Ferrero: «Riuscirò a superare il 4%
Il Muro? L’avrei picconato pure io»
Il leader del Prc alla partita decisiva: con la storia del «tesoretto» ho perso 2 voti su 3


Pare un grido di battaglia: compagni, sberti*nottiziamoci! «Ehhhh... », sospira Paolo Ferre*ro. Ma certo che l’ha vista, la recensione su Libe*razione del libro di Bertinotti. Le ironie del giornale che un tempo gli dedicava una pagina per descrivere la festa di compleanno («buonissimi tramezzini, piccoli supplì, leccornie varie ancor*ché semplici») contro l'ex Caro Leader descritto come uno «folgorato sulla via dall’Angelus No*vus di Benjamin, quello che vola con la testa gi*rata all'indietro».

Perché ci sono sempre questi rancori, questi odii, queste vendette a sinistra? «Non so... Forse dipende dalla cultura politica dell’amico/nemi*co... ». Dice che lui no: «Non credo di aver offe*so nessuno, in questi anni. È capitato a me d’es*sere insultato molto pesantemente. Ma non cre*do di avere io offeso. Non mi pare». Forse per via del carattere, dell’infanzia passata in una si*lenziosa contrada di cento abitanti in Val Germa*nasca, dell’esperienza fatta di segretario della Fe*derazione giovani evangelici valdesi, della pas*sione per il violino invece che per la grancassa: «Non sono rissoso. Mai stato. Credo che le mie tesi possano essere maggioritarie nel Paese. Quindi sarei interessato a spiegarle meglio pos*sibile. Ma, certo, in una campagna elettorale co*me questa è difficile. Urlano tutti come se ven*dessero detersivi: il mio lava più bianco del tuo. È complicato spiegare le proprie ragioni». Tanto più che gli spazi per le minoranze, accusa, sono sempre più angusti: «È una partita truccata».

Diciamo che c’è un «regime bipolare asimme*trico ». La destra dilaga su tutte le tivù, il Pd e l’IdV hanno uno spazio e se lo tengono, e a tutti gli altri zero. E non è una questione solo di de*stra. Da quando sono segretario non sono mai stato invitato a Ballarò. Nonostante non mi risul*ti essere di An». Eppure è convinto che sì, ce la può fare a pas*sare il 4 per cento: «Hanno cercato in tutti i mo*di di distruggerci. Pensando che sulle nostre ce*neri possa esser costruita una sinistra più mode*rata ». Sempre convinto che la secessione di Ven*dola sia avvenuta su commissione del Pd? Sorri*de: «Ha dei dubbi?». Dice che ha ragione Olivie*ro Diliberto: «Togliere la falce e il martello dal simbolo è stato un errore grave. Non si devono buttare via le radici. Occorre riconoscere gli er*rori dello stalinismo. Ma per andare avanti. Non per tornare indietro. Bossi, molto più intelligen*temente, dato che le radici non le aveva se le è costruite: il Po, la Padania, i celti... Una tesi poli*tica ha bisogno di radici. E la sinistra le ha butta*te via».

Non è una radice ingombrante, il comuni*smo? «Il crollo del muro di Berlino è stato un passaggio necessario. Sarei andato col piccone anch’io. Ma non si può dire che sia stata una 'nuova partenza'. Dopo il crollo del muro non è arrivata affatto una società perfetta: è arrivato il trionfo di una certa economia i cui risultati li stiamo subendo in questi mesi. È chiaro che non tutto il bene sta da una parte e non tutto il male dall’altra. Il nostro, del resto, è il partito della 'rifondazione' comunista».

