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salvo.gerli

NON ASPETTARE...

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Non aspettare di finire l'università, di innamorarti, di trovare lavoro, di sposarti, di avere figli, di vederli sistemati, di perdere quei dieci chili, che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina... la primavera, l'estate, l'autunno o l'inverno.

Non c'è momento migliore di questo per essere felice.

La felicità è un percorso, non una destinazione.

Lavora come se non avessi bisogno di denaro, ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se non ti vedesse nessuno. Ricordati che la pelle avvizzisce, i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.

Ma l'importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela. Dietro ogni traguardo c'è una nuova partenza. Dietro ogni risultato c'è un'altra sfida. Finché sei vivo, sentiti vivo. Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.


"Madre Teresa di Calcutta"


Commenti

  1. L'avatar di Ludis
    G/
  2. L'avatar di salvo.gerli
    Quelle legioni sopra di noi


    Poi, è un istante, la pioggia si fa rapinosa. L’ira covata esplode. Come una donna, che lungamente abbia taciuto davanti ai torti di chi ama e scoppi in un rovinare di rabbia, così è la tempesta che giustizia la tardiva estate


    Milano, 17 settembre.


    Per tutto il pomeriggio si sono andate addensando nuvole grevi, di un grigio sporco, che hanno occupato il cielo come una legione che si ammassi sul campo di battaglia; ma senza fretta, dovendo lasciare il tempo di arrivare alle sue innumerevoli schiere. E noi, sotto, ancora in una estate che non vuole finire; noi fiacchi dentro una bolla molle sulla città. Come un’ira che va gonfiando e non riesce a scoppiare. (Tra gli alberi del parco. Voli bassi di cornacchie inquiete).


    Poi verso sera un boato così sordo che lo senti a fatica:

    «È un tuono?», domandi a chi ti è vicino. Sì, ma così lontano che sembra solo un brontolio intestino del cielo gonfio e nero. Non c’è un filo di vento, tutto è immobile – in attesa. Schianta secco il primo tuono vero, con un crepitio di quercia che cade. È, nella quiete plumbea, come uno sparo. La legione ha aperto il fuoco.

    Le gocce d’avanguardia rade e pesanti si allargano in grosse chiazze sull’asfalto. Poi, è un istante, la pioggia si fa rapinosa, batte furente, martella sui tetti delle auto e sugli ultimi passanti in fuga. L’ira covata esplode. Come una donna, che lungamente abbia taciuto davanti ai torti di chi ama e scoppi in un rovinare di rabbia, così è stasera la tempesta che giustizia la tardiva estate.

    Smette di piovere – nelle pozzanghere foglie fradice, naufraghe. Ma la legione resta, cupa, attendata. Di notte ti sveglia una nuova raffica di tuoni, e il fragore di un diluvio che si rovescia. Schiarisce il cielo nel freddo bagliore dei lampi. Poi sempre più vicino il temporale, in un fragore di bombardamento.

    I gatti di casa, svegli e vigili, immobili, sembrano sorvegliare imperturbabili con i loro occhi d’ambra questa danza di streghe.

    Il cane invece sussulta di paura a ogni colpo, abbassa le orecchie e ti guarda con i suoi occhi miti, come un bambino che nella faccia dei grandi si rassicuri.

    Dormono i figli senza sentire nulla, di un sonno denso, ancora infantile.

    Soltanto tu ti aggiri come un’ombra per la casa buia, come a sorvegliare che la tempesta non ne violi le mura. E serri più forte la maniglia di una finestra su cui il vento preme, arrogante; e guardi l’orologio in cucina, e in un riflesso antico desideri che venga l’alba, a sciogliere tanta notte .

    E ti immagini quanti, nelle case attorno, come te sono svegli e sottilmente inquieti; i vecchi, soprattutto, pensi, il loro fragile sonno violato dai tuoni.

    Spiove.

    Dalla finestra la città immobile e lucente d’acqua.

    Aspettiamo, noi insonni, dietro ai vetri, il giorno;

    che ci restituisca la città degli uominitraffico, passi, voci, e tavoli di caffè all’aperto, dove nell’aria tiepida l’estate finisca quietamente di sciogliersi; e dolcemente ci consegni alle nebbie, e ai mulinelli di foglie rosse fruscianti nei viali.


    ...

    ...LA CITTA' DEGLI UOMINI LIBERI, LABORIOSI, ONESTI, CHE AMANO LA VITA...ORA, DOMANI, SEMPRE...



