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Discussione: tuvixeddu

  1. #1
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    Predefinito tuvixeddu

    Tuvixeddu. Il deputato Pili: «Un primo passo verso la riqualificazione». La soddisfazione di Cappellacci e Floris

    Via libera al parco archeologico
    Ieri l'accordo tra Comune, Regione e Soprintendenza
    Di ANTHONY MURONI


    Passa la perizia di completamento del progetto De Carlo: entro la fine del 2010 il cantiere potrebbe essere riaperto.
    Il parco archeologico di Tuvixeddu ha una possibilità. Questo è quello che ieri ha decretato la conferenza dei servizi tra Comune, Regione e Soprintendenza, che ha dato il via libera al progetto originario (20 ettari), firmato dall'architetto De Carlo, per la realizzazione di un parco archeologico sulla più grande necropoli fenicio-punica del Mediterraneo.
    Un risultato che la politica saluta come un grande successo, in considerazione del fatto che potrebbe rappresentare un primo passo verso lo sblocco di un progetto di riqualificazione che da anni è fermo.
    LE INTERROGAZIONI Così il deputato del Pdl Mauro Pili, che negli ultimi giorni ha presentato due diverse interrogazioni sull'argomento, parla di «primo successo che deve servire a tener desta l'attenzione su un progetto complessivo che ora deve trovare soddisfazione nello sblocco dei cantieri per la strada di collegamento est-ovest della città e nella riqualificazione dei quartieri che gravitano attorno a Tuvixeddu e Tuvumannu».
    IL GOVERNATORE Il presidente della Regione Ugo Cappellacci è ugualmente soddisfatto: «Si tratta di un passaggio decisivo verso lo sblocco complessivo di un'infrastruttura che farebbe fare il salto di qualità non solo alla città di Cagliari ma all'intera isola - assicura il governatore - i nostri uffici hanno lavorato per arrivare a questo risultato e continueranno a relazionarsi con il Comune e la Soprintendenza per capire in quali forme sia possibile arrivare a una definizione delle altre controversie in corso».
    IL COMUNE Dal sindaco Emilio Floris soddisfazione e fiducia per il futuro: «Con questo via libera è stato dimostrato che nel recente passato la ricerca del meglio era peggio di quella del bene. Ora possiamo raccogliere i frutti di un accordo che è all'insegna del buon senso. Ci sono le condizioni, mantenendo la calma ed evitando strappi istituzionali, per regalare alla città delle grandi infrastrutture che per troppo tempo sono state bloccate».
    LE NOVITÀ Quali sono le novità che sono arrivate ieri dalla conferenza dei servizi? A raccontarle è Paolo Zoccheddu, dirigente dell'area per la gestione del territorio del Comune: «Si riparte dal progetto iniziale, a proposito del quale ieri abbiamo discusso e approvato la perizia di completamento - racconta - da parte nostra abbiamo accolto alcune richieste di modifica: è stata stralciata l'ipotesi del recupero di una depressione attraverso la realizzazione di un laghetto artificiale; sono state ridotte le essenze arboree ed eliminati alcuni ponticelli di collegamento tra le zone archeologiche».
    I tempi per la riapertura del cantiere sono ridotti: si tratterà di stendere un piano economico e di concordare con il consorzio temporaneo d'imprese guidato dalla EcoSabina di Roma la fase di riconsegna dell'opera.
    IL BLOCCO La storia dell'odissea di Tuvixeddu racconta di un contenzioso che dura da anni: da un lato la Regione (soprattutto negli anni a guida Soru-Mongiu) e dall'altra il Comune e la società Nuova iniziative Coimpresa, soggetto privato firmatario dell'accordo di programma del 2000.


