I. Diversamente da quanto solitamente immaginato, la politica non ha mai avuto alcun ruolo rilevante nelle società capitalistiche. Essa ha goduto dei favori della crescita economica un tempo (Golden Age) come è caduta in disgrazia quando si è entrati in una fase di pronunciato declino economico.
II. A partire in specie dal secondo dopoguerra, il capitalismo ha intrapreso una notevole fase di crescita economica, caratterizzata da consistenti investimenti in capitale fisso ed ampio incremento dell'occupazione. La crescita dei primi si è accompagnata - come sempre nella storia di questo sistema sociale - alla crescita della seconda.
III. In questa fase il capitalismo ha portato a compimento la sua più essenziale natura, quella di trasformare la popolazione in una massa di lavoratori salariati. Il sistema capitalistico non è altro che il sistema del lavoro salariato, poiché è questa forma del lavoro che produce beni e servizi nel capitalismo, ossia quella parte del reddito monetario fatto di profitti e salari.
IV. Questa crescita economica capitalistica ha avuto alcune salienti conseguenze: un tasso di disoccupazione quasi irrilevante, una conseguente crescente forza rivendicativa dei salariati, una crescita della componente lorda del salario e dulcis in fundo il consolidarsi del sistema del welfare state per come lo abbiamo conosciuto.
V. Sono queste le ragioni di fondo che hanno permesso a tutti i governi e di qualunque colore politico di porre in atto quelle riforme volte al miglioramento degli standard di vita nel capitalismo che poi politici ed intellighenzia hanno propagandato come loro meriti. Non a caso l'ideologia dominante del tempo fu il keynesismo, alla quale però a rigore non corrispose alcuna politica economica.
VI. Tuttavia il secondo dopoguerra non è stato altro che l'apice d'una fase tendenzialmente espansiva del capitalismo empiricamente constatabile per tutto il XIX secolo. Una fase di accumulazione capitalistica allargata che ha visto il valore di scambio diventare la forma generale della ricchezza ed il lavoro salariato la forma storica del processo di riproduzione della specie umana.
VII. Il risvolto sociale di tutto ciò è stato correttamente definito integrazione dei salariati. D'altro canto, la “democrazia borghese” pienamente compiuta nel corso del '900 non è stata altro che la forma politica pienamente svelata di questa integrazione, costituita da un insieme di apparati che ne hanno fatto da cornice: partiti, sindacati, sistemi di governo, sistema dell'istruzione, struttura della previdenza, sanità ed assistenza, su fino alla struttura del complesso militare etc. In sostanza e dalla sua origine, il capitalismo ha ottenuto il massimo consenso non totalitario in tempo di pace.
VIII. Una serie di circostanze di natura economica manifestatesi negli anni '70, riconducibili al rallentamento della crescita per via di limiti intrinseci alla crescita nel capitalismo, invertono la fase tendenzialmente espansiva in una tendenzialmente regressiva, rilevabile osservando numerosi indici economici. Col senno di poi, si constata come la "forza propulsiva" del capitalismo cessa e con essa le condizioni a cui la nostra specie s'era abituata a riprodursi al suo interno.
IX. En passant possiamo rilevare come questa inversione di tendenza si sia per prima espressa distruttivamente negli "anelli deboli" del capitalismo (ex blocco sovietico), in quelle società cioè a proto-capitalismo di stato, poiché non caratterizzate da uno sviluppo tecnico ed incapaci di realizzare l'integrazione dei lavoratori, per via di un welfare miserabile fondato sulla corruzione.
X. Due sono i fenomeni veramente salienti di questa contrazione nella crescita economica, costellata da ben dieci più o meno marcate crisi economiche mondiali: una metamorfosi in senso speculativo dell'economia capitalistica ed un graduale smantellamento del welfare state. Alcuni degli aspetti di questo processo sono le privatizzazioni, l'outsourcing, il crescente incremento del debito etc. ed il resto ancora rappresenta la semplice cornice spettacolare di carattere politico-propagandistico.
XI. Poiché il settore finanziario-speculativo ha preso a crescere considerevolmente al pari della redditività degli investimenti da esso procurata, crescenti quote del reddito nazionale sono state sempre più subordinate ed utilizzate a fini speculativi da parte degli stessi capitalisti (e non solo) a partire dagli anni '80. Il capitalismo ha cominciato ad assomigliare ad un enorme Moloch che fagocita quote crescenti della ricchezza (monetaria e fisica) da esso prodotta mediante il lavoro salariato. E' noto infatti che il settore speculativo (e finanziario) sottrae ricchezza in forma capitalistica e non ne produce.
