Il Riformista
Così il Carroccio si divide in tre di Alessandro Da Rold
I fedelissimi di Bossi vogliono chiudere subito senza condizioni. Calderoli sceglie la trattativa coi Comuni. E Maroni, furioso per l’affare “bunga bunga”, spinge per le urne.
Umberto Bossi In vista del traguardo, il partito del federalismo si spacca sul federalismo. Perché proprio nei giorni in cui la Lega Nord dovrebbe fare quadrato per far passare i tanto agognati decreti attuativi in commissione Bicamerale e in commissione Bilancio della Camera dei deputati, negli uffici milanesi del partito, in via Bellerio, cari al leader Umberto Bossi, volano gli stracci su come affrontare la prossima settimana parlamentare. Anche nel Carroccio, ormai, ci si è divisi in correnti.
E le correnti ormai consolidate nella Lerga Nord, dal cerchio magico ai maroniani, passando per i sindaci fino al duopolio Tremonti-Calderoli, non sembrano trovare la quadra su come gestire questo delicato passaggio per “la madre di tutte le riforme”.
Alla dead line del 28 gennaio manca meno di una settimana, mentre da Futuro e Libertà chiedono una proroga di sei mesi. E nella Lega le posizioni divergono. Da chi vorrebbe farlo passare a tutti i costi, magari svuotandolo di alcuni punti cardine, per dare manforte all'esecutivo e avere un etichetta da portare agli elettori; a chi, data la situazione, preferirebbe non perderci troppo tempo e andare al voto; o chi invece opterebbe per una proficua collaborazione con l’opposizione. Una disparità di vedute che s’interseca suo malgrado con la tenuta della maggioranza e l’agognata caduta di Silvio Berlusconi da parte delle opposizioni.
Segue .........




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