    La causa. Il mancato adempimento dell'accordo di programma
    Cualbu chiede 72 milioni di danni Arbitrato a Roma con la Regione
    Gualtiero Cualbu versus Regione: il lodo arbitrale si farà a Roma. Così hanno deciso i tre giudici che dovranno valutare se l'imprenditore abbia subito un danno dalla mancata attuazione dell'accordo di programma che gli consentiva di costruire a Tuvixeddu e se davvero ammonti a 72 milioni di euro.
    L'imprenditore ha dato mandato al docente della Sapienza di Roma Nicolò Lipari, la Regione non ha scelto e, così come prevede la legge, è intervenuto il Tribunale che ha incaricato Gianni Olla, ex presidente della prima sezione civile della Corte di Cassazione. I due arbitri hanno poi indicato il presidente del collegio arbitrale: si tratta di Franco Bilè, presidente emerito della Corte costituzionale.
    Venerdì 19 novembre scadrà il termine entro il quale la Regione e Cualbu, attraverso i loro avvocati, possono presentare memorie, la decisione dovrebbe arrivare in primavera.
    È stato Gualtiero Cualbu a sollecitare il lodo, il 19 aprile scorso, in virtù di una clausola compromissoria prevista dall'accordo di programma firmato nel 2000. La Regione aveva rifiutato la richiesta di ricorso all'arbitrato con una delibera del 3 giugno.
    Il lodo arbitrale, previsto dal codice di procedura civile, è un procedimento più veloce rispetto al processo ordinario ma i giudici devono comunque decidere secondo diritto. Non si tratta, dunque, di arrivare a una mediazione ma di stabilire, sulla base delle norme, se Cualbu abbia subìto o meno un danno e a quanto ammonti. Il lodo arbitrale dovrà poi essere ratificato dal Tribunale e, a quel punto, sarà impugnabile davanti alla Corte d'appello di Roma e poi in Cassazione.
    La società Nuova iniziative Coimpresa di Cualbu chiede che venga «riconosciuto il proprio diritto al risarcimento degli imponenti danni patiti in conseguenza dell'inadempimento dell'accordo di programma: 49 milioni e 292 mila euro per il danno emergente e e il lucro cessante maturati fino al 30 giugno 2009, 47.672 euro al giorno e 4 milioni e 929 mila euro di danno d'immagine. Il danno è stato causato da una serie di atti e comportamenti posti in essere dalla Regione, in particolare le risultanze dei giudizi amministrativi mediante i quali è stata definitivamente dichiarata l'illegittimità dei
    provvedimenti, adottati durante la precedente legislatura, di apposizione dei vincoli di natura paesaggistica».
    Si tratta delle delibere della giunta Soru con le quali era stata da un lato istituita la commissione regionale per il paesaggio dall'altro approvata la proposta di vincolo.
    La Regione riteneva, però, che la richiesta di lodo arbitrale non rientrasse tra le ipotesi previste dalla clausola compromissoria perché i fatti contestati «dai quali conseguirebbe il danno lamentato non attengono all'accordo».
    Da L'unione Sarda, 17/11/2010

  2. #2
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    Predefinito Rif: tuvixeddu

    sarebbe preferibile che si limitassero al parco senza le nuove abitazioni , tuttavia sempre meglio di quel deserto che c'è attualmente

    il nuovo parco :



    http://www.tuvixeddu.com/index2.html
    Ultima modifica di Geiserich; 19-11-10 alle 14:43

  3. #3
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    Predefinito Rif: tuvixeddu

    voglio capire solo una cosa, c'è qualcuno che vuole mettere pilastri su beni archeologici? o è solo una questione ideologica "no al cemento"?

  4. #4
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    Predefinito Rif: tuvixeddu

    ma la tutela archeologica ha qualche posto nel progetto? mi pare di no

  5. #5
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    Predefinito Rif: tuvixeddu