Per carità, ammette che se in certe roccaforti storiche operaie la Lega è dieci volte più forte un problema c’è: «Dipende da tante cose. Per co*minciare, dalla concertazione, che ha ridotto gli spazi della contrattazione collettiva. A quel pun*to tanti hanno pensato: visto che le battaglie fat*te con gli altri non mi danno niente, meglio che pensi a me stesso. Visto che non riusciamo a far pagare le tasse a tutti, meglio che mi tenga le mie. È un sentimento che può portare a guai se*ri. Perché se poi i conti non ti tornano devi in*ventarti un capro espiatorio. Di chi è la colpa del*la crisi? Del sistema capitalistico? No: dell’immi*grato. E mi creda, la situazione può peggiorare ancora».

Non bastasse, riconosce, «siamo stati identifi*cati con quelli della Casta». Lo dice anche Berti*notti... «Adesso sì. Ma al congresso il problema l’abbiamo posto noi. Lasciamo stare... E abbia*mo pagato cari gli errori fatti dal governo Prodi. Cosa si aspettavano da noi, i nostri elettori? L’abolizione della legge 30, la riduzione della po*vertà, il riconoscimento di alcuni diritti civili, più sicurezze sul lavoro... Cosa gli abbiamo da*to? Niente di niente». «Abbiamo perso due voti su tre, noi, per que*ste scelte. Se lo ricorda il 'tesoretto'? Quando ci siamo trovati quei soldi in più dovevamo distri*buire reddito alle famiglie più povere. Invece Pa*doa- Schioppa ha preferito abbassare un po’ il debito pubblico».

Non era un obiettivo nobile? «L’Europa ci ave*va fissato un parametro di 2 punti e mezzo. Noi no, abbiamo voluto andare oltre: all’1,9. E inve*ce di dare quei soldi alle famiglie che stavano alla canna del gas (e che avrebbero capito che noi stavamo dalla parte loro) siamo andati ad alleggerire di 8 miliardi il debito. Assurdo: a 8 miliardi l’anno quanti ce ne vo*gliono per rientrare? Duecento anni! Non ha sen*so. Difatti Tremonti se ne fotte, del debito. E libe*ra i soldi per distribuirli al suo blocco sociale». Sta teorizzando che è meglio stare sempre all’op*posizione? «No, puoi anche stare al governo: ma solo se hai la forza per fare le cose che vanno fatte. Noi non ci siamo riusciti. E abbiamo perso due voti su tre».

Basta, adesso: «Occorre ripartire dai bisogni delle persone. Punto primo, i salari: altro che gabbie salariali! Bisogna arrivare invece a un sa*lario minimo europeo. Unico modo per evitare una drammatica guerra tra i poveri e arginare il razzismo.

L’idea di uscire dalla crisi tornando ai contrat*ti degli anni Cinquanta è insensata. Hanno fatto l’Europa della moneta, delle frontiere aperte, del più grande mercato del mondo? È ora di fare un passo avanti: un mercato del lavoro europeo, un sistema fiscale europeo, un sistema dei dirit*ti e europeo». E poi «invece di privatizzare e libe*ralizzare puntiamo sui salari, sul riciclo dei rifiu*ti, sulle energie pulite... È indecente buttare via 14 miliardi di euro per comperare degli aerei mi*litari. Liberiamo quei soldi per investirli nello sviluppo». Si accende un sigaro: «E poi, scusi, cos’è questa storia che chi vota il Pd o Di Pietro vota contro Berlusconi?». Non è così? «È una frottola. In Europa non stanno affatto contro Berlusconi. In Europa otto volte su dieci votano insieme». Su tutti, però, ce l’ha con la Bce: «È assurdo che la Banca centrale europea risponda ai tecnocrati delle banche centrali e sia interessa*ta solo alla stabilità della moneta e non alla pie*na occupazione». Non fa il suo mestiere? «Per niente. Nel momento in cui lavora sui tassi, la Bce può fare salire la disoccupazione al 30%. Ma chi li ha eletti? Chi sono? Per conto di chi si muo*vono? In confronto la Banca federale americana è bolscevica».
Ferrero: «Riuscirò a superare il 4%Il Muro? L’avrei picconato pure io» - Corriere della Sera