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Discussione: Le idee non muoiono

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    Predefinito Le idee non muoiono

    LE IDEE NON MUOINO


    Nel quotidiano diluvio di scempiaggini che politici e giornalisti fanno piovere sull'indifeso popolo italiano, spicca, ultima in ordine di tempo, quella affermata dall'europarlamentare Roberto Fiore, capo di 'Forza Nuova' .
    Costui, dianzi alle telecamere, ha dichiarato che "fascismo e antifascismo sono superati",ponendo sullo stesso piano un'ideologia e un composto confuso e disordinato di ideologie diverse e contrapposte a quella fascista.
    L'antifascismo non è mai esistito come idea, perchè ha rappresentato la coalizione di persone che per essere liberali, comunisti, socialisti, democristiani, si sono sentite impegnate ad avversare il regime fascista salvo, poi, caduto questo per cause indipendenti dalla loro azione, scannarsi fra di loro per oltre quarant'anni, fino all'autunno del 1989.
    La "guerra fredda" non ha visto che la contrapposizione fra il capitalismo privato, rappresentato dagli Stati uniti e dai suoi alleati, e il capitalismo di Stato di cui era, alfiere principale l'Unione sovietica.
    Fra gli attori di uno scontro planetario non stato il fascismo, magari, qui, in Italia, ci sono stati pseudofascisti, come appunto il il Fiore sul finire degli anni Settanta, che si sono prestati, in nome dell'anticomunismo, a fare le "guardie bianche" del regime democratico italiano.
    Il fascismo è rimasto confinato nei libri e nei cimiteri.

    Difatti, le dichiarazioni del Fiore sono quella di uno che il fascismo non sa nemmeno cosa sia. In caso contrario, avrebbe convenuto che non è proponibile oggi la riedizione di un regime fascista, così come si è configurato dal 22 ottobre 1922 al 25 luglio 1943, se non altro perchè mancano i fascisti per tacere che da Benito Mussolini siamo caduti in fondo ad un baratro dove, appunto, troviamo un Fiore, ed altri suoi simili.
    Non c'è alcun proposito, quindi, di ricostituire il regime fascista, e nemmeno quella di combattere contro un inesistente antifascismo che viene utilizzato solo perchè le contingenze politiche inducono i falliti del comunismo a ritenere che la presenza al governo delle brutte copie di Lino Banfi (Silvio Berlusconi), Franco Franchi (Ignazio La Russa) e Ciccio Ingrassia (Gianfranco Fini) possano costituire il tentativo di ricreare un regime autoritario che si arrogano il diritto di definire, tout court, fascista quando, eventualmente, sul piano ideologico esso è il suo esatto contrario.
    Con buona pace del papalino Fiore, è invece giunto il momento di ricordare agli italiani,che se vivono in un Paese disastrato e preda di un capitalismo rapace e predatorio, il solo modo di uscirne e di ricostruirlo è attingere a quello che è il patrimonio ideologico del fascismo.
    Riscoprire,cioè, che le crisi economiche sono inevitabili nel capitalismo che vive sfruttando i popoli, reclamando la libertà assoluta di farlo in nome dell'iniziativa privata che deve essere sottratta al controllo dello Stato.
    No, come oggi gli Stati stanno sborsando migliaia di miliardi per venire in soccorso di banche ed industrie, vale a dire che i popoli stanno pagando e salvando coloro che li hanno sfruttati perchè quei soldi sono soldi nostri e non dei capi di Stato e di governo che con tanta generosità li stanno elargendo ad amici ed amici degli amici, è riproponibile il controllo dello Stato sulle imprese di interesse collettivo, che abbiano un numero di dipendenti superiore a 100.

