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  1. #1971
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    Citazione Originariamente Scritto da stefaboy Visualizza Messaggio
    vedo che ci intendiamo. I partigiani vogliono controllare LE STRADE in tripolitania, non le città...
    Mi sembra strano solo che le truppe lealiste non hanno provato a occupare Ghadames, Garyan e Nalut, i villaggi della Triopolitania che sono dall'inizio dei combatimenti in mano ai ribelli...

    Ecco le città della Tripolitania in mano ai ribelli:
    *Ghadames (16.080 ab.) a 629 km a sud di Tripoli
    *Nalut (74.432 ab.) a 332 km a sud di Tripoli
    *Garyan (91.047 ab.) a 100 km a sud di Tripoli



    Il centro più a sud in mano a Gheddafi è Ghat a 1.336 km da Tripoli.
    IL BACICCIA E' BULICCIO

    Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo.

    (Silvio Berlusconi, 1994)

  2. #1972
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  3. #1973
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    In corso videoconferenza tra i leader della coalizione occidentale 86

    –E' iniziata alle 19.15 ed è tutt'ora in corso la videoconferenza cn Obama, Sarkozy, Merkel e Cameron. I quattro discutono dell'attuale situazione in Libia e dei piani in vista del vertice in programma domani a Londra

    Napolitano: "Non si poteva stare a guardare" Tripoli: "Cessare il fuoco su Misurata" Frattini: "Il paese sar


    Si sono dimenticati di qualcuno?

    :756347834: :756347834: :756347834:
    Rerum cognoscere causas

  4. #1974
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    Libia: scienziato nucleare italiano spiega effetti uso uranio impoverito sulla nazione



    Cruise: uno studio scentificio di impatto ambientale e sulla salute. A cura di Massimo Zucchetti, docente di impianti nucleari al Politecnico di Torino

    Fonte: 9online - il sito di Canale 9

    Introduzione



    Le questioni che riguardano l’Uranio impoverito e la sua tossicità hanno talvolta, negli anni recenti, esulato dal campo della scienza. Lo scrivente1 si occupa di radioprotezione da circa un ventennio e di uranio impoverito dal 1999. Dopo un’esperienza di pubblicazione di lavori scientifici su riviste, atti di convegni internazionali e conferenze in Italia, sull’Uranio impoverito, questo articolo cerca di fare una stima del possibile impatto ambientale e sulla salute dell’uso di uranio impoverito nella guerra di Libia (2011). Notizie riguardanti il suo utilizzo sono apparse nei mezzi di informazione fin dall’inizio del conflitto.2



    Per le sue peculiari caratteristiche fisiche, in particolare la densità che lo rende estremamente penetrante, ma anche il basso costo (il DU costa alla produzione circa 2$ al kg) e la scomodità di trattarlo come rifiuto radioattivo, il DU ha trovato eccellenti modalità di utilizzo in campo militare.



    Se adeguatamente trattata, la lega U-Ti costituisce un materiale molto efficace per la costruzione di penetratori ad energia cinetica, dense barre metalliche che possono perforare una corazza quando sono sparate contro di essa ad alta velocità.



    Il processo di penetrazione polverizza la maggior parte dell’Uranio che esplode in frammenti incandescenti (combustione violenta a quasi 5000 °C) quando colpisce l’aria dall’altra parte della corazzatura perforata, aumentandone l’effetto distruttivo. Tale proprietà è detta “piroforicità”, per fare un esempio, la caratteristica dello zolfo dei fiammiferi. Quindi, oltre alla elevata densità, anche la piroforicità rende il DU un materiale di grande interesse per queste applicazioni, in particolare come arma incendiaria (API: Armour Piercing Incendiary cioè penetratore di armature incendiario).



    Infine, in fase di impatto sull’obiettivo, la relativa durezza del DU (in lega con il Titanio) fornisce al proiettile capacità autoaffilanti: in altre parole, il proiettile non si “appiattisce” contro la corazza che deve sfondare, formando una “testa piatta” – come fa ad esempio un proiettile di Pb – ma mantiene la sua forma affusolata fino alla completa frammentazione, senza quindi perdere le proprietà penetranti.



    In battaglia il DU è sicuramente stato impiegato nella Guerra del Golfo del 1991, durante i bombardamenti NATO/ONU sulla Repubblica Serba di Bosnia nel settembre 1995, sulla Jugoslavia nella primavera 1999; in questo secolo, durante l’attacco all’Afghanistan e successivamente ancora in Iraq nel 2003.



    L’uso di dispositivi al DU nelle guerre in Somalia ed in Bosnia centrale e centro-orientale (soprattutto ampie aree intorno a Sarajevo) negli anni ‘90, in Palestina ed in poligoni di tiro di competenza delle forze militari NATO, è ancora incompletamente documentato3.



    Tra gli armamenti che usano DU, citiamo anche il missile Cruise Tomahawk il cui utilizzo durante la guerra nei Balcani della primavera 1999, pur non ammesso dalla NATO è stato confermato da ritrovamenti in loco e da fonti della Unione Europea4.



