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  1. #81
    Ladro e Macellaio
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    Predefinito Rif: Risposta alle bugie di Roberto Benigni sul Risorgimento

    Citazione Originariamente Scritto da Tipo Destro Visualizza Messaggio
    Se andiamo a guardare i fatti notiamo come l'Unità abbia fatto bene all'economia,al Nord come al Sud. I danni iniziali dovuti al cambio di sistema fiscale (da quello duo-siciliano a quello piemontese) sono stati colmati dalle nuove vie di comunicazione,dal mercato non più solo meridionale ma italiano,dalla innegabile modernizzazione.
    In realtà i vantaggi in termini di benessere per la stragrande parte a favore di una sola parte del Paese (almeno finchè c'erano gli “sghei”) sono di tutta evidenza.
    Qualche giorno fa leggevo che lo stabilimento Fiat di Mirafiori nel periodo migliore occupava 60.000 dipendenti. Ora considerando che l'indotto vuol dire decuplicare il numero di occupati dell'azienda trainante...abbiamo che nell'area di Torino v'erano a disposizione 600.000 posti di lavoro solo in ambito metalmeccanico. Se consideriamo che la città di Torino si e no faceva 800.000 abitanti e chi sa la provincia qualche altro centinaiodimigliaia, ci si può rendere facilmente conto che solo da lì usciva più di un posto di lavoro ogni due persone (vecchi, inabili, neonati e pensionati compresi). Tanto che molti posti erano occupati dagli emigranti meridionali essendo raggiunta in quella zona la piena occupazione indigena.
    Ora se non son stati capaci di gestire bene tutto questo ben di Dio....con chi se la vogliono prendere? Con i meridionali ovviamente! E' il modo più comodo e deresponsabilizzante che c'è.
    E chi sarà a risolvere i problemi di Torino? Cota?

  2. #82
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    Predefinito Rif: Risposta alle bugie di Roberto Benigni sul Risorgimento

    Citazione Originariamente Scritto da ada desantis Visualizza Messaggio
    Io non insulto nessuno, sono nazionalista, io leggo la storia dell'unità d'talia, turati le orecchie, perchè ti dirò una cosa sconvolgente,. FU MUSSOLINI AD UNIRE GLI ITALIANI NON I SAVOIA!! STUDIA E TACI e non offendere senza capire.ncav:ncav:ncav:ncav:
    Vero e falso insieme Ada.... Fu Mussolini che tentò, invano, di unire gli italiani.... ma , alla fine, dovette arrendersi all'evidenza...

    "Governare gli italiani non è difficile, è inutile!"

    Benito Mussolini.
    "Sarebbe anche simpatico, se non fosse nazista!" (Malandrina) :gluglu:


    "Al di là dell'approvazione o disapprovazione altrui!" :gluglu:

  3. #83
    Me ne frego
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    Predefinito Rif: Risposta alle bugie di Roberto Benigni sul Risorgimento

    Citazione Originariamente Scritto da Ottobre Nero Visualizza Messaggio
    Vero e falso insieme Ada.... Fu Mussolini che tentò, invano, di unire gli italiani.... ma , alla fine, dovette arrendersi all'evidenza...

    "Governare gli italiani non è difficile, è inutile!"

    Benito Mussolini.
    Scusami OTTOBRE NERO ; ma io credo sia più vero che falso.:giagia::giagia:Poi che fosse un compito difficile certo la frase che hai citato, lo dice , ma chi più di Mussolini si impegnò ad unirci e sotto il ventennio , insomma fece grandi progressi, per farci sentire un popolo.
    Ultima modifica di Ada De Santis; 13-03-11 alle 20:43

  4. #84
    Ladro e Macellaio
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    Predefinito Rif: Risposta alle bugie di Roberto Benigni sul Risorgimento

