Il blitz della polizia antiterrorismo: perquisizioni e 12 arresti su tutto il territorio nazionale. Le persone finite in manette farebbero parte di un gruppo suprematista ispirato ai "lupi mannari" di Heinrich Himmler: le accuse sono di associazione con finalità di terrorismo, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e detenzione illegale di arma da fuoco
La polizia ha arrestato 12 persone in tutta Italia perché considerate appartenenti al gruppo suprematista e neonazista denominato “Werwolf Division”. Le persone coinvolte sono accusate di associazione con finalità di terrorismo, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e detenzione illegale di arma da fuoco. In totale sono 25 gli individui indagati, di età compresa tra i 19 e i 76 anni.
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Durante il blitz antiterrorismo che ha portato ai 12 arresti sono state perquisite anche 13 abitazioni: le misure cautelari in carcere sono state emesse dal gip del Tribunale di Bologna, su richiesta della procura locale. L’operazione è coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione. Secondo quanto emerso dalle indagini, tra i piani del gruppo c'era anche la "preparazione di gravi attentati", anche nei confronti del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di un economista del World Economic Forum". Gli indagati ne avrebbero parlato in alcune conversazioni agli atti. Inoltre sono accusati di attività di propaganda, proselitismo e predisposizione di azioni violente, come l'epurazione dei traditori del movimento.
Il gruppo “Werwolf Division” si ispira a ideologie neonaziste e suprematiste, promuovendo azioni e discorsi di odio a sfondo razziale e religioso. Il loro nome ha origine dai "lupi mannari" nazisti guidati da Heinrich Himmler per contrastare l'avanzata delle forze alleate e sovietiche in Germania alla fine della Seconda guerra mondiale. Del gruppo si era occupata anche un'inchiesta del 2023 della procura di Napoli: in quell'occasione era emersa una rete Telegram gestita da Bologna che sarebbe servita per organizzare "atti eversivi violenti", inneggiando alla Shoah. Le recenti indagini hanno portato alla luce un’organizzazione ben strutturata, con un’attività di propaganda attiva e un arsenale di armi detenute illegalmente.
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