    D’altra parte, nel decalogo degli ufficiali, consegnato a tutti gli uomini in divisa spediti in Kosovo, vi erano delle raccomandazioni da seguire alla lettera, circa la presenza di Uranio impoverito sul territorio e in particolare nei missili Cruies e Tomahawk. L’introduzione recita così:



    «I veicoli ed i materiali dell’esercito serbo in Kosovo possono costituire una minaccia alla salute dei militari e dei civili che ne dovessero venire a contatto. I veicoli e gli equipaggiamenti trovati distrutti, danneggiati o abbandonati devono essere ispezionati e maneggiati solamente da personale qualificato. I pericoli possono derivare dall’Uranio impoverito in conseguenza dei danni dovuti alla campagna di bombardamento NATO relativamente a mezzi colpiti direttamente o indirettamente. Inoltre, i collimatori contengono tritio e le strumentazioni e gli indicatori possono essere trattati con vernice radioattiva, pericolosa per chi dovesse accedere ai mezzi per ispezionarli». Seguono consigli su come evitare l’esposizione all’Uranio impoverito. Testuale: «Evitate ogni mezzo o materiale che sospettate essere stato colpito da munizioni contenenti Uranio impoverito o missili da crociera Tomahawk. Non raccogliere o collezionare munizioni con DU trovate sul terreno. Informate immediatamente il vostro comando circa l’area che ritenete contaminata. Ovunque siate delimitate l’area contaminata con qualsiasi materiale trovato in loco. Se vi trovate in un’area contaminata indossate come minimo la maschera ed i guanti di protezione. Provvedete a un’ottima igiene personale. Lavate frequentemente il corpo e i vestiti».



    Le valutazioni sulla quantità di DU utilizzato nei missili Cruise divergono.



    In particolare, essi variano, nelle diverse fonti, fra valori intorno ai 3 kg, per andare invece fino a 400 kili circa. In nota si ha una compilazione delle diverse fonti reperibili su questo aspetto, assai importante ai fini della stima dell’impatto ambientale.5



    Le prevedibili smentite sulla presenza di Uranio in questi missili si scontrano con la pubblicistica sopra riportata, ed anche su fonti di origine militare6



    Questa grossa variabilità nei dati può essere facilmente spiegata. Alcuni Cruise sono con testata appesantita all’uranio impoverito, altri no. Anche quegli altri, tuttavia, hanno uranio impoverito non nella testata del missile, ma nelle ali, come stabilizzatore durante il volo.



    Allora possiamo definire due casi



    - WORST CASE: Cruise all’Uranio nella testata. Assumiamo 400 kili di DU.



    - BEST CASE: Cruise NON all’Uranio nella testata. Assumiamo 3 kili di DU nelle ali.



    Calcolo di impatto ambientale e sulla salute



    Nell’ampia letteratura dedicata dall’autore al problema Uranio Impoverito 7 era già stato affrontato un calcolo di contaminazione radioattiva da Uranio dovuto ai missili Cruise, in particolare quelli lanciati sulla Bosnia nel 1995. Lo studio è reperibile anche su internet, oltre che sulla rivista scientifica Tribuna Biologica e Medica.8, 9.



    Riprendendo i modelli utilizzati nell’articolo citato, si può dedurre quale è la situazione di teatro, sui luoghi di inalazione, con un calcolo inteso solo ad accertare se, in almeno un caso realistico, l’ordine di grandezza delle dosi in gioco non permetta di trascurare il problema.



    Consideriamo l’impatto di un missile Cruise Tomahawk che porti 3 kg (best case), oppure 400 kg (worst case) di DU.



    L’impatto produce una nuvola di detriti di varie dimensioni, dopo combustione violenta a circa 5000°C. Il pulviscolo è, come detto, composto da particelle di dimensioni nel range [0.5 - 5] micron. Tra 500 e 1000 metri dall’impatto si possono respirare nubi con densità sufficiente a causare dosi rilevanti, composte da particelle che hanno una massa da circa 0.6 a circa 5 nanogrammi (6-50×10-10 g). E’ stata effettuata una stima mediante il codice di calcolo di dose GENII10, trascurando gli effetti dovuti all’incendio e considerando soltanto l’esposizione per una inalazione di un’ora dovuta al semplice rilascio del materiale, non considerando alcuni fattori che potrebbero far ulteriormente crescere l’esposizione. In un’ora si può inalare pulviscolo radioattivo proveniente dalla nube in quantità già notevoli.



    Occorre tener conto che i moti fluidodinamici del corpo atmosferico (direzione e velocità del vento, gradiente verticale di temperatura, etc.) possono causare, in angoli solidi relativamente piccoli, concentrazioni dell’inquinante anche parecchi ordini di grandezza superiori a quelli che si avrebbero con un calcolo di dispersione uniforme, che non ha senso in questo scenario. Gruppo critico, in questo caso, sono proprio quelle persone “investite” dalla nube di pulviscolo.



