





In questo caso mi sembra giusto analizzare e prendere posizione la rivoluzione libica. Non dimentichiamoci che si tratta della quarta sponda nel Mediterraneo.
La questione è molto semplice, si simpatizza con la fazione che riesce a garantire quei pochi interessi nazionali che abbiamo. Tutto si riconduce, quindi, alla questione delle migrazioni transmediterranee in primis e, secondariamente, agli accordi economico-commerciali. Sino ad adesso, nei limiti del possibile, Gheddafi aveva garantito tutto ciò. La rivoluzione ha scombinato tutto e, se l'Italia non si dimostrerà risoluta e pragmatica, lo prenderà nel deretano a prescindere.


Ho già scritto che bisognava schierarsi in difesa del regime di Gheddafi per devitalizzarne il ruolo e tenerlo temporaneamente in mano sino ad una transizione pilotata da un governo italiano.
Al momento credo che lo scenario libico sarà di completo dominio angloamericano e giudeo.
Anche e soprattutto nel caso di una costellazione di emirati (ipotesi di cui si sta parlando oggi) o di governicchi laici.




Gli spazi in una eventuale Libia post-Gheddafi ci saranno chiusi solo se noi saremo dei pirla.
Ultima modifica di Canaglia; 24-02-11 alle 15:43
Passata la buriana facciamo i conti




"L'ordine economico va organizzato in modo che l'uomo sincero prosperi più di qualunque altro". Silvio Gesell




Libia: soldati dell'esercito unitisi alla protesta, con cartello "Oil for the West" (con "the west" nei colori delle bandiere degli Usa e dell'Unione europea):
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