incidente nelle dinamiche nazionali ed europee. L’exploit di AvS inoltre certifica quali sono gli elementi più importanti per i giovani, ovvero l’economia con la lotta alla povertà e i bassi salari, e la sfida globale riguardante il cambiamento climatico, i punti da cui partire per poter cambiare il paradigma culturale italiano che è attualmente appannaggio della destra conservatrice e liberale.
    Lo scontro fratricida: i veri sconfitti sono i liberali riformisti

    I grandi sconfitti da queste elezioni europee sono chiaramente i due leader del centro liberale, Carlo Calenda e Matteo Renzi, una sfida di ego che ha portato a un risultato nefasto per entrambi, non riuscendo ad arrivare alla soglia del 4% necessaria per entrare in Parlamento. Nel complesso parliamo di circa un 7% di voto liberale e riformista che è stato praticamente buttato. In questo momento è difficile capire come potrà andare avanti tutto il movimento liberale centrista italiano. L’ego di Calenda e Renzi ha impedito di arrivare a un accordo che secondo le basi elettorali sarebbe stato più che necessario. La sconfitta più grande probabilmente è quella dell’ex Premier Matteo Renzi, che nonostante il supporto di Emma Bonino e di varie liste civiche e presenze territoriali non è riuscito ad ottenere il fatidico 4%.
    La vera vittoria, però, è quella del partito dell’astensione

    Per quanto abbiamo detto che i vincitori di questa competizione a conti fatti siano Giorgia Meloni, Elly Schlein, Fratoianni e Bonelli, il vero partito maggioritario del paese in questo momento è quello dell’astensione. Per la prima volta in Italia, l’affluenza alle europee è stata inferiore al 50%, sintomo di una campagna elettorale che è stata tutt’altro che ricca di contenuti e che si è basata in buona parte su scambi di accuse e poca concretezza programmatica. In particolare, Schlein e Meloni sono riuscite a monopolizzare l’attenzione e il loro scontro personale ha garantito alle due leader di Fratelli d’Italia e del Partito Democratico di avere il massimo della copertura mediatica e presentarsi quindi come le principali leader del paese. Una dinamica di scontro che ha portato frutti ad entrambe e che quindi potrebbe andare avanti per tanto tempo ancora: un “odi et amo” con un “odi” in pubblico e un “t’amo” detto tra le righe, o meglio nella riga che separa il primo dal secondo partito d’Italia.
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    Scritto da: Alessandro Faggiano
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    Arrow La pensione nel duemila-mai


    La pensione nel duemila-mai
    Disclaimer: questo è un articolo di opinione che riflette l’idea personale dell’autore e che non ha subito alcuna revisione o modifica da parte di Termometro Politico.
    Le temperature medie del globo continuano a salire mese dopo mese e in Italia sale ad un ritmo ancora più sostenuto l’età pensionabile. In particolare, l’ultimo studio dell’INPS mostra come per la gran parte dei trentenni la pensione arriverà alla soglia dei 70 anni. E si tratta di una stima al ribasso. Il calcolatore dell’INPS prevede che un ragazzo che comincia a lavorare in maniera stabile dai 27-28 anni abbia poi l’opportunità di lavorare incessantemente fino al suo pensionamento, una visione quanto mai ottimistica che riflette una visione decisamente distorta della realtà.
    Problemi di comunicazione

    Al di là quindi della riforma pensionistica, che è un tema fortemente tecnico e che ha difficoltà oggettive nell’essere portato avanti a causa dell’inversione della piramide demografica, c’è da rilevare quello che è un grande gap generazionale e di incomunicabilità tra le generazioni più giovani e quelle che sono pensionate o prossime alla pensione. Si tratta di concepire il mondo del lavoro e di viverlo in maniera completamente diversa. I giovani d’oggi sono consapevoli e vivono sulla propria pelle un costante stato di incertezza, dove il termine flessibilità si è sostituito a quello di precarietà, e dove l’idea di un posto fisso si è trasformata in una chimera.
    Rette e curve

