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    Arrow Quali paesi riconoscono la Palestina? Cosa significa nel concreto


    Quali paesi riconoscono la Palestina? Cosa significa nel concreto
    Quali paesi riconoscono la Palestina? Anche Regno Unito, Canada, Australia e Portogallo si sono recentemente uniti al novero di paesi che riconoscono formalmente lo stato palestinese. A breve dovrebbero aggiungersi a questo anche Francia e Belgio (e altri più piccoli come Lussemburgo e Malta). Cosa significa nel concreto?
    Referendum separazione carriere: di cosa si tratta? Quando si terrà
    Quali paesi riconoscono la Palestina?

    Quali paesi riconoscono la Palestina? Il primo paese a riconoscere la Palestina fu l’Algeria nel 1988, pochi minuti dopo la dichiarazione d’indipendenza pronunciata dall’allora leader dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) Yasser Arafat. Seguirono a ruota praticamente tutti i paesi dell’Africa – il Sudafrica si posizionò in tal senso solo dopo la fine dell’Apartheid nel 1995, all’appello manca tuttora il Camerun – dell’Asia (compresa la Cina ma non Giappone e Corea del Sud) e dell’Oceania (ma non Nuova Zelanda e Australia che però ha appena riconosciuto lo stato palestinese). All’inizio degli anni 90, dopo lo sfaldamento dell’Urss (che aveva riconosciuto la Palestina nel 1988) anche le neo-repubbliche dell’Asia centrale presero posizione in favore del riconoscimento.
    Un’altra ampia serie di riconoscimenti avvenne tra il 2008 e il 2018: tutta l’America latina e dell’America Centrale (a parte il Nicaragua che aveva già riconosciuto la Palestina nell’88) si mosse in questa direzione (esclusa Panama). L’Europa appare il continente più diviso sul tema: antesignano fu il gesto della Svezia, risalente al 2014. Recentemente hanno riconosciuto la Palestina anche Spagna, Norvegia, Irlanda, Slovenia (2024), Portogallo e Regno Unito; poi, in breve per ragioni risalenti alla vicinanza con l’Unione Sovietica, nel 1988 anche Polonia, Romania, Bulgaria, Slovacchia e quasi tutti i paesi dell’ex Jugoslavia, oltre all’Albania, hanno riconosciuto lo Stato palestinese.
    Cosa significa nel concreto?

    Quali paesi riconoscono la Palestina? In pratica, sono 151 su un totale di 193 i paesi del mondo che riconoscono formalmente lo stato palestinese. Ma cosa significa nel concreto riconoscere la Palestina? Nel concreto i paesi che si riconoscono reciprocamente possono avviare relazioni diplomatiche ufficiali. Per due paesi avere relazioni diplomatiche significa facilitare il rilascio di visti per gli spostamenti tra l’uno e l’altro, consolidare i rapporti commerciali e così via. Detto ciò, riconoscere la Palestina attualmente ha un valore prettamente simbolico. Come simbolico di fatto è da considerare il ruolo di “osservatore permanente” che è stato concesso alla Palestina nel 2012 dall’Onu. Tale ruolo consente di partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite ma di fatto senza i diritti che spettano ai membri “effettivi”.
    Tuttavia, il caso palestinese è particolare visto che anche l’Italia pur non riconoscendo la Palestina può contare su un ufficio consolare a Gerusalemme per la cura delle relazioni con le autorità palestinesi. Per queste bisogna intendere l’ANP. Cioè l’Autorità Nazionale Palestinese che controlla (non del tutto in autonomia) parti della Cisgiordania ma non della Striscia di Gaza (controllata dal 2007 da Hamas).
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    Arrow Elezioni Marche 2025: regionali più importanti dell’anno? Risultati


    Elezioni Marche 2025: regionali più importanti dell’anno? Risultati
    Primi exit poll Opinio (Rai): Acquaroli (centrodestra) in vantaggio su Ricci (centrosinistra). Il primo viene dato tra il 48% e il 52%, il secondo tra il 46% e il 50%
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    Elezioni Marche 2025: sono le prime di una lunga serie di Regionali che si terranno in autunno. Eppure potrebbero essere anche le più importanti per la politica nazionale. Mentre nelle altre regioni il risultato appare per lo più annunciato, infatti, nelle Marche la partita sembra ancora aperta.
    Elezioni Marche 2025: regionali più importanti dell’anno?

