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  1. #161
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    Speriamo che rifacciano un'altro processo e finalmente vengano assolti.

    Tra l'altro dalla propria parte hanno marzuk che li ha scagionati.

  2. #162
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    Chi ha interesse a farlo?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #163
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    Ultima modifica di Eridano; 17-09-14 alle 12:06
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #164
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    Olindo e Rosa, i mostri perfetti. Pure troppo
    Libero, lunedì 4 luglio 2016

    L’inferno si è annunciato con il calore delle fiamme. Si chiama «condominio del Ghiaccio» la palazzina nella corte di via Diaz 25, a Erba. Ma per un sogghigno del destino è avvolta da un fuoco ringhiante.
    È la sera dell’11 dicembre 2006, sono da poco passate le 20, e il fumo attira l’attenzione di due residenti, uno dei quali pompiere volontario.
    Saranno loro a spalancare per primi la porta dell’appartamento al primo piano in cui vive Raffaella Castagna, trent’anni, e a guardare negli occhi un orrore che nessuno vorrebbe affrontare. Quando i vicini arrivano trovano l’uscio dell’abitazione socchiuso, e un corpo riverso sul pianerottolo. È quello di Mario Frigerio, un signore di 65 anni che abita al piano di sopra, assieme alla moglie Valeria Cherubini. È riverso a terra, la testa dentro l’appartamento e il corpo fuori, come se fosse sospeso sul confine tra la vita e la morte. Sarà lui l’unico sopravvissuto della mattanza, scampato all’assassino che ha tentato di sgozzarlo per via di una malformazione congenita alla carotide: un altro scherzo malvagio della Sorte, che su Erba si è accanita con una ferocia tutta speciale.
    Il peggio è dietro la porta, celato dal crepitìo delle fiammme. Lo scenario di via Diaz è raccapricciante. Sul pavimento c’è il corpo morto di Raffaella Castagna, già mangiucchiato dal fuoco. L’hanno martoriata di coltellate, e finita a colpi di spranga. Poco oltre, nel corridoio, c’è il cadavere di Paola Galli, 60 anni, madre di Raffaella. Infine, lo strazio più grande: sul divano giace, morto dissanguato dopo un colpo alla gola, Youssef Marzouk, un piccino di due anni. È il figlio di Raffaella e di Azouz Marzouk, tunisino nato nel 1980, con precedenti per spaccio di droga. Al momento della strage, si saprà poi, Azouz era in Tunisia dai parenti.
    L’ultimo corpo è quello di Valeria Cherubini, 55 anni, moglie di Mario Frigerio. Era scesa dalla sua abitazione per vedere che cosa stava accadendo di sotto, è stata martoriata anche lei. E prima di spegnersi si è trascinata faticosamente a casa. Almeno questa è la ricostruzione dei giudici.
    Il massacro è passato alla storia come «la strage di Erba». Una manna per il circo mediatico-giudiziario italiano, che sin da subito si è scatenato. Gli elementi del feuilleton orrorifico c’erano tutti: la piccola cittadina, la provincia tranquilla, la ragazza sposata con lo straniero spacciatore. E le voci, le malignità sussurrate, i pettegolezzi.Azouz Marzouk che cerca fama e denari dai media, ammantandosi di celebrità malsana. I talk show, le interviste, le foto. Poi, l’ingrediente principale: i mostri.
    Olindo Romano e Rosa Bazzi. I vicini di casa burberi, che già avevano avuto un piccolo contenzioso con Raffaella Castagna. Lui spazzino, lei analfabeta. Vivono chiusi, in una inquietante simbiosi. Non sono una coppia, sono un «quadrupede», ha detto di loro il pm Massimo Astori, ritenendoli colpevoli della «più atroce impresa criminale della storia della Repubblica». Sono stati loro, dicono i giornali. Sono stati loro, ripetono le autorità. I mostri perfetti, ha scritto qualcuno: bestie da provincia profonda, l’orrore della porta accanto. Condannati all’ergastolo con isolamento diurno nel 2008 dalla Corte d’Assise di Como. Condannati nel 2010 dalla Corte d’Assise d’appello di Milano. Condanna ribadita, nel 2011, dalla Corte di Cassazione. Ci sono le prove, ci sono le testimonianze, specie quella che più di tutte colpisce l’opinione pubblica: Mario Frigerio, sfuggito alla morte, dice di aver riconosciuto Olindo.