    Un missile che colpisce il bersaglio può prendere fuoco e disperdere polveri ossidate nell’ambiente, secondo la stima delle probabilità che verrà in questo lavoro.



    Circa il 70% del DU, contenuto nei missili che si suppone vadano sempre a segno, essendo “intelligenti”, brucia. Di questo, circa la metà sono ossidi solubili.



    La granulometria delle particelle costituenti la polvere di ossido di DU appartiene totalmente alle poveri respirabili, e vengono anche create polveri ultrafini. In particolare, il diametro delle particelle è in questo caso più fine rispetto alle polveri di uranio di origine industriale, comuni nell’ambito dell’industria nucleare. Si parla delle grande maggioranza delle polveri contenuta nel range [1-10] micron, con una parte rilevante con diametro inferiore al micron.



    Per quanto riguarda il destino delle polveri di DU nel corpo umano, la via di assunzione principale è – come noto – l’inalazione. Come detto, parte delle polveri sono solubili e parte insolubili nei fluidi corporei.



    Date le caratteristiche degli ossidi di DU di origine militare, occorre rilevare come esse abbiano comportamento differente rispetto alle polveri industriali di uranio. Si può comunque ancora supporre, secondo ICRP11 che circa il 60% dell’inalato venga depositato nel sistema respiratorio, il resto viene riesalato.



    Si può assumere che circa il 25% delle particole di diametro intorno a 1 micron vengano ritenute per lungo periodo nei polmoni, mentre il resto si deposita nei tratti aerei superiori, passa nel sistema digerente e da qui viene eliminato per la maggior parte attraverso le vie urinarie, mentre piccole parti passano ad accumularsi nelle ossa .



    Del 25% di micro-particelle ritenute nei polmoni, circa la metà si comporta come un materiale di classe M secondo ICRP, ovvero è lentamente solubile nei fluidi corporei, mentre il resto è insolubile.



    Questo tipo di comportamento e di esposizione non è stato studiato in nessuna situazione precedente di esposizione ad alfa emettitori nei polmoni, riscontrate in ambito civile. La modalità di esposizione è quindi molto differente da quelle sulla base delle quali si sono ricavate le equivalenze dose-danno in radioprotezione.



    Non è pertanto del tutto corretto – sebbene costituisca un punto di riferimento – estrapolare valutazioni di rischio per esposizione a questo tipo di micro-polveri radioattive dai dati ricavati per i minatori di uranio, e neppure ovviamente dagli alto-irraggiati di Hiroshima e Nagasaki. Gli standard di radioprotezione dell’ICRP si basano su queste esperienze, e pertanto possono portare a sottostime del rischio in questo caso.



    Passando poi ad altro tipo di tossicità rispetto a quella radiologica, è poi plausibile che:



    - vista la componente fine ed ultrafine delle polveri di DU d’origine militare,



    - vista la tossicità chimica dell’uranio,



    la contaminazione ambientale da ossidi di DU di origine militare abbia tossicità sia chimica che radiologica: deve essere valutato l’effetto sinergico di queste due componenti.



    In altre parole, la radioattività e la tossicità chimica dell’uranio impoverito potrebbero agire insieme creando un effetto “cocktail” che aumenta ulteriormente il rischio.



    Si mette poi in risalto il fatto che il clima arido della Libia favorisce la dispersione nell’aria delle particelle di uranio impoverito, che possono venire respirate dai civili per anni. Il meccanismo principale di esposizione a medio-lungo termine riguarda la risospensione di polveri e la conseguente inalazione.



    La metodologia e le assunzioni relative a questo modello sono già state pubblicate in altri lavori dell’autore12 ai quali si rimanda. Vengono messe in evidenza qui soltanto le rifiniture e variazioni rispetto al modello applicato e già pubblicato, ed in particolare:



    - Il calcolo di impegno di dose è a 70 anni e non più a 50 anni, secondo quanto raccomandato da ICRP.



    Si sono utilizzati dati per ora approssimati sulla distribuzione della popolazione intorno ai punti di impatto, che tengono anche conto dell’utilizzo principale dei proiettili al DU in aree popolate.



    I risultati del modello possono essere così riassunti:



    - CEDE (Dose collettiva): 370 mSvp in 70 y, per 1 kg di DU ossidato e disperso nell’ambiente.



    - CEDE annuale massima nel primo anno (76 mSvp), cui segue il secondo anno (47 mSvp) e il terzo (33 mSvp).



    La via di esposizione è tutta da inalazione di polveri. L’organo bersaglio sono i polmoni (97.5% del contributo alla CEDE).



    Fra i nuclidi responsabili, 83% della CEDE è da U238, ed il 14% da U234



    Per quanto riguarda la quantità totale di DU ossidato disperso nell’ambiente, si parte per questa valutazione dai dati riportati dalla stampa internazionale: nel primo giorno di guerra, circa 112 missili Cruise hanno impattato sul suolo libico13. Quanti missili verranno sparati prima della fine della guerra? Non è dato saperlo, faremo un’assunzione di circa 1000 missili sparati, e in ogni caso i valori che verranno stimati saranno variabili con una semplice proporzione.



