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  1. #81
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Rif: Due innocenti all'ergastolo

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Poco fa ho finito di ascoltare la lettura di un articolo di "Oggi" sulle modalità di interrogatorio di Raffaele Sollecito da parte delle fogne dell'ordine. Mi ricordano quelle adottate con Olindo e Rosa per estorcere le loro - false - confessioni.

    È proprio vero che fra fogne dell'ordine e zecche dei cessi sociali non c'è alcuna differenza.

    Così come non c'è alcuna differenza fra magistratura e inquisizione.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #82
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    Predefinito Re: Rif: Due innocenti all'ergastolo

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    18/09/2012
    "Trattativa segreta per incastrare Amanda"
    Sollecito accusa il pm

    MAURIZIO MOLINARI

    Esce negli Usa il libro di Raffaele: "Contatti a processo in corso"

    CORRISPONDENTE DA NEW YORK

    Durante il processo di Perugia sull’assassinio di Meredith Kercher vi fu una trattativa segreta che vide il pubblico ministero Giuliano Mignini far conoscere, attraverso intermediari, alla famiglia di Raffaele Sollecito l’offerta di una pena più mite se il coimputato avesse avvalorato le accuse di omicidio nei confronti di Amanda Knox. A rivelarlo è lo stesso Sollecito nel libro «Honor Bound» che esce oggi negli Stati Uniti per i tipi di Gallery Book, scritto assieme al giornalista inglese Andrew Gumbel, ex corrispondente dall’Italia per «Reuters» e «The Independent».

    Con le 270 di pagine «Honor Bound» Sollecito anticipa Amanda nella pubblicazione di un libro-verità sul processo e la maggiore novità si incontra quando racconta che dopo la conclusione del processo di primo grado «la mia famiglia venne a contatto con il mondo della giustizia di Perugia pieno di buchi e fughe di notizie» riuscendo a sapere «dietro le quinte» di «discussioni all’interno dell’ufficio del procuratore». Si resero conto che la determinazione di Mignini a far condannare Raffaele era solo tattica per tentare di far crollare Amanda Knox.
    Fu in tale contesto che «venne detto alla mia famiglia che Mignini non era interessato a me se non come canale per arrivare ad Amanda» fino al punto che «Mignini sarebbe stato disposto anche a riconoscere che ero innocente se gli avessi dato qualcosa in cambio, incriminando direttamente Amanda oppure semplicemente non sostenendola più» nella ricostruzione di quanto avvenuto.

    Si trattò di «discussioni» delle quali Sollecito, che si trovava in prigione, non venne messo al corrente mentre il protagonista fu lo zio, Giuseppe, che «venne contattato dall’avvocato di uno studio privato di Perugia a cui chiese cosa avrei potuto fare per mitigare la sentenza. L’avvocato gli disse che avrei dovuto accettare un accordo, confessando di aver avuto un ruolo minore, come ad esempio aver aiutato a ripulire la scena del delitto pur non avendovi avuto alcun ruolo» si legge a pagina 220. «Raffaele potrebbe ricevere una condanna da 6 a 12 anni - disse l'avvocato allo zio - ma poiché non ha precedenti penali avrebbe la condizionale e dunque uscirebbe senza fare altra prigione». La sorella di Raffaele, Vanessa, affermò che «non era moralmente possibile» accettare di confessare reati mai commessi ma la trattativa dietro le quinte andò avanti ed ebbe una seconda fase grazie a «un altro avvocato, che aveva rapporti stretti con Mignini che lo aveva perfino invitato al battesimo del figlio più piccolo in estate». Fu questo secondo legale che disse con franchezza alla famiglia Sollecito: «Credo che Raffaele sia innocente e Amanda colpevole».

    Il risultato fu di dare alla famiglia Sollecito l’impressione che il procuratore la pensava nella stessa maniera anche perché il legale si offrì di «intercedere con Mignini» pur «senza fare alcuna promessa». L’accelerazione della trattativa avvenne nell’estate del 2010 quando il padre di Raffaele sfruttò il canale informale fino al punto da ritenere possibile un incontro di Mignini e la vice Manuela Comodi con Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele, per verificare la possibilità di un accordo. Ma quando la Bongiorno comprese di cosa si trattava «fu inorridita e minacciò di lasciare l’incarico perché una trattativa segreta costituiva la violazione della procedura legale». Fu allora che il padre di Sollecito fece marcia indietro e «si mostrò mortificato» pregando la Bongiorno di non lasciare la difesa e spiegando che non si era reso conto di cosa stava facendo. Raffaele Sollecito seppe tutto a posteriori ma la vicenda lo ha segnato molto perché, come confessa nel libro, «mi chiedo come sia possibile per un pm credere nell’innocenza dell'imputato e al tempo stesso tentare di convincere la giuria a condannarlo alla pena dell’ergastolo». La trattativa dietro le quinte viene indicata da Sollecito per dimostrare quali e quante furono le pressioni da lui ricevute per spingerlo a far crollare l’alibi di Amanda, come ad esempio avvenne durante i primi interrogatori subiti quando «mi chiesero in continuazione di ricordare i tempi della notte del delitto fino a farmi cadere in contraddizione con Amanda» o allorché l’arresto venne minacciato, schiaffeggiato e denudato. Oppure il tentativo della polizia di provare che la madre nel 2005 era morta «non di cuore ma per suicidio» per dimostrare «insanità mentale nella storia di famiglia» con l’intento di fiaccare la sua credibilità e dunque l’alibi di Amanda.

