Più di qualcuno quando scrive di fascismo lo paragona al comunismo. Ora a parte che il fascismo l’abbiamo visto in diverse occasioni quindi sappiamo bene di cosa si tratta il comunismo non lo abbiamo mai visto, anche se è, diciamo abitudine, indicare l’Urss come Paese comunista.
Ma a parte questa precisazione le due ideologie in comune non hanno assolutamente niente se non il rifiuto di elezioni politiche così come invece sono la norma nei paesi cosiddetti “democratici”.
Ma qui voglio parlare di fascismo perché in questo momento l’Italia, e non solo, sembra percorsa da una sorta di neo fascismo che io non posso che giudicare inconsapevole se non addirittura incosciente.
Sono cresciuto in un ambiente fascista, mio padre ex marcia su Roma. Avevo quasi 15 anni quando la guerra è finita e all’arrivo degli Alleati io ero tra la folla festeggiante con le mascelle serrate per il dolore di veder crollare le mie certezze, naturalmente fasciste.
Vivendo a Milano ho subito tutti i devastanti bombardamenti che avevano messo in ginocchio la città e ovviamente imputavo gli Alleati di queste nefandezze. Insomma ero il classico giovane fascista cresciuto nell’ammirazione del Duce. Duce che vidi per l’ultima volta, con occhi pieni di lacrime, in quel famoso piazzale Loreto appeso con la Petacci e alcuni gerarchi a testa in giù.
E fu quello spettacolo anche disgustoso che mi fece scattare la molla del voler capire. Perché il Duce che io ammiravo tanto era là con una folla imbestialita che lo insultava e anche peggio? Perché quella folla era così diversa da me? Ma quel Duce non era forse lo stesso "mio" Duce?
La nascente democrazia con i suoi comizi, le sue trasmissioni radio, i film di una guerra che avevo conosciuto solo attraverso i bollettini di guerra fascisti, certe amicizie, i libri e alla fine la frequentazione di Scienze Politiche alla Statale di Milano, mi portarono lentamente ma con certezza a vedere come errori le mie illusioni del passato fascista.
Sono passati aimè tanti anni e ho imparato che il fascismo è stato un tragico errore che ha illuso troppa gente e oggi posso parlare del fascismo da neutro osservatore e criticare con fermezza questi aspiranti neo fascisti perché, penso, non sanno quello che fanno o forse sono semplicemente in preda a un’illusione.
Ma cos’era, o meglio, cos’erano i fascismi? Scrive un famoso storico americano “Una filosofia il cui obbiettivo politico immediato era l’espansione nazionale attraverso la guerra è necessariamente una filosofia di avventurieri. Nel pensiero del XIX secolo non mancavano le idee che potevano contribuire a una tale filosofia. I nemici del fascismo e del nazismo hanno descritto questi movimenti come una “rivolta contro la ragione” ed i suoi teorici hanno giustificato pienamente questa descrizione. I loro scritti erano richi di affermazioni secondo le quali la “vita domina la ragione” e che “le grandi imprese della Storia furono compiute non dall’intelligenza ma dalla volontà eroica”
I progenitori di questo genere di irrazionalismo dobbiamo indicarli in Schopenahuer ma specialmente in Nietzche. Schopenhauer vide sia dietro la natura che dietro la vita umana la lotta di una forza cieca che egli chiamò volontà: una lotta continua senza scopo, uno sforzo senza requie e senza significato che desiderava tutto ma non si accontentava di nulla, che crea e distrugge al fine senza una ragione. Il suo pessimismo si radicava nel disprezzo dei normali valori della vita umana.
Per Nietzche la vita e la natura sono talmente irrazionali per cui l’irrazionalità dovrebbe avere un posto preminente in ogni azione umana. Ma inutile, anche se istruttivo, camminare nei diversi pensieri filosofici che hanno fatto da matrice ai fascismi. Chiudo questa prima parte scrivendo che fascismo e nazismo furono esempi sociali dell’irrazionalismo filosofico ma anche dell’isterismo che in un epoca di demoralizzazione come fu quella dagli anni Venti al Trenta, riuscì a scacciare sia l’intelligenza che la moralità.




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