    Elezioni Marche 2025: le prime ma probabilmente anche le più importanti tra i tanti appuntamenti col voto regionale previsti per quest’autunno. D’altra parte, se il risultato sembra già annunciato in Toscana, Puglia e Campania (dovrebbe confermarsi il centrosinistra) così come in Veneto e Calabria (dove la conferma sembra attendere il centrodestra) – non si considera tanto il voto in Valle D’Aosta dove prevalgono tematiche strettamente legate all’autonomia – nelle Marche la partita sembra tutt’altro che chiusa.
    Il risultato potrebbe rivestire un ruolo particolare per la politica nazionale: innanzitutto, l’attuale Governatore marchigiano (insieme a quello abruzzese) è espressione di Fratelli d’Italia, partito del primo ministro e principale azionista dell’esecutivo di Roma. In secondo luogo, in caso di sconfitta del centrodestra, le Marche sarebbero la terza regione in tre anni passata al centrosinistra dopo Sardegna e Umbria. Insomma, nessun terremoto in vista ma comunque segnali volendo significativi (anche per gli equilibri interni all’asse Fdi-Forza Italia-Lega).
    Candidati e sondaggi. Quando i risultati?

    Elezioni Marche 2025: la regione è attualmente in mano al centrodestra. Il Presidente uscente Roberto Acquaroli tenta la riconferma sostenuto da tutti i partiti che formano la maggioranza nazionale. Il centrosinistra in versione “campo largo” ma senza Azione (che non appoggia alcun candidato) sostiene, invece, l’ex sindaco di Pesaro Matteo Ricci. Secondo gli ultimi sondaggi in vantaggio ci sarebbe Acquaroli, di circa 4 punti. Considerando il margine di errore tipico delle rilevazioni (2-3 punti) il risultato sembra, appunto, tutt’altro che scontato. Le urne chiuderanno alle 15 di lunedì 29 settembre. I primi exit-poll usciranno subito dopo, entro qualche ora i dati reali dovrebbero fornire indicazioni chiare sul vincitore.
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  3. #233
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    Arrow Shutdown Usa: di cosa si tratta? Come finirà


    Shutdown Usa: di cosa si tratta? Come finirà?
    Shutdown Usa: di cosa si tratta? L’espressione, in breve, indica il mancato accordo del Congresso entro un certo termine sulla legge finanziaria statunitense, in pratica, il budget annuale a disposizione del Governo federale. Quando si riuscirà a trovare una soluzione all’empasse? Ecco cosa dovrebbe accadere.
    Sondaggi politici TP, piano Trump per pace a Gaza divide gli italiani
    Shutdown Usa: di cosa si tratta?

    Da quattro giorni gli Usa sono ufficialmente in shutdown. Cosa significa? In breve, con l’espressione si indica il mancato accordo del Congresso, titolare del potere sulla gestione del Bilancio federale, entro una precisa scadenza (il primo ottobre, appunto, che segna l’inizio dell’anno fiscale) sul budget annuale – l’analogo di una Legge di Bilancio italiana – a disposizione del governo americano. A seguito dello shutdown vengono bloccate tutte una serie di attività.
    Parchi pubblici, musei, monumenti chiusi ai visitatori, i centri di ricerca (quelli medici, per esempio, ma anche istituti come la Nasa) sospendono parte dei propri programmi, rallentamento delle attività dei tribunali, con ripercussioni sulle cause civili in particolare, si blocca anche l’erogazione di alcuni sostegni economici erogati dal governo federale: queste sono tutte conseguenze dello shutdown. In sostanza, vengono assicurati solo i servizi “essenziali” come quelli postali o quelli riguardanti la sicurezza e il soccorso.
    Come finirà?