    La socializzazione delle imprese è oggi più che mai necessaria se non si vuole che, superata questa crisi, fra dieci anni se ne presenti un'altra e poi un'altra ancora, all'infinito, a spese dei popoli.
    La socializzazione delle imprese, per chi non la conosce, vuole semplicemente che lo Stato ha il diritto e il dovere di avere un proprio rappresentante nei consigli di amministrazione, che possa verificare i bilanci, le strategie aziendali, gli investimenti ecc.
    Lo Stato è il popolo, non appartiene a chi è al governo o agli alti burocrati, quindi è il popolo che chiede di seguire e di sapere cosa fanno i capitalisti nostrani nelle loro banche e nelle loro industrie.
    Non solo, il fascismo non ritiene che le maestranze debbano solo lavorare per quattro soldi e subire tutte le decisioni degli imprenditori prese a loro insaputa e a loro discapito.
    Il fascismo esige che le maestranze delle imprese di interesse collettivo siano poste nella condizione di partecipare alle decisioni dei vertici delle aziende ed anche alla ripartizione degli utili che provengono dal loro lavoro e non solo dal denaro investito dai proprietari dell'azienda.
    In una parola, il fascismo chiede che ci sia pari dignità fra capitale e lavoro e, di conseguenza, chi investe il denaro in un'impresa deve avere gli stessi diritti e gli stessi doveri di chi lavora perchè questa diventi produttiva,senza arricchire il solo "padrone" ma distribuendo in maniera equa i profitti che da essa derivano.
    Non ci deve essere la sorpresa per le maestranze di trovarsi sul lastrico, licenziati, perchè il padrone di turno ha deciso di trasferire la sua impresa in un paese dove la manodopera costa di meno e dove, di conseguenza, lui potrà guadagnare di più.
    No, questo disprezzo verso le esigenze vitali dei lavoratori, tipico del capitalismo, non è più tollerabile.
    Il comunismo aveva ritenuto di risolvere il problema togliendo tutto a tutti e attribuendo allo Stato il compito di distribuire la ricchezza in maniera uniforme, con il risultato che tutti abbiamo visto.
    II capitalismo ritiene che il tutto debba appartenere a pochi i quali,però, per diventare sempre più ricchi devono dare le briciole alle"plebi" perchè possano acquistare e consumare, rendendoli sempre più ricchi.
    Una logica perversa che sancisce una subalternità che rischia di divenire eterna.
    Le misure che si stanno prendendo attualmente sono grottesche e demagogiche. Ridurre i bonus a chi già detiene capitali spropositati non risolve il problema. Togliere un milione di euro a chi ne ha cento o mille, non lo penalizza come togliere cento o duecento euro a chi ci deve campare con mille, poco più e spesso poco meno.
    La giustizia sociale, quella, vera, pretende ed esige che non ci siano super ricchi e super poveri, pochi i primi, milioni i secondi, condannati a restare tali perchè esclusi dalla possibilità di controllare come i primi si arricchiscono.
    Da qui la necessità di imporre ai "padroni" un controllo che sia dello Stato e delle maestranze chiamate ad intervenire anche sulle strategie delle aziende, a verificare anch'esse i conti, a percepire quei profitti che il loro lavoro produce.
    Il fascismo è stato combattuto e militarmente schiacciato anche perchè rappresentava una minaccia per il capitalismo che, dapprima, si è sbarazzato di essa e, poi, di quella comunista che, però, ben poco poteva, fare per affermare la ''dittatura del proletariato" che intendeva sostituire il potere dei pochi, dei detentori della ricchezze aziendali, con quello dei funzionari di partito ai quali ben poco interessavano i bisogni reali dei popoli.
    Parlare di superamento del fascismo, inteso come proposta per affermare una giustizia sociale, è demenziale, tipica di personaggi che vedono nel fascismo la sua esteriorità, e, manco a dirlo, la lotta all'emigrazione.
    Ma anche qui, con buona pace di questi pseudo fascisti, il suggerimento è quellodi aiutare gli italiani a riscoprire la dignità del lavoro, di qualsiasi lavoro , senza selezionare quelli "buoni" da tenersi per sé lasciando quelli "cattivi" agli stranieri che finiscono per essere forza lavoro dal cui apporto non si può prescindere.
    Restituire agli italiani il senso della dignità del lavoro è compito di chi pretende di fare politica seria, per ilx popolo e non sè stesso; salvo poi riunirsi con quattro gatti protetti da 1.500 poliziotti che fronteggiano altri quattro gatti.
    Questa è la politica degli sprovveduti che ritengono "superato" ciò che è più vivo e attuale che mai, quel messaggio fascista che, durante il Ventennio non trovò spazio per essere concretamente sperimentato, ma che rimane il lascito della Repubblica che voleva essere sociale di nome e di fatto.
    Un'equa distribuzione della ricchezza non si ottiene riducendo di poco oquel tanto che i capitalisti guadagnano, ma ridimensionando con i fatti loro profitti in eccedenza, quelli che, ad esempio, servono alle grandi imprese, alla industrie, alle banche per acquisire il controllo dei giornali e delle reti televisive, in modo da imporre ai popoli il loro modello di vita e divenire i controllori di sé stessi.
    Quale sarebbe il compito della libera stampa se non quello di controllare il rispetto delle regole da parte di chi detiene il potere politico, economico, finanziario e statale?
    Viceversa, con i profitti che indebitamente guadagnano sfruttando il lavoro e i bisogni dei popoli, costoro hanno assunto il controllo dei controllori che sono divenuti, per umana miseria, i loro servi più fedeli e ossequienti.
    Non avremo il clone di Lino Banfi come presidente del Consiglio se questi non avesse acquisito il controllo di buona parte dei media italiani, con i soldi fatti sfruttando il lavoro degli altri senza che mai qualcuno abbia controllato come abbia potuto accumulare un capitale personale di 25 miliardi di dollari e ostentare la sua ricchezza come prova della sua capacità e della sua efficienza.
    Il fascismo repubblicano cercò di interrompere la tradizione dei "baroni ladri" che, viceversa, gli sfruttatori della vittoria militare anglo-americana riportò in auge fin dall'immediato dopoguerra.
    E non sono solo i provvedimenti giudiziari che possono evitare che di cloni di Lino Banfi se ne presentino altri negli anni a venire, ma il trionfo del concetto che uno Stato deve evitare che ci siano i super-ricchi che sfruttano gli altri per i loro interessi avendo, come unico fine, quello di accrescere sempre di più le loro già smisurate ricchezze.
    Socializzare le imprese, controllare i bilanci, immettere controllori dello Stato e delle maestranze nei consigli di amministrazione, distribuire i profitti, vietare ai padroni il controllo della stampa che, guarda caso, non produce profitti finanziari e, quindi, secondo la logica del capitalismo non dovrebbe interessare chi invece vuole guadagnare dalle sue imprese, ma produce ben altro: l'asservimento dei popoli da porre al servizio di quanti possono far loro guadagnare molto di più, in ogni campo, di quello che perdono finanziando giornali con i bilanci sempre in rosso.
    E tutto questo sarebbe "superato"?

