Lo scopo di questa parabola è far capire che coloro che si definiscono anti-comunisti in realtà all'interno della propria famiglia si comportano in modo comunista, e mai accetterebbero forme di organizzazione di tipo capitalistico. Allargato all'intera società, ovviamente, il discorso si allarga e si problematizza. Ma i principi fondamentali restano gli stessi.
Naturalmente bisogna ricordare che il linguaggio parabolico può risultare straniante e irreale, ma tutto è funzionale al racconto.
Inoltre dovrete concentrarvi per capire a cosa corrispondono gli elementi della parabola (mezzi di produzione, mercato, consumo, polizia, tasse ecc...).
Tenendo conto che l'1% delle persone che criticano il comunismo sanno davvero che cos'è il comunismo (e quindi lo criticano a ragion veduta), auguro ai comunisti buon divertimento e a tutti gli altri buono studio.
C'era una volta una casetta, in un'allegra cittadina. In questa casetta vivevano quattro fratelli, co-proprietari dell'abitazione. Ogni giorno questi quattro fratelli pranzavano insieme, organizzandosi in maniera comunistica. Poiché era necessario che mangiassero e che lavorassero per produrre il cibo, decisero di dividersi equamente il carico di lavoro, ogni giorno, all'ora di pranzo. Per fare la spesa, ognuno metteva a disposizione del gruppo una stessa quantità di denaro stabilita. Adamo andava a comprare le cose da mangiare; Carlo quelle da bere; Federico cucinava il primo; Giulio cucinava il secondo. Alla fine si dividevano equamente il prodotto complessivo del loro lavoro (ovvero una gradevole tavola imbandita con primo, secondo e bevande, e a volte un terzo). Ognuno mangiava le stesse quantità di cibo degli altri (di solito, a testa, un primo di pasta e un secondo di carne o un uovo o una focaccia). Con questo sistema vissero per molto tempo e potevano tutto sommato dirsi soddisfatti.
Un giorno, però, ad Adamo venne un'idea. Volle mettersi in gioco, tentare la fortuna. Decise di diventare un mercante, così da cercare di guadagnare qualcosa. Vendette il proprio computer. Poi il proprio cellulare. Il proprio televisore. Il proprio motorino. Continuò così finchè non fu economicamente in grado di comprarsi una macchina nuova. A quel punto Adamo era molto soddisfatto di come procedevano gli affari. Era però a corto di soldi, poichè per comprare l'automobile aveva speso tutto ciò che aveva precedentemente guadagnato. Decise allora di vendere anche l'automobile senza però spendere subito il ricavato; questo andava investito, in modo da poter mettere da parte un gruzzoletto personale. Ed ecco che con i soldi ottenuti dalla vendita dell'auto, Adamo decise di comprarsi la cucina! Per comprarla avrebbe dovuto dare dei soldi agli altri tre fratelli, soldi che essi avrebbero sicuramente diviso in tre parti uguali. Ma avrebbero fatto dei problemi. Forse si sarebbero rifiutati. Decise allora di offrire l'affare soltanto a Giulio. Questi, davanti alla prospettiva di guadagnare da solo l'intero valore complessivo della cucina, senza la spartizione con i fratelli, accettò l'affare di Adamo e scappò con i soldi, cercando fortuna...
Il giorno dopo, Carlo e Federico si svegliarono di buon umore, completamente ignari della combutta segreta degli altri due fratelli. Arrivò l'ora di pranzo. Carlo e Federico cominciavano lentamente a sentire i primi brontolii della fame, i loro stomaci iniziavano ad invocare cibo. Così si diressero sonnecchiando verso la cucina, chiedendosi stancamente dove fossero Adamo e Giulio. Ed ecco arrivò l'amara sorpresa. Davanti alla cucina c'era Adamo, ma non sembrava lui. Aveva un'aria più pulita del solito, era elegante e pettinato, e sorrideva in modo educato e gentile. Accanto a lui, un omone pelato, alto e muscoloso. Indossava un completo blu scuro e brandiva una mazza. Era cupo in volto, imbronciato, dall'aria truce.
Carlo, assolutamente meravigliato, chiese: <Ma che fai? Chi è quest'uomo?>.
