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  1. #1
    S'le not u s'farà dè!
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    Predefinito SI E' DIMESSO IL SINDACO DELL'AQUILA

    Si è dimesso il sindaco de L'Aquila






    100 08 MAR 2011


    (AGI) - L'Aquila, 8 mar. - Il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente ha formalizzato stamani le proprie dimissioni, consegnando la comunicazione al segretario generale Vincenzo Montillo.
    "Con la presente - recita la nota, inviata anche al presidente del Consiglio comunale Carlo Benedetti e, per conoscenza, al prefetto Giovanna Maria Iurato - rassegno le mie dimissioni dalla carica di sindaco della citta' dell'Aquila".
    Ai sensi dell'articolo 53 comma 3 del decreto legislativo 267 del 2000 le dimissioni del sindaco acquisteranno efficacia decorsi venti giorni da oggi. Le dimissioni Cialente le aveva annunciate ieri nel corso del Consiglio comunale andato a vuoto per mancanza del numero legale. "Non ho piu' un partito (Pd, ndr) ne' una maggioranza", aveva detto il sindaco parlando in aula quando sui banchi erano seduti solo 19 consiglieri. Si stava discutendo delle aziende partecipate e occorrevano almeno 20 consiglieri, la maggioranza qualificata.

    AGI News On - SI E' DIMESSO IL SINDACO DELL'AQUILA


    E MANDAVANO IL POPOLINO A PROTESTARE A ROMA CONTRO IL BERLUSCA repapelle:repapelle: VERGOGNA
    Ultima modifica di benjamin_linus; 10-03-11 alle 00:43


  2. #2
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    Predefinito Rif: SI E' DIMESSO IL SINDACO DELL'AQUILA

    Una buona notizia per i terremotati: il sindaco dell’Aquila finalmente si dimette





    Massimo Cialente non è più primo cittadino dell’Aquila. Il sindaco del terremoto si è dimesso ieri, come atto di protesta contro una maggioranza che non lo sostiene più, contro un clima da campagna elettorale permanente che frena la ricostruzione. Ieri l’ennesima seduta del consiglio comunale saltata per mancanza del numero legale. Quando Cialente ha scoperto che non si sarebbe votato come previsto sulle linee guida per la riorganizzazione delle società partecipate nell’ambito della ricostruzione fantasma, ha deciso che era troppo. La classica goccia che fa traboccare il vaso, anche se «il vaso - precisa amaro Cialente - era già traboccato da tempo, tutti cercano solo visibilità politica».
    Cialente ha venti giorni per ripensarci. Ma da ambienti a lui vicini si esclude qualsiasi possibilità di una retromarcia. Il suo è in apparenza un gesto forte. Diremmo una scossa, se non temessimo di apparire irriverenti. Ma in realtà dietro a questo atto coraggioso si nasconde il tentativo da parte di Cialente di scaricare sull’assemblea, sulla propria maggioranza, comunque su altri le responsabilità per una ricostruzione che non parte, come un motore ingolfato, nascondendo le proprie, di colpe. Perché, come dimostrato dalle nostre inchieste, se il centro storico dell’Aquila appare spettrale oggi come la mattina del 6 aprile 2009, poche ore dopo il devastante sisma; se i cantieri non partono, se le gru sono ferme, se perfino gli aquilani si sono stancati di utilizzare come muro del pianto le grate che circondano una vasta area fatta solo di silenzio e macerie; se tutto questo accade (o meglio: non accade) è proprio perché Cialente e la sua giunta di centrosinistra a quasi due anni dal sisma non hanno predisposto il piano di ricostruzione del centro storico del capoluogo abruzzese, mandando al macero non solo i quattro miliardi di euro stanziati dal governo ma anche tanti altri rivoli di finanziamento. In particolare appare suicida la scelta di Cialente di tradire l’impostazione scelta dal governo nel decreto legge 39/09, che prevede un piano complessivo per tutto il centro storico, visto come un «unicum» il cui recupero costituisce un interesse pubblico generale superiore ai casi singoli, a favore di un’impalcatura giuridica che prevede il caso-per-caso, che distingue prima da seconda casa, che insomma si traduce in un ginepraio inestricabile.
    Insomma, malgrado Cialente giochi a fare la trecentonovesima vittima del sisma, il suo addio restituirebbe un timido sorriso a molti aquilani. Soprattutto se si riuscirà a far rientrare l’Aquila nella tornata elettorale del 15 maggio, scongiurando un commissariamento di un anno che «sarebbe gravissimo», come dice lo stesso sindaco dimissionario. Da parte sua Cialente sembra intenzionato a lavorare per garantire una soluzione rapida della crisi. «Chiedo a tutti voi - l’impermalosito appello ad alleati e avversari - che militate in partiti nei quali vi siete riconosciuti in questi mesi nelle più varie posizioni politiche, anche giocando a sostenermi e intanto preparando la campagna elettorale per le regionali, le politiche e addirittura per le europee, vi chiedo di appoggiarmi presso il ministro Maroni affinché si possa votare il 15 maggio anche all’Aquila». È l’ultimo desiderio di Cialente. E probabilmente sarà esaudito.
    http://www.ilgiornale.it/interni/una...e=0-comments=1
    Ultima modifica di Amalie; 09-03-11 alle 23:31


