Pd, la sinistra extracomunitaria
Da tempo una delle accuse più frequenti rivolte a Berlusconi da parte dell’opposizione, in particolare dalla sinistra di derivazione comunista, è quella di rappresentare un’anomalia nel panorama politico mondiale.
di Marco Casella
Laddove per essa si intende, sempre secondo i termini di confronto usati dalla sinistra nostrana, anche una certa diversità, perfino antropologica, tra il premier italiano e gli altri leader del centrodestra internazionale.
Si tratta di un principio di verità oppure i nipotini di Togliatti e Berlinguer tentano un'operazione di depistaggio politico? In particolare non che in Italia abbiamo a che fare con una sinistra ideologica, assente di fronte alle sfide della globalizzazione e distante anni luce dalle socialdemocrazie europee?
Da anni, allo scopo di rinviare ogni reale cambiamento o rottamazione, il Pds/Ds/Pd sparge cortine fumogene agli occhi dell’opinione pubblica importando slogan come la Terza Via di Blair, il New Deal di Clinton, ”Yes,I can” di Obama e così via fino ad arrivare al laicismo di Zapatero oppure ad assimilare le proprie idee sulla ricerca e sulla formazione alle riforme in atto nei paesi nordici.
Se passiamo alla prova dei fatti verificando le proposte di Bersani e company con le realizzazioni dei suoi alleati si constata facilmente l’enorme divario o l’abisso che divide il Pd dai suoi partners europei e d’Oltreoceano.
Sulla vicenda Mirafiori gran parte del Pd, a costo di isolare il suo attuale sindaco di Torino, Chiamparino, e il futuro candidato alla successione, Fassino, si è spinta all’inseguimento del leader della Fiom Maurizio Landini dimenticando che Tony Blair già più di dieci anni fa giudicò le azioni di protesta dei minatori guidati da Scargill contro la Thatcher l’inizio della fine del vecchio laburismo.
Sulla scuola e sulla formazione è di recente pubblicazione un’indagine dell’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) che mette in luce come nei Paesi con politiche di sostegno agli istituti non statali i risultati, in termini di qualità e di capacità di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, di risparmio di soldi pubblici, di libertà di scelta delle famiglie, siano notevolmente migliori rispetto ai Paesi in cui esiste ancora un’anacronistica contrapposizione ideologica fra scuole statali e scuole non statali.
Nel primo caso parliamo del Regno Unito, della Francia, della Finlandia, della Svezia, degli Usa dove quando i partiti di sinistra sono stati chiamati a responsabilità di governo hanno mantenuto intatti, o rafforzato (vedi i democratici americani), questi assetti. Nel secondo caso ci riferiamo a Bersani arrampicatore di tetti.
In materia di giustizia ciò che secolarmente è prassi in Occidente, ossia la separazione tra pubblici ministeri e giudici, per la sinistra italiana è ancora un totem inviolabile. Senza trascurare la difesa ad oltranza (sulla scia dei ricatti della Cgil), dal 1994 in avanti, del regime previdenziale quando molti governanti europei, alcuni dei quali membri del Pse, dall’allungamento dell’età lavorativa sono partiti per una seria riforma del Welfare.
Si parla di punti sostanziali delle politiche pubbliche negli ultimi venti anni quelle che hanno messo la sinistra in posizione di arretratezza di fronte alle esigenze dell’innovazione e quindi di isolamento al cospetto della vecchia Internazionale. Quando la sinistra prova a deformare la realtà a proprio piacimento si ricordi delle tante travi nell’occhio che la costringono ad essere senza certificato di residenza in Europa, senza carta di identità in Occidente.
Pd, la sinistra extracomunitaria





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