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  1. #1
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    Predefinito Dei diritti e delle pene.

    Vien da sé il richiamo all'opera di una delle più illustri personalità dell'illuminismo italiano, che insieme ai fratelli Verri traccerà una nuova rotta culturale e linguistica, di cui ancora oggi possiamo sentirne l'influenza.

    Parlare di nuova rotta linguistica, nell'epoca in cui il cosiddetto progressismo definisce nuove e volubili linee guida sui linguaggi inclusivi, è importante; forse pochi ricordano che proprio i fratelli Verri, nell'epoca in cui il fermento illuminista rappresentava il più stimolante punto di incontro del panorama culturale milanese, attraverso il periodico «Il Caffè» nella seconda metà del '700 si parlava di una nuova "lingua dell'uso" più snella e adattabile alle esigenze di superamento di stretti vincoli tradizionalisti, progresso di cui l'illuminismo sicuramente si è costituito promotore.

    Proprio in quell'epoca, dove una forza rivoluzionaria si poneva in contrasto con la staticità tradizionalista dell'aristocrazia, divenne più forte il concetto di diritti, che da lì a pochi anni portò alla realizzazione di quello che diventerà il primo documento dove si riconoscono i diritti fondamentali dell'essere umano in quanto tale.

    Oggi siamo ancora qui a parlare di diritti alla libertà sessuale, alla genitorialità, ecc., ma soprattutto dobbiamo ancora mettere l'accento su dei problemi in termini di parità di diritti e di discriminazioni di genere, che non sono per nulla superate.

    E proprio qui mi ricollego al gioco di fatto nel titolo, con il riferimento all'opera di Beccaria, in quanto per una certa fazioni il riconoscimento di alcuni diritti diventa una pena da espiare e questo francamente è piuttosto difficile da intendere ma proviamo ad entrare nel merito.
    Molti sicuramente ricordano il libro di Giuliano Guzzo intitolato "Maschio bianco etero & cattolico: l'uomo colpevole di tutto", caratterizzato da l'immagine in copertina di un uomo in manette.
    E qui arriviamo al loro personalissimo modo di viversi la parità di diritti: un cambiamento che gli sottrae qualcosa e, alla lunga, diventa una pena da espiare.
    Il gioco porta a mettere in campo il vittimismo e la manipolazione, per restare legati ad uno status quo che ha visto l'uomo (maschio) godere di una secolare egemonia in ambito culturale e sociale e i cambiamenti della società in essere dalla metà del '900, che hanno visto una notevole accelerazione negli ultimi decenni, stanno facendo mancare la terra sotto i piedi a queste persone.

    La pena che credono di dover scontare è solo conseguenza della loro incapacità di comprendere il cambiamento e vivere serenamente in una società in trasformazione, che nulla gli toglie e, anzi, potrebbe diventare occasione di crescita personale e relazionale se solo sapessero accettare ciò che è sempre stato forzosamente sommerso ed ora sta venendo alla luce.

  2. #2
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    Predefinito Re: Dei diritti e delle pene.

    Io credo sia anche un fattore storico politico e socio culturale purtroppo, che rende questa penisola lontana dall'occidente europeo.
    Se le più influenti Repubbliche d'Europa sono orientati ad andare verso il cambiamento, da anni ed anni, riguardo ai temi trattati, l'Italia va da tutt'altra parte, non certo verso l'Europa e l'occidente, ma verso altre zone e altre terre.
    NASCIAMO MORENDO E MORIAMO VIVENDO


  3. #3
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    Predefinito Re: Dei diritti e delle pene.

    Grazie per la riflessione, davvero centrata. Il parallelo tra l’Illuminismo e le attuali discussioni sul linguaggio inclusivo è molto efficace: la lingua è sempre cambiata e sempre cambierà, perché cambia la società.

    Sul resto però la vedo un po’ diversamente. Per me non si tratta di vittimismo da perdita di privilegi, ma di ricordare che parliamo di persone, non di categorie da contrapporre. I diritti fondamentali esistono già e sono di tutti, senza bisogno di leggi “ad personam”. Il punto è far sì che questi diritti valgano davvero nella vita quotidiana, senza che qualcuno debba continuamente rivendicarli o difenderli.

    In questo senso, il cambiamento sociale non toglie nulla a nessuno: serve solo a rendere concreti diritti che, almeno sulla carta, dovrebbero essere già universali.
    Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.

  4. #4
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    Predefinito Re: Dei diritti e delle pene.

    Purtroppo io sono pessimista Rachel, tenendo presente che già sono pessimista di mio.

    Peccato che già il fatto di cercare di concretizzare diritti che dovrebbero essere universali sulla carta (inteso attraverso leggi apposte), è la prova che non solo non vi è l'universalità di codesti diritti nella vita di tutti noi e nelle società in cui viviamo, ma anche del fatto che in società veramente egualitarie e paritarie su tutto, non vi sarebbe nemmeno il bisogno di legiferare per rendere concreto ciò che di fatto, in realtà, lo è già.
    Si arriva a legiferare su certe tematiche proprio a fronte del fatto che l'universalità di questi diritti che dovrebbero essere inalienabili, non lo sono.
    NASCIAMO MORENDO E MORIAMO VIVENDO


  5. #5
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    Predefinito Re: Dei diritti e delle pene.

    Capisco quello che intendi, e in parte condivido la tua preoccupazione. Proprio per questo, per me la questione non è creare nuove leggi “di categoria”, che rischiano di diventare divisive, ma far applicare davvero quelle che già esistono.

    I diritti fondamentali sono già scritti e già universali sulla carta: il problema è che spesso non vengono garantiti in modo uniforme nella vita quotidiana. Prima ancora di pensare a nuove norme, bisognerebbe far funzionare quelle che abbiamo, assicurare equità nell’accesso ai diritti e rendere effettive le tutele per tutti, senza creare nuovi recinti o nuove etichette.

    Da questo punto di vista, il cambiamento sociale non passa tanto dall’aggiungere leggi, quanto dal far sì che quelle esistenti valgano davvero per chiunque, senza eccezioni e senza bisogno di rivendicazioni costanti.
    Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.

  6. #6
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    Predefinito Re: Dei diritti e delle pene.

    A fronte di tutti i dati e i fatti di cronaca che riguardano aggressioni - discriminazioni e nei casi più gravi uccisioni nei confronti delle persone LGBTIQA+, non credo che il problema sia legiferare (anche se si arriva a farlo è proprio per il fatto che vi è la necessità di ottemperare e far fronte a un problema sociale che esiste), ma credo sia proprio la società stessa, gli individui stessi tendono a provar un profondo odio nei confronti di queste persone.
    Se le leggi ci sono, non vengono applicate, leggi di prevenzione? Anche quelle non vengono applicate. Sanzioni e condanne alla galera? In rarissimi casi e con pene ridotte al minimo.
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