    Shutdown Usa: non si verificava da ben 7 anni. D’altra parte, lo shutdown non è un’evenienza così rara del panorama amministrativo Usa. La prima volta nel 1976, con Presidente Ford. Da lì si è verificato una ventina di volte e non è durato mai più di circa 4 settimane. Durante la prima Presidenza Trump si arrivò allo shutdown per ben 3 volte (anche se durò per brevissimo tempo tranne tra il 2018 e il 2019 quando si raggiunse la durata record di 35 giorni).
    Al momento, però, non si capisce ancora quanto potrebbe durare lo shutdown odierno. I Repubblicani hanno la maggioranza sia alla Camera che al Senato (le due aule formano il Congresso) ma non abbastanza voti per approvare la legge finanziaria dello Stato. Dunque, devono cercare di convincere almeno parte del contingente Democratico per risolvere l’empasse che però attualmente si è arroccato su posizione diametralmente opposte.
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    Arrow Regionali Calabria 2025: chi vincerà? Risultati in diretta


    Regionali Calabria 2025: chi vincerà? Risultati in diretta
    Regionali Calabria 2025: dalle 7 di domenica 5 fino alle 15 di lunedì 6 ottobre calabresi chiamati al voto per eleggere il nuovo Governatore. Pronostico della vigilia a favore del Presidente di centrodestra uscente Roberto Occhiuto. Il centrosinistra prova a ribaltare un esito che sembra scontato con l’ex vertice dell’Inps Pasquale Tridico. Come finirà? Aggiornamenti a mano a mano che arrivano.
    Elezioni Marche 2025: regionali più importanti dell’anno? Risultati
    Regionali Calabria 2025: i candidati in corsa

    Regionali Calabria 2025: urne aperte dalle 7 alle 23 di domenica 5 e dalle 7 alle 15 di lunedì 6 ottobre. Dopodiché comincerà lo spoglio: entro un paio d’ore da quel momento potrebbe essere già ben chiaro il risultato finale. A sfidarsi per la carica di Governatore Roberto Occhiuto, esponente di Forza Italia sostenuto da tutto il centrodestra, e Pasquale Tridico, europarlamentare pentastellato ed ex Presidente Inps, candidato del centrosinistra (Pd, M5S, Avs e liste più piccole d’area).
    Meglio sarebbe dire del “campo largo”, anche se nella versione “ristretta” già scesa in campo alle Regionali della Marche, ossia senza Azione (che ha escluso il sostegno a qualsiasi candidato sostenuto anche dal Movimento 5 Stelle per le Regionali di questo autunno). In corsa anche Francesco Toscano per Democrazia Sovrana e popolare, tuttavia, difficilmente reciterà nel ruolo di terzo incomodo nel duello tra i due principali schieramenti della politica italiana
    Cosa dicono i sondaggi?

    Regionali Calabria 2025: si vota con un anno di anticipo rispetto alla fine naturale della legislatura. L’apertura anticipata delle urne determinata dalle dimissioni di Occhiuto, coinvolto da accuse di corruzione a fine luglio scorso. L’inchiesta giudiziaria è ancora nelle fasi preliminari. Il presidente dimissionario ha comunque deciso di candidarsi per un secondo mandato convinto di poter contare comunque su un largo consenso. Secondo i sondaggi della vigilia, è di certo favorito.
    Secondo la maggior parte delle rilevazioni ha almeno 7-10 punti di vantaggio. Insomma, secondo gli analisti dovrebbe affermarsi come nella tornata precedente se non in maniera ancora più netta. Nel 2021 aveva vinto con il 54% dei voti (oggi potrebbe raggiungere anche il 57-61%). D’altronde, anche lo storico elettorale depone a suo favore: dal 1995, cioè da quando l’elezione del Governatore della Calabria è diretta, il centrodestra si è affermato 5 volte (il centrosinistra 2). Anche se bisogna sottolineare che negli ultimi 25 anni in Calabria non è stato mai eletto un Governatore dello stesso colore per due volte consecutive (a parte la vittoria proprio di Occhiuto dopo la morte della Governatrice Santelli).
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  5. #235
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    Arrow Regionali Toscana 2025: come finirà? Risultati in diretta