    L’inferno di Erba ha i suoi Arcidiavoli, dunque. La pentola c’è, sui coperchi, tuttavia, forse c’è ancora da ragionare. Forse i mostri perfetti così perfetti non sono. Il romanzo della strage di provincia, anche dopo la parola fine, solleva tanti, tantissimi interrogativi, che si riassumono in una sola – immensa – questione: e se i Olindo e Rossa non fossero le belve assetate di sangue che ci hanno descritto? Non sta a noi deciderlo, ci sono le sentenze. Gli avvocati della coppia Fabio Schembri, Luisa Bordeaux e Nico D’Ascola – che hanno lavorato persino gratis – non hanno finito di battagliare. Noi ci limitiamo al racconto, a ficcare il naso nei particolari, a mettere le mani tra le ombre. Sono tante, eccone alcune.
    LA MORTE DI VALERIA
    La Cassazione chiuse la vicenda della strage di Erba sostenendo che sul caso si addensassero . Ossia problemi che non hanno soluzione. La prima di queste aporie è sicuramente la morte di Valeria Cherubini. Fu trovata morta sotto la finestra della sua mansarda con le mani «come a protezione del capo», in una pozza di sangue.
    Dopo averla sentita gridare aiuto, i soccorritori avevano cercato di raggiungerla, ma erano stati fermati dal fuoco. La cosa più ovvia era pensare che fosse stata colpita sul pianerottolo di Raffaella Castagna e finita, dopo una fuga, sotto quella finestra. D’altra parte sulla tenda c’erano anche macchie da schizzo, come testimoniò l’allora comandante del Ris Luciano Garofano. Solo che in quest’ottica gli assassini non potevano essere Olindo e Rosa, perché, appunto, non sarebbero potuti più scendere dal piano della Cherubini per andare a cambiarsi in casa, dato che sotto c’erano già i soccorritori. Nessuno dei due aveva poi confessato di essere salito in mansarda.
    Ma allora come è morta, questa povera donna? Secondo i giudici, è andata così. Valeria è stata colpita sul pianerottolo di Raffaella 43 volte. Otto colpi le avevano fracassato il cranio. Ma, con la gola squarciata e la lingua tagliata, salì per 18 gradini in mezzo al fumo e al fuoco perdendo nel tragitto appena qualche goccia di sangue. Neppure respirò né deglutì quel sangue (non ne trovarono né nei polmoni né nello stomaco) e solo una volta giunta sotto la tenda di casa sua gridò «aiuto». Lo fece con gola e lingua in quelle condizioni e morì perdendo il sangue tutto insieme. Come sia stato possibile tutto questo, resta un mistero.
    IL SANGUE
    Il sangue è la seconda grande aporia. Dopo la ritrattazione delle confessioni di Rosa e Olindo, giunsero i due responsi del Ris. Il primo stabilì che non c’era alcuna traccia della coppia nel palazzo della strage. In tv e sui giornali dissero che probabilmente l’acqua usata per spegnere l’incendio le aveva cancellate. Si deve però immaginare un’acqua dotata di pensiero selettivo: perché sulla scena del crimine furono trovate tracce di tutti, vittime, soccorritori, carabinieri, perfino sconosciuti. Compresa un’impronta lasciata sulla fuliggine (come se fosse contemporanea all’incendio) e mai identificata. Ma nessuna traccia di Olindo e Rosa.
