La "Pax" del Lingotto 2
L'iniziativa del Lingotto ha segnato una sorta di pax interna al Partito democratico. Almeno così è sembrato. La relazione di Walter Veltroni e l'intervento di Bersani si sono connessi, smussando il punto cruciale della fisionomia profonda del partito. L'identità post-novecentesca è stata il tema fondante della manifestazione, sottolineata da tutti i promotori, a cominciare da Gentiloni e Fioroni, per passare ai numerosi interventi, collegati da un filo conduttore piuttosto evidente. E Bersani non si è sottratto.
Green economy, digitale, evocazione del privato, abbattimento del debito pubblico, presidente d'Europa: alcuni degli argomenti più transitati nel dibattito. Insieme, purtroppo, ad un perentorio giudizio positivo sull'accordo di Mirafiori e ad una sorta di rimozione del capitolo 'primarie'. E di Vendola. Appena citato dalla relazione e persino attaccato dalle conclusioni di Fioroni. Come a rimettere il trattino di separazione tra centro e sinistra.
Insomma, un gran ritorno al Pd. Ma è possibile davvero? Perché, allora, la crisi di consensi e di credibilità? Basta un armistizio interno per andare avanti? Come mai non si rilancia il rapporto diretto con il 'popolo delle primarie', vale a dire la forza autentica del partito? Decisivo del resto se, come ormai è ammesso, non ci resta che andare a votare. Contro la putrefazione del regime di Berlusconi. Senza il Pd non nasce alcuna alternativa: vero. Ma, da solo, il Pd dove va?
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