    Nelle ultime pagine Raffaele si sofferma sulla vacanza in America dopo l’assoluzione con l'incontro con Amanda a Seattle. «Mi sembrò di essere nella tana del Leone» scrive, facendo capire di aver preso atto che la storia d’amore era finita. Come dire, entrambi guardiamo avanti senza però dimenticare Perugia.

    "Trattativa segreta per incastrare Amanda" Sollecito accusa il pm
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #83
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    Predefinito Re: Rif: Due innocenti all'ergastolo

    Capito? L'importante - in italia - non è scoprire il colpevole, ma incastrare la vittima prescelta.

    E i mediterranei la chiamano la patria del diritto (romano).

    A MORTE!
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #84
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Capito? L'importante - in italia - non è scoprire il colpevole, ma incastrare la vittima prescelta.
    sono d'accordo, ma secondo me nel caso di perugia erano colpevoli tutti e 3
    paradossalmente l'americana e il pugliese se la sono cavata proprio perché la scientifica, per poterli incastrare, ha fatto cose agghiaccianti
    ma con buoni avvocati azioni di quel tipo diventano boomerang
    Ultima modifica di k21; 28-09-12 alle 00:21

  5. #85
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    Fermati a Cuba quattro giornalisti italiani
    «Dieci ore di interrogatorio in caserma»

    Si tratta di Ilaria Cavo e dell'operatore Fabio Tricarico di TgCom, del fotoreporter del Corriere Stefano Cavicchi e di Domenico Pecile del Messaggero Veneto


    Interrogati per dieci ore in caserma e controllati a vista dalla polizia cubana. La giornalista di Mediaset e inviata di Videonews a Cuba Ilaria Cavo, il cronista del MessaggeroVeneto Domenico Pecile, il fotoreporter del Corriere della Sera Stefano Cavicchi e l'operatore Fabio Tricarico sono stati fermati a Cuba dove si trovavano per la vicenda del duplice omicidio di Lignano Sabbiadoro. «Ieri sera la Cavo - ha ricostruito in diretta tv Claudio Brachino, direttore di Videonews: - era con Tricarico e con Cavicchi e stava tornando a L'Avana, dopo aver realizzato una parte del reportage, quando sono stata fermati dalle autorità. La rappresentanza diplomatica italiana è stata immediatamente avvertita. Ilaria - ha detto Brachino - non ha fatto nulla di illegale. Ha realizzato interviste assolutamente lecite».

    Cavicchi: «Ci contestano il visto turistico»
    di C.De Cesare

    Fermati a Cuba quattro giornalisti italiani «Dieci ore di interrogatorio in caserma» - Corriere.it




    LA TRASFERTA A CUBA - «Siamo stati interrogati per 10 ore in caserma - ha raccontato al telefono Stefano Cavicchi, dopo essere stato rilasciato insieme agli altri -. Ci hanno portato via i passsaporti e hanno cancellato filmati e fotografie dalla memoria di macchine e telecamere. Siamo in attesa per questa mattina del processo che deciderà la nostra sorte, io sono riuscito a recuperare un cellulare». A Cuba era stato rintracciato dagli inquirenti il fratello di Lisandra, Reiver Laborde Rico, 24 anni, indagato come lei per l'omicidio di Lignano Sabbiadoro. Omicidio in cui sono stati uccisi Rosetta Sostero di 65 anni e il marito e Paolo Burgato, di 69, titolari di un'attività commerciale nel centro della località balneare friulana. I giornalisti italiani a Cuba stavano proprio indagando sull'omicidio di Lignano ed erano riusciti ad entrare in contatto con il fratello di Lisandra.