  3. #3
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    Predefinito Rif: SI E' DIMESSO IL SINDACO DELL'AQUILA

    Almeno ha avuto la decenza di dimettersi.
    Certi sindaci mandano in bancarotta le città e hanno la faccia tosta di ripresentarsi. :gluglu:
    La Vita è troppo breve per non essere Italiani!

  4. #4
    bronsa querta
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    Predefinito Rif: SI E' DIMESSO IL SINDACO DELL'AQUILA

    Calma e gesso. State commentando sulla versione postata da amalie e presa da iggionnnale di famiglia.
    Intanto vorrei vedere SE e COME quei quattro milioni di euro sono stati stanziati. In secondo luogo...scusate, ma la ricostruzione non è di competenza del Governo?...terzo, vorrei proprio sapere dove sono i grandi responsabili del PdL.
    C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".

  5. #5
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    Predefinito Rif: SI E' DIMESSO IL SINDACO DELL'AQUILA

    Citazione Originariamente Scritto da Garat Visualizza Messaggio
    Calma e gesso. State commentando sulla versione postata da amalie e presa da iggionnnale di famiglia.
    Intanto vorrei vedere SE e COME quei quattro milioni di euro sono stati stanziati. In secondo luogo...scusate, ma la ricostruzione non è di competenza del Governo?...terzo, vorrei proprio sapere dove sono i grandi responsabili del PdL.
    ti pare se ne sarebbero stati zittini zittini non avessero avuto ancora gli stanziamenti ?
    il responsabile è il sindaco che non ha ancora approvato uno straccio di progetto per la ricostruzione
    Ultima modifica di Amalie; 09-03-11 alle 23:53


  6. #6
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    Predefinito Rif: SI E' DIMESSO IL SINDACO DELL'AQUILA

    Il sindaco Pd brucia i 4 miliardi per L'Aquila - e si dimette

    Il sindaco Pd brucia i 4 miliardi per L'Aquila


    L'inchiesta sul dopo terremoto: il governo ha stanziato da due anni i fondi per la ricostruzione del centro storico, ma Cialente sta paralizzando i lavori per una guerra di carte bollate con gli uffici tecnici. E i proprietari delle case rischiano di non ricevere più i risarcimenti


    "E poi dicono che la colpa della mancata ricostruzione del centro storico dell’Aquila è colpa del satrapo di Arcore. Sentite qua: da quasi due an*ni il governo ha stanziato quattro miliardi di euro che a tutt’oggi, però, giacciono inu*tilizzati per una fantozziana controversia fra il sindaco Pd dell’Aquila, Massimo Cialen*te (quello che strepita ogni due per tre contro l’esecutivo Berlusconi) e Gaetano Fonta*na, braccio tecnico-operati*vo per il rifacimento della cit*tà terremotata, coordinatore della cosiddetta Struttura tec*nica di missione.
    LA BATTAGLIA IDEOLOGICA Quattro miliardi benedetti, che andavano (vanno) spesi tutti e subito così da richieder*ne poi altrettanti e altri anco*ra. Soldi bloccati con argo*mentazioni capziose dal pri*mo cittadino che si ostina a non attuare quanto previsto dalla legge, deciso com’è a far valere le sue ragioni, che pre*vedono altre soluzioni, meno risolutive e solo apparente*mente più rapide. Per capire a che livello di schizofrenia arri*vi talvolta la politica occorre circumnavigare a piedi la par*te nobile della città sventrata dal sisma il 6 aprile 2009: silen*zio mortale, qualche soldato di guardia ai varchi, cani ran*dagi e topi a spasso fra le mace*rie. Se le new town in periferia sono state tirate su a tempo di record, in centro non si muo*ve paglia. Niente. Le gru fer*me, nessun sospetto d’inizio lavori nei palazzi puntellati co*me i bastoncini dello shan*ghai. Il perché di quest’impas*se è folle, ed è presto detto: da tempo, perché così dispone il decreto legge 39/09 (articolo 14,comma 5 bis)l’amministra*zione comunale guidata da Massimo Cialente avrebbe do*vu*to predisporre un vero e pro*prio «piano di ricostruzione» del centro storico. Ovverosia un dettagliatissimo piano glo*bale di ripristino della parte più antica della città, con mi*gliorie e/ o abbattimenti dei pa**lazzi pericolanti, con interven*ti non a se stanti (palazzo per palazzo, chiesa per chiesa) ma da considerare in un «uni*cum » nella ricostruzione di tutto il centro.