    Se tutti i missili fossero “privi” di DU, si avrebbe comunque una quantità di:



    1000 * 3 = 3000 kili = 3 Tonnellate di DU (best case)



    Se tutti i missili fossero con testate al DU avremmo una quantità fino a



    400.000 kili = 400 tonnellate di DU.



    Si confronti questo dato con le 10-15 Tonnellate di DU sparate nel Kossovo nel 1999 per valutarne la gravità.



    Si supponga che circa il 70% dell’uranio bruci e venga disperso nell’ambiente, arrivando così ad una stima della quantità di ossidi di DU dispersa pari a circa 2,1 tonnellate (best case) e 280 tonnellate (worst case).



    Questo permette di stimare pertanto una CEDE (dose collettiva) per tutta la popolazione pari a:



    - Best case: 370 mSvp/kg * 2100 kg = 780 Svp circa.



    - Worst case: 370 mSvp/kg * 280.000 kg = 104000 Svp circa



    Ribadiamo come non sia del tutto corretto – sebbene costituisca un punto di riferimento – estrapolare valutazioni di rischio per esposizione a questo tipo di micro-polveri radioattive dagli standard di radioprotezione dell’ICRP, che sono quelli adottati dal codice GEN II.



    Se tuttavia applichiamo anche qui il coefficiente del 6% Sv-1 per il rischio di insorgenza di tumori, otteniamo circa



    - Best case: circa 50 casi di tumore in più, previsti in 70 anni.



    - Worst case: circa 6200 casi di tumore in più, previsti in 70 anni.



    Conclusioni



    I rischi da esposizione ad uranio impoverito della popolazione della Libia in seguito all’uso di questo materiale nella guerra del 2011 sono stati valutati con un approccio il più possibile ampio, cercando di tenere in conto alcuni recenti risultati di studi nel settore.



    Questo tipo di esposizione non è stato studiato in nessuna situazione precedente di esposizione ad alfa emettitori nei polmoni, riscontrate in ambito civile.



    Tuttavia, la valutazione fatta delle dosi e del rischio conseguente alle due situazioni (Cruise “senza uranio” o “con uranio”) permette di trarre alcuni conclusioni.



    Nel primo caso (best case), il numero di tumori attesi è molto esiguo d assolutamente non rilevante dal punto di vista statistico. Questa difficoltà statistica – come è appena ovvio rimarcare – nulla ha a che vedere con una assoluzione di questa pratica, una sua accettazione, o meno che mai con una asserzione di scarsa rilevanza o addirittura di innocuità



    Nel secondo caso (worst case), invece, siamo di fronte ad un numero di insorgente tumorali pari ad alcune migliaia. Queste potrebbero tranquillamente essere rilevabili a livello epidemiologico e destano, indubbiamente, forte preoccupazione.



    Occorre, percio, che gli eserciti che bombardano la Libia chiariscano con prove certe, e non asserzioni di comodo, la presenza o meno, e in che quantità, di uranio nei loro missili.



    In passato, ci sono state smentite “ufficiali” della presenza di uranio nei missili Cruise14, ma proveniendo esse da ambienti militari, l’autore si permette di considerarle, come minimo, con una certa cautela.



    Sulla base dei dati a nostra disposizione, le stime sull’andamento dei casi di tumore nei prossimi anni in Libia a causa di questa pratica totalmente ingiustificata sono assolutamente preoccupanti. La discussione sull’incidenza relativa di ognuno degli agenti teratogeni utilizzati in una guerra (Chimici, radioattivi, etc.) ci pare – ad un certo livello – poco significativa ed anche, sia consentita come riflessione conclusiva, poco rispettosa di un dato di fatto: i morti in Libia a cuasa di questo attacco superano e supereranno di gran lunga qualunque cifra che possa venire definita “un giusto prezzo da pagare”.



    E’ importante infine raccogliere dati e ricerche – e ve ne sono moltissimi – nel campo degli effetti delle “nuove guerre” su uomo e ambiente; bisogna mostrare come le armi moderne, per nulla chirurgiche, producano dei danni inaccettabili; occorre studiare cosa hanno causato, a uomini e ambiente che le hanno subite, le guerre “umanitarie” a partire dal 1991.



    NOTE



    1 Professore di prima fascia in “Impianti Nucleari” presso il Politecnico di Torino, titolare dei corsi di “Sicurezza e Analisi di Rischio” e “Protezione dalle Radiazioni”.



    2 Uranio impoverito nei Tomahawk sulla Libia



    3 Zajic V.S., 1999. Review of radioactivity, military use and health effects of DU: Depleted Uranium Review Depleted Uranium Review ; Liolos Th. E.(1999) , Assessing the risk from the Depleted Uranium Weapons used in Operation Allied Forces, Science and Global Security, Volume 8:2, pp.162 (1999); Bukowski, G., Lopez, D.A. and McGehee, F.M., (1993) “Uranium Battlefields Home and Abroad: Depleted Uranium Use by the U.S. Department of Defense” March 1993, pp.166, published by Citizen Alert and Rural Alliance for Military Accountability.