    Aggiornato il 08-02-12 alle 16:45 da salvo.gerli
  3. L'avatar di salvo.gerli
    ...SAN VALENTINO...


    Aggiornato il 24-03-12 alle 11:41 da salvo.gerli
  4. L'avatar di salvo.gerli
    Certi di alcune grandi cose - Luigi Giussani


    In un arco temporale che va dal 1979 al 1981, anno del referendum sull'aborto, si vedono riemergere dall'esperienza viva degli interlocutori gli interrogativi ultimi sul senso e il non senso dell'esistenza umana, sulla natura del cristianesimo, sulla figura di Cristo e la sua verificabilità. Nel momento in cui diventano clamorosi i segni di un congedo della società da una mentalità cristiana, non si tratta innanzitutto di aggrapparsi ai "valori", ma di ritornare all'origine: Cristo come avvenimento del presente. La fede non è la sopravvivenza di un'etica, o l'attaccamento nostalgico a un mondo che finisce, bensì "la certezza di alcune grandi cose".


    Aggiornato il 25-02-12 alle 18:18 da salvo.gerli
  5. L'avatar di salvo.gerli
    Lucio Dalla - Disperato erotico stomp


    http://www.youtube.com/watch?v=jSQ_ovNRIec


    hefico:
  6. L'avatar di salvo.gerli
  7. L'avatar di salvo.gerli
    La poesia più amata dal grande Lucio Dalla...


    La madre

    E il cuore quando d'un ultimo battito
    avrà fatto cadere il muro d'ombra
    per condurmi, Madre, sino al Signore,
    come una volta mi darai la mano.

    In ginocchio, decisa,
    Sarai una statua davanti all'eterno,
    come già ti vedeva
    quando eri ancora in vita.

    Alzerai tremante le vecchie braccia,
    come quando spirasti
    dicendo: Mio Dio, eccomi.

    E solo quando m'avrà perdonato,
    ti verrà desiderio di guardarmi.

    Ricorderai d'avermi atteso tanto,
    e avrai negli occhi un rapido sospiro



    G.Ungaretti


    026:
    Aggiornato il 03-03-12 alle 16:59 da salvo.gerli
  8. L'avatar di salvo.gerli
    Le Rondini


    Vorrei entrare dentro i fili di una radio
    E volare sopra i tetti delle città
    Incontrare le espressioni dialettali
    Mescolarmi con l'odore del caffè
    Fermarmi sul naso dei vecchi mentre Leggono i giornali
    E con la polvere dei sogni volare e volare
    Al fresco delle stelle,, anche più in là

    Coro :
    Sogni, tu sogni nel mare dei sogni.


    Vorrei girare il cielo come le rondini
    E ogni tanto fermarmi qua e là
    Aver il nido sotto i tetti al fresco dei portici
    E come loro quando è la sera chiudere gli occhi con semplicità.
    Vorrei seguire ogni battito del mio cuore
    Per capire cosa succede dentro
    e cos'è che lo muove
    Da dove viene ogni tanto questo strano dolore
    Vorrei capire insomma che cos'è l'amore
    Dov'è che si prende, dov'è che si dà

    Coro :
    Sogni, tu sogni nel cielo dei sogni


    026:
  9. L'avatar di salvo.gerli
  10. L'avatar di salvo.gerli
    C’è una fabbrica di sogni per i bambini ammalati


    Alleviare il dolore significa anche regalare sorrisi a chi soffre. Un sito raccoglie i desideri, spesso gli ultimi, dei bimbi affetti da gravi patologie. E li esaudisce



    Il sogno più grande cercano disperatamente di esaudirlo i medici, per quanto possono, fin dove possono. Il resto potrebbe farlo chiunque di noi. Vedo in una foto Jovanotti che abbraccia forte la piccola Lisa, e fatico a capire chi dei due sia più raggiante.




    Di certo, è la conferma che certe persone, certi personaggi, nemmeno si rendono conto di quanto potere abbiano sulla vita dei sofferenti.

    Jovanotti dev’essere uno di quelli che ne sono perfettamente consapevoli: un gesto minimo, raccogliere il richiamo di Lisa, e un sogno immenso diventa realtà terapeutica.

    Per l’anima, ridotta alla disperazione più cupa dalle malattie più carogne, ma anche per lo stesso fisico, che misteriosamente è sollevato da questo balsamo naturale.

