
Originariamente Scritto da
Florian
Fin quando è esistito, il Movimento Sociale Italiano (Msi) è stato la casa comune di tutte le destre presenti nel nostro paese, accomunate da un generico riferimento al passato fascista e ad un altrettanto generico anticomunismo. Tradizionalisti, reazionari, conservatori, cattolici integralisti, monarchici, liberali anticomunisti, missini, destre sociali e radicali, nuove destre, coabitavano in un partito che era anche una chiesa e che permetteva l'esistenza di un ambiente di destra che nelle sue infinite sfaccettature si considerava comunque unito prima di sfilacciarsi sia organizzativamente che ideologicamente.
Quello che stupisce è come tutto sia avvenuto improvvisamente e paradossalmente nel momento in cui il Msi veniva tirato fuori dal ghetto in cui era stato rinchiuso per cinquant'anni. Il prezzo della destra al governo è stato, paradossalmente, quello di scomparire come destra.
Niente più folklore, niente più militanza, progressiva scomparsa dei centri culturali, negazione del passato, disincanto e deideologizzazione hanno contrassegnato il passaggio, per la destra, dalla Prima alla Seconda Repubblica.
Tutto ciò è avvenuto senza particolari sommovimenti, accettato o ancor meglio subìto come inevitabile dai più. La destra quale soggetto unitario ha smesso di esistere politicamente e le varie destre scaturite dal big bang nella maggior parte dei casi hanno smesso di pensare.
La destra di oggi è ambigua e anfibia. Senza più parole d'ordine, capi e elementi di distinzione, coltiva il proprio essere in totale contraddizione con una società occidentale che sembra aver espulso dal proprio orizzonte ogni pensiero che non sia economicista.