HO CONOSCIUTO TRE MAGISTRATI
1° Magistrato, un PM
Dalla una perizia che fu fatta dalla scientifica di Roma risultò che sugli abiti della vittima non c’erano tracce sufficientemente grandi (quindi nemmeno visibili) da poterne rilevare il DNA.
Non soddisfatto di quel risultato il PM dette un nuovo incarico, questa volta ad un laboratorio scientifico di Reggio Calabria (strano che non ce ne sia stato uno più vicino!).
Dalla nuova perizia risultò una “mescolanza” di tracce di sangue che sarebbero state del presunto colpevole, del figlio e della vittima e che secondo il consulente sarebbero derivanti (affermazione che non dovrebbe essere di sua competenza) da una colluttazione a tre.
Dopodiché il Tribunale del Riesame ritenne detta mescolanza “prova di granitico spessore” e il GIP emise a carico del indagato l’ordine di cattura e la carcerazione in custodia cautelare.
Otto mesi più tardi, il solito laboratorio di Reggio Calabria, emise e sottoscrisse una nuova perizia con la quale questa volta, dichiarava:
- Sugli indumenti della vittima non è stata rilevata nessuna traccia di DNA né ematica, né di saliva, né di sudore, né della pelle o altro che possa essere attribuita al presunto colpevole.
- Sono state trovate solo tracce di DNA, che non sono databili e da attribuire al figlio.
Il laboratorio di Reggio Calabria, per le prestazioni effettuate, con l’autorizzazione sottoscritta dal solito PM, incassava un compenso di 78.000 euro.
2° Magistrato, un GIP
Appena qualche giorno dopo essere entrato in carcere, il presunto colpevole fu chiamato per andare a colloquio con lo Psicologo.
Un assistente del carcere lo accompagnò fino all’ingresso di una stanza. A destra della porta c’era un cartello con scritto PSICOLOGO. L’assistente lo fece entrare e rimase fuori. All’interno dietro una scrivania c’era un solo uomo che naturalmente avrebbe dovuto essere lo Psicologo.
Guardò l’indagato e disse:
«Parli via? Che è successo? Com’è andata?»
«Cosa vuole che le dica?» rispose il presunto colpevole « Sono già stato interrogato 3 o 4 volte e ho sempre detto le solite cose! Cosa dovrei dire ancora; dovrei ricominciare da capo un’altra volta?»
«Suvvia mi faccia sapere, come si sono svolti i fatti?»
Il presunto colpevole rispose nuovamente questa volta un po’stizzito
«L’ho già detto e spiegato, quante volte devo ripetere?» ma lui:
«Com’erano i rapporti fra lei e il figlio?»
«Buoni ma non facili?».
Il colloquio finì lì, durò solo qualche minuto. Lo Psicologo si alzò e andò via.
La mattina del giorno dopo, in un’aula del Tribunale, l’indagato fu portato in una sala delle Udienze che doveva essere presieduta dal GIP ma, appena entrato, vide che dietro la cattedra al posto del Magistrato, c’era lo Psicologo della sera prima.
Rimase di sasso!
Provò ad osservarlo meglio ma il suo dubbio rimase e allora pensò:
«Forse mi sono sbagliato.».
Qualche giorno dopo fu chiamato per andare di nuovo a colloquio con lo Psicologo. Entrò nella solita stanza con la targa PSICOLOGO e trovò una persona completamente diversa da quella della volta precedente e che parlava facendo domande attinenti alla sua professione ed allora, si domandò:
«Ma chi era allora il primo Psicologo?».
3° Magistrato, un altro PM.
Nel dicembre del 2008, avendo difficoltà ad urinare, il presunto colpevole chiese la visita medica.
La d.ssa che faceva le visite ritenne necessarie le analisi del sangue.
Nel gennaio 2009 le analisi mettevano in evidenza un PSA con un valore molto elevato tanto che sarebbero stati necessari altri controlli e cure appropriate da effettuare nel più breve tempo possibile.
Nonostante l’urgenza dei chiarimenti da effettuare e la necessità di iniziare prima possibile le cure adeguate, passarono addirittura altri dieci mesi durante i quali il prognosticato adenoma prostatico risultò invece, essere un carcinoma (un tumore maligno) che aveva prodotto ulteriori danni alla salute. Danni o più precisamente lesioni il cui sviluppo, nella migliore delle ipotesi, può essere solo rallentato in attesa, del sicuro e inevitabile prematuro decesso.
A questo fece seguito la denuncia-querela contro il sistema carcerario, la d.ssa addetta alle visite e il chirurgo, per negligenza e lesioni con riserva di costituirsi parte civile.
Denuncia-querela presentata con allegata anche la relazione tecnica del medico legale del presunto colpevole, la perizia di un’oncologa del reparto omonimo di Careggi e perfino con la perizia (non di parte) di un perito nominato dal tribunale di Firenze.
Nonostante tutto questo il PM emise un documento con il quale, di quella vicenda sanitaria:
- Fece richiesta di archiviazione!




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