La Gnam di Roma celebra il singolare intreccio
di esperienze artistiche del gruppo (1948-1951)
ARTE / Nelle ceramiche di Albisola le nuove strade di Appel e Jorn
«CoBrA», l’asse tra Europa e Italia


C’è un momento, dura soltanto qualche anno agli inizi dei Cinquanta, in cui vediamo un singolare intreccio di esperienze fra Copenaghen, Bruxelles, Amsterdam e l’Italia. Da una parte i pittori che appartennero al gruppo CoBrA (1948-1951), così definito dalle iniziali delle tre città; dall’altra gli artisti del Movimento Nucleare incardinato a Milano. Dall’altra ancora la Nuova Bauhaus fondata allora a Ulm da Max Bill.
Sono storie che possiamo ripercorrere in una bella mostra a Roma che illustra un confronto di ricerche che segna l’arte europea per almeno due decenni (CoBrA e l’Italia, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna). In una lettera di Baj ad Asger Jorn del 9 novembre 1953 si legge: «Quando sono andato a Bruxelles nel gennaio del 1952 per organizzare la mia mostra alla galleria Apollo, ho potuto conoscere l’attività di CoBrA del quale tu e Dotremont siete stati gli animatori.
Il "movimento nucleare" la cui attività mi sembra molto simile alla vostra, è nato a Milano nel mese di novembre del 1951 e si opponeva polemicamente alla astrazione concreta». La lettera segna l’inizio di un dialogo seguito dall’arrivo in Italia di Jorn che si stabilirà, con la famiglia, ad Albisola dove rivoluzionerà, con Baj e gli altri del gruppo, il modo di pensare la ceramica, ormai lontanissima da quella picassiana. Ad Albisola lavora anche Lucio Fontana che ha fondato, al ritorno dall’Argentina, il movimento spazialista e che è attento alle ricerche dei nucleari.
Jorn viene in Italia anche perché è fallito il dialogo con Max Bill e che non lo accoglie come docente ad Ulm dove viene scelta infatti la astrazione rifiutando le matrici della Bauhaus di Weimar, le ricerche di Paul Klee e di Wassilij Kandinskij. Nello stesso momento anche i «Nucleari» respingono la astrazione pura. In Italia intanto tramonta il dialogo col cubismo sintetico di Picasso che ha caratterizzato le scelte di quasi tutti i giovani nell’immediato dopoguerra, e così alcuni, come Guttuso o Pizzinato, si orientano verso il realismo, altri invece ricercano la materia e i suoi spessori, come Morlotti, Vedova e Birolli. In questo quadro alla Galleria del Milione, nel 1949, viene esposto Wols coi suoi grovigli, le sue immagini di un mondo «altro» mentre alla Galleria del Naviglio nel 1950 è proposto Jackson Pollock: scrittura, dripping, rivoluzione dello spazio della pittura.
Un dipinto di Karel Appel: Ragazzo con palla, del 1950, slabbrature materiche, colori violenti, rifiuto di ogni forma riconoscibile, non ha nulla a che vedere col cubismo sintetico post-picassiano. Corneille, sempre del gruppo Cobra, in Entre le soleil et la sable, sembra evocare il disegno infantile appiattendo spazi e colori in intarsi densissimi che ritroviamo in Jardin (1959).
Ma sono le ceramiche create ad Albisola da Jorn a farci meglio capire le nuove scelte: Autoritratto (1954), come del resto due altri pezzi dello stesso anno e senza titolo, mostrano forme slabbrate che evocano un dialogo con l’oggetto trovato surrealista e con Max Ernst che, del resto, sembra caratterizzare anche certi pezzi di Appel come Boy on a lion (1954). Ad Albisola l’intreccio di esperienze degli artisti è fortissimo, ed ecco quindi che Visage di Appel (1954) dialoga con Baj del quale vediamo qui Personaggio, tre pezzi del 1954, figure corrose, come atomizzate, che segnano la riscoperta del Max Ernst degli anni Trenta e il rifiuto del formalismo raffinato di Lucio Fontana.
Lo confermano tre ceramiche del 1958 Testa-montagna, dove pare emergere l’angoscia della fine, il segno del disastro nucleare. I pezzi importanti sono molti e, piuttosto delle recenti fusioni in bronzo delle crete del 1958-59 di Serge Vandercam, sarà utile vedere alcune sue chine su carta dal titolo Fagnes (1958) che mostrano il dialogo con Wols ma anche con l’automatismo delle scritture di Michaux. Fra le opere di maggior significato ricordo Vous viendrez après la pluie (1962) di Pierre Alecinsky dove è di grande effetto l’impatto delle figure sulla tela, consapevole evocazione del disegno infantile.
Nel 1952 Baj e Dangelo firmano il Manifesto della pittura nucleare dove fra l’altro si legge: «Le forme si disintegrano; le nuove forme dell’uomo sono quelle dell’universo atomico, le forze sono cariche elettroniche. La bellezza ideale non appartiene più a una casta di stupidi eroi, né al robot... Il nucleare vive questa situazione che gli uomini dagli occhi spenti non riescono ad avvertire». Anche per Baj e gli altri del suo gruppo la vera Bauhaus resta quella legata a Klee e al primo Kandinskij, quella amata da Jorn: ora si comprende meglio il dialogo fra gli artisti del gruppo CoBrA e i «Nucleari». Dopo verrà la storia ben diversa dell’Informale, legato alle filosofie della esistenza e dunque ad altre ideologie.
Arturo Carlo Quintavalle
29 novembre 2010(ultima modifica: 03 dicembre 2010)
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L’evento
- «CoBrA e l’Italia», Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Gnam), fino al 13/2, Catalogo Electa, pp. 254, € 40
- Il gruppo CoBrA coinvolse personaggi come Appel, Alechinsky, Corneille, Constant, Jorn.
- La sigla CoBrA deriva dalle prime lettere dei nomi delle città degli artisti: Copenaghen, Bruxelles, Amsterdam.

«CoBrA», l’asse tra Europa e Italia - Corriere della Sera