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  1. #491
    Missiroli Presidente
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    Citazione Originariamente Scritto da dDuck Visualizza Messaggio
    Con che mezzi e soprattutto con quale autorità ?

    E' dal 1945 che Germania, Giappone e Italia non possono prendersi un iniziativa.

    Possono partecipare, sotto il commando anglo-americano, o al limite possono rinunciare alla Zapatero, ma non abbiamo manco il coraggio di fare questo.

    Noi interveniamo solo se ce lo chiede l'America.

    Poi c'è anche la stampa buonista interna. un morto in Italia suonano le trombe mediatiche di qui e di la, fuguriamoci se possiamo imporre la nostra volontà ad altri.

    In queste condizioni l'Italia potrebbe anche non averlo l'esercito, la marina e l'aviazione, solo mezzi di soccorso, medici, antiincendio e guardiacoste per intenderci, perchè una missione di guerra non la faremo mai.

    Comunque bisogna vedere molti fattori, ad esempio se gli insorti hanno una strategia comune, se hanno contatti all'estero, quale politica propongono.

    Bisogna vedere la situazione dell'esercito, quanti stanno ancora con il rais e quanti sono passati dall'altra parte.

    Ho dato un occhiata all'elenco delle FFAA libiche, hanno tanti pezzi, una vasta aviazione anche se obsoleta.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Al-Quww...yya_al-Libiyya
    Io non ho mai detto che dovevamo intervenire militarmente.
    Al massimo avremmo potuto inviare qualche nave da quelle parti giusto per dare l'idea che eravamo pronti a farlo, ma nulla di più.
    Avremmo però potuto dichiararci contrari alle sanzioni, ad eventuali embarghi ed all'apertura di inchieste all'Aia.
    Ossia avremmo potuto agire sul piano diplomatico.
    Sempre che, ovviamente, avessimo avuto intenzione di appoggiare Gheddafi.
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  2. #492
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    Una barca di soldi per Gheddafi. Letteralmente
    La valuta libica viene stampata in Inghilterra

    Roma - Una barca di soldi per Gheddafi. Letteralmente. Banconote libiche pari a 117 milioni di euro stampate in Gran Bretagna, e destinate al rais, erano contenute su una nave diretta in Libia che è stata intercettata mercoledì scorso nelle acque territoriali britanniche e scortata nel porto inglese di Harwich (Essex). Secondo quando riportano oggi i media britannici, la nave era salpata dalla Gran Bretagna e lo scorso weekend ha tentato di attraccare nel porto di Tripoli. In quel momento la situazione nel Paese è degenerata e a quel punto la compagnia di navigazione ha chiesto alle autorità britanniche di poter tornare indietro. Una volta attraccata nel porto di Harwich, i funzionari sono saliti a bordo e hanno scoperto le banconote libiche contenute in alcuni container. Il carico è stato quindi sequestrato e portato in un luogo sicuro.

    La valuta libica viene stampata in un magazzino nel nordest dell’Inghilterra; il sequestro avviene una settimana dopo il tentativo fallito degli alleati di Gheddafi di esportare 900 milioni di sterline di banconote (pari a 1 miliardo di euro). Il Tesoro ha, infatti, emesso domenica scorsa un’ordinanza che impone il divieto sulle esportazioni di denaro libico dalla Gran Bretagna per un anno. Ma pare che la nave intercettata con i 177 milioni di euro a bordo abbia lasciato il Paese prima che l’ordinanza entrasse in vigore. E, scrive il Daily Mail, la compagnia di navigazione ha contattato il governo britannico per concordarsi sulla restituzione del denaro dopo essersi resa conto che non poteva attraccare nel porto di Tripoli.

