18 febbraio 2011
Un presidente (della Camera) grottesco
L’attacco al Cav. è indegno del suo ruolo. Che aspetta il Quirinale?
Stavolta no:
la terza carica dello Stato che scarica bombe di fiele politico sul presidente del Consiglio per trattenere il proprio gregge parlamentare non s’era mai vista né sentita.
Adesso è giusto aspettarsi con viva impazienza che il presidente della Repubblica, in modo chiaro e verificabile, censuri Gianfranco Fini, il presidente della Camera che si proclama capo partito congelato e poi rivolge accuse temerarie contro il premier Berlusconi e il suo “potere mediatico e finanziario che è prudente non avversare direttamente”; contro “i gerarchi del Pdl” e il “degrado morale” che Berlusconi avrebbe inflitto all’Italia; per “impedire” che i princìpi di centrodestra “traditi” “vengano travolti dal declino del berlusconismo”. Dall’alto di Montecitorio, Fini dovrebbe sapere che perdere seguaci in Parlamento non autorizza a perdere la testa, invece si è lanciato in questa sguaiata aggressione scrittoria per nascondere il fallimento del suo progetto partitico e la decomposizione del gruppo di Futuro e libertà in Senato.
Non ci sono giustificazioni, non è più una questione di stile (semmai sia stata soltanto una questione di galateo fra poteri della Repubblica). E’ venuta giù la maschera dell’imparzialità consustanziale al ruolo ricoperto da Fini con una protervia priva di dissimulazioni formali e sostanziali. Non è un contegno rassicurante per l’onorabilità della Costituzione, né è certo questa la risposta che voleva Napolitano quando ha chiesto ai rappresentanti delle istituzioni un ritorno al senso della misura politica e civile. I confini della decenza sono invalicabili anche per gli antiberlusconiani come Fini, il Quirinale lo faccia notare.
http://www.ilfoglio.it/soloqui/7784




Rispondi Citando
