
Originariamente Scritto da
Giò
Le tesi di don Minutella e Cionci in merito sono sciocchezze sesquipedali, senza alcun fondamento logico e giuridico. Innanzitutto, se Benedetto XVI è stato spinto ad abdicare in seguito a fortissime pressioni, va ricordato che il timore grave può invalidare un atto solo se è stato tale da privare l'agente della capacità di intendere e di volere liberamente. E questo non consta minimamente, a maggior ragione se si tiene conto che Ratzinger, dopo l'abdicazione, ha più volte manifestato di riconoscere Bergoglio come Papa legittimo e suo successore. In secondo luogo, i termini munus e ministerium nel diritto canonico non implicano affatto alcuna distinzione concettuale fra possesso dell'autorità ed esercizio dell'autorità. Pertanto, il fatto che Benedetto XVI abbia detto di rinunciare al ministerium petrino non significa che abbia voluto rinunciare solo all'esercizio dell'autorità, mantenendo però il possesso dell'autorità (che, secondo i sostenitori di questa tesi, sarebbe indicato dal termine munus). Sia chiaro: concettualmente, è possibile distinguere fra possesso dell'autorità ed esercizio dell'autorità, ma il problema è che a tale distinzione concettuale non corrisponde affatto la distinzione fra i termini munus e ministerium. Munus e ministerium sono sostanzialmente sinonimi: basterebbe aprire un dizionario di latino per sapere che queste due parole si possono tradurre in moltissimi casi con termini dal medesimo significato. Perciò, far corrispondere a queste due parole il distinguo concettuale fra possesso dell'autorità ed esercizio dell'autorità è totalmente arbitrario ed è indimostrato che Benedetto XVI abbia inteso questi due termini con tale significato (ricostruito artatamente ex post). Gli atti di Ratzinger conseguenti alla rinuncia al pontificato parlano ricorrentemente di "sede vacante" e quest'espressione non lascia spazio ad equivoci di sorta. Se la sede è vacante, ne consegue per necessità logica e concettuale che la rinuncia ratzingeriana è stata proprio al possesso dell'autorità ponitificia, non solo all'esercizio dell'autorità stessa. Se Benedetto XVI avesse voluto soltanto rinunciare ad esercitare l'autorità, ma non a possedere l'autorità, allora avrebbe "delegato" qualcuno ad esercitarla in sua vece, nominando direttamente un cardinale o un vescovo. Non avrebbe fatto convocare un nuovo conclave. Pertanto, parlare di "sede impedita" aut similia risulta privo di senso e di fondamento nella realtà dei fatti conosciuti. Diversa questione sarebbe, ed è, sostenere che Papa Francesco non sia veramente Papa perché eretico o comunque responsabile della diffusione di numerosi errori ed eresie in seno alla Chiesa: la questione si pone effettivamente, ma se Bergoglio non è Papa per tale motivo, il discorso si dovrebbe estendere anche a Paolo VI, a Giovanni Paolo II e allo stesso Benedetto XVI, dato che ciascuno di questi pontefici ha contribuito, a suo modo, alla diffusione di errori ed eresie in passato con il proprio operato. Io non sono sedevacantista perché il possesso dell'autorità pontificia non è di per sé incompatibile con il suo esercizio gravemente erroneo o deficitario, ma se uno sostiene che la sede è attualmente vacante a causa degli errori dottrinali di Bergoglio per coerenza non può far finta che Montini, Wojtyla e Ratzinger fossero dei campioni dell'ortodossia cattolica perché non farebbe altro che prendersi in giro da solo.
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emv