Guardate questi articoli de "La Stampa" del 1979 e del 1980 su una "strana" faccenda nel quale risultava coinvolto Borghezio.
![]()


Guardate questi articoli de "La Stampa" del 1979 e del 1980 su una "strana" faccenda nel quale risultava coinvolto Borghezio.
![]()


Aveva una faccia da cazzo pure da più giovane....


continua il metodo sinistra... dossieraggi & fango.
Ultima modifica di TEBELARUS; 03-03-11 alle 23:16
► PROPOSTE POLITICHE
► STATI UNITI D'EUROPA, SUBITO! Tutti gli Stati a Ovest della Russia!
► ♫ Top 25 Vocal Trance Spring 2015 l Amazing Vocal Trance Mix ♫




Ultima modifica di TEBELARUS; 03-03-11 alle 23:17
► PROPOSTE POLITICHE
► STATI UNITI D'EUROPA, SUBITO! Tutti gli Stati a Ovest della Russia!
► ♫ Top 25 Vocal Trance Spring 2015 l Amazing Vocal Trance Mix ♫


In effetti forse conviene spiegare meglio:
La Stampa, 22.02.1979
In carcere per bancarotta un assessore di Cuorgnè, Giovanni Jaria, e due
avvocati
Truffe e strane operazioni finanziarie che hanno per sfondo la fantomatica
cooperativa «Aurora» di Borgaro continuano a interessare la magistratura che
sta indagando su fatti e misfatti di questa società in cui parecchia gente
in buona fede ci ha rimesso i risparmi credendo di poter un giorno diventare
proprietaria di un alloggio. Ieri il giudice istruttore Accordon ha emesso
sei mandati; di cattura eseguiti dai carabinieri del reparto operativo. Sono
stati arrestati due avvocati. Veniero Frullano di 50 anni e Mario Borghezio,
32 anni, un assessore di Cuorgnè, Giovanni Jaria, impresario e personaggio
pubblico piuttosto «chiacchierato» tanto da essere espulso dal partito
socialista in cui militava attivamente. (.)
La Stampa, 23.02.1979
Dietro i raggiri della falsa cooperativa l'ombra del delitto di Vauda
Canavese?
Tra i cocci della cooperativa «Aurora» di Borgaro. dichiarata fallita
nell'autunno scorso, c'è di tutto: truffa, falsi in contabilità, raggiri,
«buchi» per decine di milioni, bilanci fasulli, un'estorsione e, domani,
forse, la spiegazione di un delitto che pareva destinato alla polvere degli
archivi. Vediamo di riassumere gli ultimi sviluppi della complessa vicenda.
Tra ieri e martedì notte il giudice istruttore Accordon ha interrogato le
persone arrestate; gli avvocati civilisti Venicro Frullano e Mario
Borghezio; l'impresario ed assessore di Cuorgnè Giovanni Iaria; il suo socio
Luigi De Stefano e un commerciante di Vimodrone (Milano), Giovanni Tornaghi,
47 anni. Costui, in concorso con Alfredo Luca, 50 anni, ratecnico di
Milano, avrebbe tentato un'estorsione a due non meglio specificati soci
della «Aurora». Come? Cercando di farsi consegnare un paio di brillanti del
valore di 10 milioni e offrendo in cambio il silenzio sull'imbroglio che
Gian Maria Massari farmacista di Borgaro e factotum della cooperativa, ed i
suoi più stretti collaboratori, andavano tessendo alle spalle dei «soci».
(.) E c'è di più: da questa fitta ragnatela dovrebbero venire fuori i nomi e
le ragioni di un delitto commesso presso Vauda Canavese il 30 agosto scorso.
Quella sera, due contadini scorsero nelle vicinanze di un loro vigneto
affiorare dal terreno il braccio di un cadavere sepolto da poco. La fossa,
scavata qualche ora prima, conteneva il corpo di Loris Silvestri, ex cuoco,
«giustiziato» con due colpi di pistola alla testa. C'è il sospetto che il
Silvestri avesse ficcato il naso troppo a fondo proprio nelle attività delle
società fantasma che pullulavano nella zona, minacciando forse di parlare.
Da qui l'ordine di farlo tacere per sempre. Esistono collegaimenti tra le
indagini che sta svolgendo il magistrato sulla cooperativa di Borgaro. e
varie «affiliate», e il delitto di Vauda (la pratica è pure nelle mani del
giudice Accordon?) Lo si saprà forse tra pochi giorni.
La Stampa, 03.05.1980
La cooperativa-truffa a Borgaro Rinviate a giudizio 11 persone
La truffa ai danni di persone che sono alla ricerca di una casa sta
diventando sempre più frequente. Un esempio viene dalla cooperativa fantasma
«Aurora», di Borgaro. costituitasi nel marzo del '77 e dichiarata fallita