    4 Satu Hassi, Ministro dell’Ambiente Finlandese, ha inviato una lettera ai suoi pari grado nella UE, comunicando che la maggior parte dei 1500 missili sparati sulla Serbia, compreso il Kosovo, contenevano circa 3 kg di DU ognuno. Tra le altre cose, il ministro, nella lettera, fa un appello alla Commissione europea e ai suoi colleghi ministri dell’ambiente a prendere iniziative in favore del bando del DU.



    5 Varie fonti sulla presenza e quantità di DU nei missili Cruise Tomahawk



    http://www.eoslifework.co.uk/pdfs/DU2102A3b.pdf



    http://www.nadir.org/nadir/initiativ/mrta/ipan22.htm



    ALCUNE TESI E FATTI SULL'URANIO IMPOVERITO (DU)



    Depleted Uranium Weapons & the New World Order May 1999



    http://www.mail-archive.com/news(at).../msg01570.html



    http://www.atlanticfreepress.com/new...n-the-usa.html



    Applications



    DEPLETED URANIUM: Stories frm the archives of the Progressive Review



    Environmentalists Against War



    Depleted uranium ammunition is a very recent advancement in military weapons use



    DEPLETED URANIUM – ETHICS OF THE SILVER BULLET – BY- ILIYA PESIC | Worldpol's Blog



    Zajic, Vladimir S. “Review of Radioactivity, Military Use, and Health Effects of Depleted Uranium” [1 August, 1999]. 2/27/2002. <http://vzajic.tripod.comhttp://vzajic.tripod.com >



    6 While the US Navy claims that they have replaced the MK149-2 Phalanx round with a DU penetrator by the MK149-4 Phalanx round with a tungsten penetrator (with the DU round remaining in the inventory), new types of DU ammunition are being developed for other weapons systems, such as the M919 rounds for Bradley fighting vehicles. Depleted uranium is also placed into the tips of the Tomahawk land-attack cruise missiles (TLAM) during test flights to provide weight and stability. The TLAM missile has a range of 680 nautical miles (1,260 km) and is able to carry a conventional warhead of 1000 lb. (454 kg). Older warheads were steel encased. In order to increase the missile range to 1,000 nautical miles (1,850 km), the latest Tomahawk cruise missiles carry a lighter 700 lb. (318 kg) warhead WDU-36 developed in 1993, which is encased in titanium with a depleted uranium tip



    7 M.Zucchetti, ‘Measurements of Radioactive Contamination in Kosovo Battlefields due to the use of Depleted Uranium Weapons By Nato Forces”, Proc. 20th Conf. of the Nuclear Societies in Israel, Dead Sea (Israel), dec. 1999, p.282.



    M.Cristaldi, A.Di Fazio, C.Pona, A.Tarozzi, M.Zucchetti “Uranio impoverito (DU). Il suo uso nei Balcani, le sue conseguenze sul territorio e la popolazione”, Giano, n.36 (sett-dic. 2000), pp. 11-31.



    M.Zucchetti, ‘Caratterizzazione dell’Uranio impoverito e pericolosità per inalazionè, Giano, n.36 (sett-dic. 2000), pp. 33-44.



    M.Cristaldi P.Angeloni, F.Degrassi, F.Iannuzzelli, A.Martocchia, L.Nencini, C.Pona, S.Salerno, M.Zucchetti. Conseguenze ambientali ed effetti patogeni dell’uso di Uranio Impoverito nei dispositivi bellici. Tribuna Biologica e Medica, 9 (1-2), Gennaio-Giugno 2001: 29-41.



    M. Zucchetti, “Military Use of Depleted Uranium: a Model for Assessment of Atmospheric Pollution and Health Effects in the Balkans”, 11th International Symposium on “Environmental Pollution And Its Impact On Life In The Mediterranean Region”, MESAEP, Lymassol, Cyprus, October 2001, p.25.



    M. Zucchetti “Some Facts On Depleted Uranium (DU), Its Use In The Balkans And Its Effects On The Health Of Soldiers And Civilian Population”, Proc. Int. Conf. NURT2001, L’Avana (Cuba), oct. 2001, p.31.



    M. Zucchetti, M. Azzati “Environmental Pollution and Population Health Effects in the Quirra Area, Sardinia Island (Italy)”, 12th International Symposium on Environmental Pollution and its Impact on Life in the Mediterranean Region, Antalya (Turkey), October 2003, p. 190, ISBN 975-288-621-3.



    M.Zucchetti, R. Chiarelli ‘Environmental Diffusion of DU. Application of Models and Codes for Assessment of Atmospheric Pollution and Health Effects’, Convegno ‘Uranio Impoverito. Stato delle Conoscenze e Prospettive di Ricercà, Istituto Superiore di Sanità (Roma) Ottobre 2004.