    La nave, il cui nome non è stato reso noto, è stata rintracciata dal governo e raggiunta lo scorso mercoledì da un’imbarcazione dell’agenzia per il controllo delle frontiere. La polizia è quindi salita a bordo e ha portato via il denaro. Dopo il congelamento dei beni da parte della comunità internazionale, compreso il Regno Unito, Gheddafi si trova a corto di soldi che in questo momento gli servono. E parecchio anche. La Gran Bretagna ha messo 2,3 miliardi di euro fuori dalla portata del rais e del suo entourage. Ma il colonnello ha bisogno di sempre più fondi per pagare i fedelissimi al regime e per assumere mercenari ai quali paga 20 mila euro a testa. La scorsa settimana i suoi alleati hanno cercato di portarsi via 1 miliardo di euro (in dinari) da un deposito del Nordest britannico dove le banconote vengono stampate, ma il governo ha adottato alcune tattiche per ritardarne la consegna in attesa che l’ordinanza di divieto entrasse in vigore.
    Una barca di soldi per Gheddafi. Letteralmente| mondo| Il SecoloXIX

    Ma tu guarda... :sofico:

  3. #493
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    Muammar Gheddafi in 42 anni al potere avrebbe accumulato un tesoro di 32 miliardi di dollari, la maggior parte depositati e celati negli Stati Uniti. Questo è quanto emerge da uno dei cablogrammi dell'ambasciatore americano a Tripoli diffusi da Wikileaks da cui emerge che Gheddafi venne avvicinato da Bernard Madoff, l'ex finanziere ebreo condannato a 150 anni di carcere per una maxi-truffa da 65 miliardi di dollari, e da Allen Stanford, in prigione per frode. Per sua fortuna Gheddafi non cadde nella trappola. Il cablogramma è datato 28 gennaio 2010.

    LIBIA, INSORTI VERSO TRIPOLI. A EST, POZZI IN MANO AI RIBELLI. GHEDDAFI: RIVOLTA 'FARSA' - Clandestinoweb: sondaggi politici, elettorali. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione
    scemo non è però.
    Ultima modifica di Lawrence d'Arabia; 05-03-11 alle 19:03
    "Non abbiamo l'unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!". Gabriele Zimmer
    Gratteri: "L'Ue è una prateria per le mafie"

  4. #494
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    Citazione Originariamente Scritto da Leone del Panjshir Visualizza Messaggio
    scemo non è però.
    Beh, è scampato a Madoff solo per farsi bloccare e (probabilmente) requisire tutto. Tanto valeva darli a Madoff... :sofico:

  5. #495
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    9:13Morti e feriti portati via con i camion 50 –
    Secondo il medico di Zawia che ha riferito dell'uccisione di almeno trenta persone nei combattimenti per la conquista della città, molte delle persone uccise sono civili. Ma è estremamente difficile stabilire il numero preciso delle vittime di questi due ultimi giorni di battaglia. Anche perchè, secondo quanto riferiscono testimoni, molti corpi di civili uccisi o feriti vengono portati via dai soldati governativi con dei camion.
    Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
    (brunik - 25/09/2011)

  6. #496
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    Il Partito Radicale Serbo a fianco della Libia aggredita | Eurasia

    (ANSA) - BELGRADO, 4 MAR - Gli estremisti ultranazionalisti del Partito radicale serbo (Srs), che fa capo a Vojislav Seselj, attualmente sotto processo per crimini di guerra al Tribunale penale internazionale dell'Aja (Tpi), hanno espresso il loro appoggio alla ''volonta' del popolo libico'' che si batte affinche' continui a essere guidato da ''Muammar Gheddafi, un combattente sperimentato contro l'imperialismo e la globalizzazione''. In un comunicato diffuso dall'agenzia Beta, l'Srs critica la linea assunta dal governo di Belgrado, che ha condannato Gheddafi e le sue azioni armate contro i rivoltosi. ''Questa e' una ulteriore conferma che alla guida della Serbia vi sono persone senza coscienza, senza principi morali e senza coraggio, pronti solo a farsi umiliare per soddisfare Bruxelles e Washington'', si legge nel comunicato del partito di Seselj.
    ''Il leader libico Gheddafi - si sottolinea - e' un amico fidato della Serbia, che e' sempre stato dalla nostra parte, sia durante il blocco e le sanzioni sia durante i bombardamenti'' (della Nato nel 1999). ''E' vergognoso vedere come ora il governo (del presidente Boris) Tadic corteggi coloro che ci hanno bombardato e che hanno una politica ostile nei confronti del leader libico'', ha concluso il comunicato degli ultranazionalisti serbi.
    Il documento ha fatto seguito alla diffusione ieri a Belgrado del cosiddetto 'Manifesto' di Seselj, nel quale si afferma che la politica filoccidentale del governo ''ha distrutto l'integrita' territoriale della Serbia e ha portato il paese al collasso economico e sociale''. Sottolineando l'avversione a una eventuale adesione della Serbia a Ue e Nato, Seselj sostiene che ''la Serbia potra' sopravvivere solo in stretta cooperazione con Russia e Cina''.
    "Non abbiamo l'unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!". Gabriele Zimmer
    Gratteri: "L'Ue è una prateria per le mafie"