    Giustizia sociale e libertà, non appartengono al passato e, tantomeno a quelle ideologie che hanno vinto con la forza delle armi su quella che era la terza rivoluzione, quella che voleva dare al mondo quanto né la rivoluzione liberale né quella comunista, erano riuscite per difetti genetici a dargli. Riprendere, quindi, il cammino da quel messaggio che il sangue e la potenza delle armi nemiche hanno soffocato, ma non hanno cancellato, proclamando apertamente le origini specificando che non si tratta, di riproporre un regime autoritario e totalitario, ma di dare agli italiani e al mondo quella pace sociale, quella giustizia, quella libertà che il fascismo aveva sognato e che l'antifascismo coalizzato gli ha negato, al prezzo di 50 milioni di morti.
    Questo è il presente. Questo è il futuro.


    Vincenzo Vinciguerra

    Opera, 6 aprile 2009

    Nuova pagina 1

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Le idee non muoiono

    :gluglu:
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Le idee non muoiono

    Giusto Vinciguerra poteva scrivere questo cumulo di minchiate.

  4. #4
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Riferimento: Le idee non muoiono

    Invece l'articolo è ragionato e scritto sapientemente. Io poi non stimo Fiore, mi sembra un nazi-democristiano, non di certo un fascista...
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Dr. Caligari Visualizza Messaggio
    Invece l'articolo è ragionato e scritto sapientemente. Io poi non stimo Fiore, mi sembra un nazi-democristiano, non di certo un fascista...
    Il Fascismo giustizia sociale e libertà? Se questa fosse stata l'essenza del Fascismo, allora Mussolini avrebbe fatto una guerra mondiale per niente.
    La socializzazione panacea di tutti i mali di oggi? Ma non prendiamoci per il culo.

