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Discussione: IL caporalato

  1. #1
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    Predefinito IL caporalato

    https://futurasocieta.com/2024/07/16...ati/#more-2218

    di Federico Giusti

    Per combattere il caporalato urge guardare alla condizione lavorativa e di vita di tutta la forza-lavoro. La vulgata ufficiale su questa forma estrema di sfruttamento non serve a combatterne le complesse dinamiche, interconnesse col sistema di produzione nel suo insieme.

    Molteplici sono le forme illegali di intermediazione, reclutamento e organizzazione della manodopera. Non si tratta di meccanismi contorti dentro i processi di domanda e offerta di lavoro, ma di un sistema produttivo che da decenni ormai sfrutta in termini selvaggi e disumani la forza-lavoro migrante ricattando quella autoctona per abbassare i salari, peggiorando al contempo le condizioni di lavoro con il continuo incremento delle ore giornaliere.

    Da quando il capitale ha guadagnato posizioni, dalla svolta dell’Eur in poi, i salariati hanno subito i ricatti padronali e sono cresciuti fenomeni di sfruttamento selvaggio e di lavoro nero con contratti, quando vengono applicati, assai favorevoli per le associazioni datoriali.

    Da anni assistiamo passivamente a crescenti violazioni su tutte le materie che riguardano orario di lavoro, salari, contributi previdenziali, salute e sicurezza sul luogo di lavoro. Queste violazioni avvengono sistematicamente contando sull’esiguo numero di ispettori preposti ai controlli e sulla connivenza tra sistema imprenditoriale e classe politica.

    Se lo Stato, e i governi via via succedutisi, avessero voluto debellare caporalato e lavoro nero, avrebbero avuto strumenti e mezzi per farlo, stesso discorso vale per la piaga degli infortuni e delle morti sul lavoro.

    Nella vulgata ufficiale il caporalato è frutto della intromissione di gruppi criminali presenti sui territori che imporrebbero alle aziende forza-lavoro in nero assumendosi direttamente il compito di controllare le maestranze con ricatti, violenze e intimidazioni. Quasi mai invece si riflette sulla dinamica capitalistica dello sfruttamento. Ogni ragionamento viene piegato alla logica della legalità quando nella stessa legalità possono convivere sistemi di sfruttamento e insicurezza lavorativa, disparità crescenti di trattamento retributivo e forme di vero e proprio sfruttamento. L’obiettivo mai dichiarato è quello di porre fine al caporalato, ma allo stesso tempo salvaguardare tutti i meccanismi di sfruttamento che alimentano il caporalato stesso.

    Anche la “sottodichiarazione” delle giornate o delle ore lavorate non è certo una novità, a conferma che l’evasione del fisco e dei contributi è parte integrante del sistema di sfruttamento selvaggio imperante. Non solo i diritti umani vengono calpestati, tutto parte dalla negazione dei diritti sociali, un tema sul quale da decenni latita la presenza sindacale e politica.

    Le norme in materia di immigrazione hanno finito con rendere quasi impossibile l’ingresso regolare della forza-lavoro migrante in Italia, eppure la Bossi Fini non è mai stata messa in discussione, neppure dai governi di centro-sinistra.

    La condizione di estrema debolezza e ricattabilità non riguarda solo la forza-lavoro migrante ma anche quella autoctona. La xenofobia e il razzismo sono divenuti l’oppio dei popoli per occultare una realtà ben più complessa, per esempio la presenza di tanto nero ed evasione fiscale nel sistema produttivo italiano, la presenza di una precarietà che ormai riguarda non solo la sfera lavorativa ma le nostre stesse esistenze.

    La condizione dei migranti non è paragonabile a quella italiana che non corre certo il rischio del rimpatrio o la detenzione in qualche centro per migranti irregolari, resta il fatto che un approccio complessivo al lavoro e alla condizione di vita dei salariati non è tra le priorità del sindacato e delle forze politiche.

    Invocare ispettori e controlli è esercizio diffuso del sindacato, ma sottoscrivere intese e contratti a perdere alla fine mette i salariati in condizioni di mera subalternità e ricattabilità. Pensare che gli irregolari siano solo migranti è errato, tanto che le statistiche pubblicate dalla Cgil parlano di oltre il 30 per cento rappresentato da cittadini italiani e comunitari pagati in media meno di 30 euro al giorno per oltre 10 ore giornaliere.

