La cosa peggiore delle più grandi fregature che possiamo subire è che spesso ci cresciamo accanto, le interiorizziamo e le “normalizziamo”, fino a considerarle una cosa del tutto ovvia e scontata.
Diventa sempre più difficile, al passare degli anni, delle generazioni soprattutto, distinguere un'ingiustizia se nell'ingiustizia ci si è nati. Un po' come, perdonatemi il paragone un po' forte, una persona che nasce senza il senso della vista e che non può capire quanto grande sia la mancanza di cui soffre.
Il mondo del lavoro è pieno di ingiustizie di questo tipo, ingiustizie nelle quali siamo cresciuti, alle quali siamo abituati tanto da non metterle nemmeno più in discussione. Chi lo fa è messo idealmente al “margine” della discussione sociale e politica come rimasuglio di un passato improponibile, senza che su quel passato, però, si esprimano giudizi di valore.
E il contratto a progetto è proprio una di queste ingiustizie. Più ci rifletto e più mi documento sulla sua applicazione, il regime fiscale e quello contributivo cui è sottoposto, più mi rendo conto che l'unica vera funzione del contratto a progetto è quella di permettere ad aziende poco serie di lavarsi la coscienza mettendo in chiaro quelli che sono rapporti di lavoro nero de facto.
Mi spiego.
Se andiamo a guardare le caratteristiche di un contratto a progetto ci accorgiamo che esso ha tutti gli svantaggi del lavoro nero. Non prevede infatti ferie, malattia, infortunio, tfr, permessi, contribuzione diretta dalla busta paga.
Fatto salvo il buon senso di alcuni datori di lavoro, il contratto a progetto elude facilmente qualsiasi orario fisso e quindi anche la retribuzione degli straordinari, che, semplicemente, non esistono anche quando si lavora dieci, undici ore al giorno, e non danno luogo ad alcuna maggiorazione.
Lo stipendio lordo che riceve un lavoratore a progetto, può anche essere piuttosto alto, ma al netto delle imposte che dovrà pagare da sé resta un salario normale, magari inferiore a chi svolge un'analoga professione con CCNL. Senza contare che non avrà tredicesima o quattordicesima.
Ma a queste negatività se ne aggiungono altre. Il lavoro nero prevede, nella peggiore delle ipotesi, che il lavoratore possa comunque mandare a quel paese il datore e andarsene dalla sera alla mattina e soprattutto non accollarsi oneri fiscali a spese proprie.
Ecco quindi la conclusione che anticipavo. Il lavoro a progetto è una tipologia contrattuale che non serve assolutamente all'inserimento dei giovani – per il quale esisteva già la ben più equa formula dell'apprendistato tramite CCNL – quanto ad aziende e società di formalizzare legalmente quello che invece sarebbe stato un rapporto di lavoro in nero, pagando la stessa cifra che avrebbe pagato a un lavoratore irregolare e accollando a quest ultimo i doveri fiscali e contributivi.
A questo si aggiunga l'illegalità persistente nell'applicazione di molti di questi contratti. Infatti la formula del contratto a progetto andrebbe applicata a quelle figure che svolgono una mansione innovativa all'interno dell'azienda. Esempio sciocco, se un panificio di paese decidesse di assumere un telefonista per contattare i ristoratori della zona e proporre loro convenzioni, questa sarebbe un'innovazione, un progetto appunto, magari sperimentale o temporaneo, e il telefonista potrebbe essere contrattualizzato di conseguenza. Ma se il medesimo panificio assumesse a progetto un comune panettiere per fare panini, il principio sarebbe violato, perché impastare il pane, per un panificio, non costituirebbe un progetto, ma il suo scopo più normale. Pertanto il contratto a progetto sarebbe illegale.
Questa formula incarna quindi l'idea di ingiustizia sociale nel senso profondo in cui essa è ingiusta fin dalla sua genesi (vuole cancellare con un colpo di spugna il lavoro nero senza eliminarne le iniquità sostanziali) ma subito dopo viene applicata a sproposito creando nuove forme di illegalità, già sanzionata in alcuni casi da sentenze di tribunale.
Se ci siamo abituati a queste schifezze e ne consideriamo i detrattori come mistici ancorati al passato, è bene cambiare le nostre abitudini.
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