    Il secondo responso fu che non c’era sangue delle vittime in casa della coppia. La leggenda vuole che Rosa fosse maniaca delle pulizie e l’avesse cancellato. Eppure in casa dell’assassinoFerdinando Carretta trovarono sangue a dieci anni dal massacro e nel garage di Guglielmo Gatti pure dopo che era stato verniciato.
    L’unica minuscola macchia di sangue delle vittime di Erba fu rinvenuta non dal Ris, ma dai carabinieri del Rono di Como, sul battitacco della Seat di Olindo la sera stessa in cui il testimone Mario Frigerio lo aveva accusato. Quell’auto, però, era stata perquisita, stando ai verbali, dagli stessi carabinieri che poco prima erano saliti nel palazzo della strage. Ecco come poteva essere giunta lì quella macchia: per contaminazione. In aula, tuttavia, i carabinieri smentirono senza problemi i propri verbali. Il comandante di Erba Luciano Gallorini ammise che sì, a firmare i verbali erano stati quattro carabinieri che attestavano di aver svolto la perquisizione, ma aggiunse che in realtà la perquisizione l’aveva fatta un quinto carabiniere che sul verbale non c’era e che era l’unico sicuramente mai salito nel palazzo della strage. Facile. E com’era, si dirà, questa famigerata macchia? Il professor Carlo Previderè, che l’ha analizzata, parla di una macchia «concentrata». Eppure il brigadiere Carlo Fadda, che l’ha repertata, dice di aver dovuto usare il luminol perché con la lampada crimescope non l’aveva trovata: «Se è stata lavata oppure se è stata pulita non riesce a rilevare niente», disse. Seguendo la logica, di dovrebbe dire: o la macchia è concentrata o è lavata. Ma non in questo processo.
    Fadda è anche l’unico ad averla vista, la macchia: non c’è infatti una foto buia che rilevi la luminescenza del luminol a documentarla, solo una foto normale con un cerchietto, dentro al quale – dice il brigadiere – c’era il sangue. Il suo verbale è giunto alla difesa bianco, stilato due giorni dopo «gli accertamenti urgenti».
    Dall’analisi degli originali delle foto e dalla sua testimonianza si scopre che Fadda ha passato prima il crimescope e successivamente il luminol sulla parte anteriore dell’auto e infine ha fatto le foto, il tutto in meno di sette minuti. In aula dirà che le foto scattate sono solo quelle agli atti. Invece ce ne sono due cancellate e una originale non allegata. Fadda dirà che l’operazione è iniziata alle 23, invece, stando agli orari delle intercettazioni di Olindo e Rosa, sarebbe iniziata quasi mezz’ora dopo. Soprattutto, dirà di aver fatto tutto da solo. Invece, analizzando le foto originali (cosa mai emersa al processo) si scopre in un’immagine un’altra persona, che si copre il volto e ha in mano uno spruzzino. Perché Fadda non ne parla? Per quale ragione ha detto di aver fatto tutto da solo?
    AUDIO SCOMPARSI
    La prima volta che Mario Frigerio in ospedale parla con il magistrato, il 15 dicembre 2006, parlando del suo aggressore descrive un uomo sconosciuto di carnagione olivastra e nel rileggere il verbale fa aggiungere che la casa di Raffaella era frequentata da diversi extracomunitari di etnia araba.
    Quando Frigerio dichiara queste cose, sono presenti suo figlio Andrea, il suo avvocato Manuel Gabrielli, un medico, l’ispettore che trascrive.
    Il giorno successivo Gabrielli fa aggiungere un dettaglio inviando un fax in procura: l’aggressore è più alto di Frigerio di almeno 6-10 centimetri (Olindo è più basso di un centimetro). Cinque giorni più tardi, il 20 dicembre, si presenta da Frigerio il comandante Gallorini che, mentre il testimone descrive l’uomo olivastro, gli chiede più volte se l’aggressore possa essere Olindo. Il tutto è registrato nelle intercettazioni cui era sottoposto il testimone, ma in aula inspiegabilmente Gallorini negherà di avergli fatto il nome di Olindo.
