Caos al San Raffaele, la mail del medico: “Infermieri sbagliano terapie e non conoscono i farmaci”
"Infermieri che non sanno dove si trovino i farmaci e che sono del tutto disorientati perché non hanno le competenze necessarie a districarsi nei reparti più delicati", scrive un medico il 6 dicembre scorso a una collega
09/12/2025
Ospedale San Raffaele, MilanoTgr Rai Lombardia
Ospedale San Raffaele, Milano
Infermieri che non sanno dove si trovino i farmaci, che commettono errori di somministrazione delle terapie, che sono del tutto disorientati perché non hanno le competenze necessarie a districarsi nei reparti più delicati dell'ospedale, carrelli coi farmaci “disastrati” nei corridoi. È quanto emerge in una mail scritta da un medico il 6 dicembre scorso a una collega con oggetto 'Segnalazione criticità personale infermieristico notte 5-6 dicembre reparto Iceberg'.
"Come da oggetto e accordi intercorsi a seguito della telefonata di oggi, le invio l'elenco di alcune delle principali e più gravi criticità da me riscontrate nella notte tra il 5 e il 6 dicembre, nei reparti Admission room 3I, Medicina Generale intensiva e Medicina Generale. C.A. 3I in qualità di medico di guardia di turno".
La vicenda ha portato alle dimissioni dell’amministratore unico dell'ospedale San Raffaele di Milano, Francesco Galli, e alla nomina di Marco Centenari come nuovo amministratore unico. Il cambio al vertice è avvenuto dopo la riunione d'urgenza del Cda del Gruppo San Donato e il voto all'unanimità della procedura di revoca. Le dimissioni fanno seguito al caos al terzo piano dell'Iceberg dove ci sono l'admission room, reparto di medicina ad alta intensità e di cure intensive, affidati a una Coop esterna e che, la notte fra il 6 e 7, ha causato il blocco degli accessi al pronto soccorso e il trasferimento dei pazienti in altri reparti. L'assessore al Welfare Guido Bertolaso ha "disposto l'avvio immediato di una indagine dell'Ats" ed espresso "massima attenzione e preoccupazione" sulla vicenda.
Nella mai scritta dal medico di turno, si riportano delle “criticità” che hanno fatto scoppiare il caso: "Un infermiere del primo gruppo (letti 301.1-306) riferisce di non aver mai fatto affiancamento in reparto e di essere al suo primo turno presso l'Ospedale San Raffaele. Non sapeva dove fossero i farmaci, non risultava in grado di caricare gli esami ematici su SAP (piattaforma informatica), non in grado di gestire NIV (ventilazione meccanica non invasiva), né terapia insulinica in continuo. I carrelli infermieristici risultavano disordinati e non rinnovati". Oppure: "Quasi tutte le terapie della notte risultavano scadute, rendendo impossibile capire se fossero state effettivamente somministrate o meno". Si consigliava agli infermieri di riportare nel diario di cartella cartacea infermieristica, confermando le prescrizioni effettivamente somministrate". Secondo questo resoconto, "la maggior parte degli infermieri non era ancora dotata di credenziali personali, per cui venivano usate da quasi tutti le credenziali di una collega, per vedere e somministrare la terapia".
Ci sono accertamenti in corso che riguardano gli errori compiuti da infermieri di una cooperativa esterna, ai quali era stata affidata la gestione infermieristica della Medicina ad alta intensità, delle cure intensive e dell'Admission Room, nonostante fossero privi delle competenze necessarie.
C'è anche un esposto sindacale inviato il 7 dicembre via PEC alla Polizia, firmato dal coordinamento della Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU) dell'USB, per denunciare il grave pericolo in cui si trovano i pazienti dell'Ospedale San Raffaele dopo le dimissioni dell'amministratore unico Francesco Galli. La coordinatrice della RSU, Margherita Napoletano, ha segnalato il pericolo allegando le mail intercorse tra i medici e la Direzione sanitaria: "Riteniamo che la situazione non sia ancora sotto controllo e sia destinata a estendersi".
Gli infermieri della coop hanno commesso errori che hanno determinato «situazioni ad elevatissimo rischio per i pazienti», come si legge nelle mail interne circolate tra sabato e domenica. Secondo il medico di guardia un’operatrice non conosceva bene l’italiano né i nomi dei preparati, tanto da confondere l’Amiodarone 150mg per un inesistente modarone 500mg e ha somministrato una dose del medicinale dieci volte superiore all’indicazione. Un’altra non sapeva gestire la ventilazione non invasiva di un malato. «È una situazione troppo pericolosa. Errori irrecuperabili sono dietro l’angolo ed è solo una questione di tempo», scrive un altro dei medici ai colleghi.
In un mese si sono dimessi 15 infermieri professionali si siano licenzianti e quindi hanno preso degli "infermieri" da un cooperativa, anche stranieri che avevano difficolta' a leggere l'italiano ed e' successo quanto sopra.
Se pagaserro gli infermieri professionali in modo adeguato queste situazioni, e per fortuna non c'e' scappato il o i morti.
Un grazie a Fontana ed alla sua giunta.




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