nel gennaio del '79. I soci avevano nel frattempo versato oltre alle 50 mila
lire di capitale sociale e alle 250 mila, a titolo di fondo spese, quote
pari al 10 per cento del valore degli alloggi vale a dire, dai 2 al 2
milioni e mezzo di lire ciascuno. Al centro della vicenda, nata da una
denuncia dell'ottobre '78, e i successivi esposti dei soci che avevano ormai
intuito la truffa ordita ai loro danni, un gruppo di spregiudicati
professionisti, in questi giorni il giudice istruttore Acordon ha chiuso
l'inchiesta, chiedendo il rinvio a giudizio davanti al tribunale per undici
persone. Tutte devono rispondere di associazione per delinquere e concorso
nella truffa. Sono: Giuseppe De Vita, 37 anni, ex postino e vicesindaco di
Borgaro, socialista come Gian Maria Ammassari, 35 anni, che abbandonò la
gestione della farmacia nel paese per darsi alla politica (era segretario
del psi della locale sezione) e agli affari; (.) Maria Luisa Aime, 25 anni,
di Leinì, impiegata, socia e consigliere d'amministrazione, grazie alla sua
amicizia con il farmacista; (.) l'imprenditore edile Giovanni Iaria, 33
anni, che secondo l'accusa forni fatture «di comodo» per un importo di 91
milioni, a titolo di spese per materiale edilizio mai consegnato; gli
avvocati Veniero Frullano e Mario Borghezio, che dovevano assistere come
legali gli amministratori e parteciparono invece agli utili dell'impresa
truffaldina; (.) Il via alla cooperativa-truffa risale all'inizio del '77.
Il progetto è allettante: 150 alloggi da tre a cinque vani, prezzi
vantaggiosi. L'iniziativa viene sponsorizzata dalla locale sezione
socialista (segretario Ammassari, il farmacista) e dal vicesindaco De Vita,
intraprendente e conosciuto. I guai cominciano quando i soci, che nel
frattempo hanno versato il 10 per cento del valore degli alloggi, chiedono
informazioni più precise sull'ubicazione del terreno e sulla concessione da.
parte del Comune dell'autorizzazione a costruire. La verità viene a galla in
consiglio comunale quando il sindaco Sola, rispondendo all'interrogazione di
un esponente della Democrazia Cristiana, in minoranza nel Comune, rivela che
il terreno dell'«Aurora» non esiste. Poi va dal pretore di Ciriè Di Palma
che fa partire l'inchiesta.
La Stampa, 18.12.1993
«On. Borghezio, lasci l'Antimafia»
Il caso della cooperativa socialista «Aurora» di Borgaro coinvolge
nuovamente Mario Borghezio, oggi deputato e capogruppo della Lega Nord nella
Commissione parlamentare antimafia. Il senatore e il deputato dei Verdi
Emilio Molinari e Massimo Scalia e il senatore della Rete Carmine Mancuso,
in una lettera, hanno domandato al presidente della commisione Luciano
Violante, pidiessino, se il comportamento di Borghezio nella bancarotta
della Cooperativa Aurora (e nell'ammanco di 90 milioni) sia compatibile con
il suo attuale incarico di commissario dell'Antimafia. Tanto più che il
tribunale condannò assieme a lui (e ad un'altra dozzina di persone) «tal
Giovanni Iaria, indagato per legami con la mafia calabrese». (.) In altre
parole i due senatori Verdi e il deputato della Rete sollecitano il
presidente dell'Antimafia ad invitare Borghezio a dimettersi. Ma il deputato
della Lega risponde picche: «E' curioso che questa faccenda ritorni a galla
alla vigilia dello scioglimento delle Camere». Contrattacca: «Siamo di
fronte a una chiara manovra anti-Lega, orchestrata per far riemergere quella
vecchia storia». Una storia di ammanchi (dalla cooperativa sparirono 90
milioni) e una «bancarotta fraudolenta» che parevano dimenticati. Anche
perché, dopo la condanna (due anni) pronunciata dal tribunale nell'84 e
confermata in corte d'appello nell'86, la Suprema Corte annullò le sentenze
per vizio di forma: i due dibattimenti, a giudizio della Cassazione, si
erano tenuti nonostante che il fallimento della cooperativa fosse stato
impugnato, quindi non esecutivo. «Senza la sentenza di fallimento non poteva
configurarsi il reato di bancarotta» dice Borghezio. (.) E sulla questione
Iaria: «Non ho avuto rapporti diretti con lui. In quella cooperativa ero
