Il priore di un convento, padre Imezzi, ricevette da una fedele in eredità cospiqua somma donata al convento per ottenere indulgenze presso Dio.
Imezzi consegnò l'eredità ricevuta all'amante (mica poteva sposarsi il padre).
Ne nacque una diatriba colla chiesa e se ne occupò la santa inquisizione
che condanno Imezzi a millanta nerbate sui gluttei, dopo averlo ridotto allo stato laicale dichiarando che l'amante Ifini non poteva giustificare Imezzi.
Da noi, stato laico, se a rubare é un amico, il fatto non costituisce reato.




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