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Discussione: L'agguato!

  1. #1
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    Predefinito L'agguato!

    di Alessandro Sallusti prima pg. de ilgiornale.it 15 01 2011

    Non è un tentato golpe ma poco ci manca.
    L'agguato teso ieri dalla Procura di Mila*no al presidente del Consi*glio è di una violenza fisica e psicologica tale da giustifica*re*da solo il teorema della giu*stizia politicizzata che vuole abbattere il governo per via mediatica ancora prima che giudiziaria.
    C'è una ragazza, Ruby, salita due mesi fa alla ribalta della cronaca per aver bazzicato nella casa di Arco*re, che dice di non aver avuto rapporti sessuali col pre*mier, di avergli mentito sulla sua età (17 anni all'epoca dei fatti), di non essere mai stata da lui pagata in cambio di qualche cosa.
    E c'è un'altra donna, il procuratore Ilda Boccassini (Berlusconi lo tie*ne nel mirino da 16 anni con odio malcelato) che ha scate*nato l'inferno per sostenere invece un reato che la stessa presunta vittima esclude ca*tegoricamente: sfruttamen*to della prostituzione minori*le.

    Evidentemente la magi*stratura italiana mente quan*do sostiene di non farcela a stare dietro alla criminalità organizzata.
    La prova è che la Boccassini ha avuto tem*po di far mettere sotto con*trollo per settimane, a nostre spese (parliamo di centinaia di migliaia di euro), tutti gli ospiti che varcavano il can*cello di Arcore.
    La trascrizio*ne delle loro telefonate ha prodotto 500 pagine di com*menti e racconti.

    Il presiden*te del Consiglio è stato dun*q*ue letteralmente spiato nel*la sua vita privata.
    Per stabili*re che cosa?
    Se tramava con*tro gli interessi nazionali, se stava complottando contro la sicurezza dello Stato?
    No, per cercare una prova di che cosa avesse fatto Ruby.
    Han*no trovato chiacchiere, alcu*ne noiose, altre divertenti, che in quanto tali non prova*no alcun reato perc*hé posso*no essere anche semplici mil*lanterie o esagerazioni.
    E allora è doveroso chieder*si come mai tutto questo ac*cada nonostante il Procura*tore capo di Milano, il mini*stro degli Interni e pure il Csm avessero già escluso ipo*tesi di reato nella vicenda.
    E perché accada il giorno dopo che la Corte costituzionale ha tolto di fatto lo scudo giu*diziario al premier, perché al*la vigilia di un nuovo patto politico (l'avvicinamento dell'Udc e la creazione del nuovo gruppo, quello dei Re*sponsabili) che dovrebbe ga*rantire la maggioranza al go*verno.

    È una coincidenza che ancora una volta la magi**stratura (è già accaduto nel '94 con l’avviso di garanzia poi risultato infondato) inter*venga a ridare speranze a una sinistra sconfitta politi*camente, nell'urna e nelle au*le parlamentari?
    No, non la è. Questo è un chiaro dise*gno.
    La vicenda giudiziaria fi*nirà come le altre «bombe atomiche» annunciate e fini*te nel nulla: dal caso Noemi a quello D'Addario fino a quel*lo Spatuzza.
    Ma il clamore mediatico sarà enorme, in Italia e all'estero.
    I giornali per giorni pubblicheranno le trascrizioni delle telefonate, i moralisti, peccatori ma non spiati, punteranno l'indice accusatore.
    I riflessi politici sono immaginabili.
    La stra*da che si stava per riaprire, e che allontanava un ricorso al*le elezioni anticipate, si fa di nuovo irta e stretta.
    Più che un’inchiesta sulle mignotte, quella di ieri è una mignotta*ta.
    Delle peggiori, perché tra tutte le dittature possibili, la più pericolosa è proprio quel*la dei magistrati.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: L'agguato!

    Un teorema assurdo. Semmai sono i pm a sfruttare le escort.

    Era stato un duetto impareggiabile, come uscito da (per l’appunto) «Così fan tutte» di Mozart.
    Lui, impietosito, per liberarla da una situazione difficile, aveva detto: «Lasciatela andare, ci risulta che sia la nipote di Mubarak».
    Lei, grata e liberata, aveva risposto: «Per me lui è come la Caritas».
    Un botta e risposta che sarebbe bastato a inquadrare la vicenda.
    Don Alfonso e Fiordiligi: un’intesa perfetta, un gioco.