  6. #6
    Ritorno a Strapaese
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    secondo me ha ragione Vinciguerra, poi son punti di vista...
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Dr. Caligari Visualizza Messaggio
    secondo me ha ragione Vinciguerra, poi son punti di vista...
    Vabè, tieniti le cazzate paranoiche sul neo-fascismo atlantico di servizio di Vinciguerra, le pippe mentali sulla sogggializazione nel 2009, le solite invettive da 4 soldi a Berlusconi e al centro-destra, senza la minima comprensione delle dinamiche interne della politica italiana (Fini e Berlusconi sullo stesso fronte? Ma Vinciguerra dove cazzo vive?), qualche solita tiritera sui 'duri e puri' contro il resto del mondo, ecc.
    Io ad un infame conclamato non darei la minima attenzione.
    Ma sono punti di vista.

  8. #8
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    Ma ancora le leggete certe stronzate? Non è sufficiente guardare il nick di chi le posta?

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: Le idee non muoiono

    Citazione Originariamente Scritto da Avanguardia Visualizza Messaggio
    LE IDEE NON MUOINO


    Nel quotidiano diluvio di scempiaggini che politici e giornalisti fanno piovere sull'indifeso popolo italiano, spicca, ultima in ordine di tempo, quella affermata dall'europarlamentare Roberto Fiore, capo di 'Forza Nuova' .
    Costui, dianzi alle telecamere, ha dichiarato che "fascismo e antifascismo sono superati",ponendo sullo stesso piano un'ideologia e un composto confuso e disordinato di ideologie diverse e contrapposte a quella fascista.
    L'antifascismo non è mai esistito come idea, perchè ha rappresentato la coalizione di persone che per essere liberali, comunisti, socialisti, democristiani, si sono sentite impegnate ad avversare il regime fascista salvo, poi, caduto questo per cause indipendenti dalla loro azione, scannarsi fra di loro per oltre quarant'anni, fino all'autunno del 1989.
    La "guerra fredda" non ha visto che la contrapposizione fra il capitalismo privato, rappresentato dagli Stati uniti e dai suoi alleati, e il capitalismo di Stato di cui era, alfiere principale l'Unione sovietica.
    Fra gli attori di uno scontro planetario non stato il fascismo, magari, qui, in Italia, ci sono stati pseudofascisti, come appunto il il Fiore sul finire degli anni Settanta, che si sono prestati, in nome dell'anticomunismo, a fare le "guardie bianche" del regime democratico italiano.
    Il fascismo è rimasto confinato nei libri e nei cimiteri.

    Difatti, le dichiarazioni del Fiore sono quella di uno che il fascismo non sa nemmeno cosa sia. In caso contrario, avrebbe convenuto che non è proponibile oggi la riedizione di un regime fascista, così come si è configurato dal 22 ottobre 1922 al 25 luglio 1943, se non altro perchè mancano i fascisti per tacere che da Benito Mussolini siamo caduti in fondo ad un baratro dove, appunto, troviamo un Fiore, ed altri suoi simili.
    Non c'è alcun proposito, quindi, di ricostituire il regime fascista, e nemmeno quella di combattere contro un inesistente antifascismo che viene utilizzato solo perchè le contingenze politiche inducono i falliti del comunismo a ritenere che la presenza al governo delle brutte copie di Lino Banfi (Silvio Berlusconi), Franco Franchi (Ignazio La Russa) e Ciccio Ingrassia (Gianfranco Fini) possano costituire il tentativo di ricreare un regime autoritario che si arrogano il diritto di definire, tout court, fascista quando, eventualmente, sul piano ideologico esso è il suo esatto contrario.
    Con buona pace del papalino Fiore, è invece giunto il momento di ricordare agli italiani,che se vivono in un Paese disastrato e preda di un capitalismo rapace e predatorio, il solo modo di uscirne e di ricostruirlo è attingere a quello che è il patrimonio ideologico del fascismo.
    Riscoprire,cioè, che le crisi economiche sono inevitabili nel capitalismo che vive sfruttando i popoli, reclamando la libertà assoluta di farlo in nome dell'iniziativa privata che deve essere sottratta al controllo dello Stato.
    No, come oggi gli Stati stanno sborsando migliaia di miliardi per venire in soccorso di banche ed industrie, vale a dire che i popoli stanno pagando e salvando coloro che li hanno sfruttati perchè quei soldi sono soldi nostri e non dei capi di Stato e di governo che con tanta generosità li stanno elargendo ad amici ed amici degli amici, è riproponibile il controllo dello Stato sulle imprese di interesse collettivo, che abbiano un numero di dipendenti superiore a 100.