  7. #497
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    Citazione Originariamente Scritto da Leone del Panjshir Visualizza Messaggio
    Il Partito Radicale Serbo a fianco della Libia aggredita | Eurasia

    (ANSA) - BELGRADO, 4 MAR - Gli estremisti ultranazionalisti del Partito radicale serbo (Srs), che fa capo a Vojislav Seselj, attualmente sotto processo per crimini di guerra al Tribunale penale internazionale dell'Aja (Tpi), hanno espresso il loro appoggio alla ''volonta' del popolo libico'' che si batte affinche' continui a essere guidato da ''Muammar Gheddafi, un combattente sperimentato contro l'imperialismo e la globalizzazione''. In un comunicato diffuso dall'agenzia Beta, l'Srs critica la linea assunta dal governo di Belgrado, che ha condannato Gheddafi e le sue azioni armate contro i rivoltosi. ''Questa e' una ulteriore conferma che alla guida della Serbia vi sono persone senza coscienza, senza principi morali e senza coraggio, pronti solo a farsi umiliare per soddisfare Bruxelles e Washington'', si legge nel comunicato del partito di Seselj.
    ''Il leader libico Gheddafi - si sottolinea - e' un amico fidato della Serbia, che e' sempre stato dalla nostra parte, sia durante il blocco e le sanzioni sia durante i bombardamenti'' (della Nato nel 1999). ''E' vergognoso vedere come ora il governo (del presidente Boris) Tadic corteggi coloro che ci hanno bombardato e che hanno una politica ostile nei confronti del leader libico'', ha concluso il comunicato degli ultranazionalisti serbi.
    Il documento ha fatto seguito alla diffusione ieri a Belgrado del cosiddetto 'Manifesto' di Seselj, nel quale si afferma che la politica filoccidentale del governo ''ha distrutto l'integrita' territoriale della Serbia e ha portato il paese al collasso economico e sociale''. Sottolineando l'avversione a una eventuale adesione della Serbia a Ue e Nato, Seselj sostiene che ''la Serbia potra' sopravvivere solo in stretta cooperazione con Russia e Cina''.
    Hanno perfettamente ragione.
    Un capo di stato di esalta chi ti ha bombardato è uno schifo di persona.

  8. #498
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    Citazione Originariamente Scritto da benjamin_linus Visualizza Messaggio
    Io non ho mai detto che dovevamo intervenire militarmente.
    Al massimo avremmo potuto inviare qualche nave da quelle parti giusto per dare l'idea che eravamo pronti a farlo, ma nulla di più.
    Avremmo però potuto dichiararci contrari alle sanzioni, ad eventuali embarghi ed all'apertura di inchieste all'Aia.
    Ossia avremmo potuto agire sul piano diplomatico.
    Sempre che, ovviamente, avessimo avuto intenzione di appoggiare Gheddafi.
    Capisco il tuo ragionamento,. ma avremmo preso l'ennesimo schiaffo da 70 anni a questa parte.

