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Nel dibattito sul problema delle origini dei popoli di lingua semitica, che fu posto dopo la metà del 19° sec. nei termini della ricerca di una sede primitiva, due teorie incontrarono particolare favore: l’una (E. Schrader, A. Sprenger, L. Caetani, S. Moscati) collocava i S. fin dall’epoca preistorica in Arabia, da cui sarebbero successivamente emigrati; l’altra (I. Guidi) presupponeva un’originaria unità semitica in Mesopotamia. Una terza teoria (T. Nöldeke, I.M. Diakonoff) poneva la sede primitiva dei S. in Africa, sulla scorta della parentela linguistica camito-semitica. Sulla base di studi e scoperte degli ultimi decenni del 20° sec., è possibile affermare che genti parlanti lingue semitiche (o forme più arcaiche, presemitiche) sono presenti nell’area siro-palestinese e mesopotamica fin dall’età neolitica. Negli ultimi secoli del 2° millennio a.C. popolazioni di lingua semitica provenienti dalla Palestina (Nord;arabici) e dall’area mesopotamica (Sud;arabici) si insediano stabilmente e in misura consistente nella penisola araba.
Le popolazioni semitiche attestate in epoca storica sono inizialmente quelle urbanizzate, che conoscono la scrittura. Dal 3° millennio a.C. sono documentati in Mesopotamia gli Accadi, o Babilonesi e Assiri, che sono fin dall’inizio mescolati alla popolazione non semitica dei Sumeri. Intorno al 2350 a.C. fondano, con Sargon, il primo di una serie di Stati durati fino al 538 a.C., anno in cui i Persiani di Ciro pongono fine all’Impero neobabilonese. Contemporanei e linguisticamente affini ai primi S. di Mesopotamia sono i S. di Siria, documentati specialmente a Ebla, che sono sottomessi dai re di Akkad. La presenza semitica nella regione palestinese è testimoniata in un’epoca altrettanto antica di quella in cui appaiono i primi S. in Mesopotamia e in Siria.
All’inizio del 2° millennio a.C. compare, in Mesopotamia e in Siria, un gruppo di popolazioni semitiche seminomadi, gli Amorrei, che fondano dinastie autonome. Dalla loro fusione con l’elemento locale emergono lungo la fascia costiera mediterranea, verso la metà del 2° millennio a.C., nuove popolazioni semitiche: Fenici e, più tardi, Israeliti, Moabiti, Edomiti, Ammoniti. Tutte queste popolazioni fondano numerosi Stati, quasi sempre limitati a singole città e al territorio circostante; solo gli Israeliti creano Stati nazionali (regni di Giuda e d’Israele). Le popolazioni aramaiche, di origine seminomade, attestatesi lungo tutto l’arco superiore del deserto siro-arabo e in Mesopotamia, fondano verso l’inizio del 1° millennio a.C. vari Stati, la cui autonomia termina tra il 7° e il 6° sec. a.C., con la conquista assira e babilonese. Più a lungo si mantiene Cartagine, colonia fenicia nell’Africa settentrionale e grande potenza marinara.
I POPOLI SEMITICI
Le popolazioni semitiche attestate in epoca storica sono inizialmente quelle urbanizzate, che conoscono la scrittura. Dal 3° millennio a.C. sono documentati in Mesopotamia gli Accadi, o Babilonesi e Assiri, che sono fin dall’inizio mescolati alla popolazione non semitica dei Sumeri. Intorno al 2350 a.C. fondano, con Sargon, il primo di una serie di Stati durati fino al 538 a.C., anno in cui i Persiani di Ciro pongono fine all’Impero neobabilonese. Contemporanei e linguisticamente affini ai primi S. di Mesopotamia sono i S. di Siria, documentati specialmente a Ebla, che sono sottomessi dai re di Akkad. La presenza semitica nella regione palestinese è testimoniata in un’epoca altrettanto antica di quella in cui appaiono i primi S. in Mesopotamia e in Siria.