    E invece, eccoci allo sfregio. Dalla leggerezza, prima la rabbiosa indignazione di un magistrato avvizzito che dichiara: «La polizia non doveva lasciarla andare. E, se non c’era posto in una comunità, allora era meglio tenerla tutta la notte su una sedia in questura»;
    poi l’inverosimile inchiesta per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile.

    Un’indagine insensata.
    Frutto del pregiudizio e dell’ignoranza dell’opera lirica.
    È evidente che Ilda Boccassini non ha letto Lorenzo Da Ponte e non conosce «Così fan tutte».
    Le persone coinvolte sono Emilio Fede, Lele Mora, Nicole Minetti e Berlusconi.

    Dal momento che la legge italiana non punisce la prostituzione ma il suo sfruttamento dovremmo vedere chi ha favorito chi e per quali interessi.
    Appare subito chiaro che i due protagonisti principali, Silvio e Ruby, non hanno favorito nessuno, se non se stessi. E anche se lei nega di avere avuto rapporti con lui sarebbe da capire bene se il favoreggiamento abbia riguardato lui o lei. Se superiamo l’idea che Ruby sia una ragazza ingenua travolta in una vicenda più grande di lei, non è chiaro se i tre principali indiziati come mezzani abbiano favorito lei a prostituirsi con lui o lui a prostituirsi con lei.
    Quello che è certo è che l’influenza dei comprimari è inesistente.
    Non c’è alcun concorso «esterno».

    C’è una semplice associazione sessuale, o erotica fra lui e lei, immediata, istintiva, e nella quale Fede, Mora e la Minetti non hanno alcuna influenza. Silvio vede Ruby, Ruby vede Silvio e, per diversi motivi, si piacciono.
    Il ruolo degli altri è inesistente se non come presentatori, non sfruttatori.
    Se Ilda Boccassini mi presenta Ruby Rubacuori, io la porto a letto, lei consenziente, indipendentemente dalla volontà della Boccassini, non serve alcun favoreggiamento.
    Né risulta, per quel che riguarda Silvio, che lui l’abbia indotta per vantaggio materiale o sfruttamento ad andare a letto con Lele Mora (impresa impossibile) che ne sarebbe stato orripilato, o con Emilio Fede.
    Nel caso di quest’ultimo, Fede porta Ruby a Silvio o Silvio a Ruby?
    Insomma, il dato è che i due, Silvio e Ruby, vengono presentati, da Fede o da Mora, e la Minetti viene chiamata per occuparsi della ragazza e assisterla dopo la triste esperienza del fermo in questura.
    Fin qui non c’è traccia di sfruttamento o favoreggiamento.
    D’altra parte si tratta di un reato impossibile.

    Berlusconi ha fatto prostituire Ruby con Fede per averne un vantaggio materiale? Ovvero Fede ha dato soldi a Ruby perché lei a sua volta li desse a Silvio? O, ancora (ma così Silvio uscirebbe dal favoreggiamento), Ruby ha preso soldi da Silvio per una prestazione sessuale e ne ha consegnato la maggior parte a Fede o a Mora?
    Se non esiste questo passaggio non esiste prostituzione.
    Se una donna prende denaro per sé e non per conto di uno sfruttatore (qui non si vede quale) non si dà il reato.

    Non esiste il reato di scopata.
    Né possiamo pensare che se Ruby avesse dato soldi a Silvio per le sue prestazioni, Silvio ne avrebbe dovuto dare una parte a Fede o Mora.
    Dunque tutto inventato.
    E, nell’incredibile elucubrazione della Boccassini non è contemplato il vero reato: le molestie e le violenze che io patisco per colpa sua, essendo costretto in questi frangenti a pronunciarmi sui giornali, per radio e in tv su questa materia, invece che essere interrogato su Giorgione, su Tiziano, su Bosch.

    I casi di Silvio e Ruby incuriosiscono di più della pittura veneziana.
    Dev’essere la parola minorenne che determina sospetto in una vicenda di assoluta banalità, senza stranezze. Una diciassettenne incuriosita dalla rockstar Silvio Berlusconi, come Rita Pavone lo fu da Teddy Reno.
    Di fronte a quest’evidente banalità, indagini, inchieste.
    Potrebbero non averlo fatto; potrebbero averlo fatto a metà; potrebbero averlo fatto a pagamento.
    Dov’è il reato?