    Gheddafi è alla fine e difenderlo sarebbe come farci isolare l'ennesima volta, e poi lui ci ha sempre trattato a pesci in faccia e avrebbe continuato a farlo.

    grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.



    la libertà avanza ...........

  9. #499
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    Mi scrive un lettore:



    Ciao Gianluca


    Sono un lettore del tuo blog che diffonde notizie false, esagerate e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico (ce ne fossero di più…).


    Ultimamente ti sei giustamente occupato della questione libica e delle sue numerose componenti comiche e fumettistiche, dalla valorosa armata di rivoluzionari facebookari che si perde nel deserto e non riesce a ultimare “l’offensiva finale a Tripoli” ai fantasiosi bombardamenti aerei sulle folle di uomini e donne assetati di libertà.


    È difficile filtrare le briciole di verità che trapelano da quei pozzi neri che sono i nostri media, ma una cosa fra le altre mi ha incuriosito (e insospettito).



    Ben Alì e Mubarak erano servi piuttosto fedeli e malleabili degli USA, forse sostituiti per ragioni di eccessiva vecchiaia e stagnazione al potere (e per evitare che pensassero di “sganciarsi”), ma non posso fare a meno di pensare che tutta la recente infornata di rivoluzioni colorate sia stata fatta principalmente con lo scopo di creare un effetto domino che potesse essere usato per far fuori il “pezzo grosso”. Una vasta operazione, sfruttata sicuramente per “svecchiare” i servi Ben Alì e Mubarak ma anche e soprattutto per creare il giusto clima con cui tentare di tirare giù l’unico davvero scomodo in quell’area di colonie USA.


    Ora sembra che la finta rivoluzione libica, le finte fosse comuni, i finti bombardamenti e le finte armate brancaleone abbiano sostanzialmente fallito. A dispetto dei nostri patetici media (che lo dipingevano asserragliato nel bunker con poche ore di vita evocando paragoni di Hitleriana memoria) Gheddafi sembra aver sostanzialmente respinto l’ondata, aver ricacciato i pochi “rivoltosi” prezzolati e stare riguadagnando il controllo della situazione, tant’è che anche nelle ultime dichiarazioni gli USA si sono fatti molto più cauti su eventuali “no fly-zone” o “interventi umanitari”.


    Il dubbio è questo: non sarà che, visto il fallimento della loro strategia ma decisi a non rinunciare all’obbiettivo, le elite USA ricorrano al vecchio trucco delle operazioni “false flag” per avere il classico pretesto? Mi riferisco soprattutto alle portaerei americane che starebbero bivaccando in attesa di non-si-sa-cosa (ma in realtà lo si sa anche troppo bene) al largo delle acque libiche. Se, per ipotesi, una di quelle navi affondasse, ovviamente in seguito al solito attentato terroristico, la colpa potrebbe essere facilmente fatta ricadere sul novello Hitler Gheddafi e questo sgombrerebbe qualsiasi dubbio o ostacolo a tutti gli “interventi umanitari” del caso, utili a distruggere la Libia e a depredarla di tutte le sue risorse.


    Potremmo a breve trovarci davanti il solito “attacco terroristico”, se Gheddafi continua a riguadagnare terreno contro l’offensiva mediatico-prezzolata? Oppure gli USA potrebbero perfino rinunciare e rimandare l’intera operazione a data da destinarsi? Ciò può dipendere anche dalla posizione che la Russia deciderà di prendere? E quanto di tutto ciò influirà sul nostro già penoso status di colonia USA?


    Scusa la valanga di domande, ma non so perché credo che nelle tue falsità esagerate e tendenziose che turbano l’ordine pubblico tu possa aiutare ad avere una visione più lucida degli eventi, oltre il mare di merda della cosiddetta “informazione”.