    IL FERMO - Cavicchi ha precisato di «essere stato fermato da sei agenti che hanno fatto irruzione in casa di Reiver» mentre lui lo fotografava con le bambine e la moglie. Materiale fotografico e girato sono stati distrutti: «Computer e schede sono state tutte ripulite» ha ribadito Cavicchi, segnalando che Reiver «è molto sereno e dice di essere estraneo al duplice omicidio». «Dopo l'interrogatorio mi hanno riaccompagnato in hotel piantonato dalla polizia cubana. Ho visto anche Ilaria - ha proseguito Cavicchi - sta bene e si trova in una casa sempre scortata dalle forze dell'ordine. È seccata per la bella intervista fatta che è stata ripulita, come è accaduto anche al collega di Udine, Pecile». Il fotoreporter ha evidenziato di essere arrivato con i colleghi tre giorni fa a Cuba con un visto turistico. E proprio questo potrebbe il motivo del fermo. Appena informata del caso, la nostra sede diplomatica a Cuba si è subito attivata con le autorità locali ed ha avviato contatti diretti anche con i familiari.



    A QUANTO PARE NON si vuole la verità.



    Delitto di Lignano/ Il cubano ricercato:
    «Sono innocente, non sono scappato»

    Reiver: «Avevo detto a tutti che sarei tornato perché stava
    nascendo mia figlia. La confessione di Lisandra? Estorta»


    Delitto di Lignano/ Il cubano ricercato: «Sono innocente, non sono scappato» - Il Gazzettino


    LE COSE NON PROMETTONO BENE!

    Se solo si riuscisse a montare tutta la questione su un caso ennesimo di razzismo, e la stampa prendesse tutta la faccenda in mano, ecco che le cose potrebbero cambiare rapidamente e i due meticci amerindi, divenire vittime delle brutalità della polizia. Una specie di perugia. Qui però stavolta non vi sono figli dell'alta borghesia, ma semplici immigrati, che sono considerati quasi sullo stesso piano dei vari sollecito e amanda.

    VEDREMO.

  6. #86
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    Quelle sono due bestie e mi auguro che un bel TIR faccia giustizia.
    La troupe andata ad intervistare la bestia potrebbe rimanere in galera come minimo 10 anni cum summa laude, almeno da parte mia.
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  7. #87
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    Delitto di Lignano, Rico si dichiara innocente: i familiari dei coniugi "scossi e devastati" dalle sue affermazioni


    Delitto Burgato, l'indignazione dei familiari delle vittime


    Reiver arriva in auto, due colpi al finestrino, si ferma - camicia blu e occhiali neri - si presenta. Sicuro. Tranquillo. Spavaldo. Apparentemente sereno. È attorniato da un gruppo di giovani. Accetta di parlare. «So che siete stati a casa mia questa mattina. Volete che torniamo lì, così stiamo più tranquilli»? Parla un buon italiano e non fa trasparire nulla, Rei. Si convince a restare sul posto. Sicuro e disinvolto, Rei ascolta le domande impassibile. Ascolta. Non interrompe. Non dà segni di nervosismo. E non si fa irretire dagli amici che lo consigliano di lasciar perdere. Dice, Rei, di aver saputo del “casino”. Ma precisa di non saperne nulla e di essere convinto che sua sorella Lisandra abbia parlato e confessato perché sotto minaccia


    IL RITRATTO PSICOLOGICO DI DELINQUENTI NATI.

  8. #88
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    Che i familiari elimino la sorella...una bestia in meno ed una giusta rappresaglia per il panzone

  9. #89
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    Coppia di anziani morti nel maceratese. Scarpe e pneumatici, una scia di indizi


    Coppia di anziani morti nel maceratese. Scarpe e pneumatici, una scia di indizi - Affaritaliani.it


    ANCHE IN QUESTO duplice delitto, la solita bestialità mentale ha caratterizzato l'evento.

    Credo che anche questa volta vedremo giovani migranti dal volto feroce dietro tale omicidio.

    Staremo a sentire le cattiverie mediatiche, se guarderanno la freddezza dei famigliari come nel caso di lignano sabbiadoro, poi smentito dai fatti.

  10. #90
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    Predefinito Re: Due innocenti all'ergastolo

    Omicidio di Montelupone, fermate due persone

    Carabinieri al lavoro

    Foto Il sopralluogo dei carabinieri


    Omicidio di Montelupone, fermate due persone - Il Resto Del Carlino - Macerata


    Commenti


    Accelerata nelle indagini sull'uccisione dei coniugi Marconi: trovati una camicia insanguinata e un coltello. I vicini: "Un ragazzo ha suonato il campanello nella notte per dirci che c'erano i ladri"



    I carabinieri trovano tracce sul luogo del massacro di Montelupone (Vives)


    Montelupone (Macerata), 1 ottobre 2012 - Sono state fermate due persone con l'accusa di essere gli autori dell'omicidio dei coniugi Marconi, uccisi nel loro casolare di Montelupone. Una di queste sarebbe un marocchino di 24 anni. I carabinieri, che hanno perquisito la sua casa, hanno trovato una camicia insaguinata in un casolare vicino e un coltello. Il giovane avrebbe agito sotto l'effetto di droga

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    La ricerca delle tracce aveva già dato i suoi frutti in mattinata. Gli inquirenti hanno infatti trovato impronte di scarpe e tracce di pneumatici nel cortile del casolare di contrada Fonte Janni dove vivevano Paolo Marconi, 83 anni e la moglie, Ada Cerquetti, di 73 .

