Ciurlionis, angeli e demoni
di un visionario fin de siècle
Una mostra a Milano rende omaggio al maestro lituano, che fu teosofo e musicista (Palazzo Reale, fino al 13 febbraio 2011)
MARCO VALLORA da LASTAMPA.IT
MILANO
Ho ascoltato per la prima volta il nome di Ciurlionis a Mentana, nello studio di Federico Zeri, che conversava brillantemente al telefono con Arbasino, in partenza per i Paesi baltici, parlando più di musica che di arte. Ben prima della celebre mostra-scoperta al Pompidou dell’artista lituano, e di Cosmos , di Jean Clair. Zeri stravedeva per Ciurlionis (forse influenzato da un altro lituano, Bernard Berenson, che lo apprezzava non solo quale «mistico veggente, ma per l’originalità delle sue idee estetiche»): attratto dai nomi misteriosi ai più, le ricercatezze prelibate, i luoghi insoliti. Come l'impervio museo di Kaunas, che di fatto contiene quasi tutto il patrimonio, relativamente sterminato (lettere, poesie, aforismi, foto, composizioni musicali e pittoriche) di questo curioso curioso di tutto lo scibile, simbolista, scientifico e misteriosofico, morto a nemmeno trentasei anni.
Una prelibatezza, dunque, questa mostra a Milano con curato volume Mazzotta, che contiene anche alcune delle sue sensibili lettere ad amici, mecenati e alla moglie Sofija, scrittrice tardo-romantica, non meno esaltata di lui. «Vorrei comporre una sinfonia sul mormorio delle onde, con il linguaggio segreto delle foreste millenarie, ed il luccichio delle stelle. Con le nostre canzoncine e dentro la mia tristezza infinita. Vorrei salire sulle vette più alte, irraggiungibili per i mortali e creare con le stelle più belle». Quanto di Ciurlionis, in questo programma! La perpetua tensione ascensionale votata a volare, immateriale, sopra il mondo filisteo. L’idea di un’arte dannata, che si distacchi comunque dalla quotidianità, plebea e prosaica. La tesi romantica d'una suprema congiunzione dei sensi, in contatto con l'eterno femminino. Il recupero delle neglette canzoni del folklore popolare, nella fattispecie lituano, e la convinzione d'una primordialità, quasi da foresta geologica, immemoriale, che precede ogni distinzione artistico-culturale, ogni ambito stilistico. Ma vince soprattutto, in questo clima crepuscolare e depresso, l’idea che l’arte salvifica consista nel prelevare direttamente dei pezzi rutilanti del creato, per comporre delle ispirate «sinfonie» sinestetiche-baudleriane, che fondono la pittura con la musica, ove il simbolo s'annida in volute d’arabesco, che non vogliono più esser soltanto decorative (siamo negli anni della Secessione monacense e viennese e del vincente Jugendstil) ma teosofico-spiritistiche. Allusive e criptiche. Poe, Nietzsche, i Veda, con Chopin. Come scrive la curatrice Di Milia: «Acropoli oniriche, ponti e chimeriche strutture, torri e rocche immaginarie». Creando una sorte di galleggiante archeologia-industriale del domani, un po' Bruno Taut, un po' Sant’Elia, ma assai prima.
Figlio d'un modesto ma intelligente musico di villaggio, che viveva in una sorta di limbo mentale, non si riscattò mai da una vita travagliata, tramata d'incontri, di mecenati generosi, d’onesta miseria. E sempre troppa soggezione nei confronti delle Accademie, con la speranza di imparare, alternando musica a pittura. Non ha senso considerare Ciurlionis un vero astrattista, anche se conosceva bene il cammino d’un Kupka, e se può presagire certi risultati di Mondrian, teosofo al pari di lui.