Adamo non rispose subito, né smise di sorridere. Con lenta grazia aristocratica, estrasse dal taschino della giacca un foglio ingiallito scritto a macchina, macchiato di timbri e scarabocchiato da firme.
<Questo> disse, <è un attestato di proprietà. Qui c'è scritto a chiare lettere che la cucina adesso è mia, e voi non potete averne accesso>.
Parlava in tono pacato e uniforme, senza mai smettere di sorridere. Beatamente spiegò loro del tradimento di Giulio.
A quelle parole Federico, fino ad allora impassibile, ebbe un improvviso scatto d'ira e si avventò contro Adamo. Subito però l'omone vestito di blu si frappose tra Federico e Adamo, e colpì violentemente Federico con la mazza. Mentre ancora Federico era a terra con il naso sanguinante, Adamo parlò di nuovo, ma questa volta la sua voce tremava, e non sorrideva più.
<Federico! Con che coraggio attacchi tuo fratello, sangue del tuo sangue? Eppure siamo cresciuti insieme... Vergognati!>. Sembrava sinceramente dispiaciuto.
Carlo aiutò Federico a rialzarsi e indicando l'omone chiese di nuovo: <Ma chi è quest'uomo?>
Ancora un po' scosso, Adamo riprese timidamente a sorridere, e rispose: <Quest'uomo è un eroe. Si batte in prima persona per evitare che tra di noi ci siano scontri, litigi o addirittura lesioni fisiche. Il suo lavoro consiste nel garantire a noi una convivenza pacifica>.
Carlo guardò l'omone. Ci si aspettava almeno un sorriso dopo le pompose parole di Adamo, ma questo non arrivò. Al contrario l'omone si ritirò nell'ombra e si sedette in un angolo, senza dire una parola, pulendo lentamente con un panno la mazza sporca di sangue.
A quel punto lo stomaco di Federico ricominciò a brontolare, ed egli si ricordò che ancora non avevano pranzato.
<Ma io ho fame>, disse piagnucolante, <come faccio a cucinare se non posso accedere alla cucina?>.
<Federico, Federico...> disse sommessamente Adamo, <dovresti ringraziarmi lo sai? Ti perdono per quel che hai fatto prima, e siccome sono buono vi offro un posto di lavoro per farvi mangiare! Siete contenti?> sorrise raggiante.
<Si!> urlarono in coro Carlo e Federico. <Finalmente si mangia!>
<Dovrete fare la spesa e cucinare, e alla fine del lavoro io vi darò una paga. E pensate, i soldi per fare la spesa ve li darò tutti io!>
<Grazie mille> risposero, <sei davvero gentile!>
<Bene! Al lavoro allora! Questa è la lista della spesa> disse porgendo a Carlo un foglietto.
<Ma perchè dobbiamo comprare tutta questa roba? E' inutile! Dobbiamo mangiare solo noi!>
<Io pago e io decido> rispose Adamo perentorio. <Su, forza, andate!>.
E fu così che Carlo e Federico andarono a comprare da bere e da mangiare, per poi tornare a casa e cucinare primi e secondi. Rispetto al passato, la quantità di lavoro complessivo era triplicata, e questo lavoro non veniva più diviso in quattro, ma in due.
Una volta tornati a casa si misero subito dietro ai fornelli a cucinare, con i morsi della fame che si facevano insistenti. Cucinarono per due ore una quantità di cibo inutile, per circa 12 persone. Sudavano e faticavano tra il calore delle pentole. E la fame aumentava. Adamo nel frattempo riposava sul divano, e se la spassava guardando dei comici in televisione e ridendo allegramente per le loro battute. L'omone vestito di blu controllava impassibile il lavoro di Carlo e Federico. Mazza in mano. Truce.
Quando finalmente i compiti che vi erano da svolgere cessarono, ormai il loro orario abituale del pranzo era trascorso da tempo. Esausto, Carlo chiamò Adamo, e gli disse che avevano finito di cucinare. Carlo e Federico adesso erano leggermente eccitati, perchè finalmente avevano finito il turno e potevano mangiare, placare la fame e godersi un po' di tempo libero. Subito arrivò Adamo, con il suo sorriso radioso, e diede ad entrambi una busta sigillata. La aprirono. Dentro c'erano dei soldi. Che sensazione meravigliosa!, pensarono i due, questi soldi sono frutto del nostro lavoro!