    COSA IMPONE LA LEGGE Forse non tutti sanno che la ricostruzione leggera e pesan*te della periferia della città ha discriminato tra prima e secon*da casa, prevedendo per que*st’ultima stringenti limitazioni al risarcimento dei danni a cau*sa dell’inserimento di un tetto massimo di 80mila euro,tra l’al*tro concesso per una sola volta e solo in presenza di utilizzo professionale o commerciale dell’immobile (cioè se nello sta*bil*e vi è effettivamente una par*tita Iva). Per il centro storico, in*vece, la distinzione tra prima e seconda casa non è prevista dalla legge. Il «centro storico» è pertanto inteso dalla legge co*me un unicum meritevole di tu*tela diretta in ragione del pre*minente interesse pubblico sot*teso al suo recupero. Per sinte*tizzare ancora meglio: il rappor*to che dovrebbe costituirsi tra i singoli interessi in relazione al piano di recupero è lo stesso che intercorre tra «contenuto» e «contenitore», intendendo con il primo la somma aritmeti*c*a dei singoli edifici con il corre*do delle numerose e variegate posizione giuridiche soggetti*ve, e con il secondo l’insieme degli stessi in una logica di in*sieme giuridico, sociale, urba*nistico, architettonico, artisti*co ed economico. Il decreto legge, dunque, prevede l’obbligo di predispo*sizione di questi specifici «pia*ni di ricostruzione », espressa*mente sanciti dalla legge sulla ricostruzione e, se non bastas*se, ribadito dalle note di strate*gi*a redatte dalla Struttura Tec*nica di Missione. Il Comune dell’Aquila, però, del decreto legge non ha tenuto conto. Ha avviato un’ipotesi di ricostru*zione che prevede l’applica*zione diretta dell’attuale nor*mativa dettata dalle diverse or*dinanze della presidenza del Consiglio (buone per le perife*rie) anche ai singoli edifici del centro storico. La ragione per cui il sindaco Cialente sta pen*sando di aggirare l’obbligo dei «Piani» risiede ufficial*mente nel tentativo, invero meritevole, di accorciare i tempi della ricostruzione. Pur*troppo, però, una simile impo*stazione è destinata a creare maggiori danni rispetto a quel*li che tenta di riparare.

    OCCASIONE PERSA Il rischio che potrebbe con*cretizzarsi attraverso l’applica*zione diretta al centro storico dell’attuale impalcatura giuri*d*ica dettata dalle numerose or*dinanze, è che singole porzioni di edificio, o addirittura interi palazzi, non vengano recupera*ti per assenza del diritto alla ri*parazione a carico dello stato in considerazione del titolo giuri*dico di possesso (seconda ca*sa). Nel centro storico della cit*tà di L’Aquila sono presenti cir*ca 9 mila immobili; di questi 3mila hanno una destinazione non residenziale, mentre solo 2mila sono prime case e dun*que recuperabili attraverso l’applicazione delle ordinanze che hanno regolato la ricostru*zione della periferia. In questo senso il Piano di Ricostruzione previsto dal decreto legge rap*presenta l’unico strumento in grado di tutelare il centro stori*co proprio perché non discrimi*na tra prime e seconde case. Inoltre esso, proprio perché «piano» urbanistico, potrebbe porsi quale fonte normativa at*traverso cui introdurre, senza far ricorso a strumenti ablatori, disposizioni di salvaguardia che consentano un integrale ri*pristino del tessuto urbanistico anche in presenza di eventuale inerzia dei singoli proprietari.