    La socializzazione delle imprese è oggi più che mai necessaria se non si vuole che, superata questa crisi, fra dieci anni se ne presenti un'altra e poi un'altra ancora, all'infinito, a spese dei popoli.
    La socializzazione delle imprese, per chi non la conosce, vuole semplicemente che lo Stato ha il diritto e il dovere di avere un proprio rappresentante nei consigli di amministrazione, che possa verificare i bilanci, le strategie aziendali, gli investimenti ecc.
    Lo Stato è il popolo, non appartiene a chi è al governo o agli alti burocrati, quindi è il popolo che chiede di seguire e di sapere cosa fanno i capitalisti nostrani nelle loro banche e nelle loro industrie.
    Non solo, il fascismo non ritiene che le maestranze debbano solo lavorare per quattro soldi e subire tutte le decisioni degli imprenditori prese a loro insaputa e a loro discapito.
    Il fascismo esige che le maestranze delle imprese di interesse collettivo siano poste nella condizione di partecipare alle decisioni dei vertici delle aziende ed anche alla ripartizione degli utili che provengono dal loro lavoro e non solo dal denaro investito dai proprietari dell'azienda.
    In una parola, il fascismo chiede che ci sia pari dignità fra capitale e lavoro e, di conseguenza, chi investe il denaro in un'impresa deve avere gli stessi diritti e gli stessi doveri di chi lavora perchè questa diventi produttiva,senza arricchire il solo "padrone" ma distribuendo in maniera equa i profitti che da essa derivano.
    Non ci deve essere la sorpresa per le maestranze di trovarsi sul lastrico, licenziati, perchè il padrone di turno ha deciso di trasferire la sua impresa in un paese dove la manodopera costa di meno e dove, di conseguenza, lui potrà guadagnare di più.
    No, questo disprezzo verso le esigenze vitali dei lavoratori, tipico del capitalismo, non è più tollerabile.
    Il comunismo aveva ritenuto di risolvere il problema togliendo tutto a tutti e attribuendo allo Stato il compito di distribuire la ricchezza in maniera uniforme, con il risultato che tutti abbiamo visto.
    II capitalismo ritiene che il tutto debba appartenere a pochi i quali,però, per diventare sempre più ricchi devono dare le briciole alle"plebi" perchè possano acquistare e consumare, rendendoli sempre più ricchi.
    Una logica perversa che sancisce una subalternità che rischia di divenire eterna.
    Le misure che si stanno prendendo attualmente sono grottesche e demagogiche. Ridurre i bonus a chi già detiene capitali spropositati non risolve il problema. Togliere un milione di euro a chi ne ha cento o mille, non lo penalizza come togliere cento o duecento euro a chi ci deve campare con mille, poco più e spesso poco meno.
    La giustizia sociale, quella, vera, pretende ed esige che non ci siano super ricchi e super poveri, pochi i primi, milioni i secondi, condannati a restare tali perchè esclusi dalla possibilità di controllare come i primi si arricchiscono.
    Da qui la necessità di imporre ai "padroni" un controllo che sia dello Stato e delle maestranze chiamate ad intervenire anche sulle strategie delle aziende, a verificare anch'esse i conti, a percepire quei profitti che il loro lavoro produce.
    Il fascismo è stato combattuto e militarmente schiacciato anche perchè rappresentava una minaccia per il capitalismo che, dapprima, si è sbarazzato di essa e, poi, di quella comunista che, però, ben poco poteva, fare per affermare la ''dittatura del proletariato" che intendeva sostituire il potere dei pochi, dei detentori della ricchezze aziendali, con quello dei funzionari di partito ai quali ben poco interessavano i bisogni reali dei popoli.
    Parlare di superamento del fascismo, inteso come proposta per affermare una giustizia sociale, è demenziale, tipica di personaggi che vedono nel fascismo la sua esteriorità, e, manco a dirlo, la lotta all'emigrazione.
    Ma anche qui, con buona pace di questi pseudo fascisti, il suggerimento è quellodi aiutare gli italiani a riscoprire la dignità del lavoro, di qualsiasi lavoro , senza selezionare quelli "buoni" da tenersi per sé lasciando quelli "cattivi" agli stranieri che finiscono per essere forza lavoro dal cui apporto non si può prescindere.
