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    Predefinito Hiroko Nagata è deceduta...

    Muore in carcere Hiroko Nagata, leader dell’Armata Rossa Unita 40 di detenzione, 29 nel braccio della morte
    Hiroko Nagata, prima della cremazione
    Hiroko Nagata a 20 anni

    Dopo 40 anni di detenzione, di cui 29 nel braccio della morte, distrutta nella mente e nel corpo, è morta sabato notte in carcere, a Tokyo, Hiroko Nagata. Domani avrebbe compiuto 66 anni.

    Negli anni ’70 dopo aver fatto parte del movimento studentesco fondò assieme a Tsuneo Mori, morto suicida in carcere dopo appena un anno di detenzione, l’Armata Rossa Unita, piccolo ed efferato gruppo di estrema sinistra che si proponeva di provocare la rivoluzione armata in Giappone. Dopo aver ordinato l’esecuzione di due compagni “traditori”, la Nagata e Mori misero insieme un gruppo di “rivoluzionari” e, finanziandosi con rapine, si diedero alla clandestinità. Nella ricerca di ottenere massima consapevolezza e dedizione alla causa, Mori e la Nagata condussero feroci sedute di autocritica, finendo per provocare, direttamente o indirettamente, la morte di 14 compagni. Vicende che, non senza polemiche, sono state narrate nel controverso film di Koji Wakamatsu, “United REd Army”, presentato a Berlino nel 2008.


    Arrestati nel 1972, furono entrambi condannati a morte. Mori riuscì a suicidarsi in cella dopo appena un anno, evento che provocò da parte delle autorità giapponesi un ulteriore inasprimento delle condizioni di detenzione, già particolaremente pesanti e crudeli, di Hiroko Nagata. Ammalata di cancro, Nagata era stata operata per la prima volta nel 1986, molto in ritardo, e le sue condizioni erano ulteriormente peggiorate nel 2003, quando fu colpito da un ictus. Da allora è rimasta, praticamemte senza cure e senza diritto di visita, fino a ieri.


    Oggi si sono svolti, in forma assolutamente privata, i funerali. Alla cerimonia, svoltasi nel crematorio pubblico di Shinagawa, a Tokyo, erano presenti solo 10 persone, tra i quali il marito, che l’aveva sposata in carcere subito dopo la condanna, e alcuni compagni dell’epoca, tornati a piede libero dopo oltre 20 anni di reclusione. In Giappone la condanna a morte, una volta passata in giudicato, non può essere commutata, non può essere oggetto di grazia e impone condizioni di detenzione durissime. E l’esecuzione, che avviene per impiccagione, viene comunicata al detenuto appena poche ore prima. Hiroko Nagata ha aspettato, inutilmente, 29 anni di essere “liberata” dal peso dei delitti di cui si era resa responsabili, senza peraltro mai pentirsene. “Ho provato un senso di profonda tristezza. E di paura. Non mi era mai successo” ci ha detto, visibilmente commosso, Kim Kwanji, uno dei pochi membri dell’Armata Rossa ad aver evitato il carcere. Per 15 anni, periodo dopo il quale scatta la prescrizione, è riuscito a vivere in clandestinità, senza peraltro mai rifugiarsi all’estero, elemento questo che , nella legge giapponese, sospende la prescrizione.

  2. #2
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    Predefinito Rif: Hiroko Nagata è deceduta...

    UNITED RED ARMY














































































































    UNITED RED ARMY.




    di Wakamatsu Koji, Giappone, 2007



    Titolo originale : Jitsuroku: Rengo Sekigun - Asama Sanso E no Michi
    Interpreti : Sakai Maki, Arata, Namiki Akie, Jibiki Go, Onishi Shima, Uda Takaki
    Sceneggiatura : Wakamatsu Koji, Kakegawa Masayuki, Otomo Asako
    Direttore della Fotografia : Tsuji Tomohiko, Toda Yoshihisa
    Montaggio : Wakamatsu Koji
    Musiche : Jim O' Rourke
    Produzione : Wakamatsu Koji, Otomo Asako, Ozaki Noriko
    Data di uscita : 15/03/2008
    190'