    Non c’è alcuna differenza tra fare un pompino e fare una conferenza.
    Si può fare una conferenza gratis, si può farla a pagamento. È una prestazione che si rende per generosità, piacere, riconoscenza, o anche per lavoro.
    Anche prostituirsi è un lavoro e se lo si fa in proprio non si dà sfruttamento.

    Così siamo di nuovo costretti ad assistere a un’inchiesta inconsistente che prende il sopravvento su qualunque interesse dello Stato.
    E, in barba a qualunque legittimo impedimento, ostacola e turba l’attività di governo mettendo in cattiva luce il premier senza alcun elemento di prova.

    Interpretando i fatti nel modo più malevolo e umiliante.
    La materia è stata studiata in termini precisi da Walter Block, nel libro «Difendere l’indifendibile» pubblicato da Liberilibri.
    Nel capitolo «La prostituta» Block scrive: «La vita della prostituta è buona o cattiva secondo la sua volontà. Lei la intraprende di sua iniziativa, in quanto prostituta, ed è libera di abbandonarla in qualunque momento...
    La spinta verso il divieto della prostituzione viene da parte di “terzi”, non direttamente coinvolti nello scambio. Le motivazioni variano da gruppo a gruppo...
    L’unico elemento che li accomuna è il fatto di non essere parti in causa... Permettere loro di decidere sulla questione è assurdo, quanto permettere a terzi di intervenire nello scambio fra il lattaio e il pasticciere...
    La differenza tra gli scambi sessuali, come quelli cui dà luogo la prostituzione, ed altro tipo di scambi, quale lo scambio crostata/latte, sembra fondarsi, o quanto meno da collegarsi, alla vergogna che proviamo davanti alla prospettiva di comprare sesso...

    In che senso possiamo dire che tutti noi facciamo scambi e pagamenti quando facciamo sesso? Come minimo dobbiamo offrire qualcosa ai nostri potenziali partner perché acconsentano di fare sesso con noi. Con la prostituzione esplicita, l’offerta si esprime in contanti. In altri casi, lo scambio non è così evidente. Molti schemi di corteggiamento corrispondono perfettamente al modello della prostituzione. È previsto che il maschio paghi le cene, i cinema i fiori, e che la femmina contraccambi con prestazioni sessuali.
    I matrimoni in cui il marito fornisce gli elementi economici, e la moglie le funzioni sessuali e casalinghe, si conformano anch’essi, piuttosto chiaramente, a questo modello.
    Di fatto, tutti i rapporti umani spontanei, da quelli d’amore a quelli intellettuali, sono degli scambi».

    Avrà mai letto la Boccassini questo illuminante, esemplare saggio?
    O dovremo credere che ha voluto sfruttare l’ipotizzato sfruttamento della prostituzione?

    Vittorio Sgarbi pg.6 de ilgiornale.it 15 01 2011

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Rif: L'agguato!

    Acqua inquinata nel bicchiere mezzo pieno.