    Citazione Originariamente Scritto da Tipo Destro Visualizza Messaggio
    Se le cose si limitassero a questo non avrei nulla da ridire,io stesso non ho problemi ad ammettere gli errori del Risorgimento. E' il secessionismo e la retorica delle Due Sicilie stato prospero che non mi piacciono.
    Beh...la storia vista da quelli come Candeloro o Villari non esiste più. Contrariamente a quello che si pensa la storia non è una ed immutabile... anzi è materia viva che si arricchisce continuamente di nuove scoperte, ricostruzioni ed interpretazioni.
    Quelli come Candeloro ecc., storici di un'altra epoca i quali mai avrebbero osato andare oltre il dogma di fedeltà e patria, nella ricostruzione di un Sud e di una dinastia (quella borbonica) che non fossero poveri e retrivi.
    Da ciò, educati in tal senso, ci sono quelli come te, immutabili, gattopardeschi, che plasmati su quegli stessi principi considerano qualsiasi libello, thread, libro, articolo di Storia diversa da quella finora raccontata non come Storia ma come delirio, interpretazione (distorta) della storia… come se solo alcuni avessere il monopolio di raccontarla. Da questo corollario la spiegazione di ogni teorema (in realtà già "dimostrato")...sul Sud.
    Il Regno delle Due Sicilie non era la perfezione in Terra... ma quello che è stato dopo è stato molto peggio.
    Ultima modifica di flender; 13-03-11 alle 20:42

  5. #85
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    Predefinito Rif: Risposta alle bugie di Roberto Benigni sul Risorgimento

    Citazione Originariamente Scritto da dDuck Visualizza Messaggio
    Ve bene per il risorgimento, ma sono passati 150 anni,

    Credo che il sud abbia avuto anche cose positive, e poi ricordate che far parte di uno stato più ricco è un vantaggio.

    Se le cose vanno male è anche colpa vostra,
    Va bene un cavolo!! Guarda che qui i conti ancora dobbiamo cominciare a farli!
    Poi ovviamente non sono così sprovveduto da dire che i meridionali, cui per altro viene rimproverato di tutto di più (a volte giustamente altre no) non abbiano fatto la loro parte nel creare la situazione attuale... però una parte più piccola perchè il Sud, da sempre, ha avuto meno risorse. I peggiori scandali finanziari sono da sempre avvenuti in zone molto precise del Paese e sappiamo benissimo quali.
    Ciò che è vero e come stanno e sono andate le cose...va detto, senza se e senza ma. E se necessario va urlato affinchè anche chi si finge sordo, ascolti.
    E la voce sarà sempre più forte!
    Ultima modifica di flender; 13-03-11 alle 20:47

  6. #86
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    Predefinito Rif: Risposta alle bugie di Roberto Benigni sul Risorgimento

    Nord ricco perchè esporta al Sud: lo studio di Unicredit

    Il Sud parassita che vive sulle spalle del Nord? Macché, se il Nord è ricco lo deve anche alla sua capacità di esportare verso le regioni meridionali del Paese, tra i clienti più redditizi. Lo studio che sfata uno dei più consumati luoghi comuni è stato messo a punto per Unicredit da un team di economisti, Paolo Savona, Zeno Rotondi e Riccardo De Bonis e presentato oggi a Napoli.

    ”Se molte regioni del Nord – ha spiegato il responsabile territoriale di Unicredit Felice Delle Femine – hanno un saldo positivo in fatto di export lo devono al Mezzogiorno dove esportano moltissimo. Dall’analisi presentata oggi, Campania, Puglia, Calabria e Basilicata, risultano infatti caratterizzate da una forte propensione all’importazione di beni da altre aree del Paese e da un interscambio regionale prevalentemente orientato all’interno”.

    Dall’analisi emerge anche che il sistema bancario impegna nel Sud attraverso credito alle imprese più risorse di quante ne raccolga e che le quattro regioni meridionali prese in esame sono tutt’altro che povere ma, anzi, hanno potenzialità enormi che potrebbero sfruttare per fare dei propri territori, anche attraverso un uso accorto dei fondi strutturali, una leva per lo sviluppo tramite il potenziamento del settore turistico.