    Girando per siti Internet, alla ricerca di acquisti convenienti o di gossip pecoreccio, è utile e istruttiva una fermata anche in questo luogo dello spirito chiamato «Make a Wish».

    Qui ci sono i bambini più malati che esprimono un desiderio, spesso l’ultimo, ci sono i volontari che lo raccolgono e ci sono i cuori generosi che lo realizzano.

    Può essere un Jovanotti che abbraccia Lisa, certo la più ispirata della sue fan, può essere un Del Piero che incontra Antonio, 16 anni, alle spalle una lunga serie di interventi, trapianto di cuore compreso.

    Ma non solo.

    Era il 2004 quando Sune e Fabio Frontani, dopo aver sepolto la loro piccola Carlotta, 10 anni appena, decisero di aprire a Genova la sede italiana del gruppo americano sorto anni prima, sull’idea bellissima di regalare ai piccoli malati il loro desiderio più grande.


    Da allora, sono 610 i ragazzini tra i 3 e 17 anni che hanno sorriso.


    Da allora, sono arrivati a 200 i volontari che si battono per farli sorridere.

    Racconta Gaia Ceccaroli, una di loro:

    «Non importa se il luogo dei sogni è una città vicina o l’Australia. Se il personaggio da abbracciare si chiama Jackie Chan e abita a Pechino o non ha ancora un nome famoso perché è un attore emergente. Non importa se il compagno di giochi dev’essere un chihuahua o un cavallo. Non importa se il bambino vuole essere per un giorno barista, se la bambina principessa. Tutti i desideri hanno lo stesso fine: trascorrere un giorno nella gioia. L’energia liberata in quei momenti ha spesso uno straordinario impatto anche dal punto di vista clinico».


    In questa bella avventura, che trasforma le favole in storie vere, c’è un risvolto molto edificante: chiunque può entrare in gioco.

    Noi tutti, in tanti modi: possiamo diventare direttamente volontari, possiamo essere sponsor, possiamo fare una donazione, possiamo girare il 5 per 1000, possiamo acquistare le bomboniere da 5 euro per battesimi, cresime e matrimoni. Ma soprattutto possiamo buttarci nell’impresa più affettuosa: adottare uno dei sogni. C’è una lunga lista d’attesa. Basta consultare il sito per capire.

    Marco, 11 anni, convive con una malattia genetica molto grave e molto rara, la sindrome di duplicazione XQ28: gli unici svaghi che gli restano sono le passeggiate in bicicletta, ma il papà non ce la fa più a portarlo sulla sua perché ormai il ragazzino pesa 40 chili. Ora Marco sogna una bici speciale, con cui riuscire ancora a pedalare lungo il lago, respirando l’aria di primavera.

    Uskar è una ragazza rumena di 16 anni che combatte contro la leucemia: sogna semplicemente un iPhone4s, per tenere i contatti con gli amici, al suo paese. Sogna quello che per tanti suoi coetanei, nostri figli, può essere noia, moda, capriccio. È bello credere che sarà proprio uno dei nostri figli a privarsi del suo iPhone, per realizzare il sogno di Uskar e anche un sogno suo: il sogno di sentirsi migliore.

    Alessia ha 10 anni e ha già subito il trapianto del fegato: vorrebbe andare allo zoo di Valencia. Giulia, anche lei 10 anni, soffre di artrogriposi multipla congenita, una delle tante malattie che si incontrano in questo viaggio e che nemmeno riusciamo a pronunciare, nemmeno sappiamo esistano sul serio: questa bambina ama il mare, da grande vorrebbe diventare biologa, forse, chissà, intanto sogna di farsi una bella nuotata con i delfini…

    La lista è ogni giorno più lunga.

    Ma ogni giorno c’è anche un sorriso in più.


    Carlotta, la figlia dei fondatori morta a 10 anni, aveva un sogno, il sogno più bello e più nobile, sogno che solo cuore di bambino può cullare: realizzare i sogni degli altri bambini malati.

    I suoi genitori gliel’hanno esaudito, realizzando così anche il proprio sogno più alto e più lieve:
    saperla finalmente felice.

    ....


  11. L'avatar di salvo.gerli
    La cosa più bella che mi ha dato mia mamma è stata la vita.

    Centaine, adolescente sola


    Aggiornato il 23-03-12 alle 16:10 da salvo.gerli (Titolo mancante)
N. Post: