La nostra proposta è chiara. Ripristinare lo stato-nazione, ridandogli tutta la sovranità perduta a vantaggio del mostro europeo che si sta formando a Bruxelles.
Marine Le Pen
Fa specie che i media berlusconiani agitino il santino del Front National davanti a Fini dimenticando che il Pdl è un partito di centro non meno europeista e mondialista del Fli. Ma tant'è, la nostra politica è talmente avvitata su se stessa che ogni parallelo con quanto accade oltre ai nostri confini rischia di non avere senso.
L'Italia di oggi non ha più una destra degna di tal nome. Ovvero un partito nazionale, sovranista, culturalmente conservatore e aperto ad un'economia di mercato sociale. C'è al contrario una gara ad occupare il centro riformista e liberista ed europeista, non vedendo che c'è una fetta importante di italiani che chiede risposte forti, nette, ad una politica considerata sempre più lontana dall'uomo comune. A sinistra c'è Vendola, a destra nessuno.
Questo vuoto, lasciato libero da Alleanza Nazionale, viene surrogato dalla Lega Nord e da Berlusconi in tema di immigrazione e di generico anticomunismo. Ma il tema centrale di una risposta da destra alla questione dirimente del nostro secolo - la globalizzazione - non c'è. Berlusconi è europeista quanto Fini, mentre Bossi pur di non perdere il treno dell'Europa era disposto a fare la secessione.
Mancando nei fatti l'Italia come nazione, manca anche una destra nazionale. Il prof. Fisichella presentando il suo ultimo libro sul Risorgimento ha sottolineato come la nascita dello Stato-nazione abbia portato al superamento "politico" delle antiche oligarchie economiche, le quali si ripropongono oggi (in salsa padana) in uno scenario dominato dalla globalizzazione.
La battaglia antimondialista passa dunque necessariamente per la difesa dello Stato-nazione contro i rigurgiti autonomisti e federalisti che rischiano seriamente di portare a disgregare ancor più una nazione in cui il sentimento unitario è quanto mai debole. Fisichella ammonisce circa il rischio di uno speculare leghismo meridionalista, poggiantesi sull'antico retaggio borbonico, che già esiste in nuce e aspetta solo di essere politicamente organizzato.
E' paradossale che un uomo dalla cultura profondamente di destra qual è Fisichella debba parlare della difesa dell'identità nazionale su invito dell'Udc e ad una platea centrista. Fisichella, lo ricordo a chi l'avesse dimenticato, è colui che dopo essersi occupato di De Maistre e di Hobbes ha scritto un saggio su Charles Maurras riattualizzandone il pensiero di critica alla democrazia e alla stessa repubblica, colpevoli di aver sotterrato la politica perseguendo interessi economici. Fisichella arriva a proporre un "autoritarismo attenuato di regime autoritario ma non dittatoriale retto a monarchia temperata" per rilanciare una soluzione sovranista contro la deriva oligarchica ed economicistica delle democrazia repubblicane europee. Una tesi, questa, profondamente di destra, che qualcuno taccerebbe addirittura di estremismo!
Ecco dunque il paradosso italiano: una destra che va a sinistra e un centro che intercetta voti conservatori spendendoli malamente.




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iaociao:
