Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito Rif: «È l'inno dell'oppressione»

    il cachinno di mammelli non mi fa incazzare. mi fa solo ridere.
    non si sa cosa sia peggio, se il testo o la musica.
    non esiste al mondo nulla di simile.

  4. #4
    Lumbard
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    Predefinito Rif: «È l'inno dell'oppressione»

    Citazione Originariamente Scritto da dime can Visualizza Messaggio
    il cachinno di mammelli non mi fa incazzare. mi fa solo ridere.
    non si sa cosa sia peggio, se il testo o la musica.
    non esiste al mondo nulla di simile.

    come non darti ragione

  5. #5
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    Predefinito Rif: «È l'inno dell'oppressione»

    La padania 15-3-11
    Durante Mameli
    Lega fuori dall’Aula
    Galli: «Un leghista vero è un leghista vero sempre».
    E per tutto l’anno si entrerà dopo
    Tutto il gruppo della Lega Nord non sarà in aula questa mattina
    al Consiglio regionale della Lombardia, quando
    all’inizio della seduta - come indicato dalla legge
    per le celebrazioni d e i 150 anni dell’unità d’Italia -
    verrà suonato l’inno di Mameli. La decisione è stata
    presa ieri.
    «Un leghista vero è un leghista vero sempre», taglia corto
    il capogruppo Stefano Galli, interpellato sull’opportunità
    della scelta.
    Dunque oggi i banchi del Carroccio al Pirellone si riempiranno
    Solo qualche minuto dopo che la seduta sarà iniziata, così
    come avverrà del resto su quelli degli a s s e s s o r i “lumbard”,
    a partire dal vice presidente Andrea Gibelli, che ha già fatto
    sapere ufficialmente le sue intenzioni. Un gesto, quello della
    Lega Nord, che con ogni probabilità si ripetera’ per tutto il 2011,
    ossia nel periodo in cui la legge, approvata due settimane fa
    col solo voto contrario leghista, impone di far suonare l’inno
    nazionale ogni volta che il Consiglio lombardo si riunisce.


    La provocazione di Bossi
    Nessun leghista in aula durante l'Inno di Mameli
    di Andrea Indini
    I leghisti lasciano il consiglio regionale durante l'Inno.
    Scoppia il caos. Il Pd vuole la testa di tutti e chiede che Berlusconi intervenga sugli alleati
    Milano - Settanta secondi di Inno di Mameli e scoppia il caso. Dall'aula del Consiglio lombardo ai palazzi romani è un attimo. Con la Lega Nord che lascia vuoti i banchi per non sentire le note di Fratelli d'Italia e il Pd che sale in cattedra per dare lezioni di patriottismo e chiedere le dimissioni degli esponenti del Carroccio che non si riconoscono nel Tricolore.
    I leghisti boicottano l'Inno d'Italia
    Succede tutto mentre i balconi del Paese si riempiono di Tricolori e le strade si colorano di rosso bianco verde. Succede centocinquant'anni dopo che fu fatta l'Italia unita. Succede alla vigilia di una festa che il governo ha fortemente voluto per ridare fratellanza e coesione al nostro popolo.
    Accusando di "demagogia" la Regione Lombardia, i leghisti scappano al bar lasciando solo il presidente dell’assemblea Davide Boni

    (fazzoletto e cravatta verde d'ordinanza) che ha assistito all’esecuzione con lo sguardo rivolto verso il pavimento. Il tutto pur di non ascoltare i versi di Mameli, mentre gli alleati del Pdl (mano al cuore e pochette tricolore nella giacca) cantavano solennemente.
    E i leghisti? Tutti al banco della bouvette, a prendere il caffè per poi guadagnare i propri banchi non appena concluso l’Inno.
    Il Pdl prende le distanze dalla Lega
    Il Pdl prende subito le distanze dallo strappo leghista. Volano parole di "disprezzo" per il "gesto inqualificabile". Non vengono usate mezze parole. "Chi non rende onore alla propria bandiera - tuona Romano La Russa - al proprio inno e alla Patria non può che essere definito vigliacco e la sua esistenza meschina". Il pensiero del Pdl va infatti a quelle migliaia di lombardi che si sono sacrificati, dalle guerre risorgimentali sino alle battaglie sul Carso e sul Piave.
    [Più che si sono sacrificati, che sono stati sacrificati….
    http://forum.politicainrete.net/foru...lia-unita.html ]
    Insomma, non esiste e non può esistere una nazione al di fuori dell’Italia.
    Una posizione che non è piaciuta ai leghisti. Tanto che il vicegovernatore Andrea Gibelli non esita a definire "toni da Repubblica di Salò" quelli usati dal fratello del ministro alla Difesa. Nessuna scusa, dunque. "Non vorrei che i nostalgici passassero alle vie di fatto - avverte il leghista - in quel caso ci comporteremo di conseguenza".
    L'opposizione va all'attacco
    Anche dall'opposizione piovono gli insulti. Pd, Idv e Udc a catena sui leghisti
    "Chi non riconosce lo Stato che governa, dovrebbe trarne le conseguenze - tuona Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati democratici - il partito di Bossi ha dimostrato di essere indegno delle istituzioni che occupa”.
    Tanto che Anna Finocchiaro chiede al premier Silvio Berlusconi di intervenire e "stigmatizzare apertamente" il comportamento degli alleati. L'Idv Leoluca Orlando parla di "schiaffo al Paese", mentre l'Udc rispolvera le accuse di secessionismo e il Fli con Fabio Granata punta il dito contro un "pavido" Pdl.