    Di certo, in aula, Frigerio racconterà che da quel momento si è «liberato» e da allora è sempre stato sicurissimo che l’assassino fosse il vicino di casa. La stessa cosa sosterrà Andrea, che dirà di avergli chiesto più volte, dopo l’incontro con Gallorini, se ne fosse certo, sentendosi rispondere sempre di sì.
    Eppure qualcosa non torna: il giorno successivo all’incontro tra Frigerio e Gallorini, Andrea aveva rilasciato sommarie informazioni alla polizia dell’ospedale. E non solo sul verbale non c’è traccia di Olindo, ma si parla sempre dell’uomo olivastro. Di più. In due intercettazioni mai trascritte e respinte in appello, datate 22 e 24 dicembre (ben dopo l’incontro con Gallorini) Frigerio, parlando con il suo avvocato, non ricorda nulla dell’aggressione, tanto che Gabrielli gli dice di provare a rivivere i ricordi come «se fosse un film». E parlando con i figli che gli annunciano l’arrivo dei magistrati per il 26 dicembre, Frigerio spiega di non aver «un cazzo da dire» ai pm. Se il 24 non ha nulla da dire, perché allora il 26 fa subito il nome di Olindo? Non si sa.
    Qui riprendono i misteri, mai emersi ai processi: la mattina del 25 Andrea arriva dal padre in ospedale alle 7.03. Dentro ci sono i due carabinieri che stazionano solitamente fuori dalla porta. Sono entrati «a fargli gli auguri», dirà Andrea agli zii. Ma del dialogo tra il padre e i due militari non c’è traccia neppure tra i brogliacci: tra le 6,20 e le 7,03 non risultano conversazioni. Dov’è finito quell’audio? Non è l’unico ad essere scomparso. Dato che i pm non si fidano del ricordo di Frigerio, il 27 gli mandano il dottor Claudio Cetti per saggiarne la mente. Il medico rileva che «non riesce a concentrarsi», che non sa effettuare banali sottrazioni tipo «100-7» e che non sa da quando è in ospedale (Frigerio ricorda il «21 novembre»). Il dottore dice che tornerà da lui il giorno successivo per verificare il ricordo della strage. Ma da poco prima che il medico arrivi, ossia dalle 11.49 del 28 dicembre, fino al 3 gennaio 2007, gli audio di Frigerio improvvisamente spariscono. E con essi i brogliacci. Perché?
    LE CONFESSIONI
    Olindo e Rosa sono all’ergastolo sostanzialmente per via delle confessioni che hanno rilasciato, anche se ritrattate. Il problema è che tutti abbiamo in mente il video di Rosa che parla con lo psichiatra Massimo Picozzi e racconta i delitti. Ma quella doveva essere la perizia su cui la prima difesa puntava per spedire la coppia in manicomio.
    Soprattutto, vedendo i filmati, non possiamo sapere se la confessione di Rosa corrisponda alla reale dinamica dei fatti.
    Andiamo per gradi. L’8 e il 10 gennaio 2007 Olindo e Rosa sono intercettati in carcere. Lui dice che ha letto il provvedimento di fermo: c’è scritto che Frigerio l’ha riconosciuto e che c’è sangue sull’auto. E vuol confessare «per tagliare le gambe al toro», perché così – con le attenuanti e il rito abbreviato – uscirà dopo qualche anno e lei tornerà subito a casa. Rosa è stupita: «Ma che cosa c’è da confessare?…Non è vero niente». I due vengono separati. Poco dopo, Olindo prova a resistere ancora, chiedendo al magistrato: «Nella mia posizione cosa mi conviene fare?». E quando afferma che preferisce vedere un giudice, si sente rispondere che non vedrà mai più sua moglie, la quale verrà trasferita di carcere. Inoltre, gli viene impedito di parlare col suo avvocato. È il momento del crollo.