    25 novembre 2010 LA NUOVA SARDEGNA
    La Regione respinge davanti al collegio arbitrale la richiesta di danni per 72 milioni
    Tuvixeddu, no al risarcimento
    Vincoli giustificati dai nuovi ritrovamenti, lo dice l’Avvocatura di Stato
    A ritardare l’avvio dei cantieri edili sono state le iniziative di tutela del sito dei Beni culturali
    Di MAURO LISSIA
    CAGLIARI. Con il blocco dei lavori di edificazione a Tuvixeddu la Regione non c’entra, a fermare le betoniere del
    gruppo Cualbu sono stati «fatti e circostanze del tutto estranei» agli impegni contenuti nell’accordo di programma del
    2000.
    A sostenerlo sono i legali della Regione - Roberto Murroni, Sandra Trincas, Mattia Pani e Giovanni Parisi - nella
    memoria di costituzione e risposta alle richieste di risarcimento avanzate dal gruppo Cualbu con un ricorso al collegio
    arbitrale presieduto dall’avvocato Giovanni Olla. Nuova Iniziative Coimpresa chiede complessivamente 72 milioni di euro
    per il danno e il mancato guadagno legato alla sospensione dei lavori sul colle punico, ma per gli avvocati della Regione
    «imputare all’amministrazione la responsabilità esclusiva di tutto l’invenduto costituisce ricostruzione del tutto artificiosa»
    perchè non risulta provato «il nesso di causalità tra il danno asseritamente subìto e la condotta della Regione». Se
    l’amministrazione Soru ha cercato di imporre sull’area di Tuvixeddu-Tuvumannu nuovi vincoli per notevole interesse
    pubblico, ancorati al Codice del paesaggio - entrato in vigore anni dopo la firma dell’accordo di programma - e i giudici
    amministrativi hanno bocciato l’iniziativa per l’irregolarità nella nomina della commissione, sul progetto di Coimpresa
    sono piovuti in sequenza altri atti delle sovrintendenze, ultimo il vincolo sul canyon fondato sull’esistenza di una passata
    attività di cava. Non solo: secondo i legali della Regione è stata l’inerzia di altri firmatari dell’accordo di programma, su
    tutti il Comune, a ritardare l’avvio di opere pubbliche e di altri adempimenti che nel loro complesso hanno rallentato
    l’apertura del cantiere privato.
    Ma c’è dell’altro: secondo l’ufficio legale della Regione nel dare torto all’amministrazione Soru sulla necessità di
    ampliare i vincoli di tutela dell’area archeologica il Tar sarebbe stato indotto in errore dall’allora sovrintendente
    archeologico Vincenzo Santoni, per il quale nulla di significativo sarebbe stato trovato a Tuvixeddu dal 2000 al 2006,
    quando il dirigente si oppose all’iniziativa della Regione. E’ la Procura della Repubblica - che ha chiesto il rinvio a
    giudizio di Santoni per tentato abuso d’ufficio e falso - a sostenere come quelle affermazioni fossero in contrasto con
    quanto la stessa sovrintendenza aveva accertato: 431 sepolture ritrovate al di fuori dall’area di tutela, un dato
    confermato anche davanti al Consiglio di stato
    dall’avvocato dello Stato Vincenzo Borgo. Davanti a indicazioni tecniche
    reali - sostengono i legali della Regione - forse i giudici amministrativi avrebbero deciso diversamente. Tant’è che il
    Consiglio di Stato, cui la Regione ha ricorso, ha chiesto nuova documentazione e nuove relazioni tecniche aggiornate
    sulla situazione di Tuvixeddu, riconoscendo implicitamente che qualche dubbio sulla situazione esiste davvero
    .

  6. #6
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    Predefinito Rif: tuvixeddu

    http://www.sardegna.beniculturali.it...tte-e-indifese
    Tombe distrutte e indifese
    I rapporti giudiziari confermano il disastro di Tuvixeddu
    Dall’imposizione del vincolo nel 97 sono state trovate 421 sepolture prive di tutela
    Di MAURO LISSIA