    La pretesa di governare il fenomeno del lavoro nero con protocolli o tavoli formati da istituzioni, associazioni datoriali e sindacali, anche questo frutto del sistema concertativo, non ha rappresentato una soluzione, permanendo regole atte a favorire lo sfruttamento selvaggio della forza-lavoro.

    E nel corso del tempo, anche i pochi risultati ottenuti nelle misure di contrasto del lavoro nero sono stati vanificati da governi che accordano aiuti e sgravi fiscali alle imprese come soluzione del problema lavorativo.

    In questi anni il sindacato ha portato avanti denunce alla magistratura, ma abbiamo visto come l’inizio di procedimenti penali sia sovente finito nel dimenticatoio anche per i tempi biblici della Giustizia. Pensare allora che l’approccio si limiti alla richiesta di ispettori e al rispetto della legalità, significa non prendere atto delle dinamiche di sfruttamento a cui la forza-lavoro viene soggetta, non costruire forme di mobilitazioni avanzate atte al contrasto della riduzione dei costi del personale che comportano a loro volta condizioni di lavoro insicure e dannose per la nostra stessa salute.

  2. #2
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    Predefinito Re: IL caporalato

    Esiste un solo metodo: controlli a tappeto

    E ricordiamoci che non siamo solo noi italiani a s"sfruttare". Molti "caporali" sono stranieri

    Mi permetto di consigliare la lettura di questo link:



    Guardia di Finanza : lotta al “caporalato”. A Verona individuati 33 cittadini indiani ridotti in schiavitù da due loro connazionali. Sequestrati beni per 475 mila euro

    https://www.reportdifesa.it/guardia-...475-mila-euro/
    Invecchiando non presto più grande attenzione alle parole, ma giudico solo i fatti

  3. #3
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    Predefinito Re: IL caporalato

    Citazione Originariamente Scritto da alfa-beta Visualizza Messaggio
    Esiste un solo metodo: controlli a tappeto

    E ricordiamoci che non siamo solo noi italiani a s"sfruttare". Molti "caporali" sono stranieri

    Mi permetto di consigliare la lettura di questo link:



    Guardia di Finanza : lotta al “caporalato”. A Verona individuati 33 cittadini indiani ridotti in schiavitù da due loro connazionali. Sequestrati beni per 475 mila euro

    https://www.reportdifesa.it/guardia-...475-mila-euro/
    Vero che i caporali sono spesso stranieri.

    Ma i padroni sono sempre - o quasi sempre - italianissimi

    PS grazie per l'interessantissimo link

  4. #4
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    Predefinito Re: IL caporalato

    succederà sino a quando non si manderanno in galera chi schiavizza o si faranno pagare multe milionarie.. perchè diciamolo il caporalato serve solo a far arricchire gli schiavisti.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  5. #5
    SuperMod
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    Predefinito Re: IL caporalato

    il caporalato esiste da sempre e continuerà ad esistere, e badate bene c'è in tutti i paesi del mondo
    clash bankrobber

  6. #6
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    Predefinito Re: IL caporalato

    Citazione Originariamente Scritto da blobb Visualizza Messaggio
    il caporalato esiste da sempre e continuerà ad esistere, e badate bene c'è in tutti i paesi del mondo
    Anche in Finlandia?
    “Non prenderti a cuore guadagno e perdita”

  7. #7
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    Predefinito Re: IL caporalato

    Citazione Originariamente Scritto da mary ann Visualizza Messaggio
    Anche in Finlandia?
    https://st.ilsole24ore.com/art/notiz...?uuid=ABJOJTAB

    Sapete in quale Paese europeo c'è la percentuale più alta di lavoro nero? In Grecia. E fin qui, potreste dire, nulla di strano. Ma sapete chi c'è al secondo posto? L'Olanda! Al 29%, appena un punto sotto la Grecia che ha conquistato (si fa per dire) il primo posto solo "grazie" alla forte accelerazione (+13 punti) negli anni della grandi crisi. Ma questa non è l'unica sorpresa dell'indagine di Eurobarometro sul lavoro sommerso, pubblicata a fine marzo. Nelle posizioni alte della classifica ci sono altri Paesi considerati "insospettabili" nell'immaginario collettivo "mediterraneo".

