...e sollazzi!
di Marcello Veneziani pg.1 de ilgiornale.it 25 01 2011
C'era una volta un Re che regnava a distanza su una repubblica di parti*ti, mafie e conventicole.
Non voleva fare il premier o sporcarsi con la politica e il voto popolare; preferiva restare sempli*cemente il Padrone.
Per lui le plebi puz*zavano, interessavano solo come consu*matori e sudditi, mica come cittadini ed elettori sovrani.
Nessuno osava sparlare di lui e dei suoi prodotti che inondavano il Paese e mezzo mondo.
Il suo Paese fu disegnato a immagine e somiglianza dei suoi interessi.
Il Re si oc*cupava di mezzi di comunicazione in va*ri sensi; anche lui aveva i suoi giocattoli per la ricreazione e lo sport.
Faceva affari anche lui con i cattivi del pianeta e del Paese, ma nessuno fiatava.
I suoi interessi aziendali e familiari con*dizionavano pesantemente il suo Paese che si caricava i suoi debiti, ma non intac*cava i suoi privilegi.
Vendeva armi e pro*dotti ritenuti cancerogeni, ma non si po*teva dire in pubblico.
Se i suoi prodotti erano peggiori di quelli della concorren*za nessuno osava pubblicare un’inchie*sta sulla loro qualità, anche perché i prin*cipali giornali per vie dirette e indirette erano controllati da lui; e gli altri erano condizionati da banche e pubblicità del suo gruppo o controllate.
Dissero una volta a un giovane che fondò un settima*nale: sparla di tutti, attacca pure la mafia, ma non toccare lui e il suo regno.
Finisci male, ti fanno chiudere.
Il Padrone amava divertirsi in modo as*sai pesante: donnine, cocaina e tanto al*tro ancora.
Ma nessuno mai vide una fo*to hard sui suoi sollazzi e le sue pupe, mai un’intercettazione sconveniente, mai un’inchiesta, mai un giudice che osò varcare i cancelli della sua sacra privacy.
Quel che era servile omertà passava per sua signorile sobrietà.
I direttori andava*no in ginocchio da lui, gli baciavano i pie*di e se sapevano dei giochini o di qualche brutta storia della sua famiglia, in pubbli*co mettevano a tacere e al suo cospetto facevano le fusa per compiacerlo.
Di quel Re permane il devoto ricordo dei be**neficiati e il pietoso silenzio di tutti. Auto*dafè.
Per fortuna questa è una favola; quel Re, quei servi e quel Paese non sono mai esistiti...
saluti.




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