    CAGLIARI. Dubbi ormai non ce ne sono più: l’area archeologica di Tuvixeddu si estende ben oltre i confini del parco pubblico, dal 1997 al 2008 le sepolture venute alla luce per gli scavi compiuti dalle imprese edili sono una realtà documentata, che risulta chiaramente agli atti del procedimento penale contro l’ex sovrintendente archeologico Vincenzo Santoni, ora usciti dal segreto investigativo e diventati conoscibili. Le annotazioni di polizia giudiziaria elaborate dal nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale confermano la relazione firmata il 30 aprile 2008 dall’archeologa Donatella Salvi su richiesta dell’allora direttore regionale dei beni culturali Elio Garzillo e vanno oltre: le tombe ritrovate fuori dall’area di vincolo diretto e ricomprese in quella di vincolo indiretto - quindi meno tutelate, sostanzialmente affidate alla discrezionalità delle amministrazioni pubbliche di competenza - sono 421 e molte di queste sono del tutto prive di tutela. Si trovano nell’area Erb e nel cosiddetto mappale 187, dove la ditta Cadeddu ha edificato una schiera di palazzi. Alcune - segnala nel rapporto il coordinatore dell’indagine - sono ancora visibili malgrado a pochi metri l’impresa abbia colato quintali di cemento per realizzare un’autorimessa e gli edifici di servizio alle abitazioni. Non solo: la forestale - che ha lavorato per mesi a Tuvixeddu, su delega del sostituto procuratore Daniele Caria - allega alle note di servizio alcune schede di scavo acquisite agli uffici della sovrintendenza archeologica. Ed è da questi documenti che emerge una realtà inquietante: «Il piano di deposizione - scrivono gli ufficiali di polizia giudiziaria - era in roccia, in altri casi in argilla pressata tale da costituire tombe a camera che sono andate completamente distrutte in sede di edificazione delle strutture edili». Tombe distrutte. Chiariamo meglio: gli uomini incaricati dalla Procura di indagare sulla situazione del colle punico, quindi un corpo investigativo indipendente, denunciano l’avvenuta distruzione di un numero imprecisato di sepolture antichissime, che facevano parte della grande necropoli punico-romana. Sono 421 le tombe rilevate ma non è possibile indicare un numero anche approssimativo delle sepolture finite sbriciolate dalla benna dei bulldozer. Questi lavori devastanti - spiegano gli ufficiali delegati dalla Procura - sono stati condotti e portati a termine senza che la sovrintendenza archeologica mettesse becco nel cantiere. E’ scritto nella nota del 16 luglio 2009: «Si evidenzia che da un’analisi della complessiva documentazione acquisita non risulta alcun documento a firma dei dirigenti e funzionari della sovrintendenza che collochi le tombe in rapporto al vincolo, sia esso diretto o indiretto».
    Nessun controllo. Sembra di capire insomma che nessuno si sia preoccupato di verificare la posizione dei ritrovamenti in rapporto ai confini dell’area vincolata, come se quelle quasi cinquecento tombe rappresentassero un sacrificio inevitabile di fronte all’esigenza di mandare avanti i lavori di costruzione dei palazzi. Quindi riepiloghiamo: l’archeologa Salvi comunica in una nota alla direzione regionale dei beni culturali che nel periodo di osservazione indicato - tra il 1997, la data di imposizione del vincolo archeologico, e il 2008, passando per il 2000 che è l’anno in cui è stato firmato l’accordo di programma tra Regione, comune di Cagliari e Coimpresa per dare il via ai cantieri privati su Tuvixeddu - si sono verificati ritrovamenti significativi di tombe di epoche remote, sono in tutto 1166 di cui 421 prive o parzialmente prive di tutela. Il nucleo investigativo del corpo forestale non si accontenta di acquisire la nota della Salvi per consegnarla alla Procura ma controlla il dato con una lunga sequenza di sovralluoghi, misurazioni e sovrapposizioni di mappe. Emerge chiaramente, come le cartografie allegate agli atti giudiziari dimostrano, che dopo il 2000 sono saltate fuori sepolture anche fuori dal perimetro del parco archeologico, distanti dall’area del vincolo diretto e persino da quella della tutela indiretta.
    Situazione cambiata. In undici anni la situazione di Tuvixeddu appare dunque radicalmente modificata, ci sono elementi nuovi da verificare, studiare, emergenze di cui tener conto. Ma Santoni, chiamato a votare nella commissione regionale per il paesaggio sull’allargamento dei vincoli in funzione del piano paesaggistico regionale, afferma con decisione che «... successivamente al decreto di vincolo archeologico del 1997 sono state rinvenute decine di tombe, ma tutte all’interno dell’area sottoposta a vincolo diretto». Insomma: è tutto come prima, non è cambiato nulla. Ma Santoni - si osserva nel rapporto - dice il falso. Ed è lo stesso sovrintendente che con la nota 6214 del 16 novembre 1998, inviata alla Coimpresa srl del gruppo Cualbu, al sindaco di Cagliari, alla sovrintendenza ai beni ambientali e all’ufficio regionale tutela paesaggio a rappresentare «con intransigenza la necessità - è scritto nella relazione della Forestale - che il progetto di riqualificazione urbana ed ambientale dei colli di Sant’Avendrace nel suo complesso debba essere supportato da uno studio di impatto ambientale che valuti l’effetto che il nuovo riassetto urbano potrebbe avere sul complesso archeologico». Va avanti la nota di Santoni, riportata dalla Forestale nel rapporto: «L’esigenza di tale studio non riveste rilievo meramente formale ma anche e soprattutto sostanziale... ne consegue che la valutazione di impatto ambientale si configura necessaria al fine di meglio comprendere, recepire, significare i limiti di compatibilità volumetriche del comparto immobiliare Tuvumannu-Tuvixeddu con il dato ambientale e archeologico della necropoli».
    Il tentato abuso. Peraltro, quando voterà contro l’imposizione su Tuvixeddu di nuovi vincoli per notevole interesse pubblico Santoni ometterà - come osserva la polizia giudiziaria - di comunicare alla commissione e al proprio ufficio la circostanza non irrilevante che la di lui figlia Santoni Valeria, giovane ingegnere, ha un rapporto di lavoro diretto con la società Coimpresa di proprietà del Cualbu Gualtiero per la progettazione di un complesso edilizio». La stessa figlia che in una conversazione intercettata dirà: «Quando sono entrata lì... non capivo nulla di nulla». Quindi, osserva il pm Caria nell’archiviare l’inchiesta penale contro Cualbu e gli altri non era stata assunta per l’esperienza professionale.

    Da La Nuova Sardegna, 09/12/2010



    iango:
    Ultima modifica di montearcosu; 09-12-10 alle 21:57

 

 

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