    13 dicembre 2010 | 21:11

    Nord ricco perchè esporta al Sud: lo studio di Unicredit

  7. #87
    Anti-terronismo militante
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    Predefinito Rif: Risposta alle bugie di Roberto Benigni sul Risorgimento

    Citazione Originariamente Scritto da flender Visualizza Messaggio
    Va bene un cavolo!! Guarda che qui i conti ancora dobbiamo cominciare a farli!
    Poi ovviamente non sono così sprovveduto da dire che i meridionali, cui per altro viene rimproverato di tutto di più (a volte giustamente altre no) non abbiano fatto la loro parte nel creare la situazione attuale... però una parte più piccola perchè il Sud, da sempre, ha avuto meno risorse. I peggiori scandali finanziari sono da sempre avvenuti in zone molto precise del Paese e sappiamo benissimo quali.
    Ciò che è vero e come stanno e sono andate le cose...va detto, senza se e senza ma. E se necessario va urlato affinchè anche chi si finge sordo, ascolti.
    E la voce sarà sempre più forte!
    Flè ottime discussioni, peccato che con certi utenti è solo fiato sprecato, dato che i furboni palesano ottusità o peggio mala fede spericolata come il buon Tipo Destro... Più gli sbatti la verità in faccia, più ti diranno che grazie ai benefattori del nodde abbiamo le strade e i mercati... Macchedè! repapelle:

  8. #88
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    Predefinito Rif: Risposta alle bugie di Roberto Benigni sul Risorgimento

    Il Brigantaggio meridionale
    di Rocco Biondi - 22/08/2008

    Fonte: Come Don Chisciotte [scheda fonte]