    Restituire agli italiani il senso della dignità del lavoro è compito di chi pretende di fare politica seria, per ilx popolo e non sè stesso; salvo poi riunirsi con quattro gatti protetti da 1.500 poliziotti che fronteggiano altri quattro gatti.
    Questa è la politica degli sprovveduti che ritengono "superato" ciò che è più vivo e attuale che mai, quel messaggio fascista che, durante il Ventennio non trovò spazio per essere concretamente sperimentato, ma che rimane il lascito della Repubblica che voleva essere sociale di nome e di fatto.
    Un'equa distribuzione della ricchezza non si ottiene riducendo di poco oquel tanto che i capitalisti guadagnano, ma ridimensionando con i fatti loro profitti in eccedenza, quelli che, ad esempio, servono alle grandi imprese, alla industrie, alle banche per acquisire il controllo dei giornali e delle reti televisive, in modo da imporre ai popoli il loro modello di vita e divenire i controllori di sé stessi.
    Quale sarebbe il compito della libera stampa se non quello di controllare il rispetto delle regole da parte di chi detiene il potere politico, economico, finanziario e statale?
    Viceversa, con i profitti che indebitamente guadagnano sfruttando il lavoro e i bisogni dei popoli, costoro hanno assunto il controllo dei controllori che sono divenuti, per umana miseria, i loro servi più fedeli e ossequienti.
    Non avremo il clone di Lino Banfi come presidente del Consiglio se questi non avesse acquisito il controllo di buona parte dei media italiani, con i soldi fatti sfruttando il lavoro degli altri senza che mai qualcuno abbia controllato come abbia potuto accumulare un capitale personale di 25 miliardi di dollari e ostentare la sua ricchezza come prova della sua capacità e della sua efficienza.
    Il fascismo repubblicano cercò di interrompere la tradizione dei "baroni ladri" che, viceversa, gli sfruttatori della vittoria militare anglo-americana riportò in auge fin dall'immediato dopoguerra.
    E non sono solo i provvedimenti giudiziari che possono evitare che di cloni di Lino Banfi se ne presentino altri negli anni a venire, ma il trionfo del concetto che uno Stato deve evitare che ci siano i super-ricchi che sfruttano gli altri per i loro interessi avendo, come unico fine, quello di accrescere sempre di più le loro già smisurate ricchezze.
    Socializzare le imprese, controllare i bilanci, immettere controllori dello Stato e delle maestranze nei consigli di amministrazione, distribuire i profitti, vietare ai padroni il controllo della stampa che, guarda caso, non produce profitti finanziari e, quindi, secondo la logica del capitalismo non dovrebbe interessare chi invece vuole guadagnare dalle sue imprese, ma produce ben altro: l'asservimento dei popoli da porre al servizio di quanti possono far loro guadagnare molto di più, in ogni campo, di quello che perdono finanziando giornali con i bilanci sempre in rosso.
    E tutto questo sarebbe "superato"?

    Giustizia sociale e libertà, non appartengono al passato e, tantomeno a quelle ideologie che hanno vinto con la forza delle armi su quella che era la terza rivoluzione, quella che voleva dare al mondo quanto né la rivoluzione liberale né quella comunista, erano riuscite per difetti genetici a dargli. Riprendere, quindi, il cammino da quel messaggio che il sangue e la potenza delle armi nemiche hanno soffocato, ma non hanno cancellato, proclamando apertamente le origini specificando che non si tratta, di riproporre un regime autoritario e totalitario, ma di dare agli italiani e al mondo quella pace sociale, quella giustizia, quella libertà che il fascismo aveva sognato e che l'antifascismo coalizzato gli ha negato, al prezzo di 50 milioni di morti.
    Questo è il presente. Questo è il futuro.


    Vincenzo Vinciguerra

    Opera, 6 aprile 2009

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    Ha ragione, quoto in pieno tutto.
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    Questo vive su un altro pianeta.

 

 
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