<Ora, Federico, finalmente possiamo mangiare> disse Carlo.
Si diressero con le gambe tremanti verso la tavola imbandita, ricolma di pietanze e di odori, colori e squisite specialità, tutto ciò che avevano cucinato. Un grande banchetto sufficiente a saziare una dozzina di persone dove poter fare una grande abbuffata. Ma quando stavano per sedersi pregustando già i sapori di quel bendidio, ecco che arrivò Adamo e si frappose tra loro e la tavola, investendoli della solarità che il suo sorriso emanava.
<I signori desiderano?> disse cordialmente.
Carlo e Federico rimasero un attimo interdetti.
<Tutto quello che avete cucinato appartiene a me> spiegò tranquillo.
Con il suo docile sorriso, Adamo cominciò: “Abbiamo filetto alla pizzaiola, pasta alla carbonara, uova e pancetta, lasagne, focacce agli spinaci...”
Mentre Adamo elencava i cibi disponibili, Carlo e Federico vennero colti da una febbrile eccitazione vedendo tutti quei piatti esposti con il prezzo, tutti lì, tutti da ammirare e da comprare. Subito però si resero conto che con i soldi che avevano appena guadagnato potevano permettersi al massimo un piatto, quindi dovevano scegliere con cura, e in questa scelta misero tutta la loro dedizione. Rispetto al passato in cui mangiavano primo e secondo, quindi, potevano mangiare soltanto un primo o un secondo a scelta. E che scelta!
<...risotto allo zafferano, pasta e ceci, pizza margherita, arancino di riso...>
Alla fine scelsero i loro piatti e Adamo sorridendo disse <Qui il nostro unico obiettivo è soddisfare il cliente, eccovi serviti> e porse loro le pietanze. Carlo e Federico stavano per sedersi, visibilmente soddisfatti, quando Adamo di nuovo interruppe il loro entusiasmo.
<Prima di mangiare dovete fare un'ultima cosa> disse in tono calmo e sereno.
<Ma come!> rispose Federico, <l'orario di lavoro è finito!>
<Ricordati Federico che posso licenziarti in qualsiasi momento, e poi non potrai più mangiare!>
Federico stava per ribattere ma si accorse che l'omone con la mazza lo stava fissando, torvo.
<Ho firmato un contratto con la trattoria qui sotto, e tutto il cibo che avanza lo porterete ora nella loro cucina. Solo questo, poi potrete mangiare> e concluse la frase sorridendo e congiungendo le mani.
E fu così che, sempre più indeboliti dalla fame, Carlo e Federico fecero quattro viaggi a testa per trasportare le pietanze nella trattoria al piano di sotto.
Una volta ritornati, non vedevano l'ora di mangiare. Ma appena arrivarono in sala da pranzo, videro che una persona li attendeva vicino alla tavola: un prete.
<Ho pensato che poteva farvi piacere> disse Adamo con un tono di voce quasi emozionato. Il prete sorrideva innocente, accennando un saluto. I tre fratelli si sedettero finalmente a tavola e all'unisono ringraziarono il Signore per il cibo che stavano per consumare. Il prete li benedì e con modi urbani tolse il disturbo. Carlo e Federico mangiarono ognuno il proprio piatto faticosamente guadagnato, mentre Adamo mangiò primo secondo terzo e quarto.
Mentre mangiavano, chiacchierarono allegramente tra fratelli del più e del meno. Ricordarono anche Giulio. Adamo infatti spiegò loro che Giulio era un uomo intraprendente, e su di sé disse di essere un gran lavoratore; Carlo e Federico, invece, erano dei fannulloni senza fantasia, insofferenti verso il lavoro. Carlo e Federico ammisero che, in fondo, aveva ragione.
In un angolo ombroso della cucina, immerso in un silenzio che le risate provenienti dalla tavola non riuscivano a rompere, l'omone pelato, con la sua mazza, non smetteva di fissarli...
