Achille e Briseide.
Ed ella apparve, dolce ed altera, nel tempio in penombra dinanzi al fuoco degli avi.
"Chi sei tu, che vieni a turbare la casa dei miei padri, spada ed elmo, metallo lampeggiante di forza e vanità, posa il tuo ferro che mi insulta e non serve a chi vita dà e non toglie.”
"Il mio nome è Achille, la spada è il mio orgoglio, piè veloce son, come il terrore delle schiere nemiche al balenar del mio elmo".
"E' tutto cio' che sai offrire, Achille? Ferro e fuoco, lama e dolore? Tua madre forgiò le tue armi per combattere contro tuo padre, lidi stranieri accolsero la tua antica rabbia, ma nella tua casa non risuonò solo il clangore delle daghe e il sibilar degli archi, ma un dolce canto di letizia, fuoco non di guerra ma di pace e serenità, calore e tepore alla tua anima inquieta."
E Achille si fermo', depose le sue armi e sedette in un angolo, confuso e tremante.
"Voce della notte, forse conosci me e il mio destino? A lungo ho errato per mari e continenti, ciò che è scritto nel Fato non voglio sapere, ma è vero, il lucido ferro mi rese aspro e tagliente, ma vive ancora in me il canto di Orfeo, melodia di un tempo lontano e felice, e la tua voce, soave e leggera è per me un balsamo, caldo e benigno”
"Non vedo il tuo canto Achille, ma solo passione e volere, Orfeo sussurra e tu gridi, dolcezza e levità non sento nel tuo colloquiare. Il mio nome è Briseide, figlia di Briseo, sacerdote di Apollo splendente e lucente, patrono di musica e poesia."
Achille tacque, la voce debole, triste ferro sul pavimento, velata polvere di malinconia nel suo animo.
"Hai ragione Briseide, tanto tempo è passato, acqua e vino, oro e melma, fuoco e cenere. Il mio canto è flebile ma decisa la mia voce, sappi che come tu appari e sei, dolce e splendente, lieve e terribile, nulla puo'il guerriero e l'arme, scudi e corazze giacciono come inutili orpelli.
Sangue e dolore abbiamo visto e vissuto ed essi premono sul mio cuore come sul tuo. Lascero' il grigio metallo arrugginire e coltivero' il tuo giardino di fiori, oasi di pace in mezzo a tanta guerra. La mia dolcezza vive nei tuoi capelli, nel tuo viso e nella la tua voce. Ho imparato ad amarle ed ascoltarle come parte di me."
"Osi parlare cosi' e non mi conosci, non leggo la tua pelle, non sento il tuo volto, come puoi e come pretendi di parlare cosi', una presenza in una vita, una voce in mille voci, vaneggi e visioni, il prode Achille pensa forse che basti la sua sola presenza, la sua sola voce, a cambiare la mia vita?"
"No Briseide, pensai mai a cambiar te, vita e pensiero ma a ritrovar me stesso, luce lontana mi induce a camminare, non so dove mi porti, se fiammella si trasformi in incendio o spenga silente un filo di fumo, ma se essa mi fara' ritrovar gioia o dolore, quiete o tempesta, forza o debolezza, amore o odio, sempre sarà valsa la pena di cercarla"
Briseide si volse, lentamente, bellissima e misteriosa. "Son forse un'oracolo? O la Pizia? troppo pretendi dalle mie stanche membra, fuochi fatui danzano nelle spiagge dei naviganti, il mio fuoco acceso non è per te, ma a rimembranza e ricordo di cio' che mi è caro non solo ad Apollo"
"Colei che cerco e vedo non viaggia nel passato, nulla so di lei, essa mi inquieta e mi attrae, e distinguere so il fuoco sacro dalle pallide luci nell'azzurro manto. E umano è il mio chiedere e vagare, nè dio nè oracolo han mai portato letizia e dolcezza all'animo di Achille. Senza armi mi vedi, in un angolo, confuso e esitante al tuo cospetto, volere e potere nulla possono, la mia tenda spoglia è tutto ciò che possiedo. La tua lunga veglia osservo, dure parole e grazia di donna, uomo fui e sono, alfin nudo, debole e non invincibile. Filo sottile nel caos, il tuo parlar con me ode ancora l'urlo della battaglia. Ma essa è dietro o davanti a me, ma non piu' dentro di me. Vuolsi cola' il mio agire temuto e scarno dagli dei o dal Fato, ma ad esso non indietreggi, rivolgi a me rimproveri, ma neve al sole scioglie un lungo inverno."
"Ti ascolto, Achille, ma nulla prometto e nulla posso, la tua asprezza mi colpisce e ferisce, amo verdi colline e terra di fiori, vento leggero e placidi flutti, non piu' dolore e roccia, tormento e attesa."
"Briseide, forse abbiamo finito di soffrire? Nulla è come sembra, nulla è placido come la morte dell'anima e del corpo, il viaggio dell'uomo non leva il dolore, volto trasfigurato dell'amore che fugge e della paura di perdersi. Vuoi forse veleggiare sola nella terra del Loto, dimentica ed ebbra di te stessa, senza piu' un luogo, una terra, un uomo e una bussola, senza sofferenza e senza gioia?"
"Achille il guerriero che siede al fuoco e bada ai bovi? l'arme lì immota per tuo volere, ed io la temo, come parte di te e del tuo destino. Non illuderti, prenderà ancora il tuo braccio, vita e forza gli infondi e mai negasti la tua lama a chicchessia."
"Essa mi segue, volente o nolente, nulla puo' contro i miei intenti, e tu lo sai. Pensi davvero che usi il mio arco contro chi amo e venero? Ucciderei me stesso piuttosto. Non solo nembi e saette puo' il giorno, sole e quiete ritornano, riso e gaiezza riprendono coscienza di sè. Luce e non piu' buio, tu stessa lo dissi parlando di me."
"Sia quel che sia, Achille, non di sole parole è il Fato dell'Uomo, ricordalo, esse sono pietre ma puoi scagliarle o cementarle, il mio tempio racconta di coloro che tennero fede."
Dedicato ad una donna, scritto una notte di inverno di mio pugno.




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