    Ma a confessare va prima Rosa. Peccato che lei non abbia letto il provvedimento di fermo in cui è ricostruita la dinamica del massacro, semplicemente perché non sa leggere. Sicché racconta cose deliranti: ad esempio che quella sera nonna e nipote sono arrivati venti minuti dopo di quanto avvenuto in realtà. Non sa che la strage è stata commessa al buio (era stata staccata la corrente) e quando glielo comunicano ipotizza che qualcuno abbia spento l’interruttore. Neppure Olindo lo sa. Nessuno sa dire chi abbia ucciso chi. Olindo sostiene di aver colpito Frigerio con una «stanghetta», ma non è vero. Per far tornare le cose, a Rosa daranno conto di tutte le dichiarazioni del marito. E lei confermerà, chiedendo di volta in volta: «…È giusto?». Non basta. A entrambi sono state mostrate le foto della strage, come risulta da un verbale e come dichiarerà nella requisitoria il pm Massimo Astori, circostanza incredibilmente smentita in tv dalle parti civili: eccoli, i famosi dettagli che potevano conoscere solo gli assassini. E chi aveva visto le foto. Nonostante questo la difesa conterà 243 errori nella confessione di Olindo; quelli di Rosa nemmeno si possono enumerare.
    C’è un ultimo dettaglio: a verbale gli interrogatori della coppia si sovrappongono. Ma l’avvocato era uno solo, il legale d’ufficio Pietro Troiano: e non poteva contemporaneamente assistere sia Olindo che Rosa. I giudici scriveranno che si tratta semplicemente di un errore di trascrizione. Va bene. Ma nel libro del giornalista Pino Corrias, Vicini da morire, Troiano raccontò che il primo a confessare fu Olindo. Si vede che ricordava male.
    Il circo mediatico sulla strage di Erba non è ancora finito. Continuano le speculazioni, escono sui giornali perizie calligrafiche che attribuiscono a Olindo Romano una «personalità infantile». Rosa e suo marito sono ancora in gabbia, in attesa che la Corte europea di Strasburgo stabilisca se il processo sia, in effetti, da rifare.
    E, mentre le associazioni si mobilitano, mentre le autorità riflettono, i mostri occupano ancora le pagine di giornale. I mostri perfetti, fin troppo.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #165
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    Quella strage copre qualcosa di grosso , come la morte di yara . Ed anche qui qualcuno mi sembra riuscire a manipolare benissimo pure i familiari delle vittime .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  6. #166
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    Ho acquistato Libero di oggi, attirato da un titolo con foto in prima pagina.
    All'interno, pag.17, tutto un lungo articolo perchè c'è qualche avvocato, parlamentare e dal nome che potrebbe essere di origine ebraica, che spiega nei dettagli come intende far riaprire il processo e dimostrare quello che tutti noi abbiamo sempre saputo: che sono innocenti.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #167
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    Molto interessante 21, potresti se ne fosse il caso fare qualche piccolo riassunto.

    Intanto sono ancora in prigione dimenticati da tutti.

  8. #168
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    Non da tutti, a quanto pare.
    Vedrò di dire l'essenziale.
    Che poi sono cose già risapute.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #169
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    L'ho letto , direi che ripete quanto qui detto . Comunque salta fuori che potrebbe configurarsi come lavoro di professionisti .L'idea che ci sia qualcosa di grosso sotto salta fuori ancora . Sembra che in Padania ci sia un centro di qualche tipo , da quando è iniziato il nuovo millennio , nel campo della criminalità .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  10. #170
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    Scusate il ritardo.
    L'articolo completo.