    La United Red Army è stato un gruppo paramilitare generatosi agli inizi degli anni ’70 dall’humus della protesta studentesca e dei movimenti giovanili ostili alla guerra in Vietnam (prevalentemente, ma non solo). Quello che probabilmente ha più interessato Wakamatsu Kôji, ovvero il regista del film basato sulla storia del gruppo, non è tanto cosa la URA ha fatto quanto cosa non ha fatto. Quale gruppo rivoluzionario, nonostante i lutti gravitati intorno alla loro breve storia, poco ha prodotto all’esterno del proprio guscio ma intenso è stato lo sviluppo interno allo stesso. E l’approccio del regista è straordinariamente personale, si gioca sulla lunga distanza (più di tre ore di durata) scindendo l’opera in tre sezioni ben distinte; la prima è una rapida giustapposizione di immagini di repertorio e testi cartacei d’epoca uniti da un continuo tappeto elettronico di sottofondo; solo chi almeno una volta è sceso in strada può cogliere la portata emotiva di questo battito sonoro lontano e astratto che spesso accompagna ogni moto di rivolta urbana (e in questo senso il regista è decisamente accorto nell’utilizzo). Per la seconda parte, duole, ma bisogna evocare una deriva nefasta della disciplina dello zen, riconvertita all’”autocritica”. Si racconta la parte della vicenda situata nella base sprofondata tra i monti in cui perirono in maniera nefasta 12 membri del gruppo. Straordinariamente estenuante e spossante. Questa sezione è in parte stilisticamente legata alla terza in cui è mostrato l’”Asamo-Sanso incident” ovvero la fuga e l’occupazione di una villetta e relativa presa in ostaggio di una donna. Se la prima parte di questa zona narrativa evoca l’estetica di Fukasaku con la macchina a spalla e la conta delle vittime in sovraimpressione la seconda, con l’assalto della polizia, è talmente concettuale e astratta da ricordare i film giovanili e duri del regista. Senza sensazionalismi, retorica e sbilanciamenti di parte, Wakamatsu regala un'opera dura ma caparbiamente coinvolgente. Estenuante, non per la durata, quanto per il contenuto e l’approccio anomalo allo stesso, libero e impossibile in molte democratiche parti del mondo. Uno dei titoli più interessanti del 26esimo Torino Film Festival.

    A cura di Senesi Michele Man Chi:

  3. #3
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    Predefinito Rif: Hiroko Nagata è deceduta...

    United Red Army
    pubblicato: lunedì 24 novembre 2008 da Claudio Panella
    Tra i primi anni ’60 e i ’70 diversi gruppi di matrice terrorista si sono formati a partire dai movimenti contestatari di studenti giapponesi. Tra questi la “United Red Army”, violentemente contraria all’imperialismo americano, che dopo anni di atroce selezione al suo interno (con 14 membri uccisi dagli stessi militanti) nel 1972 ingaggiò dieci giorni di lotta armata sulle pendici del monte Asama.
    Recensione
    Passato Fuori Concorso alla Berlinale 2008, l’ultimo film dell’eccentrico maestro giapponese Kôji Wakamatsu è l’evento speciale della sezione intitolata “Lo stato delle cose” che il Torino Film Festival dedica quest’anno al cinema politico e alla politica al cinema. La pellicola di Wakamatsu trova in questo spazio una cornice ideale per quello che è il suo intento principale: raccontare anche agli spettatori più inconsapevoli, per la giovane età o la lontananza dalle vicende nipponiche, la storia di un terrorismo utopico e disperato che insanguinò il Giappone degli anni ’60 e ’70.






    Anche la sua particolare formula, che segue tutte le fasi della costituzione del gruppo terroristico con il distacco di un docu-drama ma mostra un’escalation di violenze sempre più efferate, ben dialoga con altre opere viste e previste a Torino, in bilico tra fiction e documentario. Wakamatsu ricorre infatti a un registro già collaudato nel cinema giapponese fin dagli anni raccontati da questo film, incorniciando la sua ricostruzione della storia in capitoli cronologicamente ben determinati da didascalie, immagini d’epoca (o presunte tali) e stralci di cronache giornalistiche.
    Raccontare, come ha fatto lo stesso autore, che la “Asama Mountain Lodge” demolita nell’ultima sequenza è (era?) la casa di montagna dello stesso regista non è un puro aneddoto ma fa ben capire come un’opera così violenta ma forse necessaria sia stata prodotto in condizioni produttive assolutamente autarchiche. D’altra parte è dal 1965 che il regista realizza le sue provocatorie pellicole grazie alla sua Wakamatsu Production.
    Ed è indubbio che United Red Army riproponga alcune ferite ancora aperte nella società giapponese come quella del “trattato di sicurezza” a tutt’oggi in vigore tra Giappone e USA, contro il quale a cavallo del ’68 si coalizzarono le proteste studentesche, parzialmente sfociate nella creazione del gruppo armato che il film ci racconta, ma anche di altri: e mentre due superstiti del gruppo sono ancora rinchiusi nelle carceri giapponesi, gli ultimi attentati rivendicati con la sigla della “United Red Army” risalgono appena al 2000…
    Film estenuante e a tratti insostenibile come la storia che racconta.

    Titolo originale: Jitsuroku rengô sekigun: Asama sansô e no michi
    Regia : Kôji Wakamatsu
    Sceneggiatura : Kôji Wakamatsu, Masayuki Kakegawa (dal suo romanzo), Asako Otomo
    Interpreti : Go Jibiki, Akie Namiki, Maki Sakai, Arata, Shima Onishi
    Nazionalità e anno: Giappone, 2007
    Durata : 190’
    Fotografia : Tomohiko Tsuji, Yoshihisa Toda
    Musica : Jim O’Rourke
    Scenografia: Gen Ito.
    Produzione : Noriko Ozaki, Asako Otomo, Kôji Wakamatsu

 

 

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