All’inizio del 2° millennio a.C. compare, in Mesopotamia e in Siria, un gruppo di popolazioni semitiche seminomadi, gli Amorrei, che fondano dinastie autonome. Dalla loro fusione con l’elemento locale emergono lungo la fascia costiera mediterranea, verso la metà del 2° millennio a.C., nuove popolazioni semitiche: Fenici e, più tardi, Israeliti, Moabiti, Edomiti, Ammoniti. Tutte queste popolazioni fondano numerosi Stati, quasi sempre limitati a singole città e al territorio circostante; solo gli Israeliti creano Stati nazionali (regni di Giuda e d’Israele). Le popolazioni aramaiche, di origine seminomade, attestatesi lungo tutto l’arco superiore del deserto siro-arabo e in Mesopotamia, fondano verso l’inizio del 1° millennio a.C. vari Stati, la cui autonomia termina tra il 7° e il 6° sec. a.C., con la conquista assira e babilonese. Più a lungo si mantiene Cartagine, colonia fenicia nell’Africa settentrionale e grande potenza marinara.
Nel 1° millennio a.C. si hanno le prime notizie di Stati sudarabici: nell’Arabia sud-occidentale, l’Arabia felix degli antichi, sorgono diversi regni indipendenti, Minei, Sabei, Qatabān e Ḥa;ḍramūt; prevale tra questi lo Stato sabeo, che intorno al 3° sec. d.C., ormai dominato dagli Himyariti, unisce tutta la regione sotto il suo potere, ma cade più tardi per un’invasione dall’Etiopia. In quest’ultima regione si trovano popolazioni sudarabiche fin dalla prima metà del 1° millennio a.C.; nei primi secoli dell’era cristiana danno luogo a un organismo politico indipendente, il regno di Aksum.
Nell’Arabia settentrionale sorgono Stati indipendenti solo negli ultimi secoli precristiani: quello dei Liḥyān, con capitale Dedān, quello del Nabatei, con capitale Petra, quello di Palmira. Alla vigilia dell’islam nuovi staterelli compaiono alla periferia del deserto: quello dei Gassanidi in Siria e quello dei Lakhmidi sull’Eufrate, il primo sotto l’influenza bizantina e il secondo sotto quella sasanide. L’avvento di Maometto e l’espansione dell’islam pongono fine al frazionamento dell’Arabia: l’Impero islamico unifica il mondo di lingua semitica, dalla Mesopotamia all’Africa settentrionale (solo l’Etiopia resta esclusa).
L’età moderna vede di nuovo, con la caduta dell’Impero ottomano, il frazionamento della regione, con Stati per lo più indipendenti. Nel 1948 si è ricostituito uno Stato ebraico in Palestina (Stato d’Israele), dopo una parentesi di 2000 anni.
E LINGUE SEMITICHE
Classificazione. Nella classificazione delle lingue semitiche si segue tradizionalmente un criterio geografico: semitico orientale, nord-occidentale e sud-occidentale. Il semitico orientale è rappresentato dall’accadico, che compare nel 3° millennio a.C. e con l’eblaita rappresenta la lingua semitica più anticamente attestata; verso l’inizio del 2° millennio a.C. si scinde nei due dialetti babilonese e assiro. Cronologicamente l’accadico si estende nei tre millenni precedenti l’era cristiana. Il semitico di nord-ovest compare nella regione siro-palestinese nel 3° millennio a.C. e si suddivide in eblaita, amorreo, ugaritico, fenicio, ebraico, aramaico. Tra queste lingue la massima espansione è raggiunta dall’aramaico, che nel corso del 1° millennio a.C. si sostituisce all’accadico, al fenicio e all’ebraico, dando quindi luogo a una serie di dialetti di cui il più importante è il siriaco. Del semitico nord-occidentale sono attualmente parlati alcuni dia
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