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Discussione: OGGI SPIEGACI....

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    Predefinito OGGI SPIEGACI....

    di A.Sallusti prima pg. de ilgiornale.it del 13 12 2010

    Ci siamo, oggi Silvio Berlusconi parla a Senato e Camera.
    Sul tavolo c’è la mozione di sfiducia presentata da Gianfranco Fini, alleato con Casini e la Sinistra.
    Il tentativo di disarcionare il premier che il presidente della Camera ha innescato sei mesi fa dopo due anni di incubazione, giunge quindi al momento della verità.
    Il compagno Fini ce la farà ad offrire su un piatto d’argento il grimaldello che la sinistra e Di Pietro cercano da sedici anni?

    In casa Pdl sono ottimisti, il blitz fallirà.
    Anche se nelle ultime ore la macchina del soccorso rosso ha girato a mille e, come al solito, la Rai ha fatto la parte del leone.
    Lucia Annunziata si è messa in ginocchio davanti a Fini, invitato ieri per l’ennesima volta e senza contraddittorio nella sua In 1/2 ora.
    Santoro ha scatenato i suoi segugi fin dentro casa Scilipoti (l’ex Idv che ha abbandonato Di Pietro e potrebbe votare la fiducia) ad aggredire l’anziana madre (91 anni), tanto da procurarle un malore.
    La Gabanelli ha messo in piedi in tutta fretta un Report-bis sulla casa di Antigua del premier.

    I traditori, dopo settimane di trionfanti annunci di nuove maggioranze possibili e terzi poli decisivi, sentono mancare il terreno sotto i piedi e hanno perso la testa.
    Bocchino esterna ogni ora con la bava alla bocca.
    L’ultimo appello di Fini è che Berlusconi persegue solo suoi interessi e non rappresenta più i valori del centrodestra.
    E allora ci piacerebbe sentire oggi in aula i rappresentanti del Fli spiegarci bene e definitivamente alcuni loro valori fondanti.

    Per esempio.
    È un valore di centrodestra svendere una casa del partito (quella di Montecarlo) al cognato del capo tramite due società offshore?
    È un valore del centrodestra negare il fatto, giurare di dimettersi semmai venisse accertato e poi, di fronte all’evidenza, tradire il giuramento?
    È valore di centrodestra che il presidente della Camera minacci un dirigente Rai per fare avere alla suocera un appalto da un milione e mezzo di euro?
    È un valore del centrodestra sottrarre dal conto di una fondazione oltre centomila euro per comprare al capo (Fini) una vettura Bmw, pur senza averne diritto?
    È un valore del centrodestra farsi pagare, come fa Bocchino, i debiti del proprio giornale (il Roma di Napoli) con soldi pubblici sottratti in periodo di crisi al volontariato?
    È un valore del centrodestra usare, come fa Fini, le strutture della Camera, e il potere che deriva dall’esserne presidente, per fare pressioni su deputati che erano scettici a lasciare il Pdl e confluire nel Fli?
    È un valore del centrodestra mettere a disposizione della sinistra i voti raccolti da elettori convintamente berlusconiani?
    È un valore del centrodestra tradire?

    Dubitiamo che Fini e Bocchino avranno il coraggio e l’onestà di rispondere a queste domande.
    Non possono farlo, perché sono codardi e sleali.
    Hanno disfatto una maggioranza per ambizioni personali e problemi economici (la fusione Forza Italia-An gli ha tolto il controllo della cassaforte del partito). Non hanno progetto politico né elettori.
    Tra trentasei ore speriamo che il Parlamento certifichi il loro fallimento.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: OGGI SPIEGACI....

    La troupe di Santoro invade casa Scilipoti. E sua madre sviene.

    Manuale del buon giornalismo d’inchiesta secondo «Annozero».
    Capitolo primo, la ricerca delle fonti.
    Testo: ignorare le fonti dirette, soprattutto se si tratta di parlamentari che potrebbero votare per Berlusconi. Si vadano invece a scomodare i loro parenti, meglio se anziani che «bucano» il video con quelle facce rugose e qualche perla di saggezza dialettale, meglio ancora se molto anziani perché magari hanno pure qualche buco di memoria, infinitamente meglio se non sanno nulla dell’oggetto dell’inchiesta giornalistica, così da garantire al parlamentare voltagabbana la figuraccia che merita.

    Questa solenne lezione ci è stata impartita ieri dai maestri della professione, gli apprendisti Travaglio che non perdono occasione per censurare le «macchine del fango», i piccoli Santoro che pontificano di giornalismo d’inchiesta e poi lo mandano a vaffanbicchiere.