    R. Chiarelli, M.Zucchetti, ‘Effetti sanitari dell’uranio impoverito in Iraq’, Convegno ‘La Prevenzione Primaria dei Tumori di Origine Professionale ed Ambientalè, Genova, Novembre 2004. Poster reperibile al sito: http://registri.istge.it/italiano/ev...ter%20n°25.htm



    R. Chiarelli, M.Zucchetti, ‘Applicazione di modelli e codici di dose alla popolazione alla dispersione ambientale di Uranio impoveritò, Convegno ‘La Prevenzione Primaria dei Tumori di Origine Professionale ed Ambientalè, Genova, Novembre 2004. Poster reperibile al sito: http://registri.istge.it/italiano/ev...ter%20n°26.htm



    M. Zucchetti, “Environmental Pollution and Population Health Effects in the Quirra Area, Sardinia Island (Italy) and the Depleted Uranium Case”, J. Env. Prot. And Ecology 1, 7 (2006) 82-92.



    M. Zucchetti, “Scenari di esposizione futura In Iraq: convivere con l’uranio impoverito” in: M.Zucchetti (a cura di) “Il male invisibile sempre più visibile”, Odradek, Roma, giugno 2005, pp. 81-98.



    M. Zucchetti, “Uranio impoverito. Con elementi di radioprotezione ed utilizzo delle radiazioni ionizzanti”, CLUT, Torino, febbraio 2006. ISBN 88-7992-225-4.



    M.Zucchetti “Depleted Uranium”, European Parliament, GiethoornTen Brink bv, Meppel (Holland), 2009. ISBN 978-90-9024147-0



    8 ALCUNE TESI E FATTI SULL'URANIO IMPOVERITO (DU)



    9 Cristaldi M. et al., Conseguenze ambientali ed effetti patogeni dell’uso di Uranio Impoverito nei dispositivi bellici. Tribuna Biologica e Medica, 9 (1-2), Gennaio-Giugno 2001: 29-41.



    10 Si tratta di un codice elaborato da un laboratorio statunitense, riconosciuto ed utilizzato a livello internazionale. Si veda la referenza: B.A.Napier et al. (1990), GENII – The Hanford Environmental Radiation Dosimetry Software System, PNL-6584, Pacific Northwest Laboratories (USA). Può venire in questo caso utilizzato solo per una stima delle dosi da inalazione, vista la particolarità dello scenario in esame.



    11 ICRP, 1995. Age-dependent Doses to Members of the Public from Intake of Radionuclides: Part 3 – Ingestion Dose Coefficients. Publication 69 Annals of the ICRP. 25 (no 1).



    12 M.Zucchetti, ‘Caratterizzazione dell’Uranio impoverito e pericolosità per inalazionè, Giano, n.36 (sett-dic. 2000), pp. 33-44; R.Chiarelli, M.Zucchetti, ‘Applicazione di modelli e codici di dose alla popolazione alla dispersione ambientale di Uranio impoveritò, Convegno ‘La Prevenzione Primaria dei Tumori di Origine Professionale ed Ambientalè, Genova, Nov.2004. http://registri.istge.it/italiano/ev...ter%20n°26.htm



    13 Libya: U.S. Tomahawk Cruise Missiles Hit Targets in Libya - ABC News



    14 ME Kilpatrick, “No depleted uranium in cruise missiles or Apache helicopter munitions – comment on an article by Durante and Publiese,” Health Physics, June 2002; 82(6): 905; Chief of the Radiation Protection Division, Air Force Medical Operations Agency, e-mail message, Subject: “Cruise Missiles,” May 6, 1999; Head of Radiological Controls and Health Branch, Chief of Navy Operations, e-mail message, Subject: “NO DU in Navy Cruise Missiles,” August 4, 1999.



    zucchetti(at)polito.it

    L’obiettivo dichiarato dell’attacco alla Libia è «proteggere i civili». Ci si attenderebbe, dunque, quantomeno l’uso di armi «pulite», prive di «effetti secondari» di lungo termine. Ma la prima sera di guerra – hanno spiegato gli attaccanti – sono stati sparati 112 missili Tomahawk. Non è un’arma nuova. Anzi, venne usata per la prima volta in Kosovo nel ‘99 (poi anche in Iraq e Afghanistan). Il nostro ministero della difesa, per quella guerra, elaborò «un decalogo distribuito a tutti» i soldati italiani, con il seguente ordine: «evitate ogni mezzo o materiale… che possa essere stato colpito da munizioni contenenti uranio impoverito o missili da crociera Tomahawk». Malgrado ciò, parecchi soldati (e soprattutto gli abitanti civili) furono poi vittime di tumori e leucemie. Massimo Zucchetti è docente di impianti nucleari al Politecnico di Torino. Ha in questi giorni prodotto il lavoro scientifico che qui presentiamo integralmente. (redazione di 9online - il sito di Canale 9)


    Libia: scienziato nucleare italiano spiega effetti uso uranio impoverito sulla nazione
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    Gli umori corrodono il marmo

  5. #1975
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    IL BACICCIA E' BULICCIO

    Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo.

