

Se ti riferisci a Fiuggi, in TUTTI i simboli successivi alla "diaspora" è presente la "fiamma" se non direttamente il fascio (Rauti).
Se ti riferisci alla visita allo Yad Vashem con la kippah in capo, non c'entra un fìco con le abiure (del fascismo).
Se ti riferisci ad "altro", citalo.
Come ti avevo chiesto di fare.




Non è chiaro se l’irritazione sempre più vistosa della Lega nei confronti di Fratelli d’Italia e di Forza Italia sia anche un avvertimento rivolto a Matteo Salvini. L’insofferenza nasce in particolare dai governatori di regioni del Nord come Lombardia e Veneto. Partono da fatti regionali, come l’ipoteca sulla candidatura a prossimo sindaco di Milano o quella per il terzo mandato di Luca Zaia. Ma si estendono al destino sempre più traballante della riforma sull’Autonomia differenziata; e a un dibattito tormentato e divisivo sull'identità del Carroccio.
Si avverte un’evidente discrasia tra l’Italia direzione Nord, titolo del convegno organizzato da Attilio Fontana, governatore della Lombardia; oppure nella distinzione tra la Lega degli amministratori e quella della politica, fatta dal veneto Zaia. E, dall’altra parte, la tesi del vicepremier e leader Salvini che invece ribadisce: «Siamo un partito nazionale, che governa la Lombardia e la Sicilia. L’obiettivo è far crescere l’Italia uniformemente».
Ad agitare il partito si aggiunge la prospettiva del referendum anti-Autonomia. Fontana lo teme ancora, dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha messo in mora alcuni passaggi della riforma. E avverte che «sarebbe inquinato dalle bugie raccontate in questi anni e dalle false verità e della paura distribuita ai nostri cittadini. Il referendum rischia di spaccare il Paese e creare una frattura insanabile»: anche se si tratta di una lettura che sposta dalla riforma alla consultazione la responsabilità della frattura tra Nord e Centrosud.
Ma soprattutto, la Lega addita con disappunto la fronda degli alleati. Con toni inusuali, esprime indignazione per le posizioni di alcuni governatori di destra e nei confronti di FI e FdI. E in questi attacchi si legge in filigrana anche una critica alla politica seguita da Salvini finora; e la voglia di alzare il tiro per far capire a Giorgia Meloni e Antonio Tajani che, se pensano di spodestare il Carroccio e sostituirlo a nord del Po, dovranno fare i conti anche con loro. Ma sono malumori che non vedono, o rimuovono le invasioni di campo salviniane in politica estera contro Tajani.
E comunque, le perplessità verso la riforma dentro FdI e FI erano in parte emerse dall’inizio. Se riaffiorano, è per la decisione della Consulta e per i magri risultati della Lega alle Amministrative. Che questo significhi un cambio di leadership è improbabile. Salvini non ha un avversario in grado di scalzarlo. Ma i malumori mostrano un partito in forte sofferenza, e a rischio di logoramento e di incursioni «aliene»: come quella del generale Roberto Vannacci, voluto da Salvini, supervotato alle Europee e incline a giocare una partita personale, in competizione di fatto con la nomenklatura leghista.
https://www.corriere.it/politica/24_...2ae3dxlk.shtml