    Che cos’è dunque successo?
    C’è un parlamentare fuggito dal partito in cui ha militato per oltre dieci anni che si appresta a votare contro le indicazioni del partito medesimo.
    Il suo nome non è Gianfranco Fini, uscito dal Pdl e pronto a votare la sfiducia al governo Berlusconi.
    Egli si chiama Domenico Scilipoti, viene dalla provincia di Messina, fa il medico, è un cattolico moderato «di area saragattiana» che ha stracciato la tessera dell’Italia dei valori rinnovata per 12 anni.
    Scilipoti è da tempo in rotta con il suo vecchio leader, Antonio Di Pietro, così come Fini ha sbuffato per anni nella scuderia del Cavaliere.
    Entrambi si preparano a esprimere un voto di fiducia opposto a quello manifestato negli ultimi anni.

    Ma Fini è un galantuomo, mentre Scilipoti «merita, metaforicamente parlando, l’albero di Giuda», secondo il lugubre augurio di Tonino Di Pietro.

    Nemmeno troppi amici nelle redazioni dei giornali, si scatena una tempesta mediatica. «È stato corrotto da Berlusconi».
    L’ex magistrato Bruno Tinti ha detto chiaro e tondo, seduto accanto a Di Pietro venerdì sera sul palco del PalaDozza di Bologna, che simili accuse non potranno mai avere seguito nelle aule di giustizia. Ma le truppe dell’Italia dei valori vanno avanti a spalare fango, spalleggiate dalla stampa amica. Repubblica, il Fatto, l'Unità. Scilipoti non può reggere il colpo e ne fa una malattia, tanto che giace a letto con la febbre.

    In cambio del voto di fiducia, si sarebbe fatto promettere soldi per pagare un mutuo e una penale di 200mila euro (condannato in secondo grado). Scilipoti nega, smentisce, s’indigna, protesta, ma non serve a niente. I grandi segugi del giornalismo d’inchiesta devono verificare. E da chi vanno a compiere i controlli? Da Scilipoti? Giammai: potrebbe mostrare le carte che smontano il castello accusatorio. La troupe di Santoro sbarca dunque in Sicilia, terra di origine del medico parlamentare. Ieri mattina, di buon’ora come usano i questurini, suona il campanello dei suoceri di Scilipoti alludendo al fatto che la loro abitazione sarebbe pignorata. Essi, come è naturale, cascano dalle nuvole. Poi gli inviati di Annozero si trasferiscono nella casa della madre del deputato, una signora di 91 anni che vive a Terme Vigliatore, il paesino di settemila anime di cui il figlio è stato vicesindaco. Nemmeno lei sa nulla di mutui e rogiti, ma davanti a microfoni, telecamere, domande a raffica e fari puntati ha un mancamento. Un grande spavento con un piccolo malore, da cui si è fortunatamente ripresa in breve senza avere ben capito che cosa le fosse successo. Infine la troupe ha girato il paese in cerca di dichiarazioni varie sul novello giuda.

    Scilipoti si era fermato a Roma nel fine settimana per concordare le strategie del neonato Movimento di responsabilità nazionale in vista della fiducia. Anche lui si è preso un bello spavento quando, verso mezzogiorno, ha ricevuto la telefonata dei familiari che gli hanno raccontato la brutta avventura capitata alla mamma anziana. «Se la sono presa con una donna di 91 anni, non capisco che logica seguano questi giornalisti - dice -. È un atteggiamento scorretto: se vuole notizie da me, Santoro può invitarmi alla sua trasmissione. Io non ho paura, possiamo confrontarci. Non temo nemmeno un faccia a faccia con Di Pietro, così almeno si decide a rispondere alle contestazioni che gli rivolgo da mesi. Ma spaventare mia madre è stata una gravissima scorrettezza».

    Il giudizio negativo su «Annozero» è condiviso da Alessio Butti, capogruppo del Pdl nella Commissione di vigilanza sulla Rai. «La Rai è un servizio pubblico e le troupe di “Annozero” non possono andare in giro a fare azioni intimidatorie come il blitz a casa dell’onorevole Scilipoti e di sua madre novantunenne, impaurita da quanto accadeva. Fare giornalismo d’inchiesta significa raccontare i fatti, non spaventare le vecchiette con incursioni minacciose».