    L’EMERGENZA CONTINUA Le numerose ordinanze post terremoto sono state concepite per garantire una tutela «individuale» ai singoli proprietari di immobili, men*tre il piano di ricostruzione è stato inteso come strumento di tutela del preminente «be*ne pubblico» rappresentato dal «centro storico» nel suo insieme. Va da sé che il diritto di ciascun cittadino di poter fruire nuovamente degli spa*zi pubblici del centro, passa necessariamente attraverso il ripristino della sicurezza statica di tutti i suoi palazzi, proprio in ragione del rischio indotto che un mancato re*stauro di un palazzo potreb*be arrecare all’incolumità pubblica. A ciò si aggiunga che nel centro storico dovran*no inevitabilmente essere ri*fatti anche i sottoservizi (fo*gne, condutture dell’acqua, gas, impianti elettrici) e che gli edifici sono spesso addos*sati l’uno all’altro senza solu*zione di continuità. Qualun*que approccio serio e ragio*nevole non può che passare attraverso il coinvolgimento dell’insieme dei variegati in*teressi, pubblici e privati, in un progetto di sintesi e coor*dinamento tecnico e giuridi*co che, per l’appunto, è stato individuato dal legislatore nel «piano di ricostruzione». Che se approvato un anno fa, con i quattro miliardi di euro a disposizione, a quest’ora avrebbe già permesso di cura*re le prime ferite del centro storico dell’Aquila".

    ilgiornale

    .

    .
    Ultima modifica di Amalie; 10-03-11 alle 00:00


  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Garat Visualizza Messaggio
    Calma e gesso. State commentando sulla versione postata da amalie e presa da iggionnnale di famiglia.
    Intanto vorrei vedere SE e COME quei quattro milioni di euro sono stati stanziati. In secondo luogo...scusate, ma la ricostruzione non è di competenza del Governo?...terzo, vorrei proprio sapere dove sono i grandi responsabili del PdL.
    Il commissario delegato dal governo alla ricostruzione dell'Aquila è il presidente della regione abruzzo Gianni Chiodi (cdx)...
    Fermate l'Italia, voglio scendere.

  8. #8
    bronsa querta
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    Predefinito Rif: SI E' DIMESSO IL SINDACO DELL'AQUILA

    Citazione Originariamente Scritto da Amalie Visualizza Messaggio
    ti pare se ne sarebbero stati zittini zittini non avessero avuto ancora gli stanziamenti ?
    il responsabile è il sindaco che non ha ancora approvato uno straccio di progetto per la ricostruzione
    Azzo, che prova "non s'è sentita nessuna protesta"!
    Allora spulciamo un pò il net. Primo link trovato:

    Fondi della ricostruzione che arrivano e quelli che mancano - Politica L'Aquila - Abruzzo24ore.tv

    Per TUTTA la regione sono arrivati pochi soldi. Fguriamoci per l'Aquila.

    Ora, mi pare evidente che approvare un progetto senza avere i soldi sia...leggermente...difficile.
    Detto questo restano le altre questioni. La ricostruzione non era competenza del Governo? Mi pare di ricordare padron silvio tuo che si vantava in tal senso.
    Inoltre: ed i rappresentanti del PdL? Dove sono in questo momento di emergenza? Se a sinistra sono dei pirla incapaci di decidere a destra lo sono a doppio o per lo meno stanno sfruttando un'occasione gravissima a scopi politici.

    Roba di cui ci si dovrebbe vergognare.
    C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".

  9. #9
    Abbi Dubbi
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    Predefinito Rif: SI E' DIMESSO IL SINDACO DELL'AQUILA

    È finalmente arrivata in Gazzetta ufficiale la deliberazione del Cipe che assegna all’Abruzzo 3 miliardi 955 milioni di fondi Fas (fondi per le aree sottoutilizzate) per «il finanziamento di interventi di ricostruzione» a seguito del terremoto del 6 aprile. Le risorse vengono assegnate «in favore del presidente della regione Abruzzo», Gianni Chiodi «in qualità di Commissario delegato» chiamato a «coordinare gli interventi».
    Fondi Fas, 4 miliardi per la ricostruzione Chiodi commissario, c'è anche Cialente | Il Centro
    Fermate l'Italia, voglio scendere.

  10. #10
    bronsa querta
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    Predefinito Rif: SI E' DIMESSO IL SINDACO DELL'AQUILA

    Citazione Originariamente Scritto da Crack! Visualizza Messaggio
    Il commissario delegato dal governo alla ricostruzione dell'Aquila è il presidente della regione abruzzo Gianni Chiodi (cdx)...
    Oh, bene bene. Quindi Cialente, senza soldi e con Chiodi che fa il bell'addormentato s'è dimesso.

    Bella bufalona del giornale, complimentoni. E figurone da ciambellina per amalie (l'ennesima).
    C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".

 

 
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