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28 marzo 2011
A Reggio Emilia dal 15 al 17 aprile le “Giornate della Laicità”
organizzate da MicroMega, Iniziativa Laica e Arci
Il primo festival italiano interamente dedicato alla laicità, malgrado le
pressioni delle gerarchie ecclesiastiche e l'ostilità del pensiero unico
dominante nei media
Con la partecipazione di: Margherita Hack, Franco Cordero, Piergiorgio
Odifreddi, Giulio Giorello, Roberta De Monticelli, Gianni Vattimo, Angelo
d'Orsi, Marco Revelli, don Carlo Molari, Gabriella Caramore, Valerio Onida, don
Paolo Farinella, Telmo Pievani, Daniele Garrone, Carlo Flamigni, Beppino
Englaro, Giannino Piana, Sergio Luzzatto, Daniele Menozzi, Pierfranco
Pellizzetti, Raniero La Valle, Giovanni Franzoni, Fabio Picchi, Marco Baldini,
Orlando Franceschelli, Giorgio Vallortigara, Tullio Monti, Maurizio Cecconi,
Gabriella Bettaini, J. Luois Touadi, Paolo Flores d'Arcais.
IL PROGRAMMA - LA LOCANDINA (pdf, 1,54 mb) - IL SITO DEL FESTIVAL
Le “Giornate della laicità” rappresentano la prima iniziativa dedicata
interamente ad un tema che forse in una paese effettivamente democratico (e
quindi a fortiorilaico) dovrebbe risultare talmente scontato da non costituire
oggetto di nessun dibattito. In Italia, invece, troppo spesso è addirittura un
tabù, al punto che è entrata nel linguaggio comune la distinzione tra “laico” e
“laicista”, quest’ultimo in accezione negativa, per cui il laicista sarebbe
portatore di una laicità esasperata, estremistica, intollerante rispetto alle
visioni del mondo, mentre si tratta solo di una laicità coerente, che prende sul
serio il dovere per ogni democrazia di “innalzare un muro di separazione” tra
fede e politica, tra religione e Stato, come chiedeva uno dei padri della
rivoluzione americana, Thomas Jefferson.
Il filo conduttore di questa prima esperienza sarà il tema del “relativismo”,
perché nella crociata contro il relativismo, di cui si è fatto banditore il
regnante Pontefice, si condensano tutti gli equivoci della cosiddetta “laicità
positiva”, di stampo clericale, alle cui sirene fin troppi laici sembrano
porgere orecchio. Il “relativismo” contro cui si scaglia l’anatema altro non è,
infatti, che il principio da cui prende origine la modernità: in campo politico
agire “etsi Deus non daretur”, poiché se non si esilia Dio dalla sfera pubblica
ogni conflitto e contrasto potrà essere condotto in Suo nome e trasformare ogni
controversia in potenziale ordalia, fino alla guerra di religione. In campo
etico riconoscere il pluralismo delle morali, e dunque una sola morale minima
vincolante per la civile convivenza: quella dei principi costituzionali che
garantiscono i diritti inalienabili di ciascuno sulla propria vita e la propria
libertà.
Paolo Flores d'Arcais
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Gesù non era cristiano di Paolo Flores d'Arcais
Nulla di scandaloso se un Papa si mette a fare opera di teologia o di devozione.
Ma Benedetto XVI, nel suo ultimo libro, pretende di fare anche lo storico.
Producendosi in quelle che sotto il profilo delle fonti sono vere e proprie
falsità, talvolta incredibilmente smaccate.
MAZZI Il libro di Ratzinger e le verità della Chiesa
MANCUSO Il Gesù storico secondo Ratzinger
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