    Dall’altra parte, invece, abbiamo una generazione di persone che, in linea di massima e mantenendoci sul generale, ha avuto un cammino decisamente più lineare, con prospettive economiche, lavorative e familiari molto più facilmente inquadrabili rispetto a quelle dei loro figli. Si apre quindi un discorso legato alla comunicazione intergenerazionale che ci deve spingere alla riflessione: tra millennial e generazione Z da un lato e boomer e generazione X dall’altro, c’è un muro legato a vissuti di due mondi completamente diversi. È cambiato in particolare il modello economico e produttivo, con l’esacerbazione di un modello neoliberista improntato necessariamente, per la sua stessa natura, alla precarietà, che porta le nuove generazioni a un carico di insicurezza e incertezze sul futuro, decisamente maggiore rispetto a quella dei propri padri e delle proprie madri.
    Povertà lavorativa e futuro incerto

    Se prima bastava un solo stipendio per mantenere una famiglia di quattro persone, in questo momento la povertà lavorativa attanaglia e sale in una maggioranza silenziosa di giovani, una maggioranza non rappresentata e spesso inascoltata, che impedisce ai trentenni e ai ventenni di oggi di poter progettare, di poter pensare anche solo di mettere su famiglia o di ottenere l’indipendenza economica. Si badi bene, si tratta sempre di una generalizzazione che serve a spiegare qual è la tonica in un certo momento storico.
    Una delle domande per questo secolo

    Dati questi presupposti, la stessa idea di pensione va al di là di un tempo che è già di per sé incerto. Arriviamo così al punto chiave, senza avere però nessuna risposta a questa domanda: con una piramide demografica rovesciata e ormai impossibile da rimettere a posto, come si garantisce una continuità di assistenza ad una popolazione che invecchia anno dopo anno? Anche qualora una riforma pensionistica permettesse di alleggerire per un certo periodo di tempo la pressione sulle casse statali, rimarrebbe comunque un problema a medio e soprattutto a lungo termine. Questo rientra tra i grandi temi di cui deve occuparsi la politica in questo ventunesimo secolo, specialmente in Occidente, con una popolazione che è destinata all’invecchiamento e con una quantità di forza lavoro via via minore.
    Soli e poveri

    La mancanza di figli, o lo scarso tasso di natalità, comportano anche un’erosione di quelli che sono i legami assistenziali familiari che vanno al di là dello Stato. Sempre più persone tra millennial e generazione Z si troveranno a fare i conti con la solitudine e a non avere nessuno su cui fare affidamento. Al di là quindi della spesa pensionistica, che è destinata a salire in maniera esponenziale, va aggiunta anche la componente relativa a tutte quelle spese per il benessere della persona, di cui in questo momento si fanno carico la gran parte delle famiglie italiane per i loro anziani.
    Si delinea così un quadro assolutamente desolante in cui non si vedono spiragli di soluzione, a meno che non si trovino soluzioni radicali. La stima che viene fatta in questo momento dai simulatori dell’INPS per i trentenni è solo un segnale, così come la registrazione mese per mese di un caldo record in tutto il mondo è indicativo di qualcosa di ancora più grave, ancora più incombente. Non c’è solo il tema del blocco dell’ascensore sociale, non è più solo una questione di salari bassi e di precarizzazione della vita lavorativa e della vita stessa: è una questione sistemica e bisogna ripensare alle fondamenta della struttura per poter trovare delle vere soluzioni. Forse è superfluo aggiungere che questo complesso lavoro di problem solving vada portato avanti prioritariamente dai diretti interessati, e auspicando la creazione di un ponte tra quei mondi sopracitati.
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    Scritto da: Alessandro Faggiano
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  8. #128
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    Predefinito Re: Commenti ai pezzi di opinione di Termometro Politico

    Non trovi strano che questo "studio" dell'INPS sia uscito dopo le elezioni europee? A proposito di orologeria. Certi dati furbescamente "positivi" dell'ISTAT sono invece usciti prima delle elezioni.
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  9. #129
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    Predefinito Re: Commenti ai pezzi di opinione di Termometro Politico

    Citazione Originariamente Scritto da Dario Visualizza Messaggio
    Non trovi strano che questo "studio" dell'INPS sia uscito dopo le elezioni europee? A proposito di orologeria. Certi dati furbescamente "positivi" dell'ISTAT sono invece usciti prima delle elezioni.
    statistica e orologeria
    «che giova ne la fata dar di cozzo?»

    “Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è ottima”

    Italiani, popolo di santi, poeti e costituzionalisti

  10. #130
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    Predefinito Re: Commenti ai pezzi di opinione di Termometro Politico

    Citazione Originariamente Scritto da Indra88 Visualizza Messaggio
    statistica e orologeria
    E anche addomesticata. Lo sai la statistica a cosa somiglia, si?
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

 

 
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