    Al quinto posto, per esempio, troviamo la Danimarca con il 23% di cittadini che hanno detto di "avere buone ragioni per credere che i beni e i servizi acquistati nei 12 mesi precedenti includessero lavoro sommerso". Una percentuale più che doppia rispetto alla media dell'Unione europea (11%) , da cui – ed ecco l'ulteriore sorpresa – l'Italia è poco distante: appena un punto più sù, al 12%, quasi come la Finlandia. Va detto che in Italia ancora dieci intervistati su 100 si rifiutano o dicono di non saper rispondere, ma si tratta di una percentuale in netto calo: -14% rispetto all'ultima indagine Eurobarometro che risale al 2007. Spagna e Regno Unito con l'8% e Germania (7%) sono i paesi più virtuosi, mentre il 5% della Polonia va preso con le molle per via della scarsa rappresentatività del campione statistico.
    DOCUMENTI
    La classifica del sommerso in Europa
    Tra i Paesi in cui lavoro sommerso sembra più diffuso che in Italia, ci sono molti che negli anni scorsi hanno dato lezioni di "moralità" e di equilibrio nei conti pubblici ai cosiddetti "periferici" come l'Italia. Lussemburgo, Austria, Svezia sono tutti sopra di 3-4 punti. Bisogna precisare, tuttavia, che in termini di reddito annuale percepito "fuori busta" è nettamente più alta nei paesi dell'Europa meridionale (69%), segue con il 29% l'Europa orientale e centrale mentre sono tra il 7 e il 17% i paesi settentrionali e continentali.
    Misurare l'incidenza del lavoro sommerso – nella cui definizione rientrano i lavori legali ma non dichiarati alle autorità, mentre sono escluse tutte le attività illegali -non è una cosa semplice, per ragioni evidenti. L'indagine di Eurobarometro rientra nei metodi diretti che si basano fondamentalmente sulle interviste. Proprio per questo, però, tendono a sottostimare il fenomeno. In genere, i risultati vanno incrociati con indagini indirette, basate sull'uso dei contanti, sui consumi di energia e sulla contabilità nazionale, con esiti che al contrario, tendono a sovrastimare il fenomeno del lavoro nero.
    I settori economici in cui più alta è l'incidenza del lavoro nero, in Italia come nel resto d'Europa, sono nell'ordine l'edilizia (poco meno di un terzo dei lavori sono in nero), la manutenzione dell'auto e i lavori domestici.
    Per combattere la diffusione del lavoro sommerso, che penalizza prima di tutto i lavoratori, poi le imprese che applicano correttamente i contratti e infine i conti pubblici perché sottrae gettito fiscale e previdenziale, la Commissione europea ha proposto al Consiglio e al Parlamento una piattaforma che metta in rete tutti gli organismi nazionali dei 28 paesi membri a cui e affidata la lotta al sommerso. Ispettorati del lavoro e della sicurezza sociale, autorità fiscali, quelle che si occupano di politiche migratorie e rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro potranno così condividere informazioni e "best practice", discutere degli strumenti adottati dai singoli paesi e di questioni comuni come il lavoro autonomo fittizio o il sommerso nei subappalti, tanto per citare due esempi che riguardano da vicino anche l'Italia. Potranno cooperare nella formazione e soprattutto definire principi e orientamenti condivisi. Un passo avanti verso un'Europa dei cittadini e dei lavoratori che però dovrà essere accompagnato – non solo in Italia – anche da una forte semplificazione amministrativa delle regole in materia di lavoro, senza compromettere le garanzie, e da una significativa riduzione del cuneo fiscale che è la prima causa del lavoro sommerso: il 60% di chi accetta di pagare in nero lo fa perché spende di meno (63% in Italia).
    clash bankrobber

  8. #8
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    Predefinito Re: IL caporalato

    Citazione Originariamente Scritto da blobb Visualizza Messaggio
    https://st.ilsole24ore.com/art/notiz...?uuid=ABJOJTAB

    Sapete in quale Paese europeo c'è la percentuale più alta di lavoro nero? In Grecia. E fin qui, potreste dire, nulla di strano. Ma sapete chi c'è al secondo posto? L'Olanda! Al 29%, appena un punto sotto la Grecia che ha conquistato (si fa per dire) il primo posto solo "grazie" alla forte accelerazione (+13 punti) negli anni della grandi crisi. Ma questa non è l'unica sorpresa dell'indagine di Eurobarometro sul lavoro sommerso, pubblicata a fine marzo. Nelle posizioni alte della classifica ci sono altri Paesi considerati "insospettabili" nell'immaginario collettivo "mediterraneo".

