Sappiamo che esiste , per tutte le religioni, un florido mercato del sacro, dai pellegrinaggi che fanno la fortuna delle località "prescelte", le reliquie, il cui commercio si è peraltro estinto, chi ce l'ha se le tiene, le offerte e gli ex voto sulle tombe o sui luoghi che hanno visto il santo di turno, i venditori di ricordini, i libri dedicati e tante altre "provvidenze" che fanno contento il Dio e, in teoria, beneficano il donatore o il visitatore.
Tutti conosciamo le folle che vanno a Lourdes, o alla Mecca per vedere la Kaba. Meno note sono le visite ai luoghi sacri del Buddismo, ma pare siano egualmente imponenti.
Non è che la cosa sia del tutto indolore; sappiamo dei veri e propri massacri che avvengono quasi ogni anno alla Mecca, o gli incidenti stradali fra i pellegrini speranzosi che viaggiano per o da Lourdes o Petralcina.
Quando esistono dubbi sulla reale sacralità dell'apparizione, interviene l'autorità ecclesiastica che però non si esprime in tempi brevi. talvolta ci mette diecine di anni, ma senza esprimersi in modo netto, del tipo Gesù che caccia i mercanti nel tempio, di modo che intorno al miracolo si crea tutta un'attività economica che diventa difficile da smontare senza la resistenza del clero locale, e non solo locale. La giustificazione è che comunque si tratta di manifestazioni di fede, da non sottovalutare ai fini pastorali.
Se poi in tanti ci guadagnano qualcosa, in fondo anche questo è un miracolo.




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