    Regionali Toscana 2025: come finirà? Risultati in diretta
    Regionali Toscana 2025: urne aperte domenica 12 e lunedì 13 ottobre per una tornata che dovrebbe segnare la rivincita del campo largo dopo le sonore (e in più di un modo “annunciate”) sconfitte nelle Marche e in Calabria. Come finirà questo nuovo appuntamento con la serie di Regionali fissate per l’autunno?
    Regionali Toscana 2025: campo largo pronto alla rivincita

    Regionali Toscana 2025: urne aperte domenica 12, dalle 7 alle 23, e lunedì 13 ottobre, dalle 7 alle 15. Corre per la riconferma il Governatore Pd Eugenio Giani, sostenuto dal campo largo (Pd, M5S, AVS ma non da Azione). A sfidarlo il sindaco di Pistoia in quota Fdi Alessandro Tomasi, con alle spalle l’asse di centrodestra che forma la maggioranza di governo nazionale. Nel ruolo di outsider, anche se senza reali possibilità di inserirsi nel duello per la vittoria tra i due maggiori schieramenti, Antonella Bundu della lista Toscana Rossa (Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, Possibile).
    Da segnalare sul punto però la particolarità della legge elettorale toscana che alle regionali prevede il ballottaggio (in questo caso si terrebbe il 26 ottobre) se nessuno dei candidati raggiunge il 40% dei consensi. Altra particolarità: in Toscana è possibile esprimere il voto disgiunto, dunque, votare un candidato presidente e una lista che non lo sostiene.
    Cosa dicevano i sondaggi della vigilia

    Regionali Toscana 2025: questa tornata dovrebbe rappresentare la rivincita del campo largo dopo le sconfitte incassate nelle Marche e in Calabria. Tuttavia, in entrambe le regioni c’erano pochi dubbi sul risultato finale (nonostante le speranze coltivate sulle Marche dal centrosinistra). Detto ciò, anche in Toscana il risultato sembra scontato. Secondo alcune rilevazioni dei mesi scorsi, Giani potrebbe migliorare di circa il 6% la propria performance rispetto alle elezioni di 5 anni fa (le stime riferiscono che potrebbe attestarsi intorno al 54%). Il Governatore è atteso, sempre secondo le rilevazioni disponibili, ad una riconferma con considerevole vantaggio su Tomasi (che potrebbe superare anche i 13 punti di percentuale).
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  6. #236
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    Arrow Sentiment Analysis: italiani sfiduciati, non credono alla pace in Palestina


    Sentiment Analysis: italiani non credono alla pace in Palestina
    La tregua a Gaza siglata tra Israele e Hamas traballa e lo scetticismo attorno ad essa è già maggioranza. Bentornati con la sentiment analysis di Termometro Politico, in cui sondiamo l’umore e le opinioni degli italiani su alcune delle principali tematiche di attualità. Nota: la sentiment NON è una rilevazione demoscopica e non è rappresentativa della popolazione italiana. È, però, uno strumento utile a comprendere i pensieri, le divisioni se non anche i paradossi, che ci sono dietro tematiche di grande complessità.
    Una maggioranza sfiduciata

    Per la maggioranza relativa (il 56,6% dei rispondenti alla sentiment), l’accordo è un equilibrio momentaneo, una pausa più che una soluzione. Il 56,6% ritiene infatti che la tregua non reggerà, mentre un 43,4% si dichiara ottimista sulla sua tenuta. Una previsione che dice molto più delle percentuali: racconta la sfiducia, la stanchezza e la disillusione di un’opinione pubblica che non crede più alla pace (sempre che ci abbia mai creduto) come evento definitivo, ma al massimo come intervallo di momentanea de-escalation.
    Tregua a Gaza, la sentiment analysis: sfiducia verso tutti, da Israele ad Hamas