    LA STRAGE DI ERBA
    L'avvocato: "Rosa e Olindo condannati con il trucco, processo da riaprire"





    Potrebbe essere una delle storie d' amore più romantiche di sempre, se non fosse intrecciata con « la più atroce impresa criminale nella storia della Repubblica», come ha definito la strage di Erba, in cui hanno perso la vita tre donne e un bambino di due anni, il pm Massimo Astori. Amore e Morte. Eros e Thanatos, due forze che si oppongono e che pure vanno a braccetto. Un uomo e una donna, Olindo Romano e Rosa Bazzi, marito e moglie, lui netturbino e lei domestica ad ore, si sono dichiarati colpevoli di crimini efferati pur di restare uniti, sotto la falsa promessa di una condanna lieve, di soli 4/5 anni, nonché della garanzia di godere di una cella matrimoniale in cui continuare a vivere insieme. Due cuori e qualche sbarra insomma. Si sarebbe trattato soltanto di trasferirsi dalla loro umile casetta al pianoterra di una ex-cascina ristrutturata all' angusto bugigattolo del carcere. Poi sarebbe finito tutto.
    Stupisce tale ingenuità puerile, tanto più da parte di due sanguinari assassini, autori di quattro delitti perfetti: presumibilmente pianificati a lungo e commessi tutti nel giro di pochi minuti, senza essere visti, senza lasciare alcuna traccia sulla scena del crimine, senza riportare alcuna macchia di sangue addosso o nella loro abitazione, con una perizia militare, con una precisione ed un' efficacia degne di esperti del crimine di altissimo livello ed utilizzando un metodo omicidiario, lo sgozzamento, tipico delle comunità islamiche, che fa apparire l' uccisione delle vittime, in particolare del bambino, Youssef Marzouk, morto per dissanguamento sul divano dopo essere stato raggiunto da un' unica coltellata ben piazzata alla gola, come un sacrificio. Più è violento il delitto maggiori sono lo sconcerto da parte della società nonché l' urgenza di trovare il colpevole da punire, richiudendolo in una cella con la certezza di esserci liberati per sempre della parte peggiore di noi.
    Ed Olindo e Rosa erano i colpevoli perfetti su cui fare ricadere ogni colpa, tanto da portare gli inquirenti ad abbandonare da subito ogni altra possibile pista.
    "Sono innocenti" - Ed è sulla base sia degli elementi trascurati durante il processo che di elementi probatori ulteriori, già verificati dall' autorità giudiziaria e costituenti quindi veri e propri atti giudiziari e non semplici dichiarazioni, che gli avvocati della difesa si propongono di chiedere a breve la revisione del processo. A dichiararlo è Nico D' Ascola, avvocato della difesa insieme a Fabio Schembri e Luisa Bordeaux, nonché presidente della Commissione Giustizia del Senato. Tuttavia, il senatore, stimatissimo giurista, che si dice pronto a mettere la mano sul fuoco riguardo all' innocenza di Olindo e Rosa, mantiene l' assoluto riserbo circa il materiale inedito raccolto che costituirà il fondamento per la presentazione dell' istanza di revisione.
    Con la meticolosa precisione di chi il diritto lo mastica da sempre, D' Ascola non enfatizza le dichiarazioni reiterate di Azouz Marzouk, marito di Raffaella e padre di Youssef, convinto anche lui dell' innocenza degli attuali condannati. Tuttavia, il tunisino, secondo il senatore, ha offerto delle indicazioni alternative che devono essere vagliate, verificate ed intrecciate con il materiale che ha la dignità dell' atto processuale e che allontanerebbe la responsabilità del crimine da Rosa e Olindo.
    «Deboli e tutti neutralizzabili», così il senatore definisce gli elementi di prova, anzi «gli pseudo elementi dimostrativi della colpevolezza», solo «apparentemente inconfutabili», che hanno portato alla condanna all' ergastolo con tre anni di isolamento diurno dei coniugi Romano (il massimo della pena). E D' Ascola li snocciola tutti, ad uno ad uno. Questi sono stati tre: «Due prove dichiarative, ossia la confessione di Rosa e Olindo e le dichiarazioni di Mario Frigerio, marito di una delle vittime, Valeria Cherubini, salvatosi perché creduto morto dagli assalitori, il quale riconosce inizialmente Olindo e non Rosa, che verrà riconosciuta dallo stesso solo nel corso del dibattimento. E poi la presenza di una traccia ematica sul battitacco della portiera anteriore sinistra della macchina di Olindo».