    Mezzo vuoto o mezzo pieno, nel bicchiere c’è acqua inquinata. Un liquido tossico per la democrazia e l’equilibrio dei poteri costituzionali. Il nostro ordinamento degrada verso l’affermazione di una tutela di ogni attività umana da parte della magistratura. Non c’è niente da fare, sulla sentenza della Corte Costituzionale la penso esattamente come Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi, almeno per quanto hanno scritto sul loro blog The Front Page, riportato dal Giornale di ieri. Dodici parrucconi, chiaramente orientati dalle loro convinzioni politiche, hanno stabilito in pratica che l’operato del governo legittimamente eletto può essere sottoposto al vaglio, alla decisione ed all’arbitrio di un giudice qualsiasi. Sostengono che, in questo modo, si torna all’equivalenza dei cittadini di fronte alla legge, ma l’argomento è pretestuoso, visto che la Corte avrebbe potuto, su una simile premessa, bocciare la legge sul legittimo impedimento. Ed assumersi la responsabilità di aver intaccato le prerogative del potere esecutivo. No, con furbizia e viltà, la Corte ha svuotato il provvedimento, apparentemente confermandone il principio, ma ha inferto una ferita non rimarginabile alla vita democratica. Ancora un gradino più in basso, nella discesa che porta ad un Paese sotto tutela, forse ad un punto di non ritorno.
    Sento e comprendo le ragioni degli esperti e degli analisti della politica: la sentenza cambierà poco dal punto di vista pratico, anzi ha la funzione di stabilizzare l’attività di governo. Può darsi, ma è l’aspetto che mi interessa meno, se vado con la memoria all’inizio del degrado, vent’anni fa, degli equilibri tra potere giudiziario e politico. Una lettura superficiale vuole che l’operato della magistratura abbia coperto il vuoto lasciato dalla politica. Ma io ho visto ben altro. Ho osservato una parte della magistratura orientata e coordinata per colpire la stabilità politica e creare il vuoto da riempire successivamente. Una strategia che, almeno all’origine, ha visto l’ispirazione di una sinistra ex comunista, mossa dalla necessità di modificare radicalmente e con violenza il quadro politico e istituzionale. All’inizio fu così, poi settori ampi della magistratura hanno gustato il frutto proibito della prevaricazione ed hanno insistito. Sempre con l’appoggio, o almeno la copertura, della sinistra ormai svuotata di ogni altra strategia.
    C’è un passaggio chiave in questa marcia: l’abolizione dell’immunità parlamentare. Quando avvenne, si pensava ad altre necessarie riforme della Costituzione, ma in questi anni ci siamo sempre sentiti ripetere che l’equilibrio dei poteri previsto dalla Carta non deve essere sfiorato. Quante volte è stato lanciato il falso allarme sui tentativi dell’esecutivo di controllare l’azione del potere giudiziario? In vent’anni, è stato l’esatto contrario. Oggi il potere esecutivo può essere sottoposto al vaglio di un magistrato.
    Ma perché - dobbiamo chiederci- se la Costituzione è intoccabile, si è toccata soltanto l’immunità parlamentare, pensata e decisa a salvaguardia degli equilibri? È chiaro: si voleva dare campo libero ad un piccolo esercito in marcia per sovvertire il principio della sovranità popolare. Amici, i vostri ragionamenti politici non mi convincono e non mi rassicurano. Ho visto soccombere sotto il peso di questo potere arbitrario italiani perbene e di valore. Immagino le obiezioni, ma la retorica della lotta al malcostume e alla criminalità non mi distrae al punto da non vedere il pericolo.

    Paolo Liguori pg.6 de ilgiornale.it 15 01 2011

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Rif: L'agguato!

    Basta un solo nome per avere la CERTEZZA che qui l'accusa e il reato non c'entrano niente ma solo e soltanto una persecuzione strumentale, voluta e cercata: Boccassini.

    Non è statisticamente possibile che ci sia ancora, di nuovo in mezzo 'sta soggetta. Cazzo abbiamo migliaia di magistrati in Italia e il PDC si ritrova ancora a dover star dietro all'isterismo de 'sta cacchio di soggetta.


    Una coincidenza è una coincidenza, due sono due coincidenze, ma tre fanno una prova. Qui contro Silvio non sono tre ma decine e decine le "coincidenze", personali, temporali, metodologiche... qua ci stanno magistrati che da 20 anni fanno di leggi, democrazia e costituzione carne di porco. S'inventano reati, s'inventano prescrizioni, s'inventano procedure, s'inventano prove e testimonianze. Così non si può andare avanti. Siamo messi peggio della Tunisia e non è una battuta.
    Difendi il Crocefisso
    Croce:"Il governo degli onesti? Un'utopia per imbecilli. L’onestà politica non è altro che la capacità politica"
    Forleo:"Strapotere dei Pm, sì a carriere separate"
    Falcone:"Mafia: non esistono terzi livelli di alcun genere"

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    Predefinito Rif: L'agguato!

    Ecco le bombe che non scoppiano mai.