    Il libro pubblicato dagli Editori Riuniti ha avuto parecchie edizioni (e ristampe). La prima è del 1969 (prima ristampa del 1976), la seconda del 1979 è un’edizione fuori commercio riservata agli abbonati a l’Unità per l’anno 1980, la terza è del 2005. Le tre edizioni conservano sempre la stessa foliazione. Vi è un ricco corredo di illustrazioni fuori testo; nelle prime due edizioni le foto in b/n e i disegni a colori intercalano in vari punti le pagine, nella terza le illustrazioni tutte in b/n sono poste insieme in fondo al volume.
    Quando il libro uscì vi erano ancora pochi studi su «quella angosciosa tragedia che fu la guerra del brigantaggio». Franco Molfese aveva pubblicato presso Feltrinelli nel 1964 la Storia del brigantaggio dopo l’Unità, ma si trattava «essenzialmente di una documentatissima storia diplomatico-militare dell’azione del governo “piemontese”», restava ancora impreciso il vero volto del brigante e della rete dei manutengoli, dei reazionari e degli sbandati che lo sostenevano; come nascoste restavano le ragioni umane che spingevano tanti uomini e tante donne a quello «sfascio».
    Tuttavia, scrive De Jaco, il libro del Molfese è l’unico valido contributo di quegli anni alla storia del brigantaggio cioè di un periodo in cui - come scrisse Gramsci nel ’20 - «lo Stato italiano ha messo a ferro e a fuoco l’Italia meridionale e le isole crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori salariati tentarono infamare col marchio di briganti».
    De Jaco mette insieme una raccolta di scritti «di opposta origine», nel tentativo di formare un mosaico veritiero sul tragico periodo del brigantaggio di massa nel Mezzogiorno. Tre sono i filoni principali seguiti per i testi raccolti: scritti o verbali di interrogatori di briganti, testimonianze di ufficiali e soldati piemontesi, reportage di parte borbonica; con l’aggiunta anche di notizie giornalistiche dell’epoca e relazioni ufficiali. Su di uno stesso argomento si hanno voci di diversa parte, nel tentativo - almeno così spera De Jaco - di permettere al lettore di farsi un quadro degli avvenimenti il più possibile vicino alla verità.
    Con una prima sezione di testi si cerca di dare risposta alla domanda: Chi sono i briganti?. Quelli che non hanno un cappotto, masnadieri trasformati in eroi, soldati dell’indipendenza nazionale, che hanno energia, ardimento ed intelligenza.
    Nella raccolta assumono particolare rilievo tre momenti della guerra del brigantaggio: la marcia di Carmine Crocco e del suo esercito di briganti su Melfi nell’aprile 1861, la reazione di Gioia del Colle capitanata dal sergente brigante Pasquale Romano nel luglio 1861, la distruzione ad opera dei piemontesi di Casalduni e Pontelandolfo nell’agosto 1861.
    Altra parte della raccolta è dedicata a particolari scontri tra briganti ed esercito piemontese, a come morirono i briganti Schiavone, Coppa, Ninco Nanco, Chiavone, Borjés ed altri.
    Ma quanti furono i “briganti” uccisi? Oscar de Poli nel 1864 (?) scrive: «Diecimila napoletani sono stati fucilati o son caduti nelle file del brigantaggio». Nel giornale La campana di San Martino del 4 novembre 1863 si legge: «Sono state fucilate o scannate 18.000 persone». E quanti furono i morti dell’esercito piemontese nella guerra del brigantaggio? Nella relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sul brigantaggio si legge che dal 1861 al 1863 i morti furono «in tutto 21 ufficiali e 286 soldati, ossia 307 uccisi». Sproporzione immensa.
    L’ultima parte della raccolta riguarda i giudizi dei contemporanei sugli avvenimenti del brigantaggio meridionale postunitario.
    Il deputato Francesco Proto, Duca di Maddaloni, nella seduta parlamentare del 20 novembre 1861, diceva: «I delitti perpetrati in questa guerra civile ci farebbe arrossire della umana spoglia che vestiamo. Gente della nostra patria vien passata per le armi senza neppur forma di giudizio statutario, sulla semplice delazione di un nemico, pel semplice sospetto di aver nutrito e dato asilo ad un insorto».
    Nella relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul brigantaggio del 1863 si legge: «Nelle provincie dove lo stato economico, la condizione sociale dei campagnoli sono assai infelici il brigantaggio si diffonde rapidamente, si rinnova di continuo, ha una vita tenacissima».
    L’onorevole Miceli, nella seduta parlamentare del 31 luglio 1863, affermava: «Nessuno di voi negherà che, quando si sorpassano i limiti della repressione con eccessi inescusabili, anziché raggiungere lo scopo, ce ne dilunghiamo; anziché distruggere il brigantaggio lo rendiamo perenne e sempre più feroce. La repressione ha ecceduto i confini che la giustizia e la prudenza dovevano rendere insormontabili».
    Pasquale Villari, nelle sue Lettere meridionali, nel marzo 1875, scriveva: «Il brigantaggio è il male più grave che possiamo osservare nelle nostre campagne. Esso è certo, come è ben noto, la conseguenza di una questione agraria e sociale, che travaglia quasi tutte le provincie meridionali».



    Il Brigantaggio meridionale, Cronaca inedita dell’Unità d’Italia, a cura di Aldo De Jaco, Editori Riuniti, Roma 1969 (ristampa del 1976), pp. 352



    Il Brigantaggio meridionale, Rocco Biondi
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  9. #89
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    Predefinito Rif: Risposta alle bugie di Roberto Benigni sul Risorgimento

    Citazione Originariamente Scritto da Ottobre Nero Visualizza Messaggio
    Sui rapporti tra Mazzini e Albert Pike