    Stefano Filippi pg.1 e pg.2 de ilgiornale.it 13 12 2010

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Rif: OGGI SPIEGACI....

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    di A.Sallusti prima pg. de ilgiornale.it del 13 12 2010

    Ci siamo, oggi Silvio Berlusconi parla a Senato e Camera.
    Sul tavolo c’è la mozione di sfiducia presentata da Gianfranco Fini, alleato con Casini e la Sinistra.
    Il tentativo di disarcionare il premier che il presidente della Camera ha innescato sei mesi fa dopo due anni di incubazione, giunge quindi al momento della verità.
    Il compagno Fini ce la farà ad offrire su un piatto d’argento il grimaldello che la sinistra e Di Pietro cercano da sedici anni?

    In casa Pdl sono ottimisti, il blitz fallirà.
    Anche se nelle ultime ore la macchina del soccorso rosso ha girato a mille e, come al solito, la Rai ha fatto la parte del leone.
    Lucia Annunziata si è messa in ginocchio davanti a Fini, invitato ieri per l’ennesima volta e senza contraddittorio nella sua In 1/2 ora.
    Santoro ha scatenato i suoi segugi fin dentro casa Scilipoti (l’ex Idv che ha abbandonato Di Pietro e potrebbe votare la fiducia) ad aggredire l’anziana madre (91 anni), tanto da procurarle un malore.
    La Gabanelli ha messo in piedi in tutta fretta un Report-bis sulla casa di Antigua del premier.

    I traditori, dopo settimane di trionfanti annunci di nuove maggioranze possibili e terzi poli decisivi, sentono mancare il terreno sotto i piedi e hanno perso la testa.
    Bocchino esterna ogni ora con la bava alla bocca.
    L’ultimo appello di Fini è che Berlusconi persegue solo suoi interessi e non rappresenta più i valori del centrodestra.
    E allora ci piacerebbe sentire oggi in aula i rappresentanti del Fli spiegarci bene e definitivamente alcuni loro valori fondanti.

    Per esempio.
    È un valore di centrodestra svendere una casa del partito (quella di Montecarlo) al cognato del capo tramite due società offshore?
    È un valore del centrodestra negare il fatto, giurare di dimettersi semmai venisse accertato e poi, di fronte all’evidenza, tradire il giuramento?
    È valore di centrodestra che il presidente della Camera minacci un dirigente Rai per fare avere alla suocera un appalto da un milione e mezzo di euro?
    È un valore del centrodestra sottrarre dal conto di una fondazione oltre centomila euro per comprare al capo (Fini) una vettura Bmw, pur senza averne diritto?
    È un valore del centrodestra farsi pagare, come fa Bocchino, i debiti del proprio giornale (il Roma di Napoli) con soldi pubblici sottratti in periodo di crisi al volontariato?
    È un valore del centrodestra usare, come fa Fini, le strutture della Camera, e il potere che deriva dall’esserne presidente, per fare pressioni su deputati che erano scettici a lasciare il Pdl e confluire nel Fli?
    È un valore del centrodestra mettere a disposizione della sinistra i voti raccolti da elettori convintamente berlusconiani?
    È un valore del centrodestra tradire?

    Dubitiamo che Fini e Bocchino avranno il coraggio e l’onestà di rispondere a queste domande.
    Non possono farlo, perché sono codardi e sleali.
    Hanno disfatto una maggioranza per ambizioni personali e problemi economici (la fusione Forza Italia-An gli ha tolto il controllo della cassaforte del partito). Non hanno progetto politico né elettori.
    Tra trentasei ore speriamo che il Parlamento certifichi il loro fallimento.

    saluti
    Sono fini le morali di fini, tanto fini da risultare nulle.

    Il ras di bologna si é alleato col dipietro e col piacentino bersani ,casin i é del gruppo manca solo prodi e c i sta tutta l'emilia.

    Più dell'amor poté l'invidia.
    A berlusconi :
    " Non ti curar di loro ma guarda e passa".

    Certo che se alla c amedra ci fossero pochi voti si potrebbe votare solo per quella: la costituzione lo prevede.

    Elezioni per quella camera che non ha numeri certi (e ci togliamo dalle ba..e un certo presidente.)

  4. #4
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    Predefinito Rif: OGGI SPIEGACI....

    I 5 finiani pronti a trattare.