    (AGI) –
    Per il Carroccio eseguire l'inno di Mameli all' inizio della seduta del consiglio regionale ha fatto raggiungere 'un livello di demagogia senza precedenti, anche perche' il sentimento di appartenenza all'Italia non avviene per imposizione'.
    Cosi' il presidente leghista dell' assemblea, Davide Boni, replica alle accuse.
    Boni era l'unico esponente del Carroccio presente in aula mentre suonavano
    le note. 'Io c'ero - ha spiegato - perche' rivesto una carica istituzionale e ho sempre rispetto per tutti gli inni, ma idealmente ero con i miei compagni di partito che sono rimasti fuori, e insieme non abbiamo condiviso anche la legge sull'Unita' d'Italia'. "Purtroppo - ironizza - non ho potuto bere il cappuccino con gli altri del mio gruppo".
    Cosi' Boni esterna il suo disagio dopo aver ascoltato in aula le note dell'Inno di Mameli. Boni, infatti, e' stato l'unico esponente della Lega a rimanere in aula: "Idealmente ero fuori col mio gruppo, e non volevo trascinare il Consiglio in una diatriba politica. Ho assistito come assisto a Inno come assisto agli inni di qualunque altro Stato".
    Boni ha anche lanciato una provocazione al presidente della Regione, Roberto Formigoni, presente in aula durante l'Inno: "Registro con piacere la presenza del presidente regionale, mi auguro che sia presente a tutte le sedute del 2011, non credo che voglia perdersi neppure un Inno Nazionale".
    L'esponente del Carroccio, quindi, sottolinea: "Oggi abbiamo raggiunto un livello di demagogia fuori da ogni portata. Ho dovuto dare ordine di non sventolare tricolori, perche' qualcuno pensava, forse, di entrare allo stadio. Credo che si sia superato il limite, siamo in un Consiglio regionale non allo stadio quando gioca la nazionale. Nella IX legislatura - ha concluso Boni - avremo consiglieri che sapranno a memoria l'Inno di Mameli ma non conosceranno i problemi dei cittadini lombardi".