Certo, doveva conoscere bene gli anditi labirintici del pensiero di Steiner, che difatti lo ricorda, in certi suoi esiti figurativi: sfere, sinusoidi, piramidi planetarie e anelli solari, annegati in mari cosmici (qualcosa di condiviso pure dal nostro Ginna pre-futurista). Ma simile soprattutto, in certe cromie pastellate e diafane, trasparenti e come fiabesche (debitrici in parte ad illustratori russi, come Bilibin o Dobuzinskij, ma poi allo stesso scenografo Benois, che certamente lo avrebbe condotto nell’ambito di Diaghilev, che quanto bene lo avrebbe saputo utilizzare. Non stupisce che una delle corone funebri deposte sul suo giovane catafalco fosse di Roerich, l’ispiratore del Sacre du Printemps di Stravinskij, che amava il nostro pittore e vantava un suo dipinto). Sfortunato, comunque: riceve da Kandinskij un invito a esporre, ma non è più in grado di rispondere, annegato nella sua accidia, ammalato ormai della sua «malattia sinestetica», che gli fa vedere suoni ed udire colori. In modo similare ma diverso da quello, panico, di Skrjabin. Che è un suo possibile referente musicale, di un para-tonalismo oceanico, che sta tra Bruckner, Sibelius e Max Reger, come in pittura egli sta sospeso tra Kubin, Vrubel e Boecklin. Curioso: in quegli anni il fanciullo De Chirico, a Monaco, accompagna il fratellino Savinio, a lezione di contrappunto da Max Reger, e sfogliando riviste nella sala d’attesa scopre l’ Isola dei Morti di Boecklin. Nasce di lì un surrealismo, parallelo ma vincente, rispetto alle visioni del derelitto Ciurlionis, «filosofo della musica che dipinge il mondo delle idee per ritrovare quello delle cose-simboli, sotto una complessa tessitura di trasparenze cromatiche», secondo Carlo Belloli.
Ciurlionis, angeli e demoni di un visionario fin de siècle- LASTAMPA.it
Qui altre immagini e tele:
ciurlionis a milano - Cerca con Google
Ciurlionis- Un viaggio esoterico
Può un dipinto dare una “emozione esoterica”? Per la prima volta in Italia, sarà possibile ammirare i dipinti del padre ispiratore dell’astrattismo spirituale, Ciurlionis, un musicista e pittore che possedeva poteri da sensitivo e riusciva a stimolare, attraverso le sue opere, i moti dell’inconscio dell’osservatore.
Quelle di Ciurlionis sono “sonate dipinte” che nascono da un’architettura musicale applicata alla pittura. Tele visionarie e “affette” da una febbrile creazione alle quali Milano dedica una grande mostra intitolata “Ciurlionis. Un viaggio esoterico”, prodotta da Palazzo Reale, dalla Fondazione Antonio Mazzotta e dal Museo Nazionale d’Arte M.K. Ciurlionis.
Morto nel 1911, a soli trentasei anni, Ciurlionis ha attraversato la pittura come una cometa, introducendo quelle tonalità velate e intimamente abbaglianti che secondo il filosofo Rudolf Steiner corrispondono alla terza parte costitutiva dell’uomo: lo spirito. Per capire l’arte di Ciurlionis si dovrebbe avere conoscenza delle foreste del Baltico, quegli spazi di pace e di serenità in cui ha trascorso l’infanzia e ha preso ispirazione per i suoi quadri e le sue composizioni. Visioni, illuminazioni, sprazzi di pura essenza, quella essenza senza cui, come disse Jung, l’esistenza degli uomini perde ogni significato.
I suoi dipinti, infatti, sono “visioni d’altri mondi” da studiare per capire la fragilità di un genio, solitario dell’arte, che sfugge a ogni tentativo di classificazione artistica. Paesaggi incontaminati e luoghi sognanti che, raffigurati con peculiare delicatezza, regalano una sensazione di pace, stupefacente e allucinata. Suoni e colori insieme, da percepire contemporaneamente, tra grigi varianti, bruni cangianti e azzurri nebbiosi. Una musica per gli occhi che ha influenzato molti pittori contemporanei e non solo: tra i suoi “cultori” Ciurlionis contava Stravinsky, il Premio Nobel per la letteratura Romain Rolland e il grande Vasilij Kandinskij. Fino a Rothko.
Questo l’invito ad andare a trovare Ciurlionis, atteso ospite in Italia: quello di provare a misurare il sublime delle sue opere attraverso emozioni fisiche e mentali. Sensazioni che si avvertono non solo come fisiche, ma anche come metafisiche. Emozioni che arrivano da lontano: emozioni esoteriche.
Ciurlionis- Un viaggio esoterico
Milano, Palazzo Reale
Dal 17 novembre 2010 al 13 febbraio 2011
Ciurlionis- Un viaggio esoterico – Milano, Palazzo Reale | Ufficio-Stampa.eu
![]()







Rispondi Citando