    Queste le tracce lasciate dall’assassino o dagli assassini che ieri mattina hanno aggredito e ucciso a colpi di coltello i due anziani coniugi forse durante un tentativo di rapina finito male. Gli aggressori hanno anche cercato di dar fuoco alla casa, per cancellare ogni traccia, ma il principio di incendio si è spento da solo.

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    I carabinieri del Racis, del Reparto operativo di Macerata e della Compagnia di Civitanova Marche hanno lavorato fin dopo la mezzanotte, sotto una forte pioggia e alla luce delle fotoelettriche dei vigili del fuoco, per fissare lo scenario esterno al casolare. La prima ipotesi del medico legale, che dovrà essere confermata dall’autopsia, fissa la morte dei coniugi fra le 5 e le 8 di ieri mattina. E' stato in quel lasso di tempo che i due sono stati uccisi dalla furia di una o più persone mosse da una violenza inaudita. Secondo l'ipotesi di uno degli investigatori ad agire è stato "forse un balordo, comunque gente disperata, a caccia di un po’ di soldi e pronta a tutto". Stamattina le attenzioni dei tecnici sono rivolte al piano superiore della casa, dove c’è stato il principio d’incendio.

    Da una prima ricostruzione risulta che l'uomo, affetto da una lieve forma di Alzheimer, sia stato aggredito per primo, sui gradini della porta di casa, e colpito ripetutamente alla schiena con "decine e decine" di coltellate (forse anche con un bastone); la moglie avrebbe cercato di difendersi, ed è stata raggiunta da una serie di coltellate al torace e al collo. Marconi è stato trovato riverso vicino alla porta d’ingresso, la donna a piano terra, in un locale adibito a legnaia. Si presume, dunque, che l’assassino, dopo aver compiuto la mattanza, sia salito al piano superiore e abbia cercato di dar fuoco alla casa, dopo aver rovistato in cerca di denaro e oggetti preziosi.

    La famiglia, stando a quanto si è appreso, non avrebbe mai subito minacce o ricatti. Sono in corso ulteriori verifiche all’interno del casolare, trovato in disordine, per capire se sia stato portato via qualcosa e che cosa anche se il tenore di vita degli anziani non era tale da poter suscitare chissà quali appetiti. C'è da precisare, però, che nel circondario, a gennaio e maggio, due casolari abitati da anziane donne sole sono stati assaltati da rapinatori. E’ in corso una vera e propria “caccia all’uomo” per cercare di scoprire i responsabili. Il Racis estenderà il sopralluogo a tutte le pertinenze del casale. L’impressione è che il - o i - killer abbia lasciato diverse impronte e tracce dietro di sè.



    I vicini: "Un ragazzo ha suonato il campanello nella notte per dirci che c'erano i ladri"

    ‘’Qualcuno ha suonato alle quattro del mattino dicendo che stavano circolando i ladri nella zona; era un ragazzo scuro, forse di una trentina di anni; gli abbiamo detto che non ci serviva niente ed è andato via con un motorino’’. A ‘Tgcom24’ parlano i vicini di casa dei coniugi Paolo Marconi e Ada Cerquetti, aggrediti e uccisi a bastonate e coltellate domenica mattina, in provincia di Macerata. ‘’Qualcuno è venuto a suonare alla porta, erano le quattro del mattino - spiegano - diceva che stavano circolando i ladri nella zona e chiedeva di entrare. Era un ragazzo, scuro, forse aveva una trentina di anni. Noi non abbiamo aperto la porta, ci siamo affacciati alla finestra. Abbiamo detto che non ci serviva niente, che non c’erano i ladri, ed è andato via con un motorino’’.



    Sono state fermate due persone con l'accusa di essere gli autori dell'omicidio dei coniugi Marconi, uccisi nel loro casolare di Montelupone. Una di queste sarebbe un marocchino di 24 anni. I carabinieri,


    Era un ragazzo, scuro, forse aveva una trentina di anni. Noi non abbiamo aperto la porta, ci siamo affacciati alla finestra. Abbiamo detto che non ci serviva niente, che non c’erano i ladri, ed è andato via con un motorino’’.


    UN ALTRO ENNESIMO ALLOGENO NORD AFRICANO.

    Anche per lignano il ragazzo della giovane criminale amerinda è un marocchino.

    Si noti poi la ferocia per nulla.

 

 
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