
Originariamente Scritto da
Florian
Gran casini dentro Fli
di Florian
Il titolo si presta a facili doppi sensi, ma la realtà è che in Futuro e Libertà stanno venendo al pettine una serie di nodi. E' in atto una seria polemica tra intellettuali considerati, fino a ieri, "organici". Alessandro Campi e Sonia Ventura da un lato, Filippo Rossi, Alessandro Lanna, Umberto Croppi e Flavia Perina dall'altro. Lo scontro tra moderati e radicali all'interno del partito finiano, deflagrato lo scorso 14 dicembre con la fuoriuscita di Moffa, Siliquini e Polidori andati ad aggiungersi ai "responsabili" filo-berlusconiani, lungi dall'essersi esaurito sta allargandosi fino ad interessare il profilo culturale che Fli sta cercando di darsi arrivando ad intaccare persino e per la prima volta la persona di Fini, chiamato in causa da Campi-Ventura piuttosto bruscamente. Se a ciò aggiungiamo l'incredibile comportamento tenuto da Barbareschi nelle ultime ore ci si rende conto che i finiani, proprio alla vigilia della loro assemblea fondativa hanno dei problemi da risolvere. Vediamo quali.
Il problema più spinoso riguarda l’antiberlusconismo. I moderati, Campi e Ventura compresi, non hanno visto di buon occhio il taglio del cordone ombelicale compiuto da Fini ne confronti del Pdl. L’idea di un “nuovo centrodestra” da attuarsi attraverso il Terzo Polo non li convince, avrebbero preferito che Fli rimanesse un movimento d’opinione nell’ambito della coalizione berlusconiana e gli abboccamenti con Vendola e il Fatto, che stanno caratterizzando la fase precongressuale, sono considerati cedimenti alla cultura avversaria. Il secondo problema, che si lega al primo fortemente, riguarda la collocazione politica di Fli. La fronda moderata è fortemente decisa a rimarcare l’identità destrorsa di Fli, che anche a detta di Campi e della Ventura non può essere messa in discussione. Invece, chi guarda al Terzo Polo e alle liste civiche nell’immediato già da tempo ha posto le basi, anche culturali, per un superamento della destra (anche se non è chiaro dove questo superamento porterà nel dopo-Berlusconi).
Terzo problema riguarda l’identità culturale del finismo. Posto che il riferimento generale, per tutti, è il liberalismo, si riscontrano alcune contrapposizioni interne, che potrebbero risolversi armonicamente come anche deflagrare. La prima riguarda una visione neo-liberale che rimette in gioco soggetti quali lo Stato, le Istituzioni, la nazione (Campi), piuttosto strapazzati da Berlusconi e Bossi, a cui fa riscontro una tendenza più specificatamente libertaria, anarcoide e avanguardistica (Rossi). Questa contrapposizione si sovrappone ad un’altra divisione, con Campi e Ventura che guardano primariamente al campo della politica (principalmente di stampo francese), e il gruppo del Secolo che privilegia le incursioni nei territori del “pop” (da Clint Eastwood a Capitan Harlock fino a Vasco Rossi).Il quarto problema riguarda il rapporto con Casini e in genere con i partiti di cultura cattolica, le cui posizioni in ambito di bioetica e di diritti sono assai distanti da quelle di Fli o per meglio dire dall’anima più vivace e finora caratteristica di Fli, che è laica. I vari Della Vedova, Moroni, Barbareschi, ma anche una Sonia Ventura, hanno espressamente messo in guardia Fini dall’abbraccio con tali forze politiche, abbraccio che è invece caldeggiato fortemente dai “falchi”, per i quali l’affossamento del berlusconismo val bene una messa con Casini.
Quinto ed ultimo problema è costituito dal ruolo politico di Fini. Campi e la Ventura chiedono espressamente al leader di Fli di lasciare la Presidenza della Camera per dedicarsi al partito, contro il volere dei più e dello stesso Fini, intenzionato a non mollare la carica istituzionale.
Questi, per sommi capi, i motivi del contendere, le divisioni interne che contrassegneranno i giorni, ormai prossimi, dell’assemblea costituente. Alla quale, pare certo, il professor Campi non parteciperà, mentre la Ventura dovrebbe invece esserci. Voci di corridoio danno un riavvicinamento di Fini ai moderati del partito, un arretramento sull’antiberlusconismo e un rilancio della prospettiva di “nuova destra”. Vedremo se ciò basterà a comporre le contraddizioni o se invece le esaspererà.