    «È vero che i Romano confessano la loro responsabilità, ma lo fanno sulla base di una ricostruzione dei fatti nella quale l' avvocato Schembri è stato capace di individuare ben 384 contraddizioni rispetto alla realtà dei fatti che risulta da prove oggettive e accertate», specifica il presidente. Inoltre, le circostanze riferite da Olindo e Rosa e corrispondenti invece alla realtà erano già conosciute da tutti, in quanto erano state diffuse dalla stampa e dalla tv e si trovavano contenute anche nel provvedimento di fermo che era stato letto dai coniugi al momento dell' arresto. Insomma, la confessione risultava priva di qualsiasi elemento di novità oltre che non sincera.
    Ma fatto ben più grave, a giudizio di D' Ascola, è che i coniugi vengano indotti a credere che confessando potranno godere di un trattamento di favore e restare uniti. Ed è Olindo, come dimostra una registrazione ambientale, a convincere con insistenza sua moglie a confessare insieme a lui un crimine terribile di cui non sono colpevoli pur di non essere divisi. In fondo, loro sono dei poveracci e nulla possono contro uno Stato più forte di loro che li accusa. Ed è a questo punto che il senatore ci tiene a raccontarci chi sono davvero Olindo e Rosa: «Persone semplici, pacifiche, che ogni Natale ci mandano le letterine di auguri simili a quelle dei bambini, con un titolo di studio assurdamente minimo, quasi analfabeti, hanno sempre svolto attività umili, non sono persone dalle quali si possa pretendere la macchinazione, la predisposizione artificiosa di chissà quali difese, perché questo non è nella loro natura, come dimostrano le perizie psichiatriche oltre che tutta la loro vita». Dunque, sembra impensabile che i Romano avessero predisposto, peraltro in un momento così tragico come l' arresto, «una difesa così diabolica». Quindi una confessione esiste e la difesa non lo nega, ma si tratta di una confessione che deriva dal «rapporto di succubanza che lega Olindo a Rosa e che rende prioritario l' obiettivo di continuare a vivere insieme ancorché fossero stati condannati per un crimine non commesso».
    Elemento viziato - Per quanto riguarda il riconoscimento di Olindo da parte di Frigerio, questo avviene in un secondo momento, quando Frigerio aveva già fornito una descrizione del suo aggressore, indicandolo come un nordafricano, molto alto, scuro di carnagione, con sopracciglia folte, capelli molto corti, giovane, agile, atletico, forte ed esperto di arti marziali. Profilo assolutamente incompatibile con Olindo che è un uomo pacioso, di carnagione rosea, con occhi azzurri, con diverse problematiche di salute. Ma l' elemento che renderebbe tale riconoscimento viziato è costituito dal fatto che Frigerio dice che potrebbe essere stato il netturbino ad aggredirlo solo quando gli viene fatta la domanda: può essere stato Olindo? «Il codice di procedura penale indica questo tipo di domande come suggestive, perché indicano già la risposta. Si tratta di una domanda vietata che conduce perciò ad una risposta inutilizzabile», spiega il presidente.