    Arieccola, la bomba atomica. Dov’eravamo rimasti? Ah sì: «arriva la bomba atomica contro Berlusconi», disse Fini in un famoso e rivelatore fuori onda. Stava parlando delle clamorose rivelazioni del pentito di mafia Gaspare Spatuzza, che per la verità si sono dimostrate clamorose tanto quanto la nebbia in Val Padana.
    Prima di Spatuzza c’era stata la bomba atomica di Noemi, poi la bomba atomica della D’Addario, poi la bomba atomica delle foto a Villa Certosa, prim’ancora la bomba atomica di Saccà, per non dire della bomba atomica dei voli di Stato, oltre che le bombe atomiche modello classico, stile Enola Gay, cioè Ariosto, All Iberian, Macherio e Sme.
    A giudicare dagli annunci avremmo già dovuto assistere una serie di devastanti esplosioni da olocausto nucleare. E invece, al massimo, abbiamo visto qualche petardo.

    Dunque adesso che si annuncia la nuova bomba atomica Ruby, ebbene, a noi verrebbe di dire: eh no, così non si fa, amici giudici.
    Ogni volta vi mettete lì, annunciate con la compiacenza dei giornalisti e soprattutto dei giornaloni, botti straordinari, se non Nagasaki e Hiroshima per lo meno lo spettacolo pirotecnico di Piedigrotta a Ferragosto.
    E invece poi, regolarmente, ogni volta, è una delusione.
    Qualche fiammata da oratorio, un mortaretto, una lettera di Veronica a Repubblica, una foto col Topolanek desnudo, una denuncia al Tar, qualche miccetta, una puntata di Annozero, il numero speciale dell’Espresso e due bengala.
    Niente più.
    Roba che non vale nemmeno il prezzo del biglietto.

    Fa più rumore lo sciacquone del cesso, luogo ove per altro inevitabilmente finisce buona parte delle pagine di giornale usate per costruire gli scandali.
    Epperò il giochino pare funzionare.
    Piace molto. È come il blu, alla fine si porta su tutto, sulle inchieste finanziarie o sugli scandali sessuali, sulle indagini in azienda o sui peculati: si scrivono migliaia di pagine, si fanno un po’ di perquisizioni, si lascia trapelare che ci sono «bombe atomiche», clamorose rivelazioni, inquietanti intercettazioni, si regalano titoli a man bassa ai giornali che non vedono l’ora di poter sparare ad alzo zero, Santoro ci organizza una trasmissione, Ballarò pure, e alla fine tutti hanno l’impressione che la catastrofe nucleare sia davvero imminente.
    Solo che quando arriva il day after è un giorno come tutti gli altri: nemmeno un fungo atomico, per dire.

    Le solite cose: ci sono il sole, i boschi, i prati fioriti. E Berlusconi. L’unica cosa che non c’è più, per la verità, è l’inchiesta da cui tutto doveva partire. Primo esempio di apocalisse boomerang.
    Ma sì, dai: qualcuno ha sentito più parlare delle famose foto di Villa Certosa? Non dovevano distruggere definitivamente il Cavaliere? Che è successo? Sono state distrutte loro? E le rivelazioni di Spatuzza? Non dovevano cambiare la storia dell’Italia recente? Non dovevano raccontarci tutti i segreti inconfessabili del berlusconismo? Come mai non se ne parla più?
    È passato di moda come i pantaloni a zampa d’elefante?
    Qualcuno se ne vergogna?
    E gli aerei di Stato?
    Non dovevano essere la botta finale al berlusconismo vacillante?
    E la cricca? Non scrivevano i giornali che «la cricca sarà la fine di Berlusconi»? Ma la fine di Berlusconi non doveva essere la D’Addario (copyright Financial Times)?
    E prima non doveva essere Noemi? E prima non doveva essere la Ariosto?

    Adesso c’è Ruby, e tutti sono lì a dire che sarà la bomba atomica.
    Parlano di «prove evidenti», immagini e filmati, feste in Sardegna, decine di dimostrazioni schiaccianti, rivelazioni sicuramente micidiali.
    Si moltiplicano le video-interviste, i sussurri rivelatori, il tam tam di Internet, le paginate dei giornali.
    E come in un sadico videogame, tutti ad aspettare il botto finale, quando Berlusconi salterà per aria, come ogni volta viene annunciato e strombazzato dagli avvoltoi con le mani d’inchiostro.

