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    Predefinito Robuste lotte operaie in Cina contro il Capitale “comunista”

    In occidente l’ideologia dominante porta ad esempio ai lavoratori italiani quelli di Cina, che sarebbero da sempre incapaci di lotta di classe e passivamente pronti a sottomettersi allo sfruttamento per “una ciotola di riso”. È questo, semplicemente, un falso post-coloniale, che si sta ancora una volta smascherando all’evidenza quando, dall’inizio di quest’anno, sono filtrate fin qui notizie di innumerevoli scioperi e risoluti episodi di lotta degli operai cinesi.

    È normale che, per oscurare completamente queste orgogliose manifestazioni dei salariati, i buffoni di corte e i media della classe dominante si occupino invece delle lotte intestine (letterale) del penoso teatrino della politica borghese nostrana.

    A nessuno sfugge il significato profondo della lotta di questa importante porzione della classe internazionale dei lavoratori. In quest’immenso paese, nelle zone più industrializzate, dalle quali solo possono giungere notizie, centinaia di fabbriche hanno interrotto la produzione per giorni e giorni, con storie e modalità diverse, una lotta operaia che spesso è riuscita ad inceppare gli ingranaggi del capitale, rompendo le catene del sindacalismo di regime ed ottenendo quasi ovunque significativi aumenti salariali. I casi sono così numerosi da far prevedere una generale mobilitazione proletaria di tipo difensivo nel cuore di quell’aggressivo e rampante capitalismo, che solo per necessità di confondere l’orientarsi della classe operaia verso la sua emancipazione non si vergogna (per adesso ancora) a denominarsi comunista. Il termine appropriato sarebbe fascista, nota sottospecie della dittatura borghese ormai esportata dall’Italia, ove ebbe il collaudo, in tutto il mondo.

    Centinaia di fabbriche sono state investite da questa ondata di scioperi: Brother Industries - Foshan Fengfu Autoparts Atsumitec- Honda Auto Parts Manufacturing - Honda Lock Factory - Foxconn - Mitsumi Electric - Foxconn - Merry Electronics- Smartball Inc -Kok International Etc - Omron Automobile Electronics - Toyoda Gosei, etc. etc. «Ogni giorno dai nostri dipendenti ci arrivano richieste di aumenti salariali fuori da ogni logica», queste le parole di un frustrato imprenditore straniero del settore tessile.

    Va ricordato che in Cina gli scioperi sono vietati dallo Stato comunista; i sindacati sono “proprietà statale“, e non hanno aderito a nessuna di quelle mobilitazioni. Sappiamo però che gli operai ad essi iscritti vi hanno partecipato con coraggio.

    Tra gli scioperi più significativi quello ad oltranza indetto a Tianjin, città portuale a un centinaio di chilometri da Pechino, dalla totalità dei tremila dipendenti della Mitsumi Electric, fabbrica giapponese di prodotti elettronici. Numerose altre fabbriche giapponesi in territorio cinese, per esempio quelle dell’indotto di Honda e Toyota, hanno subito dagli inizi di maggio un’inaspettata forte ondata di lotte. Alla Honda di Foshan dopo decine di giorni di sciopero gli operai hanno ottenuto un aumento di stipendio del 24%, dichiarando che la loro battaglia, dopo una pausa, sarebbe continuata fino al raggiungimento del 50% di aumento salariale. Gli scioperi, sempre illegali, si sono poi estesi a molte delle zone industriali del paese e a numerosi settori industriali.

    Il governo cinese per porvi un argine, agli inizi di giugno, ha annunciato l’innalzamento del salario minimo in 30 grandi città. A Pechino per esempio, l’aumento è stato di 160 yuan, corrispondenti a 23,5 dollari, circa il 15% in più, poco rispetto a quanto ottenuto in quelle fabbriche dove gli operai hanno scioperato per giorni.

    Dopo trent’anni di sconvolgente nuova urbanizzazione e proletarizzazione il dragone operaio torna ad imporre la sua forza ad una classe borghese che si è enormemente arricchita. Oggi l’operaio che trova lavoro nelle varie industrie ha un’età compresa tra 18 e 25 anni, non gli basta risparmiare per mandare i soldi a casa come faceva suo padre, abitando gli squallidi dormitori racchiusi nel muro di cinta della fabbrica. Anche per gli effetti della politica del figlio unico, varata da Mao a metà degli anni 70, la giovane forza lavoro inizia a essere molto richiesta per le catene di montaggio; questo permette un potere di contrattazione della forza lavoro senza precedenti nella storia dei rapporti di forza tra le classi in Cina.