    Tra i commenti, emerge una costante: la sensazione che nessuno sia davvero disposto a cambiare.
    Raffaele riassume una posizione radicale ma lucida nel suo impianto morale: «Via Hamas, via tutta la classe politica di Israele con processo penale per crimini di guerra… risarcimento danni per i palestinesi, ricostruzione di Gaza e dichiarazione dello Stato palestinese». È un pensiero che unisce desiderio di giustizia e impossibilità pratica. Un sogno etico, ma fuori dal tempo.
    Dario, invece, adotta un tono più razionale, più disincantato: Questa tregua è solo un “fermiamoci un attimo e prendiamo fiato”. Nella sua visione, nessuna delle due parti ha fatto i conti con le cause profonde del conflitto. Hamas resta un’entità che “«”usa Gaza e i suoi abitanti per proteggersi, mentre Israele non smette di rispondere con una logica di ritorsione infinita. Questa guerra non è iniziata il 7 ottobre del 2023″, e le colpe sono distribuite, complesse, intrecciate”.
    Il dibattito attorno alla tregua e al conflitto israelo-palestinese assume toni particolarmente forti. Salvatore usa queste parole: “La colpa sarebbe dei terroristi di Hamas. Questi non sono umani ma demoni” Dall’altro lato, Nina reagisce all’opposto, accusando Israele di “aver compiuto un orrendo genocidio e di aver “completamente sbagliato strategia”. Anna le risponde con un tratto speculare: «Ancora non avete capito, Hamas è l’artefice di tutto. E quindi, i 60.000 o 70.000 morti gazawi, per alcuni sono opera esclusiva di Israele, per altri di Hamas. Come abbiamo già sondato anteriormente, vediamo quanta discrepanza ci sia tra gli elettori dell’area di governo e quelli di opposizione, con i primi che, in buona misura, negano il genocidio e le stesse cifre riportate da varie organizzazioni internazionali.
    Visioni tangenti e altre responsabilità

    Gianluca introduce un elemento di geopolitica: “La colpa principale è di Egitto, Turchia e Qatar che non riescono a tenere a freno Hamas, di cui si sono fatti garanti”. Qui l’attenzione si sposta sui mediatori, sugli attori esterni che, in questo caso, hanno un peso specifico particolarmente rilevante (in primis gli Stati Uniti). Salvatore sintetizza il pensiero di molti: “Finché Hamas e i partiti estremisti di destra israeliani non verranno neutralizzati, ci saranno sempre odio e di conseguenza guerra”. Francesca chiude il cerchio con una frase che sembra semplice ma pesa come una sentenza: “È troppo l’odio seminato da troppi anni“. Un tema affrontato dai teorici della pace in più occasioni: come si ri-costruisce, dopo decenni di ferite?
    Lo Stato genocida e la messinscena ciclica

    C’è poi un fronte apertamente accusatorio, che punta il dito contro Israele. Marci denuncia che “Israele sta già violando l’accordo e in più sta bombardando il Libano”, mentre Julie aggiunge che “è chiaro che Israele non rispetta mai le tregue”. Ruggero, infine, radicalizza la sfiducia: “A parte che già hanno ripreso ad ammazzare civili, Israele rilascerà semplicemente alcune delle migliaia di ostaggi che detiene, solo per prenderne altre migliaia quando riterrà più opportuno”.
    Qui non si parla più di tregua, ma di una messinscena ciclica, dove ogni cessate il fuoco è solo momentaneo e viene interrotto ad ogni minimo pretesto.
    La sfiducia e il fatalismo uniscono in maniera trasversale

    Alla fine, il sentimento dominante non è la rabbia — quella è solo la superficie — ma il fatalismo.
    Si condivide un senso comune di impotenza. Non si registra quasi nessuna parola di speranza, mentre si adoperano fortemente quelle della memoria e della colpa.
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    Scritto da: Alessandro Faggiano
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  7. #237
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    Arrow Elezioni Argentina 2025, il partito del Presidente Milei vince e il Presidente raffor