    Che ci volete fare?
    Si tratta di un sistema collaudato, un meccanismo che conosciamo bene, ci ha perfino un po’ stancato.
    Faremo finta di stare al gioco qualche giorno, in fondo fa pure vendere qualche copia, ma già sappiamo come andrà a finire.
    La bomba atomica esploderà e sarà la solita ciofeca.
    Poveri giornaloni: dovranno rinunciare al fungo atomico.
    Non restano loro che i funghi allucinogeni, casomai non ne avessero già fatto overdose.

    di Mario Giordano a pg.5 de ilgiornale.it 15 01 2011

    saluti

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    Predefinito Rif: L'agguato!

    Mi hanno trattato come un boss mafioso.

    Non sono neanche le nove di mattina quando la Squadra mobile di Milano bussa al portone di Palazzo Grazioli per recapitare l’invito a comparire all’indagato Berlusconi Silvio.
    Il Cavaliere, che ha appena terminato il collegamento telefonico con la trasmissione Mattino5, sulle prime resta un po’ interdetto ma non sembra dare troppo peso a quello che considera «l’ennesimo tentativo di farmi fuori per via giudiziaria».
    Passano i minuti, però, e l’umore cambia decisamente.
    Perché iniziano a delinearsi le proporzioni di un’indagine che seppure il premier bolla come «totalmente infondata» e frutto di «un’azione mirata a destabilizzare non solo il governo ma l’intero Paese» è comunque destinata a rimbalzare sui media di tutto il mondo.
    Ancora una volta - ripete Berlusconi nei suoi incontri privati e nelle riunioni che si susseguono nel pomeriggio con gli avvocati Ghedini e Longo, con il ministro Alfano e i sottosegretari Letta e Bonaiuti - «riusciranno nel loro intento di sputtanarmi».

    Ma quello che davvero non va giù al Cavaliere è il fatto d’essere trattato «come fossi un boss mafioso».
    Già, perché pochi minuti dopo che la Squadra Mobile s’è presentata a via del Plebiscito, è partita una girandola di perquisizioni per mezza Italia.
    A Genova, dove abita Ruby, a Milano, a casa del consigliere regionale Minetti, ma anche in altre città nelle abitazioni di persone «informate dei fatti».
    Una vera e propria «retata», si sfoga il premier, «neanche fossi Al Capone».

    Con cento ragazze interrogate negli ultimissimi giorni e ben 800 pagine di intercettazioni. Il tutto, è la convinzione di Berlusconi, solo per «rendere più spettacolare un’indagine che è fondata sul nulla e darmi in pasto ai media di tutto il mondo».
    E tanto il capo del governo non ha dubbi sul fatto che si sia messa in moto una «macchina a orologeria che ha il solo obiettivo di distruggermi politicamente e fisicamente» da temere addirittura che la polizia possa presentarsi anche ad Arcore per eventuali perquisizioni.
    La tenuta del Cavaliere, infatti, è ampia al punto che i magistrati potrebbero argomentare che alcune pertinenze non fanno parte della residenza del premier (che in quanto parlamentare può essere oggetto di perquisizione solo dopo un via libera del Parlamento) e così, giusto per non saper né leggere né scrivere, anche lì è stata messa in tutta fretta la targhetta «On. Silvio Berlusconi».

    Ed è soprattutto questo a mandare il premier su tutte le furie.
    Le retate, i sequestri, le convocazioni in questura: quasi si stesse parlando - ripete ai suoi - di arrestare il più incallito dei mafiosi.
    Considerazioni che con il passare delle ore Berlusconi fa in maniera sempre più colorita.
    Già, perché lentamente inizia ad affacciarsi la consapevolezza che in meno di mezza giornata i magistrati abbiano già ottenuto quello che il capo del governo definisce «il loro primo obiettivo». E cioè «lo sputtanamento».
    Circostanza che emerge piuttosto chiaramente dalla lettura delle intercettazioni allegate all’invito a comparire recapitato a Palazzo Grazioli. Conversazioni tra ragazze - racconta chi ieri è stato a via del Plebiscito - a sfondo sessuale e aventi per oggetto ovviamente Berlusconi».
    Ecco perché il Cavaliere decide che non è possibile tergiversare ancora e assistito dai suoi legali e da Bonaiuti mette nero su bianco un lunghissimo audiomessaggio che a sera viene pubblicato sul sito dei Promotori della libertà della Brambilla.
    Un attacco frontale «ai pm che vogliono sovvertire le regole» e l’annuncio che si difenderà in ogni modo da «accuse totalmente false».
    Con l’assicurazione che continuerà a governare andando avanti nel tentativo di allargare la maggioranza.