Epilogo
Giunse il mese delle elezioni. A contendersi i voti dei cittadini vi erano il Partito Rosso e il Partito Blu. Carlo e Federico, quando finivano di lavorare, seguivano attentamente alla televisione il periodo di propaganda pre-elettorale.
Ma la televisione apparteneva al Partito Blu. Essa avvertiva che quelli del Partito Rosso erano dei froci che non avevano voglia di lavorare e che mangiavano bambini. I Rossi avrebbero impiccato i preti e dato fuoco alle chiese, avrebbero reso tutti più poveri, impedito qualsiasi libertà, eliminato la meritocrazia.
Carlo disse allora a Federico: <Se vincono i Rossi, la spesa che facciamo per cucinare dovremo pagarla noi oltre ad Adamo, come facevamo un tempo!>
E Federico aggiunse, tutto d'un fiato: <Inoltre i Rossi punirebbero Adamo e metterebbero un omone armato di mazza a guardia della cucina per evitare che accada di nuovo che qualcuno se la compra!>
<E questo omone si scontrerebbe con l'omone pelato amico di Adamo!> urlò Carlo indignato.
<Che vandalismo...> chiosò Federico.
Terrorizzati, corsero a votare per il Partito Blu.
MORALE
Dal punto di vista sociale è preferibile il comunismo, dal punto di vista individuale ognuno sceglie: o tento di entrare nella schiera dei capitalisti (o, nell'attuale società complessa, cerco di occupare una qualsiasi posizione di potere, non necessariamente capitalistica – spettacolo, politica, sport ecc...-) con la possibilità di vincere o con la possibilità di perdere (con la prospettiva di diventare ricco se vinco, povero se perdo), oppure non rischio e preferisco la società comunista, dove non esistono ricchi e non esistono poveri, ma tutti sono uguali, più o meno benestanti a seconda di ciò che offre il capitale sociale da dividere equamente.
E' naturale che Adamo (che rappresenta la minoranza della popolazione) vive meglio con il capitalismo che con il comunismo. Ha tentato e gli è andata bene. Prima per mangiare doveva andare a comprare il cibo e gli spettava un primo e un secondo, adesso si trastulla beatamente senza lavorare e si prende primo, secondo, terzo e quarto e, in più, guadagna dalla produzione stessa del cibo. Naturalmente deve portare avanti il suo “lavoro” di capitalista, ovvero provvedere che le entrate siano sempre superiori alle uscite. A Giulio non sappiamo come gli è andata. Egli ha tentato la fortuna. Può darsi che ha vinto, può darsi che ha perso.
Invece Carlo e Federico (che rappresentano la maggioranza della popolazione) stavano meglio con il comunismo. Prima Carlo comprava da bere e Federico cucinava il primo, per poi mangiare un primo e un secondo a testa, mentre ora entrambi fanno un lavoro spropositato, funzionale non al loro utile ma al profitto del capitalista (spesa completa per dodici persone, una trentina di piatti da cucinare, quattro viaggi verso la trattoria) e mangiano un solo piatto a testa. Va detto però che questo ultimo elemento è variabile, e dipende dalle oscillazioni del mercato. In alcuni periodi possono permettersi anche di mangiare primo, secondo e terzo, quindi più di quanto mangerebbero con il comunismo, ma in altri periodi rischiano di essere licenziati e di non mangiare proprio. Alla certezza e alla sicurezza offerte dal comunismo si passa ad una fase di incertezza e di precarietà.
Inoltre non dobbiamo dimenticare che l'Europa fino al 1989 ha optato per la cosiddetta “terza via”, quindi gran parte della popolazione non capitalista ha potuto usufruire degli apparati statali per accedere a lavori con una funzione sociale (non condizionati cioè dal profitto), sicuri e garantiti, usufruendo anche gratuitamente dei vari servizi pubblici.
Solo nell'ultimo ventennio questa realtà sta scomparendo e le destre europee stanno smantellando il vecchio Stato Sociale eliminando ogni vincolo alle imprese private, precarizzando quindi una fetta più ampia della popolazione.
Ma Carlo e Federico non sanno che potrebbero migliorare la loro condizione sociale, perchè leggono poco e guardano troppa televisione...




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