    Elezioni Argentina 2025: il partito di Milei vince e il Presidente rafforza il suo mandato. Domenica 26 ottobre in Argentina si sono svolte le cosiddette elezioni di metà mandato. In pratica, come in altre repubbliche presidenziali, l’elezione del Parlamento è sfalsata temporalmente rispetto a quella del Presidente. Nel caso specifico, gli argentini sono stati chiamati a rinnovare metà dei seggi della Camera e un quarto dei seggi del Senato.
    Non è uno dei periodi di maggior brillantezza per Javier Milei, tra preoccupazioni per l’economia e scandali che lo hanno colpito in prima persona. D’altra parte, la tornata ha visto affermarsi nettamente il suo partito La Libertad Avanza. Infatti, LLA ha conquistato il 41% dei consensi con i principali avversari, i peronisti (che per semplicità è possibile assimilare al centrosinistra), fermi al 31%.
    Il partito del Presidente Milei trionfa anche a Buenos Aires, tradizionale roccaforte peronista – termometropoliticoInoltre, il partito presidenziale ha prevalso in 6 delle regioni più grandi del paese (e nel complesso in 16 su 23). Compresa quella (dove vive il 40% degli abitanti del paese) della capitale Buenos Aires, tradizionalmente peronista tra l’altro. Solo lo scorso settembre avevano vinto con 14 punti di scarto su Libertad Avanza.
    Milei stravince e rafforza il suo mandato

    Ora, nonostante la vittoria, il partito di Milei resta minoranza in Parlamento. Tuttavia, il consolidamento dei numeri gli consentirà un sensibile aumento del proprio margine di manovra. LLA adesso potrà contare su oltre 100 deputati (da 37 che ne aveva prima delle elezioni) su 257 e una ventina di senatori (prima ne aveva solo 6) su 72. Il dettaglio non è da poco. Finora le riforme più ampie e corpose, tranne in rare occasioni, sono sempre state bloccate nelle aule parlamentari. Ciò ha obbligato Milei a governare soprattutto attraverso ordini esecutivi limitati a singole materie.
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    Arrow Elezioni Paesi Bassi 2025, pareggio centrosinistra estrema destra


    Mercoledì 29 ottobre si sono svolte le elezioni parlamentari nei Paesi Bassi. La forza di centrosinistra Democratici 66 (D66) e il Partito della Libertà (PVV) di Geert Wilders hanno concluso la tornata praticamente in pareggio. Sia il D66 che il PVV, infatti, dovrebbero aver conquistato 26 seggi. Tuttavia, lo spoglio di fatto è ancora in corso. In breve, i risultati non potranno considerarsi definitivi fino a martedì 4 novembre.
    Se i risultati venissero confermati, rispetto all’ultimo voto, svoltosi nel 2023, Il D66 è cresciuto del 10% (aveva solo 9 seggi) mentre il PVV ha perso il 7% (e 11 seggi in Parlamento). Risultato deludente quindi per il Partito di Wilders che ha innescato la crisi di governo che ha determinato l’apertura anticipata delle urne.  
    Elezioni Argentina 2025, il partito del Presidente Milei vince e il Presidente rafforza il suo mandato
    L’estrema destra di Wilders perde 11 seggi – termometropoliticoElezioni Paesi Bassi 2025, arretra il partito di Wilder, cresce il centrosinistra

    Tra chi ha perso terreno anche il VVD di Mark Rutte che conterà 22 seggi nel prossimo parlamento olandese, 2 in meno che nella precedente legislatura. Formava l’ultimo esecutivo insieme al PVV e altri due partiti attinenti a destra e centrodestra, il BBB e l’NSC. Entrambi sono stati fortemente ridimensionati dal voto: il primo da 7 potrà contare solo su 4 deputati, il secondo non è riuscito a far eleggere nessun rappresentante (ne aveva 20).
    Male anche la sinistra ecologista e laburista di Gl-PvdA che dovrebbe perdere 5 seggi e scendere a 20 rappresentanti in aula (anche se potrebbe limitare i danni grazie ai voti della circoscrizione estero ancora da conteggiare). Quinta forza del Parlamento nederlandese sarà il cristiano-democratico CDA che, invece, dovrebbe arrivare a 18 seggi, 5 in più in confronto a due anni fa.
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    Arrow Sentiment analysis TP, cambiamento climatico: c’è forte scetticismo verso i media


