L’Associazione Culturale Ossola Inferiore, che gestisce gli spazi e gli eventi del castello medioevale di Vogogna ha curato e realizzato una nuova esposizione dal titolo: “Nel mondo dei Celti. L’Ossola Preromana e la Testa di Dresio“.
La testa celtica di Dresio di Vogogna, comunemente nota come “Mascherone celtico”, datata al II-III secolo a.C., è considerata il gioiello archeologico ossolano ed è stata definita da Filippo Maria Gambari “il più notevole esempio d’arte propriamente celtica in Piemonte”.
Il reperto era murato in una fontana di acque popolarmente considerate salutari, sul sagrato dell’oratorio di San Pietro, la più antica chiesa di Vogogna, localizzata fuori dal centro storico.
Negli ultimi anni la testa celtica è stata conservata all’interno di Palazzo Pretorio; ora l’Associazione, in collaborazione con il Comune di Vogogna, sta organizzando la sua più adeguata esposizione all’interno delle sale del castello, un luogo sicuramente più fruibile al pubblico così che il reperto possa assumere il giusto rilievo per la valorizzazione del territorio, la diffusione della cultura storica locale nonché l’ampliamento dell’offerta turistica della zona.
La testa, secondo gli studiosi, sarebbe stata ricavata da un grosso ciottolo di fiume o da un blocco di cava di pietra ollare della Valle Antrona, e sarebbe databile tra la fine del III e il II secolo a.C.
Il soggetto raffigurato sarebbe l’Apollo celtico, Verkos o Belenos, divinità della vegetazione e delle acque salutari, a cui era sacro l’albero del tasso. Il reperto testimonierebbe quindi la presenza di un culto apollineo preromano, conservatosi fino alla reinterpretazione in senso cristiano.
Stilisticamente la testa aderisce ai canoni dell’arte celtica transalpina, trovando confronti puntuali con alcuni reperti dell’Europa orientale, e rappresenta l’unico esemplare di plastica preromana del Piemonte in cui non compare alcuna influenza etrusco-italica.
I grandi baffi a manubrio determinano l’impostazione generale del volto, diventando un tutt’uno con il naso e gli occhi ovaleggianti; ai lati degli occhi e sulla fronte sono presenti incisioni a tridente, elementi fitomorfi che denotano una tendenza al decorativismo antinaturalistico tipica dell’arte celtica, e che richiamano iconograficamente lo schema della “corona di foglie” del V secolo a.C., impiegato nella rappresentazione di divinità o principi defunti eroizzati. Anche le incisioni a spirali sulle guance, quasi completamente abrase, sono totalmente estranee all’arte romana e medioevale.
La testa di Dresio, contemporanea alla fase iniziale della necropoli preromana di Ornavasso, testimonia dunque l’eccezionale qualità della cultura figurativa dell’Ossola Leponzia e la resistenza alla romanizzazione, di cui il “Mascherone” può essere considerato il manifesto.
Fonte:
Archeologia Gallia Cisalpina
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