    La sottomissione degli operai ai borghesi è un fatto economico e non di tipo culturale, secondo presunti opposti moduli di mentalità e civiltà fra occidente ed oriente.;

    Le convulsioni del capitale mondiale e la lotta di classe, vero motore della storia, determinano condizioni fino a ieri imprevedibili: già oggi per alcune merci da vendere sul mercato statunitense è più conveniente produrre in Messico che in Cina. Considerazioni che si possono applicare anche in Europa, visti gli stipendi dei lavoratori di alcuni paesi dell’Est europeo. La lotta di classe con la sua forza, la sua irruenza, la sua inevitabilità busserà a breve alle porte di questi salariati e dei loro padroni. Altrimenti la “ciotola di riso” la daranno presto ai proletari di occidente, in mancanza della loro vera e risoluta mobilitazione di classe a fianco dei lavoratori del mondo intero.

    Partito Comunista Internazionale

  2. #2
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    Predefinito Rif: Robuste lotte operaie in Cina contro il Capitale “comunista”

    Citazione Originariamente Scritto da Anticapitaslista Visualizza Messaggio
    Altrimenti la “ciotola di riso” la daranno presto ai proletari di occidente, in mancanza della loro vera e risoluta mobilitazione di classe a fianco dei lavoratori del mondo intero.
    Per liberarsi una volta per tutte delle loro catene (capitalismo). hefico:
    Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
    Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Robuste lotte operaie in Cina contro il Capitale “comunista”

    Aumentare i salari conviene anche al Governo centrale, così incentiva il consumo interno e si rende meno dipendente dall'export.

    E' il momento che la Cina faccia il salto di qualità epocale: da semplice produttore a primo consumatore mondiale.
    Ultima modifica di Cesare; 09-12-10 alle 16:24
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  4. #4
    x il Socialismo Mondiale
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    Predefinito Rif: Robuste lotte operaie in Cina contro il Capitale “comunista”

    Citazione Originariamente Scritto da Lucas86 Visualizza Messaggio
    Aumentare i salari conviene anche al Governo centrale,
    Allora perché è contrario agli aumenti?
    La verità è che aumentare i salari significa diminuire i profitti e la competitività delle imprese cinesi sul mercato globale.
    Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
    Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Robuste lotte operaie in Cina contro il Capitale “comunista”

    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    Allora perché è contrario agli aumenti?
    La verità è che aumentare i salari significa diminuire i profitti e la competitività delle imprese cinesi sul mercato globale.
    Se aumenti la qualità dei prodotti, alzando la fascia di riferimento, la competitività rimane anche con salari maggiori (il costo del lavoro incide in minima parte ormai). E anche nei prodotti a bassa manifattura usando macchinari sempre più moderni si può aumenta il salario senza perdere profitto, poiché aumenta la prodottività.

    Dal 2000 al 2010 in un decennio il salario medio cinese mi pare sia quasi triplicato, Redshadow ha dati precisi, eppure i prodotti cinesi a pochi euro si trovano ancora.
    Ultima modifica di Cesare; 09-12-10 alle 16:48
    .

  6. #6
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    Predefinito Rif: Robuste lotte operaie in Cina contro il Capitale “comunista”

    L'aumento della produttività tramite l'introduzione di nuove macchine è vantaggioso nel breve termine per alcuni capitalisti, ma è svantaggioso nel lungo termine per tutta la classe capitalista (e quindi anche per l'economia nazionale).
    Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
    Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Robuste lotte operaie in Cina contro il Capitale “comunista”

    Citazione Originariamente Scritto da Lucas86 Visualizza Messaggio
    Aumentare i salari conviene anche al Governo centrale, così incentiva il consumo interno e si rende meno dipendente dall'export.

    E' il momento che la Cina faccia il salto di qualità epocale: da semplice produttore a primo consumatore mondiale.


    Evviva !!!

    grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.



    la libertà avanza ...........

  8. #8
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    Predefinito Rif: Robuste lotte operaie in Cina contro il Capitale “comunista”

    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    Allora perché è contrario agli aumenti?
    La verità è che aumentare i salari significa diminuire i profitti e la competitività delle imprese cinesi sul mercato globale.
    Cina/ Premier: Aziende Giappone affrontino problema bassi salari. Hanno determinato insoddisfazione dei lavoratori cinesi


    Pechino, 29 ago. (Ap) – Le aziende giapponesi che operano in Cina dovrebbero affrontare la questione dell’insoddisfazione dei lavoratori per i bassi salari, che quest’anno hanno determinato varie controversie. Lo ha sottolineato il premier cinese Wen Jiabao, che ha incontrato una delegazione giapponese in visita nel Paese.

    Le dichiarazioni di Wen giungono dopo che il ministro degli Esteri giapponese, Katsuya Okada, ha chiesto “politiche trasparenti” che regolino l’attività lavorativa in Cina, ricordando che le controversie lavorative che hanno interrotto l’attività in decine di fabbriche stanno mettendo in difficoltà le aziende giapponese.

