
Originariamente Scritto da
Spike Spiegel
Dopo le prime righe mi sono chiesto chi poteva essere l'autore di un approccio così grossolano alla questione.
La rosa era tra Maurizio Blondet, Nicola Porro o semplicemente uno dei pennivendoli del Giornale.
La terza opzione, quasi ovviamente.
Non hanno parlato di Cazzullo, si sono dimenticati di citare Corrado Guzzanti, che con il suo "Fascisti su Marte" è salito agli onori dell'altare, creando un immortale perculamento verso i fascistelli da operetta.
Ma forse hanno evitato perché la nuova "amicizia" con Musk farebbe pensare che su Marte vogliano andarci veramente.
Si sono anche "dimenticati" di chiamare in causa Giordano Bruno Guerri, che è uno storico esperto del ventennio e non è un elettore del PD.
Non hanno nemmeno nominato Francesco Filippi, altro storico che con il suo libro "Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo", con cui analizza e smonta pezzo per pezzo le credenze sul fascismo che ancora oggi esistono.
Poi c'è da guardare veramente chi sul fascismo ci campa, facendo credere che la destra italiana possa ricaricare i valori di "Dio, patria, famiglia" tanto cari, solo di facciata e per fini puramente propagandistici, a chi salutava romanamente.
E qui troviamo l'attuale classe politica di centro destra, in particolar modo tra i fratellini d'Italia, che devono oscillare tra il dire "non siamo fascisti" ma nemmeno ammettere troppo di non esserlo, creando un climax ascendente e discendente, per schivare gli attacchi di chi li etichetta come fascisti e non deludere chi invece un po' di fascismo lo vorrebbe vedere.
Possiamo quindi affermare che il fantomatico "reddito di fascistanza" faccia parte anche degli ingressi dei politici di centro destra.
Questo permette a personaggi che intimamente fascisti lo sono veramente, di vivere con un buon reddito, in quel sistema democratico nato dalla lotta antifascista, che quella battaglia l'ha vinta e con il sangue versato si è conquistato il diritto di raccontare cos'è stato veramente il ventennio fascista e, perché no, guadagnare da questo lavoro.
Poi, nel flusso del discorso scopriamo che i politici di centro destra sono riusciti ad affiancare al "reddito di fascistanza" un'altra fonte di guadagno.
Il cerchio sull'approccio grossolano al disprezzo per chi ottiene un reddito dalla narrazione antifascista, mi trovo quasi costretto a rincarare la dose facendo notare che esiste anche il "reddito di comunistanza".
Vogliamo ricordare che l'intera classe politica di centro destra è nata intorno ad una credenza, una missione puramente fittizia iniziata nel '94 quando da Arcore un imprenditore è sceso in campo per farsi gli affari suoi ma ha fatto credere che lo stesse facendo per salvare l'Italia dai comunisti?
Oggi, ad oltre trent'anni da quell'evento, in un momento storico per la politica in cui il comunismo era già morto e sepolto, il muro di Berlino era crollato, la Russia era nelle mani di Boris Eltsin che aveva definitivamente chiuso i rapporti con il comunismo e la Cina stava diventando un immenso regime capitalista, con solo un vago ricordo dei princìpi comunisti.
In questo scenario la politica italiana di centro destra di allora, e ancora oggi, vede una minaccia di tipo "comunista" incombente.
Visto che la natura è spontaneamente incline a ottenere una forma di equilibrio, ecco che il "reddito di comunistanza" diventa una realtà oggettiva da affiancare al "reddito di fascistanza" ma con una piccola precisazione: mentre chi guadagna dal fascismo sta facendo spesso un lavoro di divulgazione storica, chi resiste in politica per contrastare la sinistra (comunista?) vede in innocui mulini a vento, dei terribili mostri da uccidere.
I polici di centro destra su sono conquistati quindi il doppio reddito, sia di "fascistanza" che di "comunistanza", che per ragioni fiscali potremmo unificare sotto la voce "politicanza".