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  6. #1976
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    A proposito di Sirte, non credo sarebbe una buona idea tentare di aggirarla, lasciandosela alle spalle: significherebbe esporre le proprie linee di rifornimento alle incursioni dei governativi rimasti nella città, visto che dubito che i ribelli abbiano forze sufficienti a mantenere un assedio e, al tempo stesso, avanzare verso Tripoli. E se non le hanno, e si lasciano Sirte alle spalle, potrebbero addirittura correre il rischio di essere presi tra due fuochi, nel caso di offensiva dei governativi sia da Sirte che dalla Tripolitania.
    Certo, anche tentare di prendere la città, potrebbe non essere banale. Perché, a parte la prevedibile resistenza dei governativi, ci sarebbe il problema che, ora, sarebbero i ribelli a dover conquistare un grosso centro abitato, che, per quanto ne sappiamo, finora non ha manifestato particolari sentimenti antigovernativi. In questo caso, se i ribelli attaccano e la popolazione non insorge, chi è che mette a repentaglio la vita degli abitanti? In teoria, in questo caso, le forze internazionali, dovrebbero colpire i ribelli? Sarebbe un curioso paradosso.

    Saluti.

    Midìl
    Il paradosso sarebbe notevole, in effetti. Già settimane orsono (con Gheddafi ancora sulla difensiva, durante la prima fase della ribellione) parlavo del doppio pericolo di prendere Sirte o di non prenderla, ma non avevo considerato la possibilità di aggiramento o di un suo assedio.
    Citazione Originariamente Scritto da Andre86 Visualizza Messaggio
    Ecco una mappa che ho fatto sulla possibile avanzata dei ribelli:

    Lo sbarco a Misurata presuppone il controllo dei mari, o quantomeno una buona sicurezza di non essere attaccati. I ribelli hanno, secondo le fonti, tre fregate classe Koni e imprecisato naviglio militare minore e civile. Mantenere una linea di rifornimento marittima, o anche solo mandare un corpo di spedizione su una rotta lunga centinaia di chilometri, con la possibilità di trovarsi tra i piedi qualche sottomarino (anche se non dovrebbero più essercene funzionanti) è un rischio enorme.
    Credo che Misurata verà liberata via terra, non con un corpo di spedizione via mare. Se però ci riescono anche così, potrebbe essere un colpo grave per i lealisti, trovandosi attaccati su tre fronti, da ovest, da Misurata e da est.

    Interessante è infatti l'area in mano ribelle ad ovest. Non me ne ricordavo ormai più, non ci facevo più conto. Forse un ricongiungimento tra le due aree (più o meno dove hai fatto incontrare le due frecce) potrebbe isolare Sabha da Tripoli, e dunque anche interrompere ogni possibile afflusso di rifonimenti dal sud, sempre che ne arrivino ancora. E, in parte, risolvere il problema di una Sirte non occupata.
    Ultima modifica di Halberdier; 29-03-11 alle 00:26

  7. #1977
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    Citazione Originariamente Scritto da Halberdier Visualizza Messaggio
    Il paradosso sarebbe notevole, in effetti. Già settimane orsono (con Gheddafi ancora sulla difensiva, durante la prima fase della ribellione) parlavo del doppio pericolo di prendere Sirte o di non prenderla, ma non avevo considerato la possibilità di aggiramento o di un suo assedio.

    Lo sbarco a Misurata presuppone il controllo dei mari, o quantomeno una buona sicurezza di non essere attaccati. I ribelli hanno, secondo le fonti, tre fregate classe Koni e imprecisato naviglio militare minore e civile. Mantenere una linea di rifornimento marittima, o anche solo mandare un corpo di spedizione su una rotta lunga centinaia di chilometri, con la possibilità di trovarsi tra i piedi qualche sottomarino (anche se non dovrebbero più essercene funzionanti) è un rischio enorme.
    Credo che Misurata verà liberata via terra, non con un corpo di spedizione via mare. Se però ci riescono anche così, potrebbe essere un colpo grave per i lealisti, trovandosi attaccati su tre fronti, da ovest, da Misurata e da est.

    Interessante è infatti l'area in mano ribelle ad ovest. Non me ne ricordavo ormai più, non ci facevo più conto. Forse un ricongiungimento tra le due aree (più o meno dove hai fatto incontrare le due frecce) potrebbe isolare Sabha da Tripoli, e dunque anche interrompere ogni possibile afflusso di rifonimenti dal sud, sempre che ne arrivino ancora. E, in parte, risolvere il problema di una Sirte non occupata.
    Non si parla mai di Ghadames, Garyan e Nalut che sono in Tripolitania e in mano ribelle da giorni e tutti hanno continuato a parlare di divisione della Libia (che non la vuole NESSUNO, in primis i ribelli).
    I rifornimenti (cibo, acqua, ecc...) arrivano da Tripoli a Sabha, mentre il gas e il petrolio dal Fezzan vanno verso Tripoli.