    Infine, la cosiddetta "prova scientifica", ossia la traccia di sangue. «Uso un termine improprio, ma noi della difesa ci siamo ribellati al fatto che potesse essere considerata scientifica», afferma D' Ascola, che sottolinea come «dopo una simile macelleria in cui fu sparsa una quantità impressionante di sangue, sarebbe stato impossibile per gli autori degli omicidi risultare esenti da qualsiasi macchia», eppure nessuna traccia è stata trovata nella casa dei Romano né suoi loro vestiti. Ecco anche perché molti criminologi sono convinti dell' innocenza dei condannati: è impossibile coniugare quel massacro con una simile pulizia in tempi così serrati. Nessuna macchia di sangue fu trovata sulla macchina di Olindo dopo quella mattanza, «eppure - osserva il senatore - l' uomo usò la macchina in quel lasso di tempo per recarsi al McDonald insieme alla moglie e si presume che avesse almeno le mani o i vestiti sporchi di sangue». A distanza di 15 giorni dai fatti viene trovata una macchiolina estremamente degradata di sostanza organica, risultato di una miscelazione del sangue, appartenente a Valeria Cherubini, con l' acqua. «Circostanza non irrilevante - commenta il senatore - perché i pompieri avevano lavato le scale e gli appartamenti. Quindi tale miscelazione fa pensare ad un soggetto che abbia percorso quel tratto di strada, inclusa la corte interna del palazzo, perché sangue e acqua erano arrivati fino a lì, in un momento posteriore alla strage e non contestuale alla stessa». Inoltre, sulla macchina di Olindo era salito un carabiniere per svolgere un' ispezione, lo stesso era stato nell' appartamento di Frigerio dove era stata massacrata la Cherubini. È quindi facile che il carabiniere abbia trasferito innocentemente la macchia degradata sul battitacco della macchina del Romano.
    Un' altra circostanza che fa pensare a soggetti con una elevata capacità organizzativa e di realizzazione, ad «un commando di esperti», è costituita dal fatto che quella sera mancò la luce all' interno della corte dove abitavano vittime e condannati. E fu proprio Olindo a chiamare i vigili del fuoco affinché verificassero un possibile guasto. Impensabile se fosse stato lui l' assassino. Questo fa pensare ad un agguato: gli autori del massacro aspettavano le vittime già all' interno della casa di Raffaella Castagna. L' inquilino che abitava al piano inferiore disse di avere sentito insieme a sua moglie che qualcuno si muoveva all' interno di quell' appartamento la sera della strage, in orari in cui Raffaella era fuori e la casa vuota ed in cui i Romano erano al lavoro. «Anche questi elementi furono assolutamente trascurati», commenta D' Ascola.
    Processo spettacolo - «È stato un processo mediatico - non ha dubbi il senatore, - già prima del processo l' opinione pubblica aveva condannato coloro che riteneva colpevoli, con la complicità della stampa e della televisione che proponevano una unica versione come verità assoluta che nessuno si sarebbe dovuto permettere di confutare».
    Quanto male si fa alla Giustizia allorquando la cronaca nera diventa intrattenimento, con l' obiettivo più di colpire il pubblico che di trovare la verità dei fatti, ed i processi spettacolo, prodotti da consumare una sera davanti alla tv, mangiando pop-corn! Quando il pubblico ha già deciso chi è il colpevole, «fare i processi diventa un' opera inutile e disperata» spiega il senatore, che racconta le difficoltà incontrate dai suoi colleghi in primo grado nell' esercitare i loro diritti di difesa, dato che la pubblica opinione, «scatenata», li considerava come dei «complici impropri che si permettevano di difendere assassini spietati».
    Forse la strage di Erba è una storia tutta da riscrivere, un olocausto in cui persero la vita non solo le quattro vittime accertate, ma anche un netturbino e una domestica, legati in modo morboso da un profondo disperato amore.

    https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=2&cad=rja&u act=8&ved=0ahUKEwje5tGLm4_QAhVFPhQKHYiOD2IQqQIIIzA B&url=http%3A%2F%2Fwww.liberoquotidiano.it%2Fnews% 2Fitalia%2F12006306%2Frosa-olindo-condannati-omicidio-trucco-avvocato-processo-riaprire-strage-erba.html&usg=AFQjCNEosV_37nWWSnvZdyOvfFCkUtvqBQ




    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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