    Al quinto posto, per esempio, troviamo la Danimarca con il 23% di cittadini che hanno detto di "avere buone ragioni per credere che i beni e i servizi acquistati nei 12 mesi precedenti includessero lavoro sommerso". Una percentuale più che doppia rispetto alla media dell'Unione europea (11%) , da cui – ed ecco l'ulteriore sorpresa – l'Italia è poco distante: appena un punto più sù, al 12%, quasi come la Finlandia. Va detto che in Italia ancora dieci intervistati su 100 si rifiutano o dicono di non saper rispondere, ma si tratta di una percentuale in netto calo: -14% rispetto all'ultima indagine Eurobarometro che risale al 2007. Spagna e Regno Unito con l'8% e Germania (7%) sono i paesi più virtuosi, mentre il 5% della Polonia va preso con le molle per via della scarsa rappresentatività del campione statistico.
    DOCUMENTI
    La classifica del sommerso in Europa
    Tra i Paesi in cui lavoro sommerso sembra più diffuso che in Italia, ci sono molti che negli anni scorsi hanno dato lezioni di "moralità" e di equilibrio nei conti pubblici ai cosiddetti "periferici" come l'Italia. Lussemburgo, Austria, Svezia sono tutti sopra di 3-4 punti. Bisogna precisare, tuttavia, che in termini di reddito annuale percepito "fuori busta" è nettamente più alta nei paesi dell'Europa meridionale (69%), segue con il 29% l'Europa orientale e centrale mentre sono tra il 7 e il 17% i paesi settentrionali e continentali.
    Misurare l'incidenza del lavoro sommerso – nella cui definizione rientrano i lavori legali ma non dichiarati alle autorità, mentre sono escluse tutte le attività illegali -non è una cosa semplice, per ragioni evidenti. L'indagine di Eurobarometro rientra nei metodi diretti che si basano fondamentalmente sulle interviste. Proprio per questo, però, tendono a sottostimare il fenomeno. In genere, i risultati vanno incrociati con indagini indirette, basate sull'uso dei contanti, sui consumi di energia e sulla contabilità nazionale, con esiti che al contrario, tendono a sovrastimare il fenomeno del lavoro nero.
    I settori economici in cui più alta è l'incidenza del lavoro nero, in Italia come nel resto d'Europa, sono nell'ordine l'edilizia (poco meno di un terzo dei lavori sono in nero), la manutenzione dell'auto e i lavori domestici.
    Per combattere la diffusione del lavoro sommerso, che penalizza prima di tutto i lavoratori, poi le imprese che applicano correttamente i contratti e infine i conti pubblici perché sottrae gettito fiscale e previdenziale, la Commissione europea ha proposto al Consiglio e al Parlamento una piattaforma che metta in rete tutti gli organismi nazionali dei 28 paesi membri a cui e affidata la lotta al sommerso. Ispettorati del lavoro e della sicurezza sociale, autorità fiscali, quelle che si occupano di politiche migratorie e rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro potranno così condividere informazioni e "best practice", discutere degli strumenti adottati dai singoli paesi e di questioni comuni come il lavoro autonomo fittizio o il sommerso nei subappalti, tanto per citare due esempi che riguardano da vicino anche l'Italia. Potranno cooperare nella formazione e soprattutto definire principi e orientamenti condivisi. Un passo avanti verso un'Europa dei cittadini e dei lavoratori che però dovrà essere accompagnato – non solo in Italia – anche da una forte semplificazione amministrativa delle regole in materia di lavoro, senza compromettere le garanzie, e da una significativa riduzione del cuneo fiscale che è la prima causa del lavoro sommerso: il 60% di chi accetta di pagare in nero lo fa perché spende di meno (63% in Italia).
    Qui le percentuali sono molto diverse.

    https://www.filcams.cgil.it/article/...eggia_sul_nero
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  9. #9
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    Predefinito Re: IL caporalato

    Citazione Originariamente Scritto da mary ann Visualizza Messaggio
    Qui le percentuali sono molto diverse.

    https://www.filcams.cgil.it/article/...eggia_sul_nero
    diciamo che la cgil essendo di parte è poco affidabile
    clash bankrobber

  10. #10
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    Predefinito Re: IL caporalato

    Citazione Originariamente Scritto da blobb Visualizza Messaggio
    diciamo che la cgil essendo di parte è poco affidabile
    Quindi ci credi che in Olanda un terzo della popolazione lavori in nero?
    “Non prenderti a cuore guadagno e perdita”

 

 
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