    Rickard


    Caro Rickard, premesso che a scuola venivo sempre rimandato in Divinazione ed ero la disperazione del mio prof di Astrologia, proverò lo stesso a immaginare, a grandi linee, qualche possibilità di sviluppo dell’attuale crisi, basandomi sui fatti visti fin qui. Non c’è niente di male a fare delle previsioni e a sbagliarle clamorosamente, basta essere consapevoli che si tratta di ragionamenti provvisori ed essere pronti a rivedere e aggiornare gli strumenti dell’analisi man mano che si evolve la situazione sul campo.



    Ciò che posso dire è che, nel momento in cui scrivo, l’impressione è che con questa ultima rivoluzione colorata in Libia, gli Stati Uniti abbiano morso un boccone più grosso di quanto possano masticare, che se ne stiano rendendo conto con sgomento e che si stiano scervellando per trovare un espediente che consenta loro di correre ai ripari.



    Il risultato “positivo” più rilevante che abbiano ottenuto finora è stato quello di sbarazzarsi una volta per tutte della “variabile impazzita” rappresentata dal nostro Berlusconi. Il vergognoso voltafaccia compiuto dal nostro esimio capo di governo e dai suoi più stretti collaboratori – da La Russa a Frattini – sulla questione libica, in un momento in cui la fine di Gheddafi sembrava questione di ore, è stato più che sufficiente a gettare per anni il discredito sulla nostra politica internazionale, a renderci inaffidabili agli occhi di qualunque partner straniero, a riproporre per l’ennesima volta al mondo l’immagine di un’Italia pavida e doppiogiochista, che fa la voce grossa ma poi, quando il gioco si fa duro, è pronta a cambiare casacca da un minuto all’altro e a passare con la coda tra le gambe tra le fila degli avversari, implorando la loro clemenza. Tutte le rivoltanti campagne di stampa sulla “corruzione” e sui “bunga bunga” di Berlusconi, montate ad arte dalla stampa israelo-americana in questi anni, non avrebbero mai potuto danneggiare così irrimediabilmente l’immagine internazionale del bersaglio quanto è riuscito a farlo quest’ultimo, improvvido dietrofront rispetto ad accordi di amicizia e cooperazione bilaterale raggiunti con il governo libico non più di pochi mesi fa. Di certo nessuno si sarebbe mai illuso di poter paragonare Berlusconi a un De Gaulle, ma neppure era prevedibile il suo declassamento al rango di un Maramaldo o di un Vittorio Emanuele qualsiasi in tempi così repentini. Le conseguenze per l’Italia, in termini di contraccolpi sulla politica energetica, di rescissione di contratti con le nostre aziende più avanzate, di arretramento della sovranità, di vanificazione di ogni speranza d’indipendenza politica dalle imposizioni statunitensi, saranno terribili negli anni a venire. Non accadrà la stessa cosa ad altri attori internazionali, come la Russia di Medvedev e Putin, la quale, pur avendo assunto verso la crisi atteggiamenti altrettanto censurabili, può comunque giocare la carta di una posizione di forza e di una centralità negli scenari dell’energia che l’Italia, ovviamente, non si sogna nemmeno.





    E’ grottesco che la nostra stampa nazionale, da anni così pronta a dare addosso a Berlusconi per i motivi più futili e campati in aria, non chieda a furor di popolo la sua immediata defenestrazione e magari la sua incarcerazione per alto tradimento dinanzi a decisioni così lesive del nostro interesse nazionale e del nostro futuro politico ed economico. Chiedo scusa per l’ingenuità di quest’ultima affermazione. Ogni tanto mi lascio abbacinare anch’io dal vagheggiamento del mondo come dovrebbe essere sotto il dominio della ragione, perdendo di vista l’analisi di ciò che esso è sotto il tallone del feudalesimo americano. Tornando coi piedi per terra, appare ovvio che Berlusconi può essere attaccato solo per questioni di futile moralismo gesuita e non per crimini contro l’interesse e la politica nazionale, per il semplice fatto che ci è vietato avere una politica nazionale o anche solo parlarne e che il nostro interesse nazionale è considerato coincidente con quello dei dominanti statunitensi; i quali, in questa specifica circostanza, si sono spellati le mani dagli applausi per l’improvvisa deviazione del nostro governo verso il pietismo e la tutela dei “diritti umani” delle folle virtuali di Tripoli. La famosa “libertà di stampa” integrata nelle democrazie di matrice americana è appunto la libertà di indirizzare il dibattito pubblico verso argomenti inconcludenti e del tutto privi di rilevanza strategica, tali da non disturbare i manovratori.