XII. La dinamica speculativa tuttavia non va considerata affatto un "bubbone" alieno alla parte sana della società; al contrario essa è il percorso che il capitalismo segue (in questo ultimo trentennio in via pare definitiva) appena le condizioni di redditività degli investimenti nei settori non speculativi vengono riducendosi, come accaduto a partire almeno dalla seconda metà degli anni '60.
XIII. Sul piano del regime sociale consegnatoci dal secondo dopoguerra assistiamo a sempre più vistose modificazioni del regime del welfare verso un suo ormai evidente smantellamento. Subentra l'era della de-integrazione dei salariati. Privatizzazioni, outsourcing, deregulation, precarizzazione, riduzione del valore del salario reale, incremento dell'orario di lavoro e della sua intensità, riduzione delle garanzie previdenziali e loro subordinazione alla dinamica speculativa, indebitamento e feroce concorrenza tra i lavoratori salariati sono alcuni dei fenomeni conseguenti più manifesti.
XIV. Tutto ciò ha avuto la sua propria ideologia, che ha riflesso questa fase come una "scelta" dei ceti dirigenti ed il frutto nel contempo di un nuovo paradigma economico che sarebbe scaturito dalle new technologies: il "neoliberismo post-fordista."
XV. In realtà, invece di questa a destra come a sinistra propagandata modernità il capitalismo è più prosaicamente entrato in una lunga fase di declino. Il sistema capitalistico o meglio ciò che ne resta non riesce più a riprodursi, il che significa che il regime del lavoro salariato e le strutture che ne esprimevano il consenso (partiti, sindacati e welfare anzitutto) vanno sgretolandosi.
XVI. Ciò che emerge è un regime del lavoro di tipo neoservile tendenzialmente privo di tutele e garanzie, in cui vige una concorrenza spietata tra salariati su cui gioca il "dominio" del capitale. Ma ciò significa anche che gli apparati politico-istituzionali godono di sempre minor consenso, sono semplici appendici d'un capitalismo parassitario e debbono inventarne di tutte per conservare un po' di credibilità, nonché fungere da semplici contenitori del disagio sociale.
XVII. I salariati si trovano ora e si troveranno a dover fare i conti con un sistema sociale rispetto al quale non avranno più nulla da perdere. Ciò che fin'ora è stato fonte della loro esistenza diverrà per essi una condizione insostenibile: il lavoro salariato stesso nelle forme che un capitalismo agonizzante sta consegnando loro.
XVIII. Essi si trovano e troveranno tra l'incudine della precarietà reddituale ed il martello dell'indebitamento. Con ciò per essi risulterà inutile rivolgersi alle autorità, i partiti, i sindacati. Dovranno sopprimere i cani da guardia che fino ad ora si sono dati, in specie le variegate formazioni di sinistra, come sempre pure ora più realiste del re. Ciò che al massimo queste oggi riescono ad esprimere è l'esigenza alquanto idiota di un capitalismo senza neoliberismo.
XIX. I salariati manifestano al momento ancora la loro natura bifronte: essi sono socialmente sempre stati una classe conservatrice, per essi è sempre stato essenziale che il capitalismo "desse loro lavoro". Come capitale variabile produttivo o meno di plusvalore essi dipendono dall'accumulazione di capitale, ossia dall'espansione del capitale morto. In tutti i casi storici in cui questo processo si è interrotto, più che negarsi (come?) in quanto tali, hanno atteso che il meccanismo riprendesse. La loro natura socialmente conservatrice solo qualche analfabeta può ancora contestarla.
XX. Tuttavia, poiché parimenti rappresentano praticamente la quasi totalità della popolazione e la principale se non unica fonte della ricchezza prodotta, solo dai salariati può provenire il superamento del presente regime sociale in via di disfacimento. La negazione del regime del lavoro salariato, oggi più che mai, non sarà una "opzione politica", bensì una necessità economica collettiva. Ne va della esistenza di tutta la comunità umana. Sarà necessario non chiedere più nulla in generale: la legalità, il laicismo, il diritto al lavoro, la cultura, la libertà religiosa, il diritto allo studio, la democrazia, la libera concorrenza, il mercato ed altre "carogne morte" sono da sempre ma vieppiù ora flatus vocis, terrorismo illuministico e fumo negli occhi di chi null’altro vuol sentirsi dire. O la galera nella quale viviamo o una liberazione secondo le condizioni del nostro tempo.
G. S. 2010 - www.countdownnet.info




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