Vien da sé il richiamo all'opera di una delle più illustri personalità dell'illuminismo italiano, che insieme ai fratelli Verri traccerà una nuova rotta culturale e linguistica, di cui ancora oggi possiamo sentirne l'influenza.
Parlare di nuova rotta linguistica, nell'epoca in cui il cosiddetto progressismo definisce nuove e volubili linee guida sui linguaggi inclusivi, è importante; forse pochi ricordano che proprio i fratelli Verri, nell'epoca in cui il fermento illuminista rappresentava il più stimolante punto di incontro del panorama culturale milanese, attraverso il periodico «Il Caffè» nella seconda metà del '700 si parlava di una nuova "lingua dell'uso" più snella e adattabile alle esigenze di superamento di stretti vincoli tradizionalisti, progresso di cui l'illuminismo sicuramente si è costituito promotore.
Proprio in quell'epoca, dove una forza rivoluzionaria si poneva in contrasto con la staticità tradizionalista dell'aristocrazia, divenne più forte il concetto di diritti, che da lì a pochi anni portò alla realizzazione di quello che diventerà il primo documento dove si riconoscono i diritti fondamentali dell'essere umano in quanto tale.
Oggi siamo ancora qui a parlare di diritti alla libertà sessuale, alla genitorialità, ecc., ma soprattutto dobbiamo ancora mettere l'accento su dei problemi in termini di parità di diritti e di discriminazioni di genere, che non sono per nulla superate.
E proprio qui mi ricollego al gioco di fatto nel titolo, con il riferimento all'opera di Beccaria, in quanto per una certa fazioni il riconoscimento di alcuni diritti diventa una pena da espiare e questo francamente è piuttosto difficile da intendere ma proviamo ad entrare nel merito.
Molti sicuramente ricordano il libro di Giuliano Guzzo intitolato "Maschio bianco etero & cattolico: l'uomo colpevole di tutto", caratterizzato da l'immagine in copertina di un uomo in manette.
E qui arriviamo al loro personalissimo modo di viversi la parità di diritti: un cambiamento che gli sottrae qualcosa e, alla lunga, diventa una pena da espiare.
Il gioco porta a mettere in campo il vittimismo e la manipolazione, per restare legati ad uno status quo che ha visto l'uomo (maschio) godere di una secolare egemonia in ambito culturale e sociale e i cambiamenti della società in essere dalla metà del '900, che hanno visto una notevole accelerazione negli ultimi decenni, stanno facendo mancare la terra sotto i piedi a queste persone.
La pena che credono di dover scontare è solo conseguenza della loro incapacità di comprendere il cambiamento e vivere serenamente in una società in trasformazione, che nulla gli toglie e, anzi, potrebbe diventare occasione di crescita personale e relazionale se solo sapessero accettare ciò che è sempre stato forzosamente sommerso ed ora sta venendo alla luce.




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