    Comuni, la resa dei conti padana
    La Lega da sola e la sfida col Pdl
    Anche in Veneto, in occasione delle ormai imminenti elezioni amministrative, la Lega in molti Comuni vuole correre da sola. Sulla scheda l’elettore di centrodestra troverà dunque ben distinti - e dunque anche contrapposti - il simbolo del Carroccio e quello del Pdl.
    Alleati a Roma, rivali in periferia.
    Coinvolti nella stessa giunta regionale a Palazzo Balbi, e fra loro in competizione nelle amministrazioni locali di comuni e provincie.
    Non si direbbe che finora siano state colte adeguatamente le implicazioni di una simile scelta. Soprattutto, non è stato finora sottolineato un dato che è invece di grande importanza. La decisione di Bossi è stata pressochè contestuale all’approvazione definitiva della legge che istituisce il federalismo municipale. Il che vuol dire che la Lega punta a governare da sola i centri medio-piccoli della Padania, proprio nel momento in cui ciascuno di essi vedrà grandemente sviluppata e rafforzata la propria autonomia.
    Ma le conseguenze che presumibilmente deriveranno dal nuovo scenario inaugurato dal Carroccio non si fermano qui. Dopo una campagna elettorale nella quale, per necessità di cose, tra le due componenti del centrodestra non potranno mancare polemiche e attacchi reciproci, è difficile immaginare che tutto possa essere ricomposto, come se niente fosse accaduto. Al contrario, è verosimile che i seguaci di Alberto da Giussano intendano intraprendere una prospettiva dirompente, quale sarebbe quella di un graduale sganciamento dal rapporto con Berlusconi
    Un dato, infatti, è incontrovertibile. Gli umori del popolo leghista, ai quali la dirigenza è tradizionalmente molto sensibile, sono ormai da tempo insofferenti nei confronti del Cavaliere di Arcore. Le vicende recenti, culminate col caso Ruby, e l’insistenza nel perseguire l’approvazione di leggi ad personam, hanno ulteriormente ridotto una simpatia che non è mai stata travolgente. D’altra parte, come i dirigenti del Carroccio non si sono stancati di ripetere, l’alleanza con il Pdl veniva considerata intangibile, perché soltanto per questa via si sarebbe potuto raggiungere l’obbiettivo strategico del federalismo.
    Giunti a questo punto, tuttavia, poiché il traguardo finale sembra ormai a portata di mano, si tratta di cominciare a descrivere prospettive inedite, che includano anche il disimpegno se non altro nei confronti di Berlusconi, se non rispetto a tutto il Pdl. La scelta di correre da soli alle elezioni amministrative ha dunque questo significato, come avvio di quella che, di qui a qualche mese, potrebbe essere una fase del tutto nuova nella vita politica del paese. D’altra parte, se la Lega si sente nella condizione di potere condurre questo esperimento, se cioè essa può inaugurare un fronte di competizione, se non di vero e proprio scontro, alla propria destra, è anche perché non ha nulla da temere alla propria sinistra. Nel Veneto, in particolare, come già si era capito in occasione delle ultime elezioni europee, la partita si gioca tutta all’interno del centrodestra, senza che il Pd sia in grado di esercitare la benchè minima influenza, né come riferimento di una possibile alternativa, né come forza di reale opposizione. Certamente, affiora qui il retaggio di una cronica subalternità delle forze di sinistra in questa regione. Mal’inerzia e l’afasia politica degli ultimi anni hanno dato il colpo di grazia finale, al punto che si può dire che l’elettorato che non si riconosca in Berlusconi o nella Lega è oggi privo di una sua rappresentanza politica. Lo scenario che ci attende nel prossimo futuro è dunque quello di una resa dei conti - fra il Pdl e il Carroccio - rispetto alla quale il Pd si limiterà a fare da spettatore.
    Comuni, la resa dei conti padana - Corriere del Veneto


    (AGI) - Roma, 16 mar - L'unita' d'Italia non e' un evento da festeggiare". Anzi, "sarebbe stato meglio se non ci fosse stata perche' cosi' la Padania sarebbe piu' ricca". E ancora: "Quando ascolto l'inno di Mameli provo fastidio, perche' mi sento un po' oppresso da chi mi ha conquistato". Infine: "Non esporrei mai dal balcone di casa mia il Tricolore". Sono le affermazioni del capodelegazione della Lega Nord all'EuroParlamento, Francesco Speroni.



  6. #6
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    Predefinito Rif: «È l'inno dell'oppressione»

    Poco Mameli nell’aria dell’alto adige.
    C´era poco, pochissimo Mameli nell´aria dell´Alto Adige ieri poco prima delle gare sportive. Altro che “schiavi di Roma”: tra le montagne sudtirolesi ancora imbiancate di neve hanno pensato bene di disattendere le disposizioni impartite dal Coni in vista del 150° anniversario dell´Unità d´Italia. Bastava fare un giro nei paesi che tutti i turisti hanno imparato a conoscere, tra Ora, Aldino e Malles, per accorgersi che dell´Inno nazionale non c´era traccia o quasi.
    Il “nein, danke” l´aveva lanciato per primo proprio il governatore altoatesino Luis Durnwalder, che dopo i bisticci col presidente Napolitano per i festeggiamenti – al grido di «noi non ci sentiamo italiani» – aveva risposto picche anche al presidente del Coni Petrucci, supportato dal capo del Coni altoatesino Heinz Gutweniger che aveva parlato apertamente di «direttiva calata dall´alto».
    Molti presidenti di lingua tedesca, soprattutto nei campionati minori, hanno avuto strada facile sollevando “difficoltà tecniche” nell´organizzare la diffusione dell´Inno. A Naturno, dove il presidente della squadra Dietmar Hofer aveva annunciato che le note di Mameli sarebbero risuonate allo stadio durante la partita del campionato di calcio eccellenza, il dietrofront è arrivato proprio all´ultimo secondo.
    Uno dei dirigenti della squadra ha semplicemente chiesto all´arbitro cosa sarebbe successo se non avessero suonato l´Inno, e alla risposta che non ci sarebbero state conseguenze, se non un appunto annotato sul referto, ha deciso per il no. A Bressanone, durante una gara di ballo sportivo, l´Inno è stato diffuso con un risultato stranissimo: metà pubblico che si alza e inizia a cantare, l´altra metà che se ne sta seduto ostentando indifferenza.
    Poco Mameli nell’aria dell’alto adige.



 

 

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