    Okada ha discusso la questione a un incontro economico di alto livello tra Cina e Giappone – seconda e terza economia del mondo – che si è svolto a Pechino, per discutere come favorire la ripresa dalla crisi economica e incentivare la cooperazione regionale.
    Cina/ Premier: Aziende Giappone affrontino problema bassi salari. Hanno determinato insoddisfazione dei lavoratori cinesi | Daily Blog

    adesso postami un dichiarazione in cui il governo è contrario agli aumenti salariali
    Militia est vita nostra super terram.
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  9. #9
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    Predefinito Rif: Robuste lotte operaie in Cina contro il Capitale “comunista”

    I cinesi si oppongono alla rivallutazione forzosa dello yuan/RMB perchè sostengono che è meglio aumentare i salari piuttosto che la moneta. E i salari cinesi sono quelli che aumentano di più nel mondo. Ormai hanno staccato tutti i paesi asiatici in via di sviluppo. Se vuoi risparmiare sui salari non vai ad investire in Cina. Questo è certo. In Cina vai ad investire sei vuoi accaparrarti quote di mercato cinese che si espande del 10-12% l'anno. Ma investi alle loro condizioni, ovvero con tecnologie avanzate e salari crescenti. Gli aumenti salariali corrispondono ad aumenti della produttività per cui le merci cinesi rimangono competitive all'estero.
    Ultima modifica di Red Shadow; 11-12-10 alle 12:59
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Robuste lotte operaie in Cina contro il Capitale “comunista”

    La Cina aumenta il salario minimo in 30 grandi città dopo gli scioperi. Cambia qualcosa anche per noi

    di Massimo Di Nola
    4 giugno 2010


    Dopo gli scioperi illegali invece del castigo arriveranno gli aumenti di salario: il governo cinese ha annunciato che in 30 grandi città cinesi sarà alzato il salario minimo. A Pechino l'aumento sarà di 160 yuan, pari a 23,5 dollari. Può sembrare poco, ma tenuto conto che fino a oggi il salario minimo era di 800 yuan (117 euro), si tratta pur sempre di una crescita del 15 per cento.

    L'aspetto sorprendente è che la decisione avviene a pochi giorni dal grande sciopero negli stabilimenti della Honda in Cina. Uno sciopero che si è concluso con un aumento per tutti del 24 per cento. Già parlare di sciopero, in questo paese, è una cosa fuori dell'ordinario. Gli scioperi in Cina avvengono ma sono, di fatto, illegali e quello alla Honda non faceva eccezione: non solo è cominciato in modo spontaneo ma i sindacati ‘ufficiali' legati al Partito si sono inizialmente schierati contro, venendo anche alle mani con i lavoratori. Questa volta è successo però qualcosa di assolutamente inatteso: mentre in occasione di altri conflitti nelle aziende, finora, era stato imposto un ferreo silenzio sulla stampa (le notizie circolavano, clandestinamente, su Internet e venivano riferite tramite contatti personali con giornalisti e organizzazioni non governative straniere) in questa occasione le Autorità hanno lasciato che sui media se ne parlasse ampiamente.

    In Cina nulla avviene a caso e questo significa parecchie cose. In primo luogo il governo lancia un segnale alle aziende, soprattutto straniere, che operano nel Paese, che dovranno allentare i freni sul fronte salariale. L'industria dell'auto, che occupa milioni di dipendenti sarà la prima e non è poco. Altre seguiranno. Ma c'è di più. Gli aumenti indicano una svolta di grande portata nella politica economica cinese. Che spiega in modo chiaro Yang Yiyong, direttore di uno degli istituti di ricerca economica dipendenti direttamente dal governo: «I salari nel nostro paese, malgrado alcuni aumenti in anni recenti, sono rimasti troppo bassi e questo ha avuto un effetto negativo sulla domanda di beni quindi sull'economia nel suo complesso». Vale un dato per tutti: oggi, in Cina, i salari coprono meno del 40% della domanda complessiva, rispetto a più del 53% sedici anni fa. Dato tanto più concertante in quanto riguarda un Paese che si considera tuttora "socialista" anche se aperto all'economica di mercato. La scelta è quindi chiara: Pechino ha deciso di mettere da parte i ricorrenti timori di aumento dell'inflazione derivante dalla crescita dei salari e di ricorrere allo strumento più semplice ed efficace per stimolare l'economia. Le conseguenze sono a largo raggio e riguardano sia la Cina che gli altri paesi del mondo, inclusa l'Italia.
    Questa è la risposta del governo agli scioperi!!! Aumento dei salari minimi. Ricordo che nella maggior parte dei paesi occidentali i salari minimi non esitono per legge.
    Per la verità alcuni hanno insinuato che gli "scioperi illegali" siano manovrati dal governo.
    Ultima modifica di Red Shadow; 11-12-10 alle 13:04
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