    Si morde la lingua Silvio Berlusconi.
    E solo in nome di quella che con i suoi più stretti collaboratori definisce «operazione responsabilità» evita di replicare a Gianfranco Fini.
    Nel salotto di Arcore, mentre sull’enorme televisore al plasma scorrono le immagini di In 1/2 ora, i commenti del premier sono invece piuttosto coloriti, ai limiti dell’irripetibile, nonostante Paolo Bonaiuti si affretti a smentire le prime ricostruzioni che trapelano dalle agenzie di stampa.
    D’altra parte, il premier sa bene che sono queste le ore decisive per riuscire ad incassare una fiducia che giorno dopo giorno è sembrata sempre più a portata di mano.

    Ieri il pallottoliere di via dell’Umiltà faceva segnare quota 314 a favore del governo, ma gli affondi del presidente della Camera potrebbero aver incrinato il fronte del Fli.
    Silvano Moffa, colomba per antonomasia e promotore insieme ad Andrea Augello dell’ultimo tentativo di mediazione, non ha infatti gradito i toni di Fini. Si dice «profondamente amareggiato» - perché l’ex leader di An «ha bollato come tardiva e inutile» la sua iniziativa «vanificando nei fatti ogni confronto» - e sta seriamente pensando di non seguire il Fli.
    Anche se non è chiaro se votando la fiducia o astenendosi.

    Il Cavaliere lo sa bene ed è consapevole del fatto che la partita va giocata fino in fondo. In vista del voto di fiducia di domani, ma anche nell’ottica di un allargamento della maggioranza in programma per gennaio.
    Già, perché Moffa non è solo un numero, visto che tra le colombe finiane ha un peso specifico di tutto rispetto.
    Una sua uscita, insomma, potrebbe portarsi dietro altri due o tre deputati, facendo salire a quattro o cinque il gruppo di dissidenti (Giampiero Catone è già dato per fuoriuscito).
    Senza contare che Moffa ha anche ottimi rapporti con alcuni di quei parlamentari del Fli che comunque voteranno la sfiducia a Berlusconi.

    Ecco perché il Cavaliere decide di annullare i collegamenti telefonici che ha in programma con le feste del Pdl, perché se fosse intervenuto pubblicamente non si sarebbe potuto esimere dal rispondere per le rime a quella che in privato il premier definisce «l’aggressione vigliacca» di Fini.
    Insomma, non è questo il momento delle polemiche perché, concorda il premier con chi gli consiglia il low profile, «ora dobbiamo guardare al voto di fiducia e alle prossime mosse».
    Per rispondere al presidente della Camera, insomma, ci sarà tempo.

    Già, perché anche se alla fine le colombe del Fli dovessero decidere di «turarsi il naso» e seguire le indicazioni di Fini, il governo dovrebbe comunque portare a casa una fiducia tecnica (cioè sotto la fatidica soglia del 316).
    E a quel punto la pattuglia guidata da Moffa potrebbe avere un ruolo nella cosiddetta fase due: quella dell’allargamento della maggioranza e conseguente rimpasto.

    A gennaio, infatti, Berlusconi è deciso a rimettere mano alla squadra di governo toccando, se necessario, anche caselle importanti.
    E con la disponibilità ad aprire a personalità - non necessariamente politici, dunque anche tecnici - che fanno riferimento all’area moderata.
    Un modo per continuare in quel pressing sull’Udc che il premier porta avanti da settimane e sul quale ha la sponda convinta del Vaticano che non vede di buon occhio una crisi e non gradisce affatto l’ipotesi di un Terzo polo che veda i cattolici dell’Udc correre insieme al Fli (le cui posizioni sui temi etici lasciano molto fredda la Santa Sede).

    È per questo che l’intervento di Berlusconi in Parlamento - una ventina di pagine, limate con Gianni Letta e Bonaiuti fino a tarda sera - oggi sarà di grande apertura proprio su quelle questioni care ai moderati non solo dell’Udc ma anche del Fli (politica economica e sociale, famiglia, Mezzogiorno).
    Se infatti con Fini non è pensabile alcuna ricucitura, il premier continua a guardare con speranza ai finiani più moderati.

    Un’operazione che se alla fine non dovesse andare in porto avrebbe come unica alternativa le elezioni anticipate.
    È anche per scansare l’ipotesi di un esecutivo tecnico, infatti, che il Pdl ha deciso una raccolta di firme a sostegno del governo.
    Che, fanno sapere da via dell’Umiltà, ha toccato quota due milioni e mezzo.

    di Adalberto Signori pg.1 2 pg.5 de ilgiornale.it 13 12 2010

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Rif: OGGI SPIEGACI....

