La sinistra Pd si rimette in marcia. Aspettando il Cinese
febbraio 15th, 2011 Claudio
di A.C. su l’Unità – 15 febbraio 2011
Grande fermento nell’ala sinistra del Pd. La vicenda Fiat, il tramonto del berlusconismo e il successo delle posizioni vendoliane stanno rianimando l’area dei “gauchisti” che negli ultimi mesi si era un po’ dispersa, a partire dal congresso del 2009, in cui c’era stata una diaspora nelle tre mozioni guidate da Bersani, Franceschini e Marino. «Ora si riparte, c’è aria di rinascita», spiega Vincenzo Vita, che ha sempre creduto al ruolo di una sinistra interna capace di dialogare con Sel e con i movimenti della società civile. Si parte il 21 a febbraio a Roma, con un seminario cui parteciperanno, oltre a Vita, Vannino Chiti, Giorgio Ruffolo, Lanfranco Turci, l’ex Cgil e ora senatore Pd Paolo Nerozzi. E ancora: Beppe Giulietti, Giulia Rodano, Gianni Borgna, Renato Nicolini, Cecilia D’Elia di Sel, l’ex ministro Alessandro Bianchi, il segretario delPd romanoMarco Miccoli. Il titolo è evocativo: «Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo ».
Tutto nasce, spiega Vita, dal recente congresso del Pd romano, e da un documento che alcuni esponenti della sinistra Pd hanno firmato per sostenere la candidatura di Miccoli. Non ci sarà, invece, Sergio Cofferati, l’ex leader Cgil del Circo Massimo, che è già un punto di riferimento centrale per la sinistra che si rimette in moto. Dopol’esperienza da sindaco securitario a Bologna, il Cinese sulla vicenda Fiat ha assunto posizioni di netto sostegno alla Fiom, e all’ultima assemblea nazionalePdaRomaha ritrovato gli argomenti e lo smalto dei tempi dell’articolo 18, criticando tra gli applausi la deriva «liberale» del Pd, criticando i “marchionnisti” e invitando a rimettere al centro il lavoro e i diritti.
Logico quindi che la nuova area guardi al carisma dell’ex leader Cgil come suo possibile leader. Ma l’appuntamento del 21 sarà solo l’antipasto, e in chiave molto romana. Ne seguirà un altro ai primi di marzo, lanciato da una serie di dirigenti romani che al congresso si erano divisi tra le varie mozioni, e che intendono ritrovarsi nelle parole d’ordine della sinistra. «Vogliamo costruire un’area vasta e trasversale», spiega Francesco Simoni, che lavora all’Organizzazione al Nazareno. «Vogliamo essere un’area di confine che favorisce la costruzione di ponti», dice Vita. Sulle agenzie di stampa la nuova area è stata subito ribattezzata il «correntone» del Pd, in riferimento all’area dei Ds guidata da Veltroni e Cofferati ai tempi del congresso del 2001.
Ma il paragone ha fatto subito arrabbiare alcuni dei promotori: «Sarebbe opportuno evitare voli di fantasia e ritorni al passato», dice Paolo Nerozzi, che annuncia forfait. «Il 21 sarò a Bologna a una iniziativa sul lavoro». La preoccupazione degli uomini più vicini a Cofferati, infatti, è di non bruciare i tempi. Edi non caricare l’iniziativa del 21 di significati che non ha.
«È un’iniziativa romana», minimizza Vita. «Assurdo parlare di un nuovo correntone». Prudenze che dimostrano quanto sia in salita il percorso della nuova area. Entusiasta invece l’ex deputato della Rosa nel Pugno Lanfranco Turci: «Auspichiamo datempo unrimescolamento delle carte che porti alla nascita di una grande soggetto della sinistra italiana, con un collegamento chiaro e forte al partito del socialismo europeo». «Per farlo – conclude- occorre che le diverse anime della sinistra italiana, riformista e radicale, riprendano un percorso unitario»
La sinistra Pd si rimette in marcia. Aspettando il Cinese | Blog di Claudio Grassi
Link dell'iniziativa romana
Parliamo della sinistra: dal futuro di Roma a quello del Paese
Era ora che si creasse una corrente pesante di Sinistra per controbilanciare il virus del marchionnismo veltroniano.
Questo è un bell'articolo scritto dopo la Manifestazione dell'11 Dicembre.
Un nuovo «correntone» per rimontare a sinistra
Fonte: Daniela Preziosi - il manifesto | 12 Dicembre 2010
ROMA.
In piazza se ne sta defilato. Ma di buon mattino, prima della manifestazione di San Giovanni, Sergio Cofferati ha fatto una serie di «chiacchierate» con i «compagni». Tema: c'è bisogno «di una sinistra nel Pd?». Chi ci ha parlato dice che c'è aria di un «nuovo correntone», quello di cui l'ex segretario Cgil era leader nei Ds (prima della sconfitta del congresso di Pesaro nel 2001). Intendiamoci: non una nuova corrente ma, secondo Vincenzo Vita, «potrebbe essere utile qualcosa, senza star lì a burocratizzare la proposta, che ci aiuti ad andare oltre il Pd. Che del resto, come ormai vedono tutti, è un progetto da aggiornare. Quando anni fa dicevo di federare la Sel di Vendola, sembrava che bestemmiassi. E invece oggi lo sostengono, e mica pochi». «Il bisogno di sinistra c'è», puntualizza Paolo Nerozzi, il problema non è Vendola quanto «fortificare il Pd come partito del lavoro, dei saperi, dei diritti. Del resto i segnali di Bersani in questo senso sono chiari». E infatti il «correntone», eventualmente, non si collocherebbe all'opposizioni di Bersani ma «come il Commonwealth, in difesa della Regina», scherza Francesco Simoni, altro storico dell'area della sinistra romana.
Fra l'altro, nel rimescolamento delle aree interne al partito, Cofferati non si è schierato. E se c'è una cosa in cui si è segnalato, apertamente e senza mezze parole, è la critica al «modello Marchionne», quello - diceva ancora ieri - «in cui le tutele collettive e i diritti delle persone, siccome sono dei costi, vengono messe in discussione». Che è quello che pensa tutta la segreteria di Bersani, in testa il responsabile economico Stefano Fassina, un altro che ha dato una bella sterzata a sinistra alle proposte del Pd sul tema del lavoro e del welfare.
Del «correntone» magari non se ne farà nulla, perché Sergio Cofferati comunque ormai è eurodeputato un po' fuori dai giochi e, dopo il precipitoso abbandono del comune di Bologna, il suo prestigio è di molto sceso nel Pd. Ma il tema di rafforzare a sinistra il partito ormai è all'ordine del giorno. Soprattutto nella prospettiva di restare all'opposizione, se dopo il 14 il governo riuscirà a galleggiare. L'operazione «correntone» tornerebbe anche utile per bilanciare il protagonismo di Walter Veltroni. C'è poi da respingere l'assedio sempre più stretto di Nichi Vendola, che si giova di un Pd in cui i veti interni dei centristi rendono spesso impacciata l'azione politica. Insomma, secondo molti la morìa di voti, almeno quella recuperabile, è a sinistra.
Così diventa emblematico l'episodio con cui si è aperto il comizio di Bersani. Ovazione, applausi, entusiasmo quando il segretario, marciando sulle note dell'inno di Mameli, arriva sul palco. Ma quando, dopo l'ultimo «l'Italia chiamò», prova a parlare, da sotto il palco parte «bella ciao». Bersani sorride, saluta, ammicca, riprova a parlare. Niente. E lui «be', iniziamo ché comincia a fare freddo». Ma quelli insistono: «o partigianooo». Quelli sono gli «arancioni», i Giovani democratici del siciliano Fausto Raciti, la giovanile del partito che il segretario esibisce come fiore all'occhiello (e a fine comizio ne sventola la bandiera). È la migliore fotografia della manifestazione di ieri a San Giovanni. Gira gira, il partito democratico i conti con «bella ciao» li deve fare. E con la sinistra, quella di Vendola che incalza da fuori ma anche quella che sta, bene o male, nella pancia del partito. E con quell'ostinato Enrico Berlinguer che spunta in campo rosso, fra le bandiere, nonostante il tassativo divieto di portare in piazza altri vessilli che non siano il tricolore democratico. «Care democratiche e cari democratici» attacca il segretario, ma non ha scelta, e deve aggiunge «cari compagni». E lì di nuovo ovazione, applausi, entusiasmo.
Da dietro il palco l'ex dc Beppe Fioroni, in sempiterno malumore verso il segretario accusato di nostalgie ex pci, stavolta incassa con stile: «Una piazza di sinistra? Ma no, una bella piazza serena e tranquilla. Oggi facciamo una proposta al Paese per dar vita a un governo di responsabilità nazionale». Fioroni oggi si ferma qui, l'ordine di scuderia è che almeno nel giorno del trionfo di piazza la guerriglia interna venga sospesa. Ma la tregua non durerà oltre il 14. E i centristi del partito democratico, al momento intruppati con il Modem di Veltroni e fin qui protagonisti della stagione delle possibili convergenze con Udc e finiani, dovranno rivedere il loro ruolo nel partito.
Ormai al governo di transizione, con tutti gli annessi rapporti con il centro e persino con Gianfranco Fini, non crede più nessuno. Certo, anche Bersani dal palco dice che nel caso di chiamata al Colle la proposta sarà «un governo serio di responsabilità istituzionale che garantisca una transizione ordinata, nuove regole elettorali, alcuni interventi essenziali e urgenti in campo economico e sociale». Ma il 14 è ormai derubricato a «una tappa, un primo passo del cammino del dopo Berlusconi».
Quindi, se il ciclo di Berlusconi non si chiuderà martedì, di certo si chiude il ciclo del Pd com'è stato fin qui: appeso alle scelte dei finiani e dell'Udc. Se fallisce la strategia del terzo polo - disarcionare il Cavaliere - il Pd può ricollocarsi al centro dell'opposizione parlamentare. E a sinistra, con giudizio, nella direzione del «nuovo partito laburista». Che resta il vero «sogno» di Bersani.
Diritti Globali - Un nuovo «correntone» per rimontare a sinistra




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