    Sentiment analysis TP, cambiamento climatico: c’è forte scetticismo verso i media
    Bentornati con la nostra sentiment analysis basata su alcuni dei temi più divisivi dell’attualità. Tra i primissimi temi, non potevamo non annoverare quello del cambiamento climatico. Il global warming è, infatti, uno dei principali temi di discussione, dove si registra una forte polarizzazione.
    Nota metodologica: la sentiment analysis non rappresenta un sondaggio basato su metodo statistico, ma un’analisi qualitativa delle opinioni espresse spontaneamente dalle persone, soprattutto nei contesti digitali. Si tratta di una metodologia che mira a individuare tendenze emotive, orientamenti valoriali e percezioni collettive riguardo a temi complessi o divisivi, caratterizzati da una molteplicità di punti di vista.
    Sentiment analysis TP, cambiamento climatico: lo scetticismo si esprime in maggioranza. I commenti dei lettori

    Data la premessa metodologica, si osserva che il fronte degli scettici — che prevale numericamente — è ampio e articolato. Molti commentatori richiamano l’attenzione sui cicli naturali del clima, sottolineando come i cambiamenti siano un fenomeno geologico e astronomico di lunghissimo periodo, ben precedente all’industrializzazione. Paolo, ad esempio, contesta “il mito del pianeta in fiamme” e ricorda come, rispetto alla Piccola Era Glaciale, il riscaldamento attuale possa perfino essere considerato benefico: “La Terra è più verde del 13% rispetto a 40 anni fa e i morti per eventi meteo si sono ridotti drasticamente”. Sulla stessa linea c’è Marcello, che ritiene che l’allarme climatico sia diventato “una tecnica martellante come la pubblicità”, funzionale a sostenere un nuovo business “green”: auto elettriche, fotovoltaico, case a basso impatto e perfino insetti nel piatto.
    Guido , con toni più taglienti e che non accettano contraddittorio, liquida la questione come “l’ennesimo allarme periodico” e bolla gli ambientalisti come “Gretini”.
    Cambiamenti sempre esisititi sì, ma mai a questa velocità

    Di contro, chi parla di pericolo reale mette in luce la velocità del cambiamento come elemento distintivo rispetto al passato. Leonardo sostiene che “il cambiamento climatico che stiamo vivendo oggi è nuovo per la rapidità con cui avviene” e accusa chi parla di falsi allarmismi di “voler nascondere la polvere sotto il tappeto”. Alfredo, d’altra parte, riconosce l’utilità di titoli e copertine d’impatto “solo se offrono speranza di soluzione”, sottolineando che la crisi climatica “è causata dall’uomo, ma quindi anche reversibile”. Alberto evidenzia invece il legame tra consumo e ambiente: “Chi nega che l’attività antropica incida sugli equilibri del pianeta percepisce il mondo solo attraverso il telefonino o dal supermercato sotto casa. Chi nega questa evidenza assomiglia alla rana che sta nella pentola che bolle sul fuoco, all’inizio nega che l’acqua possa ucciderlo”. Infine, per Pier Daniele, negare la componente umana del riscaldamento globale è “manipolatorio”: i cicli naturali esistono, ma “non hanno mai avuto la velocità di quello che sta succedendo”.
    Cambiamento climatico: il sentiment che prevale è quello di un moderato scetticismo