    In ogni caso, la crisi libica va assumendo, col trascorrere dei giorni e con il contrattacco imprevisto di Gheddafi, connotati sempre più inquietanti anche per gli interessi di coloro che l’hanno scatenata. La rivoluzione libica sembra essere sfuggita di mano ai suoi progettisti e manifesta, già da ora, il proprio carattere incontrollabile che richiederà nei prossimi mesi – o anni – una valutazione momento per momento delle azioni da intraprendere per evitare che scateni reazioni a catena dall’esito imprevedibile. Gli USA hanno fatto un primo tentativo, provando ad orchestrare la deposizione di Gheddafi per via di tumulto indotto e teletrasmesso, più o meno con gli stessi metodi con cui si erano sbarazzati dei loro vecchi maggiordomi tunisini ed egiziani. Ma il leader libico si è rivelato un osso un po’ più duro da rodere; è probabile che la sua natura coriacea dipenda meno da qualità personali (che pure ci sono) che dagli interessi energetici, militari, finanziari e commerciali di cui la Libia è fulcro. Ed è difficile pensare che la brillante riconquista di posizioni attuata dall’esercito del raìs negli ultimi giorni non sia stata favorita da un intervento esterno di qualche tipo.





    Non penso solo a Russia e Cina, ma allo stesso Israele, che si è trovato del tutto spiazzato di fronte alla reviviscenza spettacolare dell’espansionismo imperialista americano, mantenendo sugli eventi in corso in Nord Africa uno stizzito ed eloquente silenzio. La presidenza Obama è stata caratterizzata, fin dall’inizio, dalla direttiva di ridurre a più miti consigli le pretese del suo più potente feudatario mediorientale. Dopo gli anni di Bush, durante i quali ci si chiedeva allibiti se non fosse per caso la “coda” israeliana ad agitare il “cane” statunitense, l’amministrazione Obama ha perseguito l’obiettivo di ridimensionare drasticamente le pretese israeliane sulla regione mediorientale. Si pensi al braccio di ferro sulla questione degli insediamenti, al rifiuto dei vertici militari americani di prestare orecchio alle richieste israeliane di un intervento diretto in Iran, alla recente rimozione dall’entourage di Obama di figure sioniste di spicco quali Rahm Emmanuel, David Axelrod e Larry Summers o ad altre operazioni simboliche e “di avvertimento”, quali l’arresto del finanziere ebreo Bernie Madoff e la retata contro i rabbini trafficanti d’organi nel New Jersey. Per questo motivo, non mi stupirei più di tanto se fossero vere le indiscrezioni secondo le quali l’organizzazione israeliana Global Cst starebbe fornendo a Gheddafi truppe mercenarie per rafforzare il suo contrattacco. Il recente antagonismo fra Israele e il suo tirafili americano, esaurite le armi della diplomazia, prosegue sottotraccia con mezzi più convenzionali e diretti. Per inciso: questo potrebbe spiegare anche la posizione, altrimenti incomprensibile, di ottimi commentatori di politica internazionale come Maurizio Blondet; il quale, fin dall’inizio di queste crisi a catena, si è rifiutato di evidenziarne la pur assai appariscente orchestrazione americana. Può darsi che le (apprezzabilissime) posizioni antisioniste di Blondet lo spingano a non intralciare con le proprie analisi (che in effetti, sul sito di Effedieffe, si sono assai rarefatte) quella che ha compreso essere una riaffermazione dell’egemonia statunitense sull’intero Mediterraneo dalla quale Israele uscirà fortemente ridimensionato.