    Conoscere la Massoneria



    Chiesa Viva n°383

    Mazzini e Albert Pike

    «Durante la Guerra di Secessione, Pike fu brigadiere generale delle truppe sudiste e comandava un esercito costituito da indiani di ben otto tribù. Al suo comando, queste truppe commisero massacri d’una crudeltà e ferocia tale che l’Inghilterra minacciò persino di intervenire “per ragioni umanitarie”. Il Presidente sudista Jefferson Davis, allora, fu costretto a prendere provvedimenti contro Albert Pike intimandogli di disperdere l’esercito indiano. Dopo la guerra, per i suoi crimini efferati, Pike fu giudicato colpevole di tradimento da una Corte Marziale e imprigionato. Il presidente americano Andrew Johnson, massone subordinato di Albert Pike, però, il 22 aprile 1866, lo graziò, mentre la stampa americana mantenne, per ben nove mesi, un silenzio totale su questa notizia»1.

    «Il generale Albert Pike passò sotto l’influenza di Mazzini dopo essere stato contrariato dal presidente sudista Jefferson Davies che disperse le sue truppe indiane, per le atrocità commesse sotto il pretesto di legittime azioni belliche. Pike accettò l’idea di un Govero Mondiale e, alla fine, divenne il capo del Clero Luciferiano. Tra il 1859 e il 1871, Pike elaborò i dettagli di un piano militare, che prevedeva tre guerre mondiali, e tre grandi rivoluzioni che egli riteneva indispensabili per promuovere il “piano” degli Illuminati e portarlo a compimento, verso la fine del secolo ventesimo»2.

    «L’assassinio di Abramo Lincoln fu perpetrato dall’estremista ebreo John Wilkes Booth (Botha), un massone del 33° grado, il 14 aprile 1865 in Washinglton D.C., solo cinque giorni dopo la fine della Guerra civile americana. (...). Izola Forrester, nipote di Booth, nel suo libro “This One Mad Act” (1937), scrisse che Booth apparteneva alla Loggia dei “Cavalieri del Circolo d’Oro” come pure al movimento rivoluzionario di Mazzini, “La Giovane America”. Izola Forrester rivelò, in dettaglio, che i massoni erano coinvolti nell’assassino del presidente. Il successivo assassinio di Wilkes Booth fu organizzato da Judah P. Benjamin, un massone di alto grado e agente dei Rothschild. Egli era il Capo dei Servizi segreti della Confederazione del Sud. Dopo l’assassinio, egli scappò in Inghilterra»3.

    Nel dicembre 1865, il generale Albert Pike, insieme al generale John J. Morgan e ad un ristretto gruppo di ufficiali sudisti, trasformava, nella cittadina di Pulaski del Tennessee, i “Cavalieri del Circolo d’Oro” nei “Cavalieri del Ku Klux Klan” (KKK), (in greco kuklox significa “cerchio” o “circolo”), i razzisti del Sud degli Stati Uniti, che conosciamo ancora oggi con i loro cappucci bianchi e le croci di fuoco.

    «Albert Pike, che era chiamato “il Diavolo del XIX secolo”, era ossessionato dall’idea della supremazia mondiale. Quando divenne massone del 33° grado, e Capo degli Illuminati dell’Arkansas, egli ideò un piano per prendere il controllo del mondo attraverso tre Guerre mondiali ed altre grandi rivoluzioni»4.

    Anche GiuseppeMazzini era ossessionato dall’idea di un potere mondiale.

    Nel suo Manifesto del marzo 1848, Mazzini affermava: «Essendo l’Austria la più grande negatrice delle nazionalità europee, essa deve scomparire. Guerra contro l’Austria! L’iniziativa di questa rivoluzione europea mondiale, che deve portare alla nascita degli Stati Uniti d’Europa, appartiene al potere dell’Italia; pertanto è il dovere dell’Italia. “La Roma dei Popoli” deve, nella sua fede repubblicana universale, unire l’Europa e L’America, e tutte le altre parti del mondo abitato, in un potere mondiale finale onnicomprensivo»5.

