Anche Crosetto prepara il piano per il riarmo con missili e altro
Non si placa il dibattito pubblico sul riarmo, anzi la scena politica acuisce ulteriormente la questione con le parole del ministro Crosetto, ormai sul piede di guerra (letteralmente). L’intervento del ministro ha generato una serie di reazioni contrastanti, tra chi teme un ritorno al riarmo e chi invece sottolinea l’urgenza di adeguare le forze armate agli standard internazionali. Ma al di là delle dichiarazioni politiche, cosa sta realmente accadendo? L’Italia si sta davvero preparando a un conflitto oppure sta solo colmando un ritardo tecnologico e strategico accumulato negli anni?

Secondo il governo, non si tratta di un progetto di aggressione o militarizzazione della società, bensì di un aggiornamento necessario dopo decenni di riduzione delle spese militari.
La fine della Guerra Fredda aveva infatti comportato un drastico ridimensionamento degli investimenti nella difesa, ma il mutato contesto internazionale – in particolare con la guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente e l’instabilità africana – impone oggi una riflessione sulla capacità dello Stato di proteggere se stesso e i propri cittadini.

Più spese, più soldati: il piano del governo per il riarmo
Nel dettaglio, il piano illustrato dal ministro Crosetto prevede una serie di misure ambiziose. Innanzitutto, l’aumento delle risorse destinate alla difesa, con l’obiettivo di portare la spesa annua al 2% del PIL, in linea con le indicazioni NATO. Questa soglia, già raggiunta in termini programmatici, rappresenta solo un primo traguardo. Le intenzioni del governo vanno oltre: si parla di investimenti complessivi pari a 11,3 miliardi di euro entro il 2039, distribuiti su più fronti. Aeronautica, Marina e Forze terrestri saranno rinnovate con mezzi più moderni, più efficienti e soprattutto con maggiore interoperabilità con gli eserciti alleati.
(continua)

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