    Il sentiment complessivo della discussione si orienta verso un moderato scetticismo.
    Pur esistendo un nucleo di commenti razionali e documentati a sostegno dell’origine antropica del fenomeno, prevale la percezione che il racconto mediatico sia eccessivamente allarmista e guidato da interessi economici o politici.
    Il tono dominante, più che negazionista, appare disincantato e.. stufo: molti lettori non negano che il clima stia cambiando, ma contestano l’idea che il giornalismo debba amplificare il senso di emergenza.
    Tra diffidenza verso la scienza “istituzionale”, stanchezza per la retorica apocalittica e sospetto verso le soluzioni imposte dall’alto, il tema resta uno dei più divisivi nel rapporto tra cittadini, media e mondo accademico. La qualità dei commenti indica che non si tratta di un rifiuto assoluto della scienza, bensì di una sfiducia nella narrazione giornalistica e istituzionale. Dall’altro lato, chi riconosce la gravità della crisi climatica chiede più responsabilità comunicativa, meno sensazionalismo e maggiore concretezza.
    L’unico punto d’incontro è la comunicazione sbagliata dei dati scientifici

    In definitiva, più che la scienza del clima (comunque sotto esame e divisiva), ad essere sotto accusa in modo equanime, tanto da coloro che credono sia un falso allarme come da chi considera il global warming un pericolo reale, è la comunicazione della scienza. Il rischio, oggi, è che la saturazione di messaggi allarmistici porti a una completa desensibilizzazione della popolazione: e al netto di qualsiasi dato scientifico, a sostegno o contrario alle tesi del global warming, la risposta maggioritaria sarà sempre più viscerale e slegata dai nuovi elementi di realtà.
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    Scritto da: Alessandro Faggiano
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    Arrow Regionali Campania 2025, date e orari voto, candidati e ultimi sondaggi


    Si avvicina l’appuntamento con le Regionali Campania 2025. Si terranno domenica 23 novembre, urne aperte dalle 7 alle 23, e lunedì 24 novembre, urne aperte dalle 8 alle 15. Si vota nel quadro di un mini election day anche in Veneto e Puglia.
    Sono ben 6 i candidati in corsa per succedere al Governatore De Luca, che non potrà essere della partita perché ha già svolto i due mandati a disposizione.
    Chi sono i candidati?

    Alle Regionali Campania 2025 si sfideranno:

    • Edmondo Cirielli
      • FdI, FI, Lega, Cirielli Presidente, Noi Moderati, Udc, Democrazia Cristiana con Rotondi, Pensionati – Consumatori

    • Roberto Fico
      • Pd, M5S, Avs, Fico Presidente, A Testa alta, Noi di Centro-Noi Sud, Avanti Campania, Casa Riformista

    • Carlo Arnese
      • Forza del Popolo

    • Stefano Bandecchi
      • Dimensione Bandecchi

    • Giuliano Granato
      • Campania Popolare

    Da ricordare che alle Regionali Campania viene eletto Governatore il candidato che ottiene il maggior numero di voti utili. In pratica, non è previsto il ballottaggio. Altro fattore importante per gli elettori: secondo la legge elettorale regionale è consentito il voto disgiunto. Per cui sarà possibile votare un candidato Presidente e una lista che non lo sostiene.
    Cosa dicono gli ultimi sondaggi?

    Probabilmente le Regionali Campania 2025 sono l’appuntamento elettorale più incerto tra quelli che si sono avvicendati in autunno. Infatti, a parte le elezioni nelle Marche, per cui il centrosinistra ha sperato in una rimonta che non si è minimamente concretizzata, quelle in Calabria e Toscana sono state delle tornate – di fatto – dal risultato scontato. La prima è andata al centrodestra, la seconda al centrosinistra come atteso. Stessa cosa sembra avverrà in Veneto e Puglia che appaiono destinate a rimanere la prima di centrodestra e la seconda di centrosinistra.
    Per quanto riguarda la Campania, invece, il risultato sembra decisamente più incerto. Molti analisti si attendono un testa a testa. D’altra parte, secondo gli ultimi sondaggi avanti c’è comunque l’ex Presidente della Camera Fico, con percentuali che si aggirano intorno al 52-53%. Segue il centrodestra con Cirielli dato nettamente più indietro (a circa 7-10 punti di distanza dall’esponente del campo largo).
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    Scritto da: Guglielmo Sano
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