    1 Cfr. Juri Lina, “Architects of deception”, Referent Publishing, Stoccolma 2004, p. 196.

    2 Cfr. W. Guy Carr, “Pawns In The Game”, Cpa Pubblisher, p. XV.

    3 Cfr. Juri Lina, op. cit., p. 196.

    4 Cfr. Juri Lina, op. cit., p. 197.

    5 Cfr. G. Mazzini, “Opere” Volume XIII, Roma 1884, p. 179.






    massoneria -mazzini
    visto che sei bravo con internet cerca il testo di Mazzini parzialmente riportato alla fine del post ( possibilmente da un sito meno fantasioso) e potrai vedere come non abbia nulla a che vedere con le balle raccontate nella parte precedenza del post ( tra l'altro , per quel che conosco del linguaggio e del pensiero di Mazzini, quel "potere onnicomprensivo " mi sembra proprioinventato di sana pianta .
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

    http://www.novefebbraio.it/

  10. #90
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    Predefinito Rif: Risposta alle bugie di Roberto Benigni sul Risorgimento

    Citazione Originariamente Scritto da Ottobre Nero Visualizza Messaggio
    Ovviamente, bastava arrivarci, parlavo di Garibaldi come noto esponente della Massoneria. Errore mio (ma era chiaro che a lui mi riferivo e non al Mazzini quando ho parlato di "eroe dei due mondi").
    Chiedo scusa del refuso.

    In quanto al Mazzini hai perfettamente ragione: non ci sono documenti che provino la sua affiliazione alla Massoneria ma restano i contatti, evidenti, che ebbe con questa influente istituzione che - non a caso - ancora oggi lo ricorda con ammirazione e devozione come (riporto da un sito massonico) puoi evincere tu stesso da questo articolo:


    Storia della Massoneria in Italia - L'influenza di Giuseppe Mazzini nella Massoneria Italiana - Augusto Comba


    I soldi furono dati a Garibaldi per la spedizione dei mille.... :giagia:
    per la verità l'articolo di Comba parla più di carboneria che di massoneria. Sui rapporti tra Mazzin ie la Massoneria avevo citato un autore che aveva scritto un intero libro sull'argomento., non mi sembra che l'articolo di Comba dica qualcosa che possa smentire quanto da me affermato.

    L'importanza di Garibaldi all'interno della massoneria italiana si ebbe solo dopo la spedizione dei mille ( gran parte degli studiosi ritiene che egli fosse ancora un semplice apprendista , anche se a mio avviso tenendo conto della sciarpa massonica di Garibaldi donata a Fouché egli dovrebbe aver avuto almeno il , pu irrilevnte, secondo grado) ; non credo sia storicamente possibile giudicare la partecipazione di , pochi , singoli massonialla spedizione dei mille , sulla base dell'importanza che la massoneria in Italia assunse solo successivamente. o della loro adesione successiva ( per pochi di loro nel corso della spedizzione stessa) Garibaldi aveva contatti con gli altri patrioti a prescindere dalla sua partecipazione alla massoneria .
    Certo che degli inglesi diedero dei soldi per la spedizione dei mille , ma anche dei francesi od altro, ed arrivarono anche polacchi, ungheresi e statunitensi, il punto è che quei finanziamenti non pervennero dalla massoneria inglese inquanto tale, singol imassoni furono favorevol icome altri contrari; ma occorerebbe prima sapere che in massoneria nessuno è tenuto ad obbedire su questioni politiche. Qundo il Goi cercò nel 1908 di far pression e sui deputati sulla religione nelle scuole vi fu una scissione che diede vita alla gran loggoa doi piazza del gesù, e la scissione ebbe ascolto proprio perchè ebbe come motivo, o pretesto, il richiamo a questa tradizione propria di tutte le massonerie regolari. Che poi la pressione non fosse stata fatta dagli organi istituzionali nelle dovute forme , e che un po' il capo della scissione ci avesse marciato è altro discorso ancora, ancor più comprovante come nessuno in mssoneria possa dettare la linea politica dei singoli massoni.
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

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