solo un legale. Fui chiamato quando il buco di 90 milioni c'era. Che potevo
fare? (.)
La Stampa, 22.02.1979
In carcere per bancarotta un assessore di Cuorgnè, Giovanni Jaria, e due
avvocati
(.) Esaminando i libri contabili della fallita cooperativa «Aurora» sarebbe
emerso che un «buco» di 90 milioni avrebbe avuto la copertura fasulla di
fatture emesse dallo Jaria, o meglio dall'impresa «Ice» di cui Jaria era
amministratore. Perché? L' Ammassari, factotum della «Aurora», con quelle
fatture fittizie avrebbe dimostrato ai soci che la contabilità societaria
era perfetta e che i lavori sarebbero cominciati presto. Tanto è vero che
sarebbe riuscito grazie a quelle «credenziali» a far versare altre somme ai
soci, soldi finiti poi non si sa bene dove. L'«operazione fatture» sarebbe
un'iniziativa dell'Ammassari, conclusa con l'aiuto degli avvocati Borghezio
e Frullano che gli avrebbero presentato Giovanni Jaria.
CNEL - Osservatorio socio-economico sulla criminalita, L'infiltrazione della
criminalità organizzata nell'economia di alcune regioni del Nord Italia, 23
febbraio 2010
(.) Si può cominciare da Cuorgnè, in provincia di Ivrea,che è un esempio di
come sia stato possibile realizzare un determinato inserimento in quelle
realtà. Protagonista della vicenda fu Giovanni Iaria che protestò sempre la
sua innocenza di fronte alle accuse dei magistrati che in tempi diversi s'occuparono
di lui. Era amico di Mario Mesiani Mazzacuva, capobastone di Bova che aveva
interessi economici nel canavese e in Val d'Aosta, e di un altro mafioso di
spicco della 'ndrangheta di quegli anni originario di Marina di Gioiosa
Jonica e operante a Torino, Francesco Mazzaferro. Quando verrà battezzata la
figlia di costui, Iaria era presente, anche se dirà di aver partecipato a
quel battesimo per l'amicizia che lo legava al cantante Mino Reitano
ingaggiato per allietare la festa. Iaria era un imprenditore edile. Sui suoi
cantieri, a quanto pare, lavoravano "pregiudicati calabresi" che avevano
ottenuto il beneficio della semilibertà "grazie a richieste nominative di
imprese legate a Iaria". Insieme ad un altro socio aveva il controllo della
manodopera locale di origine calabrese e con essa riusciva ad inserirsi in
vari lavori. E' significativo il fatto che un grosso imprenditore di Cuorgnè
"quando aveva bisogno di manodopera si rivolgeva allo Iaria" e questi, d'altra
parte, "era in grado di praticare prezzi enormemente vantaggiosi rispetto a
quelli che potevano praticare altre ditte esecutrici dei lavori". Il che può
spiegarsi solo con il fatto che Iaria "disponeva di manodopera meno costosa
e, cioè, sottopagata o in 'nero'". Giovanni Iaria cominciò a tessere
relazioni con vari ambienti. Non sorprende allora trovarlo in rapporto "con
quei personaggi che rappresentavano le istituzioni la cui frequentazione è
in grado di conferire prestigio ed immagine e, al tempo stesso, aggiungere
potere". Il rapporto con il procuratore della Repubblica di Ivrea costò caro
al magistrato che si dimise dall'ordine giudiziario. Né può sorprendere il
fatto che lo stesso Iaria si sia dato attivamente a fare politica: "Già nel
1975 era in grado di controllare una buona fetta dei voti degli immigrati",
500 a suo dire. Con quei voti fu eletto consigliere comunale di Cuorgnè e
divenne subito assessore. (.)


Curiosità ...
Sono passati più di 30 anni , e si pensa la vicenda abbia passato i classi 3 gradi di giudizio , fino alla Cassazione.
Qual'è stata , la posizione di quelle persone , alla fine ?
Dopo , di persone inquisite e poi uscite , è totalmente piena la politica , e non mi metto a fare nomi , dato che non saprei da dove cominciare.....


Succede che la Camusso e Landini restino gli unici rappresentanti della sinistra italiana e, paf!, mi si cambia l'avatar glorioso. Tutto d'un tratto... FACEPALM


Chi sono i filosudici? Quelli che definiscono filoterroristi i difensori dei palestinesi.I MELONOMI, i sudditi della meloniIsraele=Paese Terrorista - Palestina libera dai terroristi dell'IDF

