L'industria marcia a passo ridotto



Spinta sull'acceleratore per le esportazioni dei distretti industriali italiani trainate dai mercati emergenti come la Cina: +16% nel terzo trimestre del 2010 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente con un balzo del +22% per l'export diretto verso i nuovi mercati contro il +13% di quelli maturi come rileva il «Monitor dei distretti» del Servizio studi e ricerche di Intesa Sanpaolo. Intanto, secondo l'Istat, restano deboli il fatturato (che segna una mini-crescita dell'1%) e gli ordinativi dell'industria a ottobre.
«Per la prima volta dopo tanto tempo – commenta Fabrizio Guelpa, responsabile Industry and banking del Servizio studi e ricerche di Intesa Sanpaolo – i distretti industriali hanno mostrato un ritmo di crescita superiore, seppur di poco, a quello delle aree non distrettuali (+16% contro +15,6%)».
Si distinguono, in particolare, i distretti specializzati in beni intermedi della moda (+23,6% contro +21,1%) e nella meccanica (+21,7% contro +10,7%). Tra questi alcuni distretti centrali nel panorama distrettuale italiano: il tessile di Prato (+25,9%), il serico di Como (+22,5%), la concia di Arzignano (+24,2%) e di Santa Croce sull'Arno (+25,7%), le macchine per l'imballaggio di Bologna (+25,8%) e le macchine tessili e per le materie plastiche di Brescia (+70,5%).
Appaiono invece relativamente meno dinamici i distretti del mobile, dei prodotti e materiali da costruzione e degli elettrodomestici «che molto verosimilmente sono ancora frenati dalle difficoltà attraversate dal mercato immobiliare e dai problemi presenti nel mercato del lavoro» aggiunge Guelpa. Mostrano un lieve calo, infine, le esportazioni dei distretti alimentari, «penalizzati dall'arretramento del distretto delle conserve di Nocera Inferiore, colpito dalla riduzione dei prezzi di vendita dei derivati del pomodoro e comunque tra i pochi a essere cresciuto anche nel difficilissimo 2009».
La brillante performance dei distretti si spiega con gli ottimi risultati ottenuti nei nuovi mercati, con l'exploit delle esportazioni in Cina cresciute dell'81,6% a quota 430 milioni di euro; ma sono cresciuti anche Messico (+59,1%), India (+51,3%) e Brasile (+35,5%).

«I distretti si sono dunque lasciati alle spalle uno dei momenti più difficili della storia del manifatturiero italiano – aggiunge Guelpa –. È però ancora lungo il cammino che porta al pieno recupero del terreno perso nel 2009: nei primi nove mesi del 2010, infatti, solo 13 distretti hanno registrato valori di export superiori al corrispondente periodo del 2008. Il futuro di non poche imprese, pertanto, continua a essere crucialmente legato alla loro capacità di adattarsi al nuovo contesto competitivo, puntando sempre più su prodotti di qualità sapientemente proposti e distribuiti sul mercato.Nel medio termine faranno sempre più premio la qualità, il know-how produttivo e la specializazione in nicchie di mercato».
Distretti a parte, i mercati esteri trainano anche al crescita del fatturato dell'industria che, secondo l'Istat, a ottobre ha registrato un aumento dell'1% rispetto a settembre (+2,4% l'estero contro il +0,4% nazionale) e del 13,3% rispetto allo stesso mese del 2009 (+22,4% estero, +9,7% nazionale). Stagnanti, invece, gli ordinativi su base congiunturale (+0%) con una flessione dell'1,2% nazionale e un incremento del 2,3% estero. Crescono del 12,4% tendenziale (+8% nazionale, +21,1% estero, dati grezzi).
Tra i settori a ottobre sono cresciuti di più, nel confronto con lo stesso mese del 2009, metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+26,9%), fabbricazione di macchinari e attrezzature (+21,8%), fabbricazioni di prodotti chimici e delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+19,8%); una flessione del 4,7% si è rilevata nella produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici.
Gli incrementi più marcati dell'indice grezzo degli ordinativi hanno riguardato invece metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+27,7%), fabbricazione di macchinari e attrezzature (+24,5%) e di prodotti chimici (+17,3%); in calo, invece, fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-12,9%), produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-5,3%), fabbricazione di mezzi di trasporto (-3,7%).
Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani giudica «positivi» i dati dell'Istat: «C'è una larga prevalenza di segnali positivi, un andamento fortemente positivo rispetto all'anno scorso. Mi sembra che siamo andati nettamente meglio. Non vorrei dire straordinario ma è un dato molto interessante». Preoccupati, invece, sindacati e consumatori: per la Cisl «i volumi di fatturato e ordinativi sembrano inchiodati al 2005», sulla stessa lunghezza d'onda la Uil, secondo cui i dati «confermano l'attuale stallo che il sistema produttivo del Paese sta vivendo». Come sostiene anche l'Ugl facendo notare che «l'aumento dipende, in larga misura, dal mercato estero».

Fonte: L'industria marcia a passo ridotto - Il Sole 24 ORE