    Tuttavia, la realtà è che con il recente tentativo di rivoluzione colorata in Libia, gli USA, ben lungi dall’andare incontro ad un consolidamento della propria egemonia, si sono invece infilati in un vicolo cieco dal quale gli sarà molto difficile uscire. Svanita la speranza di scalzare dal potere Gheddafi con un “blitz” colorato, la reazione di contropiede del colonnello rischia di rendere concreto uno degli incubi statunitensi più terribili, quello dell’apertura di relazioni commerciali privilegiate della Libia con la Cina e con altre potenze emergenti per ciò che attiene allo sfruttamento delle ampie risorse di petrolio e gas presenti nel paese. Una prospettiva cui il colonnello ha fatto esplicito riferimento in uno dei suoi recenti discorsi alla nazione. Ciò trasformerebbe il tentato golpe libico in un’eterogenesi dei fini assai dolorosa per gli USA, che vedrebbero rapidamente realizzarsi proprio lo scenario che erano intenzionati ad evitare con ogni mezzo. Le possibilità di uscire da questo cul de sac sono poche, rischiose e non semplici da attuare:





    1) Intervento militare diretto sotto il consueto pretesto della “tutela dei diritti umani”, magari sfruttando l’occasione di un attentato “false flag” di cui incolpare il colonnello: a parte il rischio d’immagine (un intervento del genere avrebbe come conseguenza un’ecatombe di civili simile a quella irakena) e sorvolando sulla semplicità con cui gli attentati compiuti dall’intelligence americana vengono ormai prontamente riconosciuti come tali da gran parte dell’opinione pubblica araba (e non solo), il fatto è che questa prospettiva non piace a nessuno. Non piace ai paesi arabi, non piace all’Unione Europea, è ritenuta inaccettabile da Cina, Turchia e Russia che si metterebbero di traverso in sede ONU pur di scongiurarla, non piace a Israele, è aborrita dagli stessi “ribelli” libici (ammesso e non concesso che politicamente costoro siano qualcosa di più di un’entità virtuale gonfiata a dismisura per via mediatica), gli stessi Stati Uniti ne sono poco entusiasti, visto il rischio di sprofondare in un nuovo pantano militare in un momento in cui le risorse scarseggiano, gli avversari globali sono agguerriti e il morale delle truppe è a livello del suolo. In ogni caso, nulla garantirebbe che altri attori internazionali non si inseriscano nella nuova carneficina per acquisire posizioni di vantaggio (come brillantemente ha saputo fare l’Iran, sfruttando gli errori strategici statunitensi in Iraq). Se attuata, questa opzione avrebbe conseguenze imprevedibili per la politica americana, con ampie probabilità di mutarsi in un boomerang.





    2) Frantumazione del territorio libico in aree d’influenza religiosa e tribale attraverso operazioni d’intelligence che consentano di infiammare le rivalità tra i gruppi (attentati a moschee e chiese, omicidi mirati di leader politici da attribuire a gruppi rivali, ecc.), creando il caos nel paese, indebolendolo e consentendo agli USA il controllo di specifiche porzioni di territorio. Questa prospettiva presenta gli stessi rischi d’intromissione di potenze “terze” nel nuovo scenario e – quel che è peggio – richiede per la sua attuazione tempi lunghi, proprio ciò che gli Stati Uniti, in questo momento, non possono permettersi. Richiede inoltre minuziose trattative di spartizione tra gli attori internazionali delle risorse così conquistate, cosa che allungherebbe ulteriormente i tempi e costringerebbe a scendere a pesanti compromessi con Russia, Cina e varie nazioni europee, oggi assai più agguerrite e preparate di quanto non fossero nel 2003 dinanzi allo scempio irakeno. Anche in questo caso, sul breve-medio periodo, le conseguenze per gli USA in termini di rapporto tra impegno militare messo in campo e vantaggi strategici conseguiti risulterebbero assai poco desiderabili.