    Allegiances | The Libyan Interim National Council

    Nalut è passata con gli insorti il 25 febbraio e ha giurato al Consiglio Nazionale Libico in questo modo:

    In nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso. Una dichiarazione di fedeltà. La gente di Nalut hanno già chiesto un consiglio provvisorio nelle regioni orientali il 25 febbraio 2011. E dopo la dichiarazione di Mustafa Abdul Jalil per quanto riguarda la formazione di un consiglio provvisorio. Allora il popolo di Nalut, previa consultazione stanno annunciando la loro fedeltà a questo Consiglio provvisorio. Così, da oggi, la città di Nalut segue questo consiglio provvisorio della città di Bengasi, e prende ordini e la direzione da esso. E Dio è al conciliatore di ciò che è meglio per questo paese. E possa esserci per voi la pace e benedizioni.
    Il popolo della città di Nalut

    Ultima modifica di Andre86; 29-03-11 alle 00:45
    IL BACICCIA E' BULICCIO

    Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo.

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  8. #1978
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    Sembra che ci sia molta confusione attorno a Sirte... I Ribelli hanno eseguito una confusionaria ritirata verso Bin Jawad credendosi sotto attacco pesante delle forze gheddafiste... In realtà pare che siano stati gli stessi ribelli a lanciare i missili GRAD sulle loro stesse forze, creando il panico... Vedremo come evolverà la situazione....


    p.s. Alcune fonti parlando di abitanti di Sirte ineggiare a Sarkozy... Bisogna vedere quanto siano attendibili però...

  9. #1979
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    Ecco un'altra mappa fatta da me sulla Guerra in Libia:

    Allegato 712
    Ultima modifica di Andre86; 29-03-11 alle 01:24
    IL BACICCIA E' BULICCIO

    Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo.

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  10. #1980
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    Predefinito Rif: Quando crolla Gheddafi?

    Citazione Originariamente Scritto da stefaboy Visualizza Messaggio
    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    A proposito di Sirte, non credo sarebbe una buona idea tentare di aggirarla, lasciandosela alle spalle: significherebbe esporre le proprie linee di rifornimento alle incursioni dei governativi rimasti nella città, visto che dubito che i ribelli abbiano forze sufficienti a mantenere un assedio e, al tempo stesso, avanzare verso Tripoli. E se non le hanno, e si lasciano Sirte alle spalle, potrebbero addirittura correre il rischio di essere presi tra due fuochi, nel caso di offensiva dei governativi sia da Sirte che dalla Tripolitania.
    Certo, anche tentare di prendere la città, potrebbe non essere banale. Perché, a parte la prevedibile resistenza dei governativi, ci sarebbe il problema che, ora, sarebbero i ribelli a dover conquistare un grosso centro abitato, che, per quanto ne sappiamo, finora non ha manifestato particolari sentimenti antigovernativi. In questo caso, se i ribelli attaccano e la popolazione non insorge, chi è che mette a repentaglio la vita degli abitanti? In teoria, in questo caso, le forze internazionali, dovrebbero colpire i ribelli? Sarebbe un curioso paradosso.
    non è un paradosso...
    è quello che c'è scritto nella risoluzione ONU. La stessa cosa che vale per Gheddafi vale per chiunque.
    i partigiani non attaccheranno tripoli, ma la accerchieranno per tagliare i viveri

    la strategia è sempre la stessa.
    Isolare tripoli dalla Sirte, dal fezzan

    quindi non vedo a cosa servano queste lunghe colonne di cui parli visto che appena i lealisti escono fuori per strada con i carri, i soldati di gheddafi vengono polverizzati dall'aviazione alleata.

    Sono a mani nude, gli uni contro gli altri PER STRADA

    non dentro la città...
    Non credo che gli aerei della forza internazionale siano autorizzati ad intervenire nel caso in cui ci sia uno scontro tra governativi e ribelli in campo aperto, dove non vi sia un serio rischio di coinvolgimento di civili. Se i governativi escono da Sirte, ed attaccano un convoglio di ribelli nelle vicinanze, ho dei dubbi che verrebbero bombardati, a meno di non considerare i ribelli come civili in pericolo, ma questa mi sembra decisamente una forzatura. Già ora ho l'impressione che gli interventi stiano stiracchiando al limite la risoluzione dell'Onu. Da tenere presente, poi, che accerchiare una città, e tagliarle i viveri (come tu proponi), è un atto di guerra, che potrebbe mettere a rischio la vita dei civili, e magari rientrare nei casi di intervento previsti nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza. E' una situazione complessa. Ai ribelli serve una sollevazione all'interno delle città che vogliono conquistare, altrimenti sono in grossa difficoltà (essendo molto più deboli dei governativi).

    Saluti.

    Midìl
    Ultima modifica di Midìl; 29-03-11 alle 10:36

 

 
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