    Silvio a quota 315...ma la partita resta aperta

    di Salvatore Tramontano pg.1 e pg.4 de ilgiornale.it 13 12 2010

    Il conto è cominciato.
    Il 14 dicembre è appena dietro l’angolo, una curva, le ultime rifiniture, contatti che si ripetono frenetici, il discorso di Berlusconi, al Senato la mattina e alla Camera in serata, poi domani si vota.
    Si gioca sulle assenze, sul senso di responsabilità e sui dubbi.
    La domanda che da settimane rimbalza dalla politica ai bar è sempre la stessa: che succederà?
    Il governo regge o cade?
    Il Cavaliere appare più forte.
    La sfiducia non dovrebbe passare, anche se la conta continua.

    L’ultimo appello della maggioranza a Montecitorio parla di 315 deputati.
    È la quota salvezza. In teoria non è la maggioranza assoluta, quella che ti fa stare tranquillo, ma un numero abbastanza solido da respingere l’assalto della multiforme coalizione antiberlusconiana, la marmellata di partiti che si riconosce in un solo ideale politico: chiudere la stagione del Cavaliere.

    La quota 315 è una maggioranza tecnica, serve a superare lo scoglio della fiducia.
    L’opposizione resta sotto: tra prossime mamme che non riusciranno ad arrivare in aula, ripensamenti e tentennamenti del partito della pensione (quei parlamentari che non amano Berlusconi, ma comunque tengono di più al vitalizio che ancora non hanno maturato) e la paura delle elezioni, la minoranza non ha i 317 voti promessi da Fini e Bocchino.
    Non basta il ribaltone finiano a far cadere il governo. Tutti questi mesi di chiacchiere e minacce sono solo serviti a boicottare il governo.
    Gli antiberlusconiani ancora una volta non rappresentano una vera alternativa politica.
    Faticano in Parlamento e non hanno neppure il coraggio di contarsi davanti al Paese reale.
    Sanno che gli elettori non si fidano di loro.
    Il massimo che possono fare è intralciare l’azione di Berlusconi.
    Sono dei guastatori, ma quando si tratta di costruire qualcosa mostrano tutte le loro debolezze.
    Tanto è vero che si affidano quotidianamente a eventi extrapolitici.
    La piazza e il fango sono il cuore della loro politica.
    Questa è la situazione alla fine del 2010.
    La vera scommessa è capire cosa accadrà dopo.

    Berlusconi non vuole vivacchiare.
    Non accetta un governo logorato da trabocchetti e imboscate.
    Se il futuro è questo, meglio andare al voto.

    A differenza dei suoi avversari lui non ha paura degli italiani.

    Ma prima di rigiocarsi la partita vuole vedere se ci sono le condizioni per arrivare a fine legislatura. È un impegno che deve al Paese. Non vuole buttare sale sulla crisi economica. Sa che con una maggioranza di 315 deputati non si governa.
    Ma la fiducia gli permette di guardare l’orizzonte dall’alto, senza sentirsi sotto schiaffo.
    Si può aprire un dialogo con quelle forze politiche deluse dai giochetti di Fini. Potrebbe cominciare recuperando quelle colombe, come Moffa, amareggiate dall’irresponsabilità del loro leader, prigioniero della sua guerra personale e privata al Cavaliere.

    Ma i primi interlocutori restano i post democristiani di Casini.

    Nelle stanze dell’Udc si è capito da tempo che il terzo polo non è una soluzione.
    Dai finiani li dividono le diverse sensibilità politiche.
    Casini non si trova a suo agio con i laicisti finiani e oltretutto non si fida delle ambizioni di Gianfranco, che vorrebbe cannibalizzarlo e togliergli spazio al centro.

    Il problema è che non si fida nemmeno del Cavaliere.
    E si è esposto troppo per il dopo Berlusconi. Non è detto che l’accordo sia possibile. Anzi. Casini deve salvare la faccia.
    Per questo il premier sta pensando a un rimpasto di governo, con l’ingresso autorevole di ministri tecnici.

    Su tutti si fa il nome dell’economista Monti.
    Berlusconi pensa di potercela fare e di rinforzare la maggioranza con un grande piano di riforme e di sviluppo economico e sociale.
    L’obiettivo è pilotare l’Italia fuori dalla crisi.
    Se tutto va bene si può arrivare a fine legislatura.
    Altrimenti c’è il voto.
    E i guastatori resteranno con la bava alla bocca e la poltrona vuota.

    saluti

 

 

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