    3) Eliminazione fisica del solo Gheddafi con apposito omicidio mirato e sua sostituzione con un quisling americano oppure (più verosimilmente) con un fantoccio la cui identità sarà definita di comune accordo tra le potenze che verranno a spartirsi la refurtiva libica. E’ l’ipotesi meno rischiosa e più gradita agli USA, anche perché è l’unica che le potenze emergenti sarebbero disposte ad accettare. L’opinionista e saggista Franklin Lamb, come si vede nel filmato in alto (che purtroppo non ho avuto il tempo di sottotitolare, ma il cui senso è lampante) ne ha parlato a Russia Today, presentandola come l’opzione più verosimile. In tal caso gli Stati Uniti contribuirebbero alla rapina delle risorse libiche mettendo in campo la propria forza militare, in grado di garantire a tutti i partecipanti alla spartizione un sereno sfruttamento del bottino e pretenderebbero come contropartita una percentuale più sostanziosa di quest’ultimo. Anche in questo caso, però, l’opzione è rischiosa, sia perché offre il fianco a tranelli, doppiogiochismi e improvvisi voltafaccia dei soci, sia perché il potere di Gheddafi non verrebbe meno con l’eliminazione del solo Gheddafi. La sua famiglia è piuttosto numerosa, come sono numerosi i suoi fedelissimi, i quali, come si è visto, sembrano non avere alcuna intenzione di mettere da parte l’impostazione nazionalistica da cui la Libia è stata connotata nell’ultimo mezzo secolo. E’ difficile pensare che siano in ansiosa attesa dell’arrivo dei “liberatori” per potersi vendere al miglior offerente, come fecero nel 2003 i vertici militari irakeni, spossati da oltre un decennio di embarghi e ben “oliati” dalle trattative preliminari, diplomatiche e d’intelligence. Gheddafi, a differenza di Saddam, non è mai stato un semplice fantoccio della CIA e il potere della sua casta dirigente dipende dal mantenimento dell’indipendenza politica ed energetica del paese, non dagli emolumenti americani.





    Due cose mi sembrano dunque piuttosto probabili: comunque vadano le cose, il declino dell’egemonia politica USA sullo scenario globale proseguirà incessante ed è anzi verosimile che subisca un’improvvisa accelerazione, con tutte le conseguenze in termini di avvicinamento al conflitto cruciale tra potenze che tale prospettiva implica. L’Italia e l’Europa saranno private, in ogni scenario, della possibilità di accedere alle risorse energetiche libiche attraverso relazioni bilaterali dirette; e dovranno dunque decidere in fretta se accentuare la propria dipendenza energetica dagli USA o se volgersi ad est, verso la Russia, attenuando progressivamente i legami politici con l’attuale “madrepatria” e dando vita a più strette relazioni con una nazione che può essere considerata, per ragioni tanto geografiche quanto culturali, parte integrante della storia e della vita politica europea.



    Per ciò che riguarda la Libia, il suo destino non dipende soltanto della determinazione della sua elite di governo a resistere a questa ignobile invasione nemica, mascherata da ribellione popolare. Tale determinazione, come si è visto finora, è molto forte e degna del massimo rispetto, ma da sola non è sufficiente. Tutto dipenderà dalla sua capacità di destreggiarsi nelle rivalità tra le potenze che ne reclamano le spoglie e di trovare maggiori vantaggi nella permanenza di una sovranità nazionale (magari appoggiata e irrobustita da nuove alleanze) che non in una svendita del proprio territorio agli interessi dell’invasore. Un percorso angusto e rischioso, nel quale, con buona pace dei creduli apologeti del “riscatto delle masse” e delle “giornate della rabbia”, temo che il ruolo del popolo tumultuante rischi di non andare al di là di quello consueto di pura carne da cannone.

    LIBIA: PREVISIONI PER IL WEEKEND
    "Non abbiamo l'unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!". Gabriele Zimmer
    Gratteri: "L'Ue è una prateria per le mafie"

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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    voi siete ossessionati dal GOMBLODDO-giudo-masso-demo-pluto-imperialista
    Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
    (brunik - 25/09/2011)

 

 
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