    E che il premier non voglia le urne è assolutamente vero come è vero che seguiterà a lavorare sul gruppo di responsabilità che alla Camera dovrebbe ridisegnare gli equilibri della maggioranza all’interno delle commissioni parlamentari.
    Il problema, però, è che al di là dei desiderata l’inchiesta Ruby segna nei fatti una battuta d’arresto. E rende ancora più difficile la mediazione in corso con Casini. Insomma, è evidente che il rischio elezioni anticipate non fa che crescere.

    A. Signore prima pg. e pg.3 de ilgiornale.it 15 01 2011

    saluti

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    Predefinito Rif: L'agguato!

    La maggioranza si allarga ancora.

    l cauto ottimismo di Berlusconi sembra a fare a cazzotti con gli sviluppi dell ultime ore. Nonostante la parziale bocciatura del legittimo impedimento che lo costringerà ad un continuo braccio di ferro con le procure; nonostante sia subito partito l’attacco giudiziario sul fronte gossip, il Cavaliere appare combattivo. Non soltanto per la convinzione che le accuse a lui rivolte sono paradossali e soprattutto non giungeranno mai a sentenza definitiva; ma anche per la presumibile tenuta futura del suo governo. Nelle ultime ore si sono intensificati i contatti con i cosiddetti registi dell’operazione «terza gamba». Il Cavaliere ha avuto colloqui con il leader del Pid Saverio Romano, con quello dell’Adc Francesco Pionati e anche con il segretario del Pri Francesco Nucara. È quest’ultimo a confermare che il premier, in questo momento, esclude l’ipotesi di elezioni anticipate. Sempre che il nuovo fronte aperto sul caso Ruby non faccia precipitare tutto e non spinga il Cavaliere ad andare al duello finale sul terreno della campagna elettorale.
    Un cauto ottimismo, si diceva, che poggia sulle rassicurazioni ricevute un po’ da tutti i tessitori della manovra volta a creare, sia alla Camera che al Senato, un gruppo di responsabilità nazionale. L’obiettivo resta quello di ricalibrare gli equilibri nelle singole commissioni parlamentari anche se per rendere inefficace la truppa finiana occorrerebbero ben più di venti deputati, numero minimo per far nascere la «terza gamba» a Montecitorio.
    Attualmente i responsabili contano 12 onorevoli che fanno riferimento a Noi Sud e Pid (Belcastro, Gaglione, Gianni, Iannacone, Mannino, Milo, Pisacane, Porfidia, Razzi, Romano, Ruvolo, Sardelli); 4 ex finiani (Moffa, Polidori, Siliquini, Catone); i 3 sciolti (Calearo, Scilipoti, Cesario); più i due «i 2 Franceschi» Pionati e Nucara. Totale 21. Ai quali dovrebbe aggiungersi anche Maurizio Grassano, soltanto formalmente ancora inserito nel sottogruppo dei Liberaldemocratici assieme a Italo Tanoni e Daniela Melchiorre. Grassano, infatti, ha già votato la fiducia al governo Berlusconi in dissonanza con Tanoni e Melchiorre e aspetta soltanto di essere rimpiazzato da qualcuno per dare l’apporto alla terza gamba. Se si sfilasse ora, ai sensi dell’articolo 14 del regolamento della Camera, la componente di Ld dovrebbe sciogliersi non raggiungendo più la cifra minima di tre membri. Insomma, in totale i responsabili sarebbero già 22 anche se sia Saverio Romano sia Silvano Moffa giurano che il nascituro gruppo farà da calamita ad altri innesti. I nomi restano top secret per non bruciare l’operazione-reclutamento ma da fonti Pdl si insiste a dire che nuove forze dovrebbero arrivare dall’Mpa, dal Pd e dal Fli per raggiungere la cifra di 27/28.
    Proprio i finiani sembrano soffrire maggiormente il pressing dei reclutatori e mostrano nervosismo tanto che l’annuncio di Pionati («ci allargheremo a danno di Fli»), provoca la replica stizzita di Bocchino che giura: «La sentenza della Consulta frena l’effetto attrattivo che il presidente del Consiglio Berlusconi poteva avere in questa fase. E non ci sono parlamentari che vogliono lasciare il gruppo». Non ne è per nulla convinto Saverio Romano che intanto su base locale continua a strappare classe dirigente dell’Udc: «Ride bene chi ride ultimo: consiglio ai finiani di non cimentarsi in analisi politiche per le quali hanno già dimostrato di avere scarse attitudini». Così la battaglia dei numeri continua.

    di F. Cramer su ilgiornale.it di sabato 15 gennaio 2011, 091

    saluti

  8. #8
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    Predefinito Rif: L'agguato!

    Quindi la destra nemica della prostituzione e del malcostume è diventata la destra del "prostituirsi è un lavoro come un altro"?

    Non avete ideali...basti guardare la metodologia di cambiamento del capo del Giornale...

  9. #9
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    Predefinito Rif: L'agguato!

    "E' solo fango. Teorema giudiziario per eliminarmi".

    "Ci troviamo di fronte all’ennesimo teorema costruito appositamente per gettare fango sulla mia persona e sul mio ruolo istituzionale nel tentativo, illusorio, di eliminarmi dalla scena politica.
    Ma questa volta è stato superato ogni limite.
    Il fango ricadrà su chi utilizza la giustizia come arma politica".
    Alle accuse del pm Ilda Boccassini il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi torna a rispondere duramente assicurando che "la macchinazione dei giudici" non fermerà il governo.

    La macchinazione della magistratura
    "Questa ulteriore macchinazione giudiziaria, per quanto possente e ampliata dal solito circuito mediatico - ha spiegato il Cavaliere in una nota diramata dalla presidenza del Consiglio - non riuscirà a fermarci e a distoglierci dal nostro impegno di cambiare il Paese.
    Anche questa volta non ce la faranno".
    Secondo Berlusconi, "nonostante un imponente apparato investigativo degno di ben altro tipo di indagine e avviato a dispetto di una palese incompetenza funzionale e territoriale, i pm milanesi alla fine hanno raccolto soltanto chiacchiere e conversazioni private senza alcuna rilevanza penale - ha continuato il presidente del Consiglio - hanno ugualmente proceduto in spregio a ogni norma, a ogni codice, a un utilizzo equilibrato degli strumenti giudiziari, mettendo in atto perquisizioni e trattamenti inaccettabili nei confronti di persone considerate semplicemente 'a conoscenza dei fatti'".

    Un teorema per gettare fango
    "Mai, in diciassette anni di accanita persecuzione giudiziaria contro la mia persona - ha assicurato Berlusconi - alcuni pubblici ministeri della procura di Milano erano arrivati a stravolgere, in modo così inverosimile e grottesco, la realtà dei fatti, le garanzie costituzionali e lo Stato di diritto.
    Sono stati intercettati per mesi, in maniera sistematica, tutti coloro che hanno osato varcare il cancello della mia residenza privata di Arcore, come se essere ospiti del Presidente del Consiglio costituisse di per sé un grave indizio di reato".
    Secondo il premier, "ci troviamo di fronte all’ennesimo teorema costruito appositamente per gettare fango sulla mia persona e sul mio ruolo istituzionale nel tentativo, illusorio, di eliminarmi dalla scena politica.
    Ma questa volta è stato superato ogni limite. Il fango ricadrà su chi utilizza la giustizia come arma politica".
    "Questa ulteriore macchinazione giudiziaria, per quanto possente e ampliata dal solito circuito mediatico - ha poi prosegueito il premier - non riuscirà a fermarci e a distoglierci dal nostro impegno di cambiare il Paese. Anche questa volta non ce la faranno".

    dalla redazione de ilgiornale.it di sabato 15 gennaio 2011, 13:05

    saluti

  10. #10
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    Predefinito Rif: L'agguato!

    ghedini e longo dovrebbero al più presto presentare una denuncia nei confronti dei tre magistrati che hanno gestito l'inchiesta (longo, bruti liberati e boccassini). ci sono palesi violazioni di leggi:

    - c.p.p sulla competenza territoriale e funzionale
    - vari articoli costituzionali

    nonchè veri e propri reati:

    _ art 374 (frode processuale)
    - 379-bis (rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale)
    -- art 416 (associazione per delinquere)
